IL GOVERNO RILANCIA LA RIFORMA DELLE POLIZIE LOCALI

IL GOVERNO RILANCIA LA RIFORMA DELLE POLIZIE LOCALI

Una task force al servizio dei Sindaci?

Nel Consiglio dei Ministri dello scorso 11 luglio il Governo ha approvato il disegno di legge finalizzato alla riforma delle polizie locali. Dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno e dalla stessa relazione a corredo dell’articolato normativo appare evidente che il fine perseguito è di dotare gli enti locali di un valido strumento operativo in grado di accrescere la sicurezza urbana. Intento sicuramente lodevole ma con un percorso irto di ostacoli.

 

A distanza di pochi giorni dall’assegnazione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera di alcuni progetti di legge in materia di riforma delle polizie locali, presentati da vari gruppi parlamentari, il Governo ha deciso di depositare un proprio disegno di legge sul tema.

L’iniziativa governativa si pone come obiettivo dichiarato, peraltro comune anche a molti dei progetti di legge in Commissione, di adeguare le funzioni e l’ordinamento delle polizie locali alle nuove esigenze connesse alla sicurezza urbana. Nell’ultimo decennio, infatti, avendo quest’ultima assunto sempre maggiore importanza nell’agenda politica, sono stati fatti numerosi interventi legislativi tesi ad accrescere le competenze e i poteri in materia dei Sindaci, senza però fornire ad essi, contemporaneamente, strumenti operativi in grado di assicurare l’applicazione dei provvedimenti adottati.

In tale ottica il potenziamento delle polizie locali costituisce sicuramente in linea di principio l’unico percorso da seguire per tentare di garantire una maggiore sicurezza nelle singole comunità, nella consapevolezza che solo attraverso un controllo capillare del territorio si può giungere ad una prevenzione, prima ancora che repressione, dei fenomeni di microcriminalità e di allarme sociale.

D’altra parte già l’istituzione nel 2003 del c.d. ‘poliziotto di quartiere’ aveva la medesima finalità di quella attualmente perseguita dal Governo che, con il provvedimento in esame, mira probabilmente a recuperare lo spirito di quell’iniziativa, epurandola però dagli elementi che ne hanno determinato il fallimento.

Il percorso intrapreso, tuttavia, presenta un unico grande ostacolo attuativo: la frammentazione della competenza legislativa e, più in generale, normativa tra Stato, Regioni e Comuni introdotta dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

A Costituzione vigente, infatti, una modifica organica dell’attuale conformazione delle polizie locali non può non avvenire senza la cooperazione sinergica dello Stato, cui compete in via esclusiva la legislazione in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle Regioni, cui compete la legislazione esclusiva in materia di polizia amministrativa locale, e dei Comuni, cui spetta l’organizzazione concreta e la copertura dei costi per il funzionamento dei corpi di polizia locale.

Non a caso il Governo col disegno di legge approvato lo scorso 11 luglio si è mosso in una duplice direttiva: da un lato ha previsto una delega all’Esecutivo per l’adozione di un decreto legislativo concernente gli aspetti della riforma rientranti nella competenza dello Stato e, dall’altro, ha introdotto una serie di principi guida cui le Regioni dovrebbero attenersi nell’esercitare la propria competenza legislativa.

Tra i ‘paletti’ imposti al Governo nell’esercizio della delega meritano una particolare menzione l’obbligo di svolgere il servizio in associazione per i Comuni con popolazione inferiore agli 8.000 abitanti, una sostanziale equiparazione dell’ordinamento professionale della polizia locale a quello delle altre Forze di Polizia e la tutela del personale nei procedimenti penali, civili ed amministrativi connessi all’esercizio delle funzioni.

Con tali misure si cerca di dar vita a dei corpi di polizia qualificati in grado di fronteggiare l’allarme sociale diffusosi negli ultimi decenni, dotando gli stessi dei medesimi mezzi e garanzie che caratterizzano le tradizionali Forze di Polizia.

Ma in realtà il potenziamento della polizia locale rischia comunque di evaporare sul piano operativo e fattuale a causa delle poche risorse finanziarie a disposizione dei Comuni per l’organizzazione dei propri servizi, posto che il disegno di legge non prevede uno stanziamento economico per l’attuazione dei nuovi compiti.

C’è da chiedersi, infatti, come possano Comuni di piccole e medie dimensioni, pur associandosi tra loro, reperire i fondi necessari a potenziare e rendere efficienti corpi di polizia locale che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero avere una capacità operativa simile a quella delle altre Forze di Polizia.

Per una maggiore razionalizzazione dei costi potrebbe pertanto emergere in sede di dibattito parlamentare l’opportunità di modificare parzialmente l’impianto normativo del disegno di legge verificando la possibilità di istituire corpi di polizia locale su base regionale con sedi periferiche nelle singole realtà.
Di GIACOMO PAPA



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