INVALSI: OGGETTO, INTERVENTI E FINALITÀ DELLA VALUTAZIONE

INVALSI: OGGETTO, INTERVENTI E FINALITÀ DELLA VALUTAZIONE

Analisi di possibili scenari integrabili

Ricomposto il quadro normativo di riferimento, serve riflettere sulle reali utilità dell’attuale sistema Invalsi come misuratore delle abilità e delle conoscenze degli alunni e come strumento di rideterminazione continua dell’offerta formativa.

Ai sensi dell’art. 1, al comma 1, d.lg. 13 aprile 2017, n. 62:

«La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze».

Lo stesso art. 1, al comma 4, recita:

«Ciascuna istituzione scolastica può autonomamente determinare, anche in sede di elaborazione del piano triennale dell’offerta formativa, iniziative finalizzate alla promozione e alla valorizzazione dei comportamenti positivi delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, al coinvolgimento attivo dei genitori e degli studenti, in coerenza con quanto previsto dal regolamento di istituto, dal Patto educativo di corresponsabilità e dalle specifiche esigenze della comunità scolastica e del territorio».

Dalla lettura e dall’analisi delle disposizioni, sembra palese che la volontà del legislatore sia quella di potenziare apprendimento e successo formativo, riconoscendo altresì autodeterminazione all’istituzione scolastica. Si riporta l’attenzione al ruolo del coinvolgimento attivo dei genitori e degli studenti, richiamato attraverso regolamento di istituto, Patto educativo di corresponsabilità ed esigenze specifiche della comunità territoriale.

Fotografata la situazione, ci si chiede come il Sistema Invalsi abbia impostato il piano di miglioramento dell’offerta formativa e quali provvedimenti abbia posto in essere, visti i risultati praticamente identici prodotti dall’analisi dei test a cadenza annuale e per un periodo totale di quasi dieci anni. Ci si chiede, in buona misura, quali siano quegli strumenti utilizzati per potenziare i principi base richiamati nel testo del decreto.
Parallelamente e in attesa di un riscontro, si vuol provare, attraverso l’utilizzo dei medesimi principi, a capire se il sistema meriti di essere integrato, parzialmente migliorato o completamente riformato.

Sembra necessario e condivisibile ripartire dal testo legislativo per proporre uno studio approfondito, finalizzato al superamento dei limiti di un sistema che sembra essere assolutamente ciò che è. Uno strumento di misura più o meno completo o completabile, ma al momento fine a se stesso.
L’intenzione è quella di muovere dall’impianto giuridico previsto andando ad analizzare quelli che sono gli oggettivi punti di forza e dotarli degli strumenti più utili al perseguimento dei fini identificati in maniera più chiara e consapevole.

In quest’ottica, e in base alle linee tracciate nella Mozione Congressuale approvata ad Ischia in data 7 settembre 2019 dal Movimento Meritocrazia Italia

[la quale nello specifico afferma «Noi crediamo che una società egualitaria ed equa necessiti di un saldo sistema di valori, fondato sulla valorizzazione del merito, dell’impegno e del percorso formativo, che consenta a ciascun individuo di affermare le proprie capacità ed aspirazioni, ripartendo dall’educazione e dalla formazione, costruendo un sistema di valori culturali e sociali, che possano fungere da modello ed ispirazione per la creazione di una società migliore e più giusta»],

serve porre l’attenzione in particolare su quel ‘Patto educativo di corresponsabilità’ di cui al d.P.R. n. 249 del 1998, già richiamato nel comma 4 dell’art 1, d.lg. n. 62 del 2017, e nello ‘Statuto delle Studentesse e degli Studenti’, mirato ad affermare e diffondere la cultura dei diritti e dei doveri fra gli studenti, i docenti e tutto il personale delle istituzioni scolastiche e rafforzare il rapporto scuola/famiglia, secondo un’assunzione comune di responsabilità.

Riguardo alla partecipazione delle famiglie e alla corresponsabilità educativa, alla fine del mese di gennaio 2013, il MIUR ha diffuso, fra gli altri richiami, un documento di ‘Linee di Indirizzo’, ove è riferito di un «obbligo per le istituzioni scolastiche di dare piena esecuzione alle disposizioni normative per introdurre nuove modalità organizzative atte a favorire un maggiore coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica, investendoli della corresponsabilità educativa».

Nel darvi esecuzione, non va trascurato il pregresso storico ovvero la comprensione del retroterra culturale della scuola per poter sfruttare al meglio le esperienze realizzate, riflettendo anche sulle eventuali difficoltà. In sintesi, un valore va, sì, postulato ma diventa tale soltanto se illumina l’agire indirizzandolo verso risultati ad esso coerenti.

Nella medesima direzione, all’art. 2, comma 1, dello ‘Statuto delle Studentesse e degli Studenti’ e relative modifiche, si afferma che «Lo studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l’orientamento, l’identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee. La scuola persegue la continuità dell’apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un’adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome».

Ci si chiede successivamente alla lettura di questi primi principi base quali siano quegli elementi che hanno concorso allo sviluppo di un sistema di misurazione standard delle didattiche, il quale concorre all’appiattimento di quelle competenze e di quello sviluppo individuale della personalità richiamato più volte fra le righe di questo articolo. Ci si chiede se non Invalsi, quale sia attualmente quello strumento o quel metodo che permetta agli studenti di perseguire attraverso un percorso formativo l’individuazione della propria personalità la quale concorre indirettamente al rafforzamento del tessuto sociale, fondamento di una collettività consapevole e in grado di cogliere le sfide del cambiamento alle quali si è inevitabilmente chiamati nel momento storico attuale.

La necessità impellente è quella di aprire a un approccio più dinamico, dove lo strumento di misurazione possa mutare parallelamente al mutare delle esigenze. In questo, l’innovazione. Un metodo nuovo che può passare da elementi già conosciuti, come l’apprendimento cooperativo, il metodo maieutico, il rafforzamento di quelle sovrastrutture che possano concorrere a consolidare, identificare, valorizzare il ruolo di insegnanti e genitori, esaltando nel contempo le capacità del singolo studente inquadrate in una visione collettiva.

Occorre valutare se allo stato dell’arte la classica lezione frontale possa essere ancora attuale e, se del caso, ripensare l’approccio d’insegnamento tenendo in considerazione le innovazioni tecnologiche come parte integrante della vita quotidiana.

Serve rivedere le strategie di insegnamento, per creare una popolazione criticamente pensante e funzionale alla coesione sociale in ottemperanza ai principi richiamati, prendendo come dato acquisito e strumento imprescindibile la trasmissione dei saperi, la competenza, il valore del merito e le capacità del singolo, sempre nell’ottica funzionale di una riequilibratura sociale.
Di LEONARDO ALLEGREZZA

[Immagine da Pixabay]


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