LA DISABILITÀ NON È UN MONDO A PARTE MA È PARTE DEL MONDO

LA DISABILITÀ NON È UN MONDO A PARTE MA È PARTE DEL MONDO

Inclusione vuol dire riconoscere i diritti umani, combattere ogni forma di discriminazione. La Scuola ha l’importante compito di educare gli studenti a considerare la diversità come una risorsa, un dono che rende unico ognuno di noi.

La storia dell’inclusione nella Scuola e negli ordinamenti ha avuto un percorso lungo e articolato, ma l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo ad occuparsi degli alunni disabili. L’ordinamento scolastico italiano, almeno nei suoi presupposti valoriali, pedagogici e nella sua formalizzazione normativa, ha anticipato e contribuito a promuovere principi e orientamenti in seguito affermatisi anche a livello internazionale e che, oggi, costituiscono un paradigma di riferimento.

La Costituzione italiana ha, per esempio, anticipato di quasi un anno la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, riconoscendo che l’istruzione è un servizio pubblico fondamentale per poter garantire a tutti, anche a chi parte da condizioni di svantaggio, il pieno sviluppo. La l. n. 104 del 1992, vera e propria eccellenza del nostro Paese, ha sancito il diritto all’istruzione nelle classi comuni per tutte le persone in situazione di handicap o, ancora, la l. n. 18 del 2009 con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, tappa storica dell’evoluzione in materia, che realizza un vero e proprio cambiamento di natura culturale, ponendo l’accento non più sulla persona portatrice di un problema, quanto sull’ambiente incapace di accogliere la persona con le sue peculiarità.

L’integrazione, l’inclusione scolastica è un processo inarrestabile che viene da lontano e deve andare lontano. È una scelta che presuppone una concezione alta tanto dell’istruzione quanto della persona umana e che trova nell’educazione il momento prioritario dello sviluppo e della maturazione dell’individuo.

Nell’ottica di favorire l’inclusione, lo scorso settembre è entrato in vigore il d.lg. n. 96 del 2019 (recante disposizioni integrative e correttive al d.lg. n. 66 del 2017 della l. n. 107 del 2015).

La norma prevede percorsi didattici costruiti sulle esigenze del singolo alunno, offrendo opportunità valutate caso per caso, in termini di sussidi didattici e metodologie di studio che non dovranno più essere definiti in modo standard, ossia, solo in relazione al tipo di disabilità, ma tenendo conto della singola persona nella sua totalità. Viene, inoltre, assegnato maggior peso al ruolo delle famiglie, così come alla volontà dello studente, se maggiorenne.

Se da un lato, quindi, dobbiamo riconoscere che l’Italia è, da sempre, in prima linea in materia di disabilità ed inclusione, dall’altro, bisogna riconoscere che dal punto di vista operativo, appare ancora lunga e lastricata di ostacoli la strada da percorrere per poter affermare una reale inclusione dell’alunno con disabilità nella vita scolastica.

Ogni anno, infatti, le scuole si trovano a dover affrontare il problema della carenza dei docenti di sostegno, gli ambienti e gli strumenti a supporto degli alunni, spesso, risultano inadeguati, il mancato rispetto della continuità didattica, la presenza di barriere architettoniche, i problemi nei trasporti, rappresentano catene che impediscono la realizzazione di un’effettiva inclusione.

Occorre allora intervenire, da un lato, sugli ostacoli e le barriere che impediscono l’accesso agli spazi e all’apprendimento, dall’altro, sul piano culturale, attraverso la diffusione di una cultura dell’inclusione per realizzare una scuola che non solo accolga le differenze, ma sia in grado di valorizzarle.

In questo contesto, diventa fondamentale la figura dell’insegnante ed, in particolare, dell’insegnante di sostegno, persona che accoglie l’altro nella varietà dei suoi volti, specializzato nella progettazione dell’intervento pedagogico, portatore e operatore di un’ampia cultura dell’integrazione.

L’insegnante deve fungere da facilitatore per la classe, favorendo la condivisione delle emozioni, delle esperienze, della sensibilità per poter creare empatia nell’ambiente scolastico, incoraggiando e valorizzando i talenti personali, trasmettendo il piacere della diversità come un dono che rende unico ognuno di noi.

Una scuola senza alunni diversi non è una scuola ‘normale’; ogni allievo, infatti, ha una sua individualità e una sua personalità, e ciascuno dovrebbe venire accettato per ciò che è.

Oggi, più che mai, è necessario che la Scuola educhi gli studenti a considerare il diverso non come un pericolo per la sicurezza di ognuno, ma come un’importante risorsa civile ed educativa per la crescita e per lo sviluppo dei potenziali cognitivi di tutti.

Diventa allora fondamentale la formazione dei docenti per acquisire le competenze ed essere in grado di affrontare le diverse situazioni nel modo più efficace e coerente, coinvolgendo anche le famiglie e tutto il personale scolastico.

La sfida per la Scuola e per gli insegnanti, in particolare, è dunque quella di trasformare la complessità delle differenze da problema a risorsa, nel rispetto del principio di uguaglianza, pari opportunità e partecipazione attiva di ogni individuo.
Di MANUELA LAMPITELLA

 

 

[Immagine da Pixabay]



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