Chi vuole l’estinzione delle Partite Iva?

Chi vuole l’estinzione delle Partite Iva?

Sono sempre state indicate come “il motore del Paese”, eppure da anni c’è chi cerca di bloccarne gli ingranaggi.

In Italia, secondo i dati congiunti di Istat, Isfol e Censis, sono circa 8,2 milioni le partite iva esistenti, circa 6,2 milioni quelle attive e circa 3,9 milioni le partite iva di persone fisiche (lavoro libero professionale e autonomo in senso stretto).

Da anni il loro reddito è crollato in maniera verticale e non per una improvvisa incapacità di trovare committenza, bensì a causa di deliberati ed (apparentemente) inspiegabili interventi normativi.

Un vero e proprio furto ai danni dei liberi professionisti iniziato con le lenzuolate di Bersani e mai più terminato. “Nel giro di cinque anni i loro redditi medi sono stati letteralmente falcidiati, scendendo da 35mila a 27mila euro, quello degli architetti è sceso sotto i 22mila euro, un terzo dei giovani psicologi è disoccupato e il reddito medio della loro categoria non arriva a 650 euro al mese”.

Il famigerato D.M. n° 140/2012 ha portato ad una riduzione spropositata dei compensi professionali degli Avvocati e si assiste ad una polarizzazione sempre più accentuata delle condizioni economiche tra i gli “anziani” ed i giovani.

Mentre i soggetti che hanno beneficiato di tariffe professionali vincolate e di una pressione fiscale minore oggi godono dei frutti del loro lavoro passato, affrontando in relativa sicurezza una delle fasi più delicate e complesse della storia del nostro paese, il reddito dei “giovani” risulta, in media, inferiore del 48,4 per cento rispetto al reddito dei colleghi che vantano una maggiore attività, mentre per le donne di diversa generazione la differenza percentuale sale fino al 55,8 per cento.

Numeri che raccontano come i liberi professionisti si siano via via impoveriti e per i giovani, in particolare ma non solo, non si parla più di ricerca del benessere, ma di impossibilità di far fronte alle spese previdenziali

A ciò si aggiunga che queste categorie, storicamente, non hanno ferie, malattie, TFR o assegni familiari.

Ma perché questo “odio politico”? Cui prodest, direbbe qualcuno? A chi serve il progressivo impoverimento e la consequenziale disintegrazione delle libere professioni?

Sembrerebbe la classica teoria del complotto da Web: qualcosa di inspiegabile, di odioso, la cui colpa è da attribuire ad occulti poteri e per questo, il più delle volte, assolutamente infondata.

E invece, purtroppo, questo stato di cose sembra essere parte di una precisa e cinica strategia che in questi anni piega a sé ogni esigenza: quella del profitto ad ogni costo.

Professionisti poveri vuol dire riduzione del loro numero; ciò implica, per una legge microeconomica, che chi sopravvive è più forte e quindi ha migliori committenze.

Il naturale corollario è che, tra pochi anni, non vi saranno più liberi professionisti in grado di occuparsi dell’ ”uomo della strada”.

I grandi studi professionali di derivazione anglosassone assorbiranno le migliori intelligenze e il comune cittadino resterà senza difensori.

Cosa sono, infatti, Commercialisti, Architetti, Geologi, Avvocati, se non il naturale baluardo dell’uomo della strada contro la Pubblica Amministrazione, le varie Agenzie, Banche, Assicurazioni e quella pletora di operatori che hanno interesse ad una supina acquiescenza del cittadino?

Se la famosa casalinga di Voghera improvvisamente nota che la Sua compagnia telefonica le ha inspiegabilmente attivato una opzione a pagamento per un abbonamento ad una chat mai richiesto, da chi riceverà tutela se non troverà l’Avvocato disposto a seguire la sua vicenda ed il Consulente capace di darle assistenza?

Poca roba, si dirà.

Solo che le casalinghe, i pensionati, gli studenti, i comuni cittadini inermi alle prese con questi piccoli problemi di tutela dei propri microdiritti (ovemai esistesse un diritto degno di minor tutela) sono milioni e le compagnie telefoniche, tanto per restare nell’esempio, ricavano ogni anno 2 Miliardi di Euro dalle Chat.

Trasliamo questo meccanismo perverso sulla condotta di Banche, Assicurazioni, Società di intermediazione finanziaria e sarà facile comprendere che avere consumatori privi di difesa tecnica c’entra poco con la teoria del “complotto” e c’entra molto col profitto. Miliardi di profitto.

Diceva qualcuno che il primo modo di governare un popolo senza problemi è tenerlo nella ignoranza.

Oggi, mutatis mutandis, si preferisce instupidirlo a colpi di fake news.

Raggiunto questo obiettivo, il passo successivo è evidente: privarlo della difesa di coloro che hanno le competenze tecniche per farlo.

Ciò che si sta cercando di eliminare è la funzione di intermediazione e di protezione che, storicamente, i liberi professionisti svolgono, con competenza e dedizione.

La legge sulla partecipazione del socio di capitale negli studi professionali e il tentativo di discesa in campo delle banche nel settore della intermediazione immobiliare completano il quadro.

Non più liberi professionisti a servizio del cittadino ma dipendenti superpagati al servizio di pochi, grandi committenti.

C’è da notare che i professionisti superstiti avrebbero tutto da guadagnarci eppure si oppongono a questo stato di cose. Perché in discussione non è solo il giusto diritto al guadagno commisurato alle responsabilità ma la sopravvivenza di una cultura millenaria che ha avuto nella libertà di pensiero, autonomia ed indipendenza degli intellettuali un suo caposaldo.

Aspettiamo con ansia gli esiti e le ricadute di questa legge finanziaria, con la speranza che non sia l’ennesima illusione propalata, ricordandoci, con un intellettuale che ha visto i suoi libri bruciati, che “La commedia è quando un illusionista diverte il popolo, la tragedia quando diventa il suo capo”. (M. Vitezovic)

L’idea è che, essendo il lavoro diventato superfluo, i redditi non vadano appunto legati al lavoro ma alla cittadinanza. Un’idea che meriterebbe di essere discussa e approfondita, se a pagare il reddito di cittadinanza fossero coloro che hanno accumulato in questi anni enormi ricchezze grazie all’automazione, che ha distrutto il lavoro operaio, e alla rivoluzione digitale, che ha mandato fuori mercato milioni di impiegati e commercianti. Purtroppo il reddito di cittadinanza promesso dal governo Conte non sarà pagato dalle multinazionali, dalle grandi famiglie con i soldi alle Cayman, dai padroni della Rete; sarà pagato dalla piccola e media borghesia italiana che versa l’Irpef.

Ovviamente le certezze neoideologiche dei sovranisti sono destinate a scontrarsi con la realtà: l’economia mondiale è ormai interconnessa. Le élite tradizionali hanno fallito clamorosamente; ma se il criterio del ricambio è la mediocrità, la logica livellatrice dell’«uno di noi», allora le nuove classi dirigenti potrebbero rivelarsi se possibile peggiori delle vecchie.



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