«LA MOBILITÀ SOSTENIBILE È QUANDO USI LE GAMBE OLTRE AL CERVELLO»*

«LA MOBILITÀ SOSTENIBILE È QUANDO USI LE GAMBE OLTRE AL CERVELLO»*

L’uso delle gambe: a scongiurare l’utilizzo di mezzi di trasporto in favore di trasferimenti ad impatto ambientale ridotto, e nel traffico e nella emissione di CO2; l’uso del cervello: a dirla con le parole della Commissione Europea, verso «uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie». La sfida è quella di saper ipotizzare e normare modelli di mobilità che possano contare su uno sviluppo tecnologico etico e consapevole, ma è anche quella di incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili per alimentare il cuore della mobilità sostenibile: la mobilità elettrica.
*[L’espressione è di L. Madiai]

Anche il Pianeta Mobilità, all’apice del suo sviluppo tecnologico, ha iniziato a mostrare tutte le criticità di un sistema concentrato su consumo e velocità: traffico, inquinamento, difficoltà di spostamento nelle aree urbane. Innanzi alla necessità crescente di invertire la rotta verso politiche di diminuzione dell’impatto ambientale, sociale ed economico, la mobilità sostenibile trova la sua prima sistemazione normativa in ambito nazionale: il decreto interministeriale «Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane» del 27 marzo 1998.

Quanto all’Europa, si approccia dapprima con una serie di direttive rivolte al trasporto delle merci (2006/38/CE, 2008/68/CE) e ai veicoli (2009/33/CE), e solo nel 2009 con un «Piano d’azione per la mobilità urbana», al fine di supportare gli Enti Pubblici nella realizzazione degli obiettivi di mobilità sostenibile. Deputate alla promozione e alla organizzazione della mobilità sostenibile sono infatti le amministrazioni pubbliche. Ad esse il compito di restituire gli spazi urbani alla mobilità alternativa promuovendo quella pedonale e quella ciclabile e favorendo l’uso dei mezzi di trasporto pubblici e di quelli di trasporto privato condivisi (car pooling e car sharing).

In sintesi la ricetta è trasporto pubblico, piste ciclabili e veicoli in condivisione; e tanta fantasia da raccontare nei Piani Urbani di Mobilità: corsie riservate e preferenziali, sistemi di integrazione tariffaria, strumenti per l’infomobilità, eliminazione delle barriere architettoniche, realizzazione di percorsi sicuri casa-scuola, messa a punto di servizi di biciclette pubbliche condivise, politiche di pedaggio urbano, soste a pagamento.

Ma c’è una mobilità che più di altre è vocata a farsi carico di soluzioni ecosostenibili: quella elettrica.

Ad oggi, la tendenza alla mobilità elettrica è un dato registrato dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA): le stime più recenti danno per triplicata entro il 2020 la flotta d      ei nuovi veicoli elettrici. Sarà ancor più netto l’incremento delle vendite che supereranno i dieci milioni di veicoli l’anno (attualmente sono circa un milione e mezzo). Questa accelerata continuerà ancora almeno fino alla metà del secolo: entro il 2040 – stima l’IEA – la vendita dei veicoli elettrici costituirà il 55% del mercato. Una stima resa plausibile anche dai nuovi indirizzi produttivi delle case automobilistiche che hanno programmato, a breve termine, lo stop ai motori diesel.

È già stato calcolato che l’aumento vertiginoso dei veicoli elettrici entro 2030 genererà un risparmio di oltre due milioni e mezzo di barili di petrolio l’anno (oggi l’elettrico ci alleggerisce solo di 380 mila barili), con una importante ricaduta sul fabbisogno energetico totale. A stimarla ci ha pensato l’Energy outlook 2018 di Bloomberg: 2000 TWh nel 2040 e fino a 3400 TWh nel
2050. A metà secolo il 9% dell’energia prodotta nel mondo sarà destinato ad alimentare i veicoli elettrici.

Si tratta di un calcolo previsionale medio, perché in alcuni Paesi, come la Germania, il fabbisogno di energia elettrica per i veicoli sarà ancora maggiore: il 25% della domanda interna di energia.

La ricaduta sui conti pubblici sarà la prima conseguenza da affrontare: diminuiranno costantemente le entrate derivanti dalle accise sui combustibili fossili. La seconda e più importante, sarà l’aumentato fabbisogno di energia elettrica.

Un fabbisogno che costituisce una opportunità, e c’è da auspicarsi che la politica sappia coglierla e gestirla in termini di produzione di energia da fonti rinnovabili. Al contrario, l’upgrade ambientale promesso dai veicoli elettrici sarebbe solo apparente.

Ergo, una opportunità che non merita d’esser disattesa.
Di MICAELA DE CICCO



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