Dipartimento Nuove Tecnologie

Dipartimento Nuove Tecnologie

A) ORGANIZZAZIONE

 

Responsabile: Maryna Vahabava
Componenti : Luca Di Fazio e Antonio De Tata

Ruoli operativi:
Responsabile legale blockchain Luca Di Fazio
Responsabile operativo blockchain Antonio De Tata
Responsabile coordinamento e direzione Maryna Vahabava

 

B) PROGRAMMA OPERATIVO

 

Premesse:
Negli ultimi anni più studiosi hanno ripreso a parlare e discutere dello sviluppo delle nuove tecnologie nei vari settori dell’agire umano. Un esempio per tutti è la criptovaluta, che ha avuto un importante sviluppo negli ultimi tempi, tanto da indurre i legislatori di diversi paesi a discutere della necessità di studiare ed introdurre l’apposita legislazione. Si ricorda che alla base dei c.d. Bit Coin, senza ulteriori approfondimenti in campo specifico, vi è la tecnologia della blockchain.

La blockchain è un grande database per la gestione di transazioni crittografate su una rete di tipo peer-to-peer decentralizzata che dà il nome a una nuova piattaforma tecnologica, in grado di ridefinire e reimpostare il modo in cui creiamo, otteniamo e scambiamo un valore. Si tratta, sostanzialmente, di un database strutturato in blocchi – contenenti più transazioni – tra loro collegati in rete in modo che ogni transazione avviata sulla rete debba essere validata dalla rete stessa nell’analisi di ciascun singolo blocco. Ogni “blocco” è anche un archivio per tutte le transazioni e per tutto lo storico di ciascuna transazione, ma solo con l’approvazione dei nodi della rete. Le transazioni sono modificabili solo attraverso la riproposizione e la “ri”-autorizzazione delle stesse da parte di tutta la rete. Le caratteristiche principali della blockchain sono: affidabilità, non essendo essa governata dal centro, ma dando a tutti i partecipanti diretti una parte di controllo dell’intera catena; trasparenza: le transazioni effettuate sono visibili a tutti i partecipanti; convenienza: in quanto vengono meno interlocutori di terze parti; solidità: le informazioni già inserite nella blockchain non possono essere modificate in alcun modo; irrevocabilità: con la blockchain è possibile effettuare transazioni irrevocabili, e allo stesso tempo più facilmente tracciabili; digitalità: con la blockchain tutto diventa virtuale. Grazie alla digitalizzazione, gli ambiti applicativi di questa nuova tecnologia diventano tantissimi.
Una delle applicazioni della tecnologia di blockchain al diritto, ad esempio, è l’uso per gli smart contracts. Ad ideare lo smart contract sembrerebbe sia stato un informatico laureato in legge, americano di origine ungherese, di nome Nick Szabo. Lo smart contract ha bisogno di un supporto legale per la sua stesura, ma non ne ha bisogno per la sua verifica e per la sua attivazione. Esso, infatti, fa riferimento a degli standard di comportamento e di accesso a determinati servizi e viene messo a disposizione, accettato e implementato anche come forma di sviluppo di servizi tradizionali.

Dal punto di vista operativo esso è basato su un codice che “legge” sia le clausole che sono state concordate, sia la condizioni operative nelle quali devono verificarsi le condizioni predefinite e si auto esegue automaticamente nel momento in cui i dati riferiti alle situazioni reali corrispondono ai dati riferiti alle condizioni e alle clausole date. L’assenza di un intervento umano e quindi di un contributo interpretativo, rende lo smart contract basato su descrizioni estremamente precise per tutte le circostanze, tutte le condizioni e tutte le situazioni da considerare. Con conseguente  fondamentale necessità di predefinire in modo estremamente preciso le fonti di dati alle quali il contratto è chiamato ad attenersi. L’output finale del contratto è certamente influenzabile dalle scelte “a monte” della elaborazione dei contenuti, ma una volta censite tutte le casistiche riconducibili alla tipologia del contratto da adottare certamente le soluzioni sono oltremodo facilitate.

 

Possibili applicazioni:

1)Data l’attualità dell’argomento e, tutto sommato, limitate applicazioni pratiche, nonostante diversi studi effettuati, sarebbe auspicabile maggior approfondimento anche in chiave pratica ed operativa. Un altro esempio arriva dal mondo dei media dove con i Digital Rights Management viene gestita laerogazione e l’accesso a determinati servizi multimediali.

2)Un esempio di applicazione della tecnologia di blockchain agli smart contracts viene dal mondodelle assicurazioni per autoveicoli, che sulla base di dati rilevati grazie ad apparecchiature Internet of Things a bordo delle vetture, sono in grado di fornire dati sul comportamento del conducente. Ciò può influire e creare determinate condizioni che attivano o disattivano clausole di vantaggio o svantaggio. A dimostrazione, il superamento di limiti di velocità determinati dal contratto può essere letto come condizione di maggior pericolo e determinare un cambiamento contrattuale delle condizioni applicate.

3)Si è parlato anche dell’utilizzo della blockchain nell’Agrifood. La tracciabilità e la trasparenza di chi vuole “raccontare la storia” del proprio cibo, utilizzando la blockchain per garantire affidabilità, è la nuovo frontiera dell’applicazione della tecnologia al settore alimentare. Attualmente alcune aziende del settore per tracciare container e trasporti degli alimenti e del cibo in generale utilizzando la blockchain.

4)Anche nel settore manifatturiero la blockchain può trovare applicazione. Grazie alla blockchain nell’Industry 4.0, infatti, è possibile sfruttare la logica decentralizzata per produrre tecnologie in grado di supportare al meglio la produzione, logistica e Supply Chain, così come altre aree “core”dell’azienda. Inoltre, grazie alla blockchain, è possibile preservare il dato e la sicurezza del dato stesso, garantendo quindi sicurezza e affidabilità a tutto il processo della filiera produttiva e di distribuzione.

5)La blockchain permette di disporre di soluzioni in particolare per le industrie di trasformazione, per la gestione della logistica di prodotto interna ed esterna e per la gestione dei rapporti di filiera.In particolare sono state sviluppate soluzioni che permettono di portare la logica del “Trust” che è ampiamente utilizzata nell’ambito dei pagamenti digitali anche nell’ambito delle transazioni che hanno come oggetto “pacchetti” di dati che rappresentano la identità di determinati prodotti e delle loro logiche di produzione.

6)Per quanto riguarda la blockchain e il mondo della sanità, gestire i dati medici dei pazienti attraverso un sistema condiviso, permetterebbe ai medici di condividere informazioni sui pazienti in maniera sicura e veloce, e quindi aiuterebbe molto la medicina e la sanità a migliorare il servizio fatto ai pazienti, con la possibilità di avere sotto controllo l’intera cartella clinica di un paziente, e quindi di conoscere in anticipo la storia del paziente, in modo da somministrare cure migliori e in tempi più rapidi.

7)Nella Pubblica Amministrazione, secondo alcuni studi, la blockchain potrebbe aiutare i cittadini ad avere una vera identità digitale, condivisa e implementata in questo sistema, con diversi vantaggi tra cui: rendere più difficile l’evasione fiscale, avere un controllo maggiore dei cittadini e quindi combattere la criminalità, servizi semplificati in tutti i settori della Pubblica Amministrazione (come l’invio di dati semplificato), e molto altro.Come movimento possiamo proporre ad intervenire in alcuni dei settori illustrati, oppure in tutti, al fine di migliorare l’efficienza operativa della gestione dei rispettivi processi grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.

 

PROPOSTA OPERATIVA PER LA COMUNITA’

 

Le smart city rappresentano l’ultima tendenza in fatto di pianificazione urbanistica tesa a migliorare la qualità della vita. Di smart city parlano ormai in tanti. In politica, ad esempio, si utilizza questo concetto per illustrare nuove strategie di sviluppo urbanistico, finalizzate a migliorare l’architettura, la mobilità e le infrastrutture delle metropoli. Tuttavia, anche se l’idea di smart city si fonda sull’impiego di tecnologie moderne, la “città intelligente” è molto più di una “città digitale”. Una metropoli si considera “smart” quando gestisce in modo innovativo le sue risorse economiche e ambientali, le politiche abitative e i trasporti, le relazioni tra le persone e i metodi di amministrazione.
Dal punto di vista ambientale, le smart city puntano su uno sviluppo urbanistico eco-sostenibile, utilizzando la tecnologia per ridurre l’inquinamento o per generare energia alternativa. A Londra, ad esempio, nel quartiere di Canary Wharf e nel centro commerciale Westfield, viene impiegata la tecnologia Pavegen, che trasforma in energia elettrica i passi delle persone sulla pavimentazione.
Città del Messico, invece, è stata una delle prime città del mondo a sperimentare l’utilizzo di pannelli ”mangia-smog” sulle facciate degli edifici, per ridurre l’inquinamento.
Tra le città più ”intelligenti” ci sono naturalmente anche quelle che investono su forme di mobilità sostenibile. Alcune capitali europee, come Amsterdam, Parigi, Copenaghen e Stoccolma, incentivano il bike e il car sharing e le auto elettriche. Bogotà sta progettando di ridurre il traffico e l’inquinamento attraverso la creazione di una flotta di taxi elettrici, ricaricati da apposite pensiline fotovoltaiche. Le grandi metropoli statunitensi (ad esempio Boston, New York, Seattle e Washington) puntano invece sul miglioramento del trasporto pubblico.
Tra le smart city figurano inoltre quelle città in cui una governance attenta, da parte delle istituzioni, e un elevato livello di produttività rendono migliore la vita degli abitanti.
In Italia, Milano e Bologna sono le città migliori per quanto riguarda la vivibilità urbana e la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Tra le metropoli europee, invece, il podio spetta a Berlino, città
all’avanguardia nell’ambito occupazionale e creativo, in particolare per le politiche giovanili. Segue poi Barcellona, con il suo 22@Barcelona, un distretto innovativo, famoso per le start up di successo che vi sono nate. La città più smart dal punto di vista amministrativo è infine Helsinki, dove i cittadini hanno accesso a qualsiasi genere d’informazione, in totale trasparenza.
Le università, devono rafforzare il loro ruolo di nucleo propulsore per lo sviluppo delle “smart city”, promuovendo non solo la realizzazione ma anche l’adozione e la validazione di sistemi e servizi innovativi. Ecco perché è essenziale innescare un meccanismo virtuoso di integrazione tra università e città. E’ il pensiero di Giuseppe Pirlo – Pro Rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Referente per Agenda Digitale e Smart City, Presidente AICA Puglia, il quale in un recente articolo del 1.03.2019, ha scritto: “Le università svolgono un ruolo cruciale per creare valore dal cambiamento e dall’evoluzione tecnologica, per formare e sostenere gli “smart citizen”, i cittadini di domani. Serve però ripensare profondamente gli schemi accademici, declinando le conoscenze verso percorsi interdisciplinari in grado di rispondere alle esigenze formative richieste da una società in continuo mutamente e dalle imprese. Un processo che va sviluppato in maniera virtuosa seguendo precise direttrici di interazione con le pubbliche amministrazioni e le imprese che proveremo di seguito a esaminare, per fare delle università il nucleo propulsore delle smart city e delle tecnologie più innovative, come il 5G.”

 

Secondo il professore, la cui opinione è condivisa da questo Dipartimento, sorge come mai primad’ora la necessità di accettare la sfida in primo luogo culturale, ma anche organizzativa ed  economica, che nella nostra società in continua evoluzione è indispensabile e improrogabile.L’evoluzione tecnologica rende infatti rapidamente obsolete non solo normative e procedure, ma anche competenze ed esperienze. Ciascun cittadino deve quotidianamente, e sempre più lo sarà in futuro, confrontarsi con una società che cambia costantemente e con sistemi e metodi in continua evoluzione. Affinché questo processo possa avvenire in maniera virtuosa è però necessario rafforzare le modalità di interazione tra il sistema delle università e quello delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, superando gli eventi occasionali di interazione ed avviandosi con decisione verso lo sviluppo di azioni sistemiche condivise di analisi, progettazione e sviluppo di soluzioni.

A tale scopo serve rafforzare all’interno delle università la rete di centri pubblico-privati di ricerca e sviluppo interdisciplinare, che abbiano la duplice finalità di favorire da un lato l’inserimento dei
giovani su tematiche interdisciplinari immediatamente connesse con le esigenze delle pubbliche amministrazioni e lo sviluppo delle imprese del territorio e dall’altro di sostenere in maniera continuativa la creazione di spin-off universitarie e start-up innovative in grado di agire su ambiti di reale interesse per il mercato, limitando la diffusa esperienza di giovani imprese costrette a chiudere perché impegnate su soluzioni magari utili e interessanti, ma lontane dalle reali richieste del mercato. L’intento di questo Dipartimento è attuare le politiche di integrazione tecnologica nei sistemi di gestione delle città italiane, rispettando le differenze territoriali, al fine di ottenere, come risultato, le città più moderne, organizzate, vivibili e sostenibili per i cittadini e l’ambiente.

(Fonti: https://www.agendadigitale.eu/smart-city/; https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/ilruolo-delle-universita-nel-futuro-sostenibile-delle-citta/)

 

TESSERAMENTO DEL NOSTRO MOVIMENTO

 

Questo Dipartimento, consapevole dell’importanza dell’utilizzo della tecnologia in vari settori dell’agire umano, al fine di rendere più tangibile tale utilizzo anche nella vita quotidiana, propone all’Ufficio di Presidenza la creazione delle tessere del movimento con l’uso della tecnologia della blockchain. Abbiamo già svolto i primi test che hanno mostrato ottimi risultati.

La nostra proposta vuole essere un primo segnale per l’intero movimento di cui facciamo parte dell’uso di moderne tecnologie anche all’esterno.Grazie alla collaborazione degli imprenditori “illuminati”, che condividono i nostri valori ed ideali etici, nonché le finalità precipui del movimento, abbiamo la possibilità di avere il tesseramento innovativo e tecnologico a costo zero. Dalle ricerche effettuate saremo il primo movimento a praticare tale modalità di organizzazione degli associati.

Focus legislativo:

L’attenzione verso questo tema ha indotto anche il Parlamento Europeo ad emanare una Risoluzione in cui si evidenzia la necessità di elaborare «norme di diritto civile sulla robotica». Risoluzione è abbastanza recente, del 16 febbraio 2017, recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica (2015/2103 8INL).

La Risoluzione evidenzia, tra altre cose, «le carenze dell’attuale quadro normativo anche in materia di responsabilità contrattuale, dal momento che le macchine progettate per scegliere le loro controparti, negoziare termini contrattuali, concludere contratti e decidere se e come attuarli rendono inapplicabili le norme tradizionali».
Successivamente, il Parlamento Europeo con la Risoluzione del 3 ottobre “sulle tecnologie di registro distribuito e blockchain: creare fiducia attraverso la disintermediazione” (P8_TA(2018)0373), ha riconosciuto la rilevanza della tecnologia Blockchain come strumento «che può democratizzare i dati e rafforzare la fiducia e la trasparenza», in quanto «rafforza l’autonomia dei cittadini» e migliora «l’efficienza dei costi delle transazioni eliminando intermediari e costi di intermediazione, oltre ad aumentare la trasparenza delle transazioni».
Dopo l’adesione del nostro Paese alla Blockchain Partnership, sottoscritta a Bruxelles il 27 settembre 2018, Il Ministero dello Sviluppo Economico, a seguito di una call pubblica, ha selezionato nel mese di dicembre trenta membri del “Gruppo di Esperti di alto livello per l’elaborazione della strategia nazionale sulle tecnologie basate sui registri distribuiti e blockchain”, nell’ambito di un processo multistakeholder diretto a implementare l’elaborazione di politiche innovative in grado di favorire lo sviluppo della tecnologia Blockchain a livello nazionale. Il Decreto Legislativo n. 135/2018 art. 8 (c. d. Legge Semplificazioni) ha recepito alcune indicazioni riguardanti l’utilizzo della tecnologia blockchain.

Focus politico:

fonte utilizzata: “Startup, industria 4.0, blockchain: cosa c’è nel pacchetto “digitale” della Manovra” di Alessandro Lungo per laRepubblica.it. E’ possibile consultare l’articolo per l’intero
utilizzando il seguente link: https://www.repubblica.it/economia/2018/12/28/news/manovra_digitale- 215190078/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P21-S1.6-T1&refresh_ce

 

Nuovi e più mirati incentivi fiscali alle aziende che investono in innovazione sono previsti dal Governo italiano. Fondi per le tecnologie innovative, come la blockchain, l’internet delle cose e
l’intelligenza artificiale sono previsti della Legge di Bilancio 2019.

a) Industria 4.0
Il Governo estende il piano avviato già nella precedente legislatura: incentivi fiscali per certi acquisti innovativi da parte delle aziende nel 2019-2021. Ci sarà ancora iperammortamento (mentre sparisce il superammortamento del precedente piano, finito nel 2018): 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro; 200% per gli investimenti fra 2,5 e 10 milioni di euro; 150% fra i 10 e i 20 milioni; oltre i 20 milioni di euro, non è previsto incentivo; 140% per chi compra “strumenti 4.0” previsti dalla legge 232/2016 (come certi software).

b)Blockchain, AI e internet delle cose
Nel maxiemendamento arrivano anche fondi per lo sviluppo di tecnologie innovative come la blockchain, AI e Iot: 15 milioni di euro per ogni anno (2019-2020). Sul valore di queste tecnologie, soprattutto blockchain, il M5S si è speso molto negli ultimi mesi, in varie misure; è stato anche sul punto di assicurare un forte valore legale alla blockchain (alla stregua di una firma autografa) nel
decreto semplificazioni, ma la misura è stata stralciata all’ultimo momento.

c) Web tax
Arriva anche la web tax: un prelievo del 3% per le imprese con ricavi ovunque realizzati non inferiori a 750 milioni e ricavi derivanti da servizi digitali non inferiori a 5,5 milioni. Obiettivo
dichiarato, rendere aumentare le tasse in carico alle multinazionali del digitale, che spesso riescono a eluderle.

La web tax per diventare operativa richiede ancora diverse regole attuative (Mef, Mise, Agcom, Agid, Garante Privacy). Ha già però ricevuto un coro di critiche da associazioni di categoria come Confindustria Digitale, Fieg, Anitec-Assinform, Netcomm. L’accusa è che la web tax, così com’è pensata, sarà un boomerang per l’Italia: potrebbe danneggiare lo sviluppo digitale delle imprese italiane. Unici applausi da Iab Italia (associazione della pubblicità online).Sono 150 i milioni che lo Stato stima di incassare nel 2019 dalla web tax e 600 milioni nel biennio successivo. Risulta dalla tabella allegata alla lettera del premier Giuseppe Conte all’Ue, che quantifica l’impatto delle modifiche alla manovra. Di recente, il rapporto, intitolato “A new path for a better future” (“Un nuovo percorso per un futuro migliore“) è stato presentato dal Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte e contiene due pacchetti di semplificazioni di cui uno con le misure previste per il sostegno alle start up che investono nella tecnologia di blockchain.
L’obiettivo è quello di incentivare gli investimenti e rendere più efficiente la burocrazia. Ad esempio, si ipotizza un riassetto normativo, la semplificazione delle procedure contabili e di spesa, e la “trasmissione dei dati in modalità digitale” con “monitoraggio e controllo telematico dei tempi di conclusione dei procedimenti“. Un capitolo è anche dedicato alla trasparenza, con la “previsione per le pubbliche amministrazioni dell’obbligo di rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni, anche aggiornando e semplificando il linguaggio“.
In conclusione, vorremo fare nostre le parole di Claudio Parrinello, imprenditore seriale, attualmente CEO di UNICO – un progetto sulla blockchain EOS, dottore di ricerca in Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e ricercatore in Gran Bretagna nonché manager al CERN di Ginevra, il quale in un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore il 22 gennaio 2019, ha scritto: “ritengo che la creazione di un ecosistema italiano favorevole all’innovazione (in particolare in settori come Blockchain e Intelligenza Artificiale) richieda una riflessione a 360 gradi, che affianchi misure strategiche a provvedimenti molto concreti (vedi rimborsi IVA), facilitando la vita degli imprenditori e offrendo loro un vero partenariato con lo Stato. Dal punto di vista strategico, bisogna costruire percorsi di valorizzazione dell’innovazione a partire dall’individuo, quindi nelle scuole e nelle università, per arrivare alle misure di supporto alle startup, passando per gli
incentivi alle persone per fare ricerca e innovazione in Italia piuttosto che all’estero.”



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