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dai Social Media

pubblicato il 07.22.19

L'Italia che Merita

Quando una barca smarrisce la rotta ed è in balia delle onde la prima cosa che fa chi la governa, da millenni, è cercare un punto fermo: la stella polare.
Il Progetto europeo sta attualmente vivendo la crisi peggiore e più lunga della sua storia e dopo decenni di stabilità l’Europa, sembra condannata ad una lenta disgregazione.
Difficile risalire alle cause di questa tendenza, poiché sono molteplici:
Da un lato, sicuramente vi è un dato geopolitico: il venir meno degli ancoraggi che storicamente erano stati fondamentali, in primo luogo l’alleanza con gli Stati Uniti.
Ora che la politica di Washington non guarda più all’Europa come area di influenza fondamentale, considerando invece preminente il confronto con la Cina, i paesi europei hanno perso un punto di riferimento essenziale.
L’unità europea, voluta fortemente dall’America con il piano Marshall, rischia ora di finire in una spirale di destabilizzazione che, di nuovo, viene dalla capitale americana.
Dall’altro, vi è la pericolosa percezione che oramai della UE hanno i cittadini dell’unione stessa: quella di un centro di potere lontano, congegnato per schiacciare le sovranità nazionali in nome del Mercato.
In questa grande incertezza i partiti tradizionali sembrano aver raggiunto il culmine del loro declino e sono incapaci, quando non espressamente ostili, a ritrovare la giusta rotta.
Una barca in balia delle onde e i singoli paesi che la compongono partecipano, ovviamente a questa pericolosa deriva.
In questa tempesta, qual è il punto fisso da cercare?
Recentemente un capo di stato Europeo ha chiesto a tutti i governi dell’Unione “uno sforzo per gestire «assieme» le crisi economiche, l’emergenza dei migranti e anche il rischio di Brexit. L’Europa deve ripartire dai suoi valori fondamentali. E deve procedere con soluzioni condivise. Solo così potrà superare le sfide di questi anni e riconquistare la fiducia dei cittadini».
Dignità umana, libertà, uguaglianza e Stato di diritto sono alcuni dei valori menzionati espressamente all’articolo 2 del Trattato sull’Unione, ma ritengo che i valori cui fare riferimento debbano essere ancora più profondi, debbano essere quelli iscritti nel DNA delle popolazioni che compongono l’Unione.
di ANTONINO RAFFONE
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Quando una barca smarrisce la rotta ed è in balia delle onde la prima cosa che fa chi la governa, da millenni, è cercare un punto fermo: la stella polare.
Il Progetto europeo sta attualmente vivendo la crisi peggiore e più lunga della sua storia e dopo decenni di stabilità l’Europa, sembra condannata ad una lenta disgregazione.
Difficile risalire alle cause di questa tendenza, poiché sono molteplici:
Da un lato, sicuramente vi è un dato geopolitico: il venir meno degli ancoraggi che storicamente erano stati fondamentali, in primo luogo l’alleanza con gli Stati Uniti.
Ora che la politica di Washington non guarda più all’Europa come area di influenza fondamentale, considerando invece preminente il confronto con la Cina, i paesi europei hanno perso un punto di riferimento essenziale.
L’unità europea, voluta fortemente dall’America con il piano Marshall, rischia ora di finire in una spirale di destabilizzazione che, di nuovo, viene dalla capitale americana.
Dall’altro, vi è la pericolosa percezione che oramai della UE hanno i cittadini dell’unione stessa: quella di un centro di potere lontano, congegnato per schiacciare le sovranità nazionali in nome del Mercato.
In questa grande incertezza i partiti tradizionali sembrano aver raggiunto il culmine del loro declino e sono incapaci, quando non espressamente ostili, a ritrovare la giusta rotta. 
Una barca in balia delle onde e i singoli paesi che la compongono partecipano, ovviamente a questa pericolosa deriva.
In questa tempesta, qual è il punto fisso da cercare?
Recentemente un capo di stato Europeo ha chiesto a tutti i governi dell’Unione “uno sforzo per gestire «assieme» le crisi economiche, l’emergenza dei migranti e anche il rischio di Brexit. L’Europa deve ripartire dai suoi valori fondamentali. E deve procedere con soluzioni condivise. Solo così potrà superare le sfide di questi anni e riconquistare la fiducia dei cittadini».
Dignità umana, libertà, uguaglianza e Stato di diritto sono alcuni dei valori menzionati espressamente all’articolo 2 del Trattato sull’Unione, ma ritengo che i valori cui fare riferimento debbano essere ancora più profondi, debbano essere quelli iscritti nel DNA delle popolazioni che compongono l’Unione.
di ANTONINO RAFFONE

pubblicato il 07.21.19

L'Italia che Merita

I Congresso Nazionale Meritocrazia Italia - Ischia 6/7 settembre per un’Italia che ci crede; ... Continua a leggereCompatta testo

I Congresso Nazionale Meritocrazia Italia - Ischia 6/7 settembre per un’Italia che ci crede;

pubblicato il 07.21.19

L'Italia che Merita

Meritocrazia Italia - Pres. Walter Mauriello ... Continua a leggereCompatta testo

pubblicato il 07.20.19

L'Italia che Merita

No smartphone day (il cambiamento inizia da noi)
“Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività”.
(Henri Laborit)

C’è un’Italia meravigliosa da vivere e da raccontare!
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No smartphone day (il cambiamento inizia da noi)
“Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività”.
(Henri Laborit)

C’è un’Italia meravigliosa da vivere e da raccontare!

pubblicato il 07.20.19

L'Italia che Merita

-In MERITO all’Ambiente-
VERSO UNA CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE
————————————————————
Il mercato premia le aziende che investono nella sostenibilità, come insegna la green-economy.
La green-economy è un modello di sviluppo economico che valuta un’attività produttiva non solo in base ai benefici derivanti dalla crescita ma anche dal suo impatto ambientale.
In particolare l’obiettivo degli investimenti pubblici e privati è:
• ridurre l’inquinamento,
• aumentare l’efficienza di energia e risorse
• e preservare la biodiversità.
Lo sviluppo sostenibile, infatti, lega la tutela delle risorse umane alla dimensione economica, sociale e istituzionale per soddisfare i bisogni delle generazioni attuali, ed evitare di compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le proprie.
Anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte. La responsabilità sociale d’impresa, in inglese corporate social responsibility o CSR, è la volontà delle aziende di gestire in modo efficace i problemi del loro impatto sociale ed etico, sia all’interno dell’azienda che nel contesto che le circonda.
Gli studi dimostrano che le aziende che operano in modo sostenibile hanno rendimenti migliori sul mercato azionario. In particolare i ricercatori di Harvard hanno scoperto che le aziende con un’ottima valutazione sulle questioni ambientali hanno un utile migliore di quelle con stime inferiori. I risultati sono confermati dal rapporto del Boston Consulting Group, secondo cui gli “investitori premiano le performance migliori sui temi ambientali con valutazioni tra il 3% e il 19% maggiori delle performance medie”.
In Italia l’80% delle aziende con 80/100 dipendenti ha dichiarato di impegnarsi in iniziative di responsabilità sociale d’impresa, per un investimento totale di 1 miliardo e 122 milioni di Euro.
Le imprese hanno investito per lo più in attività di sostenibilità e/o sicurezza ambientale (56%) e nel miglioramento delle condizioni lavorative e/o benessere dei dipendenti (53%). La maggior parte delle aziende si è impegnata nella CSR attraverso il miglioramento del risparmio energetico e la correzione di processi e/o prodotti aziendali (rispettivamente 44% e 40%). Inoltre il 78% delle imprese dichiarava di conoscere la, Direttiva UE 95/2014, che prevede l’obbligo di presentare una dichiarazione individuale di carattere non finanziari. La dichiarazione deve riguardare temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, considerati rilevanti in relazione alle attività e alle caratteristiche dell’impresa.
Per avere una crescita economica sostenibile un metodo è la certificazione ambientale. Attraverso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’azienda può valutare e migliorare la propria efficienza ecologica. È un processo ideale per le piccole e medie imprese. Tra le certificazioni ambientali, quella più conosciuta è EMAS che funziona attraverso ISO 14001, standard internazionale per il miglioramento ambientale. Con il marchio Ecolabel UE, invece, si riconoscono prodotti e servizi di qualità ecologica. Ma esistono anche altre certificazioni ambientali, come FSC, specifica per prodotti derivanti dalle foreste.
Inoltre le aziende possono anche sostenere organizzazioni non governative che si occupano di sostenibilità. Dalla deforestazione al risparmio energetico, ogni azienda può difendere l’ambiente nell’ambito più coerente con i propri valori.
Il futuro deve essere sostenibile anche per le imprese. I consumatori sono sempre più consapevoli del cambiamento climatico e scelgono prodotti con il minor impatto ambientale. Essere green non si limita al tempo libero ma è uno stile di vita indispensabile per avere un futuro migliore, per tutti.
di ANTONIO DE TATA
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-In MERITO all’Ambiente-
VERSO UNA CRESCITA ECONOMICA SOSTENIBILE
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Il mercato premia le aziende che investono nella sostenibilità, come insegna la green-economy.
La green-economy è un modello di sviluppo economico che valuta un’attività produttiva non solo in base ai benefici derivanti dalla crescita ma anche dal suo impatto ambientale.
In particolare l’obiettivo degli investimenti pubblici e privati è:
• ridurre l’inquinamento,
• aumentare l’efficienza di energia e risorse
• e preservare la biodiversità.
Lo sviluppo sostenibile, infatti, lega la tutela delle risorse umane alla dimensione economica, sociale e istituzionale per soddisfare i bisogni delle generazioni attuali, ed evitare di compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le proprie.
Anche le aziende sono chiamate a fare la loro parte. La responsabilità sociale d’impresa, in inglese corporate social responsibility o CSR, è la volontà delle aziende di gestire in modo efficace i problemi del loro impatto sociale ed etico, sia all’interno dell’azienda che nel contesto che le circonda.
Gli studi dimostrano che le aziende che operano in modo sostenibile hanno rendimenti migliori sul mercato azionario. In particolare i ricercatori di Harvard hanno scoperto che le aziende con un’ottima valutazione sulle questioni ambientali hanno un utile migliore di quelle con stime inferiori. I risultati sono confermati dal rapporto del Boston Consulting Group, secondo cui gli “investitori premiano le performance migliori sui temi ambientali con valutazioni tra il 3% e il 19% maggiori delle performance medie”.
In Italia l’80% delle aziende con 80/100 dipendenti ha dichiarato di impegnarsi in iniziative di responsabilità sociale d’impresa, per un investimento totale di 1 miliardo e 122 milioni di Euro.
Le imprese hanno investito per lo più in attività di sostenibilità e/o sicurezza ambientale (56%) e nel miglioramento delle condizioni lavorative e/o benessere dei dipendenti (53%). La maggior parte delle aziende si è impegnata nella CSR attraverso il miglioramento del risparmio energetico e la correzione di processi e/o prodotti aziendali (rispettivamente 44% e 40%). Inoltre il 78% delle imprese dichiarava di conoscere la, Direttiva UE 95/2014, che prevede l’obbligo di presentare una dichiarazione individuale di carattere non finanziari. La dichiarazione deve riguardare temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, considerati rilevanti in relazione alle attività e alle caratteristiche dell’impresa.
Per avere una crescita economica sostenibile un metodo è la certificazione ambientale. Attraverso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’azienda può valutare e migliorare la propria efficienza ecologica. È un processo ideale per le piccole e medie imprese. Tra le certificazioni ambientali, quella più conosciuta è EMAS che funziona attraverso ISO 14001, standard internazionale per il miglioramento ambientale. Con il marchio Ecolabel UE, invece, si riconoscono prodotti e servizi di qualità ecologica. Ma esistono anche altre certificazioni ambientali, come FSC, specifica per prodotti derivanti dalle foreste.
Inoltre le aziende possono anche sostenere organizzazioni non governative che si occupano di sostenibilità. Dalla deforestazione al risparmio energetico, ogni azienda può difendere l’ambiente nell’ambito più coerente con i propri valori.
Il futuro deve essere sostenibile anche per le imprese. I consumatori sono sempre più consapevoli del cambiamento climatico e scelgono prodotti con il minor impatto ambientale. Essere green non si limita al tempo libero ma è uno stile di vita indispensabile per avere un futuro migliore, per tutti.
di ANTONIO DE TATA

pubblicato il 07.19.19

L'Italia che Merita

“Il passato il presente ed il futuro appartengono allo stesso istante ..sono solo la mente e la memoria che fanno la differenza..” Luciano De Crescenzo ... Continua a leggereCompatta testo

“Il passato il presente ed il futuro appartengono allo stesso istante ..sono solo la mente e la memoria che fanno la differenza..” Luciano De Crescenzo

pubblicato il 07.18.19

L'Italia che Merita

“Ci sono luoghi dove se ne sono andati tutti, specie chi è rimasto”
————————————————————-
Così il paesologo irpino Franco Arminio definisce le terre di mezzo, i piccoli borghi dimenticati dai grandi mercati, dalla urbanizzazione, le terre spopolate, dove si contano più abitazioni vuote che abitanti.
La Paesologia è una "scienza difettosa", dice: “consiste nell'andare nei posti piccoli, uno dopo l'altro, e guardare, ascoltare, scrivere”. Così Arminio definisce la Sua disciplina.
Ma comunque la si voglia definire, e persino se si voglia negare che si tratti di scienza o disciplina, la Paesologia è una necessità. È una necessità perché in una Italia che conta un migliaio di borghi abbandonati da secoli, i c.d. paesi fantasma, ed in cui sono circa 2000 i paesi con meno di mille abitanti, con 400 abitanti di media, il rischio di “desertificazione demografica” riguarda il 60% del territorio nazionale.
Tra le regioni italiane la più soggetta a tale rischio è la Calabria, ma non esiste regione che non abbia subito la migrazione della popolazione verso le città, luoghi un tempo vitali grazie all’agricoltura e dal dopoguerra progressivamente spopolati. Solo nell’ultimo quindicennio alcune amministrazioni, ma ancora troppo poche, hanno attuato piani di recupero offrendo incentivi economici e fiscali, o ricostruendo servizi ormai inesistenti. Craco, in provincia di Matera, abbandonata a causa dei continui terremoti, dal 2011 è divenuta popolare attrazione turistica.
Ma è il caso di Bussana Vecchia, in provincia di Sanremo, che fa ben sperare: perché non un incentivo economico o fiscale, ma la sua bellezza ha convinto alcuni artisti a stabilirvisi fin dagli anni ’50.
Ed è proprio la bellezza, il ritorno ai bisogni, al passato, all’umanità, al piccolo, al silenzio, è proprio la diffusione dello spirito della Paesologia la via verso la rinascita dei paesi polvere: come Valle Piola, in provincia di Teramo, disabitata dal 1977; o Campomaggiore Vecchia, in provincia di Potenza, abbandonata dall’800; o Consonno, in provincia di Lecco, dove oggi vive una sola persona.

L’abbandono dei piccoli borghi porta con sé la morte dei servizi e “la scarsità dei servizi è un incentivo all’abbandono” a dirla con le parole della Passerini, vicepresidente dell’Associazione “Rete del Ritorno”, che sottolinea come altresì “a pagarne il prezzo è prima di tutto la democrazia" posto che in un paese di 200 abitanti, vincere è il prodotto di una semplice strategia di famiglia.
Diverse le iniziative poste in essere dai Comuni polvere: dal forno pubblico di Montesegale, all’ecoturismo di Riace; più in generale la detassazione in favore di chi recupera edifici agricoli abbandonati, o l’incentivo economico offerto dai comuni che vendono al prezzo di 1 euro le case abbandonate a fronte di progetti di ristrutturazione.
Ancora poche le iniziative, e purtroppo ancora tutte nascenti dai territori, dalle comunità, dalla sensibilità di taluni che vivono la frenesia come una malattia sociale. È necessaria una politica nazionale che punti al ripopolamento, che prenda coscienza di quanto ciò possa costituire una opportunità in termini di incremento occupazionale, sviluppo sostenibile, equità sociale ed in termini di valorizzazione delle tradizioni.
In questo la Paesologia si pone come potente arma di sensibilizzazione: usiamola!
Di MICAELA DE CICCO
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“Ci sono luoghi dove se ne sono andati tutti, specie chi è rimasto”
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Così il paesologo irpino Franco Arminio definisce le terre di mezzo, i piccoli borghi dimenticati dai grandi mercati, dalla urbanizzazione, le terre spopolate, dove si contano più abitazioni vuote che abitanti.
La Paesologia è una scienza difettosa, dice: “consiste nellandare nei posti piccoli, uno dopo laltro, e guardare, ascoltare, scrivere”. Così Arminio definisce la Sua disciplina.
Ma comunque la si voglia definire, e persino se si voglia negare che si tratti di scienza o disciplina, la Paesologia è una necessità. È una necessità perché in una Italia che conta un migliaio di borghi abbandonati da secoli, i c.d. paesi fantasma, ed in cui sono circa 2000 i paesi con meno di mille abitanti, con 400 abitanti di media, il rischio di “desertificazione demografica” riguarda il 60% del territorio nazionale.
Tra le regioni italiane la più soggetta a tale rischio è la Calabria, ma non esiste regione che non abbia subito la migrazione della popolazione verso le città, luoghi un tempo vitali grazie all’agricoltura e dal dopoguerra progressivamente spopolati. Solo nell’ultimo quindicennio alcune amministrazioni, ma ancora troppo poche, hanno attuato piani di recupero offrendo incentivi economici e fiscali, o ricostruendo servizi ormai inesistenti. Craco, in provincia di Matera, abbandonata a causa dei continui terremoti, dal 2011 è divenuta popolare attrazione turistica.
Ma è il caso di Bussana Vecchia, in provincia di Sanremo, che fa ben sperare: perché non un incentivo economico o fiscale, ma la sua bellezza ha convinto alcuni artisti a stabilirvisi fin dagli anni ’50.
Ed è proprio la bellezza, il ritorno ai bisogni, al passato, all’umanità, al piccolo, al silenzio, è proprio la diffusione dello spirito della Paesologia la via verso la rinascita dei paesi polvere: come Valle Piola, in provincia di Teramo, disabitata dal 1977; o Campomaggiore Vecchia, in provincia di Potenza, abbandonata dall’800; o Consonno, in provincia di Lecco, dove oggi vive una sola persona.
 
L’abbandono dei piccoli borghi porta con sé la morte dei servizi e “la scarsità dei servizi è un incentivo all’abbandono” a dirla con le parole della Passerini, vicepresidente dell’Associazione “Rete del Ritorno”, che sottolinea come altresì “a pagarne il prezzo è prima di tutto la democrazia posto che in un paese di 200 abitanti, vincere è il prodotto di una semplice strategia di famiglia.
Diverse le iniziative poste in essere dai Comuni polvere: dal forno pubblico di Montesegale, all’ecoturismo di Riace; più in generale la detassazione in favore di chi recupera edifici agricoli abbandonati, o l’incentivo economico offerto dai comuni che vendono al prezzo di 1 euro le case abbandonate a fronte di progetti di ristrutturazione.
Ancora poche le iniziative, e purtroppo ancora tutte nascenti dai territori, dalle comunità, dalla sensibilità di taluni che vivono la frenesia come una malattia sociale. È necessaria una politica nazionale che punti al ripopolamento, che prenda coscienza di quanto ciò possa costituire una opportunità in termini di incremento occupazionale, sviluppo sostenibile, equità sociale ed in termini di valorizzazione delle tradizioni.
In questo la Paesologia si pone come potente arma di sensibilizzazione: usiamola!
Di MICAELA DE CICCO

pubblicato il 07.17.19

L'Italia che Merita

Il cosiddetto potere dell’unione.
Sembra strano, più siamo connessi ai social, più siamo distaccati dagli altri. La ns generazione è cresciuta e si alimentata con la fantasia dei giochi che al tempo stesso formavano e stratificavano le bravure. Oggi gli adolescenti, anche riuniti in una stanza, sono isolati con il loro smartphone. Questo lo fanno anche gli adulti. Entri in un ristorante o vai in spiaggia ed è emblematico che quasi tutti hanno la testa chinata a digitare con chissà chi lontanissimo dimenticando chi siede accanto. Non si notano gli odori, i colori e le sfumature. Non si apre la mente e non si conosce più il prossimo (la conoscenza virtuale è una conoscenza falsa). A cosa porta tutto questo? SEPARAZIONE e non UNIONE. Separati siamo più deboli e pertanto più facilmente manipolabili. I Greci definivano il diavolo tutto ciò che separa ritenendo valevole come forza sociale, umana, commerciale e familiare solo l’unione.
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Il cosiddetto potere dell’unione.
Sembra strano, più siamo connessi ai social, più siamo distaccati dagli altri. La ns generazione è cresciuta e si alimentata con la fantasia dei giochi che al tempo stesso formavano e stratificavano le bravure. Oggi gli adolescenti, anche riuniti in una stanza, sono isolati con il loro smartphone. Questo lo fanno anche gli adulti. Entri in un ristorante o vai in spiaggia ed è emblematico che quasi tutti hanno la testa chinata a digitare con chissà chi lontanissimo dimenticando chi siede accanto. Non si notano gli odori, i colori e le sfumature. Non si apre la mente e non si conosce più il prossimo (la conoscenza virtuale è una conoscenza falsa). A cosa porta tutto questo? SEPARAZIONE e non UNIONE. Separati siamo più deboli e pertanto più facilmente manipolabili. I Greci definivano il diavolo tutto ciò che separa ritenendo valevole come forza sociale, umana, commerciale e familiare solo l’unione.

pubblicato il 07.15.19

L'Italia che Merita

Quando un gruppo determinato e coeso decide di raggiungere un obiettivo non si chiederà mai come potrà raggiungerlo ma farà di tutto per riuscirci ... ... Continua a leggereCompatta testo

Quando un gruppo determinato e coeso decide di raggiungere un obiettivo non si chiederà mai come potrà raggiungerlo ma farà di tutto per riuscirci ...

pubblicato il 07.15.19

L'Italia che Merita

Emergono risvolti agghiaccianti sulla tragedia di Vittoria (RG). Alessio e Simone non potranno tornare a giocare, mano nella mano, nel loro paese. Il dolore di quelle famiglie, che è diventato anche il dolore dell'Italia, non potrà essere lenito. Ma la giustizia può fare tanto, chi ha commesso un reato così terribile deve pagare. Soprattutto se chi era alla guida di quel SUV, che ha spezzato, d'un tratto, i giochi ed i sogni di due bambini innocenti, rappresenta la parte più marcia del nostro Paese.
Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte se vogliamo un’Italia diversa 🇮🇹
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Emergono risvolti agghiaccianti sulla tragedia di Vittoria (RG). Alessio e Simone non potranno tornare a giocare, mano nella mano, nel loro paese. Il dolore di quelle famiglie, che è diventato anche il dolore dellItalia, non potrà essere lenito. Ma la giustizia può fare tanto, chi ha commesso un reato così terribile deve pagare. Soprattutto se chi era alla guida di quel SUV, che ha spezzato, dun tratto, i giochi ed i sogni di due bambini innocenti, rappresenta la parte più marcia del nostro Paese.
Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte se vogliamo un’Italia diversa 🇮🇹

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Tragedia pura!

pubblicato il 07.15.19

L'Italia che Merita

Il cyberspazio e i suoi effetti sulla politica internazionale
————————————————————
Il cyberspazio è diventato un elemento importante per le dinamiche politiche, sociali, finanziarie ed umane del XXI secolo. La natura antropica ed artificiale dello spazio cibernetico ha contribuito a cambiare e rimodellare le dinamiche delle interazioni umane, a superare i concetti classici quali la partecipazione politica, la comunicazione, i processi decisionali e le relazioni internazionali.
Il cyberspace è caratterizzato dalla copresenza sia di elementi naturali che virtuali, la cui combinazione ne delinea il carattere “ibrido” e, allo stesso tempo, pone difficoltà di una definizione univoca.
Si può rappresentare il cyberspazio come una combinazione di tre elementi. Il primo è quello fisico, composto dalla rete ethernet, dai cavi, dai router e dispositivi di scambio dati e informazioni. Il secondo, è quello logico, rappresentato dai codici che permettono alla parte “fisica” o l’harware di funzionare e comunicare. Infine, il terzo elemento è quello social, ovvero, le interazioni tra gli utenti (persone fisiche) connessi on line e, in alcuni casi, tra le macchine connesse tra di loro. Da ciò anche le principali peculiarità del cyberspace e, cioè, la velocità di trasmissione delle informazioni e l’abbattimento dei confini.
Tutte queste caratteristiche, da un lato, apportano grandi vantaggi, dall’altro potrebbero rappresentare una minaccia in relazione all’ambito delle politiche internazionali.
Precisamente, se la componente fisica del cyberspace ha la sua importanza, di conseguenza lo Stato o il territorio, più in generale, che investe in questa componente ha la sua importanza. Da qui è facile comprendere come alcune nazioni, piuttosto che altre, sono collegate tra esse, come i “nodi” di una rete.
Del cyberspazio si è già parlato nelle sedi ufficiali come, ad esempio, durante il Summit della NATO tenutosi a Varsavia nel 2016 ed è stato evidenziato come sullo scenario internazionale, sotto la spinta della rivoluzione informatica, sta radicalmente cambiando il concetto della sovranità statale che, da quella piramidale e centrista, si sta evolvendo verso il modello reticolare (come la rete web). In questa ottica, per non perdere le proprie prerogative, gli Stati nazionali devono necessariamente ripensare ai modelli di governo e a come rapportarsi con i nuovi attori sullo scenario internazionale. E’ necessario puntare sulla maggior conoscenza, sul merito e costruire adeguati modelli di politica interna ed internazionale. Qualcuno ha già parlato del modello virtuale di politica internazionale. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo laddove è lo Stato stesso a porre dei confini, attraverso l’emanazione di un quadro normativo di riferimento, la cui natura dinamica ed evolutiva sta già creando una nuova geografia del potere, capace di porre nuove opportunità e sfide alla politica internazionale, non necessariamente basata sul potere del più forte ed economicamente stabile, ma aprendo gli scenari alle nuove possibilità per la cooperazione e la solidarietà trasversale.
di MARYNA VAHABAVA
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Il cyberspazio e i suoi effetti sulla politica internazionale
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Il cyberspazio è diventato un elemento importante per le dinamiche politiche, sociali, finanziarie ed umane del XXI secolo. La natura antropica ed artificiale dello spazio cibernetico ha contribuito a cambiare e rimodellare le dinamiche delle interazioni umane, a superare i concetti classici quali la partecipazione politica, la comunicazione, i processi decisionali e le relazioni internazionali.
Il cyberspace è caratterizzato dalla copresenza sia di elementi naturali che virtuali, la cui combinazione ne delinea il carattere “ibrido” e, allo stesso tempo, pone difficoltà di una definizione univoca. 
Si può rappresentare il cyberspazio come una combinazione di tre elementi. Il primo è quello fisico, composto dalla rete ethernet, dai cavi, dai router e dispositivi di scambio dati e informazioni. Il secondo, è quello logico, rappresentato dai codici che permettono alla parte “fisica” o l’harware di funzionare e comunicare. Infine, il terzo elemento è quello social, ovvero, le interazioni tra gli utenti (persone fisiche) connessi on line e, in alcuni casi, tra le macchine connesse tra di loro. Da ciò anche le principali peculiarità del cyberspace e, cioè, la velocità di trasmissione delle informazioni e l’abbattimento dei confini.
Tutte queste caratteristiche, da un lato, apportano grandi vantaggi, dall’altro potrebbero rappresentare una minaccia in relazione all’ambito delle politiche internazionali. 
Precisamente, se la componente fisica del cyberspace ha la sua importanza, di conseguenza lo Stato o il territorio, più in generale, che investe in questa componente ha la sua importanza. Da qui è facile comprendere come alcune nazioni, piuttosto che altre, sono collegate tra esse, come i “nodi” di una rete. 
Del cyberspazio si è già parlato nelle sedi ufficiali come, ad esempio, durante il Summit della NATO tenutosi a Varsavia nel 2016 ed è stato evidenziato come sullo scenario internazionale, sotto la spinta della rivoluzione informatica, sta radicalmente cambiando il concetto della sovranità statale che, da quella piramidale e centrista, si sta evolvendo verso il modello reticolare (come la rete web). In questa ottica, per non perdere le proprie prerogative, gli Stati nazionali devono necessariamente ripensare ai modelli di governo e a come rapportarsi con i nuovi attori sullo scenario internazionale. E’ necessario puntare sulla maggior conoscenza, sul merito e costruire adeguati modelli di politica interna ed internazionale. Qualcuno ha già parlato del modello virtuale di politica internazionale. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo laddove è lo Stato stesso a porre dei confini, attraverso l’emanazione di un quadro normativo di riferimento, la cui natura dinamica ed evolutiva sta già creando una nuova geografia del potere, capace di porre nuove opportunità e sfide alla politica internazionale, non necessariamente basata sul potere del più forte ed economicamente stabile, ma aprendo gli scenari alle nuove possibilità per la cooperazione e la solidarietà trasversale.
di MARYNA VAHABAVA

pubblicato il 07.14.19

L'Italia che Merita

MERITOCRAZIA ITALIA IN MOVIMENTO
Tappa Abruzzo
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Chieti 12 luglio 2019. La direzione nazionale di Meritocrazia Italia si è riunita per discutere su temi centrali per l’associazione: merito, ambiente, equità sociale in vista del Congresso Nazionale che si terrà il 6-7 settembre nella splendida cornice di Ischia.
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pubblicato il 07.12.19

L'Italia che Merita

Oggi Meritocrazia Italia fa tappa in Abruzzo. Presso l’hotel Parco Paglia di Chieti si terrà la riunione della Direzione Nazionale della associazione che scommette sul rilancio della società passando attraverso il recupero valoriale, la formazione, la tutela ambientale e artistica del nostro territorio, l’equità sociale e il merito.
Perchè c’è un’Italia meravigliosa da vivere e raccontare.
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Oggi Meritocrazia Italia fa tappa in Abruzzo. Presso l’hotel Parco Paglia di Chieti si terrà la riunione della Direzione Nazionale della associazione che scommette sul rilancio della società passando attraverso il recupero valoriale, la formazione, la tutela ambientale e artistica del nostro territorio, l’equità sociale e il merito.
Perchè c’è un’Italia meravigliosa da vivere e raccontare.

pubblicato il 07.11.19

L'Italia che Merita

Crediamo in un Sistema Italia, in un Sistema Europa, in un Sistema Collettivo che sappia aiutare il bisognoso, incentivare il volenteroso, premiare il valoroso, isolare il furbo.
Tutto è possibile, nulla è impossibile.
www.meritocrazia.eu
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Crediamo in un Sistema Italia, in un Sistema Europa, in un Sistema Collettivo che sappia aiutare il bisognoso, incentivare il volenteroso, premiare il valoroso, isolare il furbo. 
Tutto è possibile, nulla è impossibile.
www.meritocrazia.eu

pubblicato il 07.10.19

L'Italia che Merita

L'Italia MERITA la valorizzazione delle bellezze naturali ed artistiche: Il mare del Litorale Domitio - Flegreo.
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Il fine settimana scorso, sul lungo litorale domitio flegreo che, si estende tra la provincia di Caserta e Napoli, osservavo le grandi e lunghe distese di spiaggia, tra le più belle, con Ischia e Procida sullo sfondo, ammirando il bellissimo tramonto che offre questa splendida zona. Tutto il litorale domitio flegreo è servito da un'area archeologica, resti di ville romane, l'antro della Sibilla, la Solfatara, tutti luoghi che meritano di essere visitati. Questa zona un tempo era definita "Campania Felix", infatti il noto avvocato Camillo Porzio scriveva : "Concordemente, da tutti gli scrittori, è stimata la più bella Regione del mondo, per il clima temperato, la grassezza dei terreni e per i luoghi piacevoli". Purtroppo il mare da oltre 30 anni non è balneabile, anche se ci vogliono far credere il contrario, "Chiare Fresche acque" è solo la meravigliosa poesia di Petrarca, insomma potremmo non andare in altri mari e godere del nostro, invece No! In queste acque si riversano gli scarichi delle abitazioni, gli scarti industriali e i depuratori non funzionano o funzionano ad intermittenza, ciò a danno della collettività dei bagnanti e dei gestori degli stabilimenti. Pochi giorni fa, è stata aperta una inchiesta per disastro ambientale dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, destinata a far emergere il mal funzionamento dei depuratori. A causa di questo non/mal funzionamento dei depuratori, i gestori degli stabilimenti hanno dovuto creare lidi bellissimi per attirare le persone ed inventarsi attrattive ma manca la bellissima sensazione di tuffarsi nelle acque del mare. Purtroppo la politica locale, Regionale, Nazionale è stata ed è miope! Da anni si parla di un progetto di rilancio e riqualificazione di tutta la zona Domitia-Flegrea ma, non si comprende per quale ragione tutto è fermo ai progetti. Sarebbero stati anche stanziati milioni di euro con il progetto "Masterplan" che consentirebbe a queste aree di dotarsi di uno strumento capace di innescare processi di riqualificazione territoriale, ambientale e paesaggistica. Il rilancio ed il risanamento di tutta la zona Domitia- flegrea, costituirebbe un rilancio della intera economia. Pertanto, propongo, per essere concreti e contribuire a cambiare le cose, di partire dalla quotidianità e da ciò che ci circonda, valorizzare le bellezze che la natura ci offre, porle al servizio della collettività.
di ANTONELLA PANICO
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LItalia MERITA la valorizzazione delle bellezze naturali ed artistiche: Il mare del Litorale Domitio - Flegreo.
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Il fine settimana scorso, sul lungo litorale domitio flegreo che, si estende tra la provincia di Caserta e Napoli, osservavo le grandi e lunghe distese di spiaggia, tra le più belle, con Ischia e Procida sullo sfondo, ammirando il bellissimo tramonto che offre questa splendida zona. Tutto il litorale domitio flegreo è servito da unarea archeologica, resti di ville romane, lantro della Sibilla, la Solfatara, tutti luoghi che meritano di essere visitati. Questa zona un tempo era definita Campania Felix, infatti il noto avvocato Camillo Porzio scriveva : Concordemente, da tutti gli scrittori, è stimata la più bella Regione del mondo, per il clima temperato, la grassezza dei terreni e per i luoghi piacevoli. Purtroppo il mare da oltre 30 anni non è balneabile, anche se ci vogliono far credere il contrario, Chiare Fresche acque è solo la meravigliosa poesia di Petrarca, insomma potremmo non andare in altri mari e godere del nostro, invece No! In queste acque si riversano gli scarichi delle abitazioni, gli scarti industriali e i depuratori non funzionano o funzionano ad intermittenza, ciò a danno della collettività dei bagnanti e dei gestori degli stabilimenti. Pochi giorni fa, è stata aperta una inchiesta per disastro ambientale dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, destinata a far emergere il mal funzionamento dei depuratori. A causa di questo non/mal funzionamento dei depuratori, i gestori degli stabilimenti hanno dovuto creare lidi bellissimi per attirare le persone ed inventarsi attrattive ma manca la bellissima sensazione di tuffarsi nelle acque del mare. Purtroppo la politica locale, Regionale, Nazionale è stata ed è miope! Da anni si parla di un progetto di rilancio e riqualificazione di tutta la zona Domitia-Flegrea ma, non si comprende per quale ragione tutto è fermo ai progetti. Sarebbero stati anche stanziati milioni di euro con il progetto Masterplan che consentirebbe a queste aree di dotarsi di uno strumento capace di innescare processi di riqualificazione territoriale, ambientale e paesaggistica. Il rilancio ed il risanamento di tutta la zona Domitia- flegrea, costituirebbe un rilancio della intera economia. Pertanto, propongo, per essere concreti e contribuire a cambiare le cose, di partire dalla quotidianità e da ciò che ci circonda, valorizzare le bellezze che la natura ci offre, porle al servizio della collettività.
di ANTONELLA PANICO

pubblicato il 07.08.19

L'Italia che Merita

Da comune cittadino credo in una Italia dal valore patrimoniale ineguagliabile.
Il nostro Paese non sarà mai un esempio della produzione industriale o un esempio di produzione energetica importante.
Il PIL sarà sempre in bilico.
Ma al di là di quest’aspetto la Nostra Nazione sarà sempre amata da tutti per un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che nessun altro paese al mondo avrà mai.
Secondo noi gli investitori danno e daranno sempre fiducia allo Stivale per questo aspetto.
E ciò dimostra che lo spread va gestito e meglio determinato entrando nei meccanismi di valutazione dello stesso, attraverso un’accurata politica internazionale, anche perché, il patrimonio artistico culturale aumenta di valore con il passare del tempo (a differenza di ogni altro valore di micro e macro economia).
Queste caratteristiche, storico-paesaggistiche, le dobbiamo tutelare rivendicandone l’importanza strategica nel concetto di PIL.
Ecco quale sarà un’altra missione di Meritocratica Italia 🇮🇹
Il Presidente Nazionale
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Da comune cittadino credo in una Italia dal valore patrimoniale ineguagliabile.
Il nostro Paese non sarà mai un esempio della produzione industriale o un esempio di produzione energetica importante.
Il PIL sarà sempre in bilico.
Ma al di là di quest’aspetto la Nostra Nazione sarà sempre amata da tutti per un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che nessun altro paese al mondo avrà mai.
Secondo noi gli investitori danno e daranno sempre fiducia allo Stivale per questo aspetto.
E ciò dimostra che lo spread va gestito e meglio determinato entrando nei meccanismi di valutazione dello stesso, attraverso un’accurata politica internazionale, anche perché, il patrimonio artistico culturale aumenta di valore con il passare del tempo (a differenza di ogni altro valore di micro e macro economia).
Queste caratteristiche, storico-paesaggistiche, le dobbiamo tutelare rivendicandone l’importanza strategica nel concetto di PIL.
Ecco quale sarà  un’altra missione di Meritocratica Italia 🇮🇹
Il Presidente Nazionale

pubblicato il 07.08.19

L'Italia che Merita

Meritocrazia Italia - direzione Francavilla ... Continua a leggereCompatta testo

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Un percorso importante!

pubblicato il 07.06.19

L'Italia che Merita

Consigliere regionale Abruzzo - Meritocrazia ItaliaI video del sito www.notiziedabruzzo.it ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 07.05.19

L'Italia che Merita

Identità nazionale e coscienza italiana
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«L’identità di un popolo si forma da una memoria comune, che deve essere critica per poter guardare lucidamente al passato» [E. Raimondi, Letteratura e identità nazionale, Milano, 1998].
Hanna Arendt, con uno scritto che efficacemente chiama «Il futuro alle spalle» [Bologna, 2011], convince che il passato ha autorità se fissato come tradizione (unica, autentica possibilità di confronto) e che rottura della tradizione e perdità di autorità sono fenomeni strettamente collegati.
È la memoria, studio costante, che consente di riflettere sul presente per costruire il futuro.
Guardare e riguardare al passato è un po’ come leggere e rileggere più volte lo stesso libro. Non ci si ritrovano mai le stesse cose. Ogni lettura apre a nuove prospettive, perché, tra una lettura e l’altra, il lettore sperimenta fatti nuovi, legge altri libri, cresce un po’ e impara a cogliere sfumature prima invisibili.
Guardando e riguardando al nostro, di passato, ci troviamo e ci ritroviamo Leopardi, Manzoni, Dante, Petrarca, Ungaretti, Saba e Gadda. Ci troviamo Michelangelo, Raffaello e Bernini. Ci troviamo il genio di Leonardo, Galilei, Marconi, Meucci e Fermi. Ci troviamo la sete di scoperta di Colombo e di Vespucci, di Marco Polo e Matteo Ricci. Ci troviamo la musica di Verdi. Ci troviamo la tradizione cristiana. Ci troviamo bellezza, stile e gusto di vivere.
Ci troviamo anche un italiano disposto ai compromessi, pronto a vendere i propri ideali per tornaconto personale. Un italiano approssimativo, che si basta arrangiandosi. Ci troviamo corruzione, servilismo, malaffare.
L’identità nazionale ha le radici in un processo di crescita e di identificazione culturale che produce civiltà complesse. Ma dal dialogo costante con il passato, ciò che resta è quella manciata di valori fondamentali, spesso bistrattati, ignorati o strumentalmente invocati, che a qualcuno piace chiamare lo «zoccolo duro» della personalità di un popolo [P. Perlingieri, Il diritto civile nella legalità costituzionale secondo il sistema italo-comunitario delle fonti, Napoli, 2006]. È proprio quello «zoccolo duro» che va custodito gelosamente e protetto da forzose omologazioni. Non nel senso di chiudere al dialogo e allo scambio con le esperienze straniere, ma nel senso di ritrovare l’orgoglio delle proprie peculiarità, contro avvilenti e modaiole esterofilie.
I termini «Nazione» e «Patria» sono stati imbrattati dalle derive nazionaliste e fasciste, che hanno dato connotazione negativa al sentimento nobile dell’amor patrio. Hanno alimentato le negazioni identitarie che, per autoconservazione, portano a rifugiarsi e confondersi in macroidentità sovranazionali (l’Occidente, l’Europa,…), quando non a una provincialistica americanizzazione delle abitudini e della lingua.
Giuseppe Mazzini, nel 1835, invocava una Nazione che fosse «associazione di tutti gli uomini che, per lingua, per condizioni geografiche e per la parte assegnata loro nella storia, formano un sol gruppo, riconoscono uno stesso principio e s’avviano, sotto la scorta di un diritto comune, al conseguimento di un medesimo fine».
La Nazione è ancora questo. La Nazione è «Nazione dei cittadini», di persone che collaborano per costruire, insieme. La Nazione è personalismo e solidarismo.
L’identità, in frantumi, va ricostruita. Lo si può fare soltanto partendo dal basso, dal particolare, perché la grandezza di un Paese è data dalle singole eccellenze. È data dal talento dell’artista, dall’intraprendenza dell’imprenditore, dalla dedizione dello studioso. Le identità locali e regionali sono tasselli di un puzzle più grande, e meraviglioso.
È questo che, tutto insieme, dà personalità a una Nazione.
«Una d’arme, di lingue, d’altare, di memorie, di sangue e di cor». Manzoni, in «Marzo 1821», così inneggiava all’Italia da costruire. Risvegliamo la nostra coscienza italiana, ché abbiamo la stessa missione.
C’è un’Italia bellissima da restaurare.
di A.F.
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Identità nazionale e coscienza italiana
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«L’identità di un popolo si forma da una memoria comune, che deve essere critica per poter guardare lucidamente al passato» [E. Raimondi, Letteratura e identità nazionale, Milano, 1998].
Hanna Arendt, con uno scritto che efficacemente chiama «Il futuro alle spalle» [Bologna, 2011], convince che il passato ha autorità se fissato come tradizione (unica, autentica possibilità di confronto) e che rottura della tradizione e perdità di autorità sono fenomeni strettamente collegati.
È la memoria, studio costante, che consente di riflettere sul presente per costruire il futuro.
Guardare e riguardare al passato è un po’ come leggere e rileggere più volte lo stesso libro. Non ci si ritrovano mai le stesse cose. Ogni lettura apre a nuove prospettive, perché, tra una lettura e l’altra, il lettore sperimenta fatti nuovi, legge altri libri, cresce un po’ e impara a cogliere sfumature prima invisibili.
Guardando e riguardando al nostro, di passato, ci troviamo e ci ritroviamo Leopardi, Manzoni, Dante, Petrarca, Ungaretti, Saba e Gadda. Ci troviamo Michelangelo, Raffaello e Bernini. Ci troviamo il genio di Leonardo, Galilei, Marconi, Meucci e Fermi. Ci troviamo la sete di scoperta di Colombo e di Vespucci, di Marco Polo e Matteo Ricci. Ci troviamo la musica di Verdi. Ci troviamo la tradizione cristiana. Ci troviamo bellezza, stile e gusto di vivere.
Ci troviamo anche un italiano disposto ai compromessi, pronto a vendere i propri ideali per tornaconto personale. Un italiano approssimativo, che si basta arrangiandosi. Ci troviamo corruzione, servilismo, malaffare.
L’identità nazionale ha le radici in un processo di crescita e di identificazione culturale che produce civiltà complesse. Ma dal dialogo costante con il passato, ciò che resta è quella manciata di valori fondamentali, spesso bistrattati, ignorati o strumentalmente invocati, che a qualcuno piace chiamare lo «zoccolo duro» della personalità di un popolo [P. Perlingieri, Il diritto civile nella legalità costituzionale secondo il sistema italo-comunitario delle fonti, Napoli, 2006]. È proprio quello «zoccolo duro» che va custodito gelosamente e protetto da forzose omologazioni. Non nel senso di chiudere al dialogo e allo scambio con le esperienze straniere, ma nel senso di ritrovare l’orgoglio delle proprie peculiarità, contro avvilenti e modaiole esterofilie.
I termini «Nazione» e «Patria» sono stati imbrattati dalle derive nazionaliste e fasciste, che hanno dato connotazione negativa al sentimento nobile dell’amor patrio. Hanno alimentato le negazioni identitarie che, per autoconservazione, portano a rifugiarsi e confondersi in macroidentità sovranazionali (l’Occidente, l’Europa,…), quando non a una provincialistica americanizzazione delle abitudini e della lingua.
Giuseppe Mazzini, nel 1835, invocava una Nazione che fosse «associazione di tutti gli uomini che, per lingua, per condizioni geografiche e per la parte assegnata loro nella storia, formano un sol gruppo, riconoscono uno stesso principio e s’avviano, sotto la scorta di un diritto comune, al conseguimento di un medesimo fine».
La Nazione è ancora questo. La Nazione è «Nazione dei cittadini», di persone che collaborano per costruire, insieme. La Nazione è personalismo e solidarismo.
L’identità, in frantumi, va ricostruita. Lo si può fare soltanto partendo dal basso, dal particolare, perché la grandezza di un Paese è data dalle singole eccellenze. È data dal talento dell’artista, dall’intraprendenza dell’imprenditore, dalla dedizione dello studioso. Le identità locali e regionali sono tasselli di un puzzle più grande, e meraviglioso.
È questo che, tutto insieme, dà personalità a una Nazione.
«Una d’arme, di lingue, d’altare, di memorie, di sangue e di cor». Manzoni, in «Marzo 1821», così inneggiava all’Italia da costruire. Risvegliamo la nostra coscienza italiana, ché abbiamo la stessa missione. 
C’è un’Italia bellissima da restaurare.
di A.F.

pubblicato il 07.04.19

L'Italia che Merita

Ue: nessuna procedura d’infrazione contro l’Italia;
Meritocrazia Italia - Pres. Walter Mauriello
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pubblicato il 07.04.19

L'Italia che Merita

IRPEF INGIUSTA
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Su 60,48 milioni di contribuenti dichiaranti, quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati 41.211.336, ma quelli che versano almeno un euro di Irpef sono 30.672.866. Deduciamo che il 49,29% degli italiani non ha reddito e quindi non paga nulla di Irpef. I contribuenti delle prime due fasce sono il 45,19% del totale e pagano solo il 2,62% di tutta l’iperf. Tra i 15.000 e 20.000 € di reddito lordo annuo dichiarato, troviamo 5,8 milioni di contribuenti. Questi pagano una imposta media annua di 1979 € di irpef, che potranno sembrare tanti, ma una gran parte di italiani sono già “a carico“ degli altri concittadini.
Una certezza l’abbiamo: quasi metà della popolazione italiana non dovrebbe lamentarsi per le imposte, visto che non le paga proprio! A questi possiamo poi aggiungere quel 14% che copre imposte insufficienti, per pagarsi ad esempio la sola sanità.
Considerato che è arduo pensare che quasi 36 milioni di abitanti vivono con redditi inferiori a 20.000 € lordi l’anno, si dovrebbe immaginare una politica fiscale che incentivi l’emersione attraverso il contrasto di interessi tra chi compra la prestazione e chi la fornisce. Si potrebbe pensare di consentire, per un triennio, di dedurre ogni anno almeno il 50% di tutte le spese sostenute dalle famiglie, Iva compresa, per i lavori di casa, i meccanici, assistenti familiari, eccetera. Tale contrasto di interesse potrebbe garantire, a differenza delle tassazioni che non contemplano la possibilità di deduzioni e detrazioni e che incentivano a non esigere scontrini e fatture, un aumento del gettito, favorendo così anche la famiglia che beneficerà di una deduzione forte.
Di contro la gran massa di evasori dovrà pagare tasse con grave sollievo di artigiani lavoratori autonomi onesti e che pagano le imposte.
Di GIULIANA ALBARELLA
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IRPEF INGIUSTA
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Su 60,48 milioni di contribuenti dichiaranti, quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati 41.211.336, ma quelli che versano almeno un euro di Irpef sono 30.672.866. Deduciamo che il 49,29% degli italiani non ha reddito e quindi non paga nulla di Irpef. I contribuenti delle prime due fasce sono il 45,19% del totale e pagano solo il 2,62% di tutta l’iperf. Tra i 15.000 e 20.000 € di reddito lordo annuo dichiarato, troviamo 5,8 milioni di contribuenti. Questi pagano una imposta media annua di 1979 € di irpef, che potranno sembrare tanti, ma  una gran parte di italiani sono già “a carico“ degli altri concittadini. 
Una certezza l’abbiamo: quasi metà della popolazione italiana non dovrebbe lamentarsi per le imposte, visto che non le paga proprio! A questi possiamo poi aggiungere quel 14% che copre imposte insufficienti,  per pagarsi ad esempio la sola sanità.
Considerato che è arduo pensare che quasi 36 milioni di abitanti vivono con redditi inferiori a 20.000 € lordi l’anno, si dovrebbe immaginare una politica fiscale che incentivi l’emersione attraverso il contrasto di interessi tra chi compra la prestazione e chi la fornisce.  Si potrebbe pensare di consentire, per un triennio, di dedurre ogni anno almeno il 50% di tutte le spese sostenute dalle famiglie, Iva compresa, per i lavori di casa, i meccanici, assistenti familiari, eccetera. Tale contrasto di interesse potrebbe garantire, a differenza delle tassazioni che non contemplano la possibilità di deduzioni e detrazioni e che incentivano a non esigere scontrini e fatture, un aumento del gettito, favorendo così anche la famiglia che beneficerà di una deduzione forte. 
Di contro la gran massa di evasori dovrà pagare tasse con grave sollievo di artigiani lavoratori autonomi onesti e che pagano le imposte.
Di GIULIANA ALBARELLA

pubblicato il 07.03.19

L'Italia che Merita

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pubblicato il 07.03.19

L'Italia che Merita

IL VALORE DEI CENTRI DI RIUSO
———————————————-
Il centro di riuso è un luogo in cui si svolgono attività di ripristino e rimessa sul mercato di varie tipologie di beni: (giocattoli, biciclette, elementi di arredo, materiale elettrico ecc) altrimenti destinati in discarica.
E’ un sistema che sottrae allo smaltimento dal 2 al 4% dell’ammontare dei rifiuti solidi urbani, che crea posti di lavoro con possibilità di crescita e riscatto alle categorie più disagiate.
Ció che serve: sostegno economico, incentivazione fiscale e messa a sistema delle risorse già esistenti, questo sarebbe un modo certo per dare voce ad una realtà che ha in se’ grandi potenzialità di impatto ambientale, sociale ed anche economico.
Di MICAELA DE CICCO
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IL VALORE DEI CENTRI DI RIUSO
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Il centro di riuso è un luogo in cui si svolgono attività di ripristino e rimessa sul mercato di varie tipologie di beni: (giocattoli, biciclette, elementi di arredo, materiale elettrico ecc) altrimenti destinati in discarica.
E’ un sistema che sottrae allo smaltimento dal 2 al 4% dell’ammontare dei rifiuti solidi urbani, che crea posti di lavoro con possibilità di crescita e riscatto alle categorie più disagiate.
Ció che serve: sostegno economico, incentivazione fiscale e messa a sistema delle risorse già esistenti, questo sarebbe un modo certo per dare voce ad una realtà che ha in se’ grandi potenzialità di impatto ambientale, sociale ed anche economico.
Di MICAELA DE CICCO

pubblicato il 07.02.19

L'Italia che Merita

L’Italia Merita la possibilità di presentarsi coesa sui tavoli del business internazionale, forte di un valore che non teme il ribasso, perché foriera di una notorietà generale che si compone di milioni di specialità. Questa deve essere la nostra forza, perché garantire e tutelare la nostra unicità elimina contestualmente la concorrenza esterna rafforzando la coesione interna.
L’Italia Merita di veder gratificato il percorso di chi vuole preservare Antichi Saperi, che sappia superare al rialzo, al giorno d’oggi tanto intento a inventarsi nuove mansioni ogni giorno, l’idea dell’operaio o dell’artigiano generico.
La magia dell’Italia è che qui tutto è, o potrebbe essere, Speciale.
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L’Italia Merita la possibilità di presentarsi coesa sui tavoli del business internazionale, forte di un valore che non teme il ribasso, perché foriera di una notorietà generale che si compone di milioni di specialità. Questa deve essere la nostra forza, perché garantire e tutelare la nostra unicità elimina contestualmente la concorrenza esterna rafforzando la coesione interna.
L’Italia Merita di veder gratificato il percorso di chi vuole preservare Antichi Saperi, che sappia superare al rialzo, al giorno d’oggi tanto intento a inventarsi nuove mansioni ogni giorno, l’idea dell’operaio o dell’artigiano generico. 
La magia dell’Italia è che qui tutto è, o potrebbe essere, Speciale.

pubblicato il 07.02.19

L'Italia che Merita

12 luglio - Direzione Nazionale Meritocrazia Italia ... Continua a leggereCompatta testo

12 luglio - Direzione Nazionale Meritocrazia Italia

pubblicato il 07.01.19

L'Italia che Merita

“Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni.” (E. Roosevelt) ... Continua a leggereCompatta testo

“Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni.” (E. Roosevelt)

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Ancora Massoni sionisti ? Ma Basta !

pubblicato il 06.30.19

L'Italia che Merita

Si parla di Meritocrazia Italia ... Continua a leggereCompatta testo

pubblicato il 06.29.19

L'Italia che Merita

- In MERITO all’Ambiente -

ECONOMIA CIRCOLARE: UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS
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L’Italia acquista dall’estero e a caro prezzo le materie prime come anche l’energia per lavorarle e per smaltirle; e sempre all’estero torna a ricomprarle rigenerate con l’utilizzo di tecnologie italiane. Passare dall’attuale modello di economia lineare a quello circolare richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato per salvaguardare la competitività dei settori industriali e il patrimonio delle risorse naturali.
Un modello di economia circolare coinvolge le abitudini dei consumatori, si pone come regolatore dei processi produttivi e manifatturieri delle grandi imprese, è in grado di creare nuovi posti di lavoro e al tempo stesso di ridurre notevolmente la domanda di materie prime vergini.
Gli operatori dovranno concepire i propri prodotti con la consapevolezza che questi, una volta utilizzati, saranno destinati ad essere riparati e riutilizzati.
Per l’intero articolo www.meritocrazia.eu
Di ANTONIO DE TATA e MICAELA DE CICCO
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- In MERITO all’Ambiente -

ECONOMIA CIRCOLARE: UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS 
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 L’Italia acquista dall’estero e a caro prezzo le materie prime come anche l’energia per lavorarle e per smaltirle; e sempre all’estero torna a ricomprarle rigenerate con l’utilizzo di tecnologie italiane. Passare dall’attuale modello di economia lineare a quello circolare richiede un ripensamento delle strategie e dei modelli di mercato per salvaguardare la competitività dei settori industriali e il patrimonio delle risorse naturali.
Un modello di economia circolare coinvolge le abitudini dei consumatori, si pone come regolatore dei processi produttivi e manifatturieri delle grandi imprese, è in grado di creare nuovi posti di lavoro e al tempo stesso di ridurre notevolmente la domanda di materie prime vergini. 
Gli operatori dovranno concepire i propri prodotti con la consapevolezza che questi, una volta utilizzati, saranno destinati ad essere riparati e riutilizzati. 
Per l’intero articolo www.meritocrazia.eu 
Di ANTONIO DE TATA e MICAELA DE CICCO

pubblicato il 06.28.19

L'Italia che Merita

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pubblicato il 06.28.19

L'Italia che Merita

Cosa vuol dire Impegno ed Equità Sociale?
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La sfida che Meritocrazia Italia intende raccogliere è quella di canalizzare la competenza e l'impegno al servizio della collettività e della cosa pubblica, per creare una società egualitaria, meritevole ed aperta, che consideri le persone in base alle loro qualità, che rimuova gli ostacoli economici e sociali, che premi il Merito e non i privilegi, che abbandoni le logiche clientelari e classiste per dare spazio alla piena estrinsecazione dell’individuo nel contesto sociale di riferimento. www.meritocrazia.eu
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Cosa vuol dire Impegno ed Equità Sociale?
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La sfida che Meritocrazia Italia intende raccogliere è quella di canalizzare la competenza e limpegno al servizio della collettività e della cosa pubblica, per creare una società egualitaria, meritevole ed aperta, che consideri le persone in base alle loro qualità, che rimuova gli ostacoli economici e sociali, che premi il Merito e non i privilegi, che abbandoni le logiche clientelari e classiste per dare spazio alla piena estrinsecazione dell’individuo nel contesto sociale di riferimento. www.meritocrazia.eu

pubblicato il 06.27.19

L'Italia che Merita

Qual è l’obiettivo di Meritocrazia?
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Dare un palco a quel che definiamo l’Italia che Merita, fornendo tutti gli strumenti necessari, dietro e davanti le quinte, per dare il giusto rilievo ai Meritevoli, attori dell’Italia contemporanea; e per far ricordare alle nuove e future generazioni quanto valga la pena applicarsi anche una vita intera, pur di salire meritevolmente su quel palco.
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Qual è l’obiettivo di Meritocrazia?
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Dare un palco a quel che definiamo l’Italia che Merita, fornendo tutti gli strumenti necessari, dietro e davanti le quinte, per dare il giusto rilievo ai Meritevoli, attori dell’Italia contemporanea; e per far ricordare alle nuove e future generazioni quanto valga la pena applicarsi anche una vita intera, pur di salire meritevolmente su quel palco.

pubblicato il 06.26.19

L'Italia che Merita

Meritocrazia oggi ha parlato in Parlamento; ... Continua a leggereCompatta testo

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Mi sono ritrovato in questa pagina. Nobilissimo il vostro obiettivo ma tenete presente che l'essere umano è un aminale egoista che mai potrà essere altruista e al servizio di un paese senza assecondare proprie ambizioni personale. Come asseriva un accademico napoletano l'economia è politica. Partendo da questo concetto mi darete ragione. Ma comunque mi auguro che vi sappiate imporre in futuro nelle elezioni nazionali ma bisogna selezionare gli uomini e Vitiello che ho ascoltato in un video sullavsua pagina Facebook durante la campagna elettorale delle politiche scorse non è sembrato affatto competente. Non basta avere giacca e cravatta e saper appiccicare tre parole in italiano dinanzi un pubblico di persone.

Bravo Presidente siamo con te, siamo con Meritocrazia perché l’Italia merita🤩💪🏻🚀😘

pubblicato il 06.26.19

L'Italia che Merita

Trani 21.6.2019 Made in Italy per l'Italia.
Parla il Presidente Nazionale Walter Mauriello.
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pubblicato il 06.26.19

L'Italia che Merita

youtu.be/Yp2QJBIZlCEyoutube.com ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 06.26.19

L'Italia che Merita

Cos’è Meritocrazia Italia ? Ce lo dice il Presidente nazionale Walter Mauriello;
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È un modo di pensare e vivere in società. È la forza di chi crede che l’Italia sia un valore da salvaguardare prima di tutto nella propria dignità. È la presa di coscienza della possibilità di cambiare le sorti del Paese ognuno con il proprio contributo: chi con le proprie idee, chi con i propri gesti, chi (soprattutto) con entrambi. È un progetto nel quale crediamo con convinzione e che richiede il coraggio di chi ha capacità importanti.
Meritocrazia Italia ambisce a combinare diverse competenze in tempo reale, per obiettivi concreti nell’interesse di quanti più possibile. Noi crediamo che a tutti gli Italiani dovrebbe essere garantita possibilità di comprendere la straordinarietà del proprio Paese.
Non è e non sarà mai lotta tra curriculum, ma collaborazione tra talenti diversi, valorizzazione di meriti, gestione di capacità e volontà diretti al comune obiettivo della Ri-Costruzione. www.meritocrazia.eu
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Cos’è Meritocrazia Italia ? Ce lo dice il Presidente nazionale Walter Mauriello;
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È un modo di pensare e vivere in società. È la forza di chi crede che l’Italia sia un valore da salvaguardare prima di tutto nella propria dignità. È la presa di coscienza della possibilità di cambiare le sorti del Paese ognuno con il proprio contributo: chi con le proprie idee, chi con i propri gesti, chi (soprattutto) con entrambi. È un progetto nel quale crediamo con convinzione e che richiede il coraggio di chi ha capacità importanti. 
Meritocrazia Italia ambisce a combinare diverse competenze in tempo reale, per obiettivi concreti nell’interesse di quanti più possibile. Noi crediamo che a tutti gli Italiani dovrebbe essere garantita possibilità di comprendere la straordinarietà del proprio Paese.
Non è e non sarà mai lotta tra curriculum, ma collaborazione tra talenti diversi, valorizzazione di meriti, gestione di capacità e volontà diretti al comune obiettivo della Ri-Costruzione. www.meritocrazia.eu

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Orgogliosa di esserci. Grazie Meritocrazia 😍🇮🇹🚀

👍👍👍

💪🔝🔝

Meritocrazia

Tecnicamente illuminante Socialmente giusto Politicamente socialista Ideologia antineoliberista FUNZIONE DELLA MONETA FUNZIONE DELLE TASSE In un sistema economico naturale la Moneta deve essere di proprietà dei cittadini, la deve creare il Tesoro, per conto dei cittadini, sulla base della ricchezza prodotta dal popolo, beni e servizi, accreditata attraverso la spesa pubblica e gestita da una Banca Centrale Pubblica e una rete di Banche Pubbliche sul territroio. Una volta che la Moneta ha raggiunto la quantità necessaria, cioè in equilibrio con la ricchezza reale prodotta, con la quantità degli scambi di beni e servizi, sarà necessario rimanere a quella quantità. Se ne può erogare un po di più, per favorire o coprire una crescita di ricchezza, se ne può creare un po di meno per rafforzare il valore monetario ed abbassare i prezzi. Ora, siccome la Spesa Pubblica è continua, per evitare l'accumolo, l'eccesso di denaro che porterebbe all'inflazione, aumento prezzi, o alla svalutazione, perdita del valore monetario, sarà necessario ritirare un certo quantitàtivo di moneta dalla circolazione, che raggiunto l'equilibrio economico tra produzione di ricchezza e quantità monetaria equivale più o meno alla spesa pubblica dello Stato necessaria. Questa raccolta di Moneta in eccesso, normalmente si fa con la tassazione, ma la tassazione non risponde alla naturale funzione del denaro, e cioè cessione per scambio. Ogni cessione di denaro senza che ci sia uno scambio (tasse) è una truffa. La tassazione poi, senza scambio, a fronte di nulla, può facilitare il sequestro di gran parte del denaro dei cittadini, fino 3/4 volte il necessario, in maniera abusiva, truffaldina da parte dello Stato, della politica, senza che i cittadini se ne rendano conto. Come le nostre tasse attuali ad esempio, che sono complessivamente l'88%, 550 MLD di eu l'anno chiesti in eccesso, a fronte di nulla, e questo provoca impoverimento, crollo dell'economia, crollo dei salari, dei consumi, alta disoccupazione, desertificazione industriale, recessione, aumento del debito pubblico, declassazione economica. La nostra spesa Pubblica, oggi di 870 MLD di Eu, contiene 388 MLD di tasse, che anche lo stato paga sulle fatture dei fornitori, indirette ed iva, e sui salari pubblici, irpef ed iva, la nostra spesa netta, esentasse ammonta a 482 MLD di eu circa. Ora, con i servizi pubblici, le società strategiche, le Banche, le Assicurazioni, il 3° Settore, le aziende monopoliste ad alta automazione industriale, oggi tutte in mano a privati, che fanno utili per circa 250 MLD di eu l'anno, incassati da privati, faccendeiri, politici, mafie, che se fossero tutti gestiti dal Pubblico questo denaro entrerebbe a finire nelle casse dello Stato, che unito ai 300 MLD incamerati dal gettito del contributo Inps ad occupazione piena, ammonetrebbero a 550 MLD, che è oltre la nostra spesa pubblica corrente al netto della tassazione. In pratica si pagherebbero tutti i servizi allo Stato, e il 20% di contributo per la Pensione all'inps calcolato sul reddito lordo, elimnando l'Irpef, le tasse indirette sui consumi e l'iva, che non avrebbero più ragione di esistere. Passeremmo da una tassazione al 88% a poco più del 20%, una sostanziale differenza. Con questa tassazione a "scambio", oltre ad evitare che lo Stato, la Politica aprofitti della tassazione per chiedere 3/4 volte i soldi necessari ai cittadini, e vivere da parassiti di rendita sulle nostre spalle, si pagherebbero i servizi da 5 a 3 volte meno, non più la bolletta luce 4 volte, non più l'autostrada 6 volte, non più il bollo, canone, il tiket, la tassa sulla casa, solo i rifiuti, che corrispondono ad un servizio. I salari detassati sarebbero quasi doppi, le merci detassate dalle tasse sui consumi e l'iva costrebbero la metà, il potere d'acquisto dei cittadini moltiplicato per 5 volte quello attuale, come l'economia, che per via delle tasse al 88%, tale potere d'acquisto e limitato al 12%, mentre verrebbe riportato al 80% del reddito lordo. Non credete alle scemenze che vi raccontano sulle tasse : 1) Che le tasse servono ad imporre la moneta Se la moneta è di vostra proprietà, esentasse, nessuno ha bisogno di imporvela, è quando è privata come l'Euro che ve la impongono senza chiedere se la volete o meno. 2) Che le tasse servono a ridistribuire la ricchezza Le tasse tolgono sempre ricchezza a tutti quelli che lavorano, che il denaro lo producono e non ridistribuiscono un bel nulla, perche le tasse di imprese, imprenditori, le paghi tu quando compri i prodotti di quelle imprese, che se gli aumenti le tasse, loro aumenteranno i prezzi al consumo e abbasseranno il tuo salario, quindi le tasse portano via ricchezza soprattutto ai poveri, mentre arricchiscono i parassiti, politici, faccendeiri, banche, multinazionali, la finanza che di tasse non ne pagano un solo centesimo non producendo nulla. 3) Che le tasse servono ad incentivare alcuni consumi scorretti, magari di prodotti inquinanti Se tu paghi più tasse puoi inquinare ? E no, certi comportamenti vanno regolamentati dalle leggi, altrimenti chi paga, chi è ricco può fare ciò che vuole, mentre il povero subisce e deve rispettare le regole. 4) Che le tasse servono ad evitare gli oligopoli e che grandi gruppi si arricchiscano Abbiamo visto che le tasse distruggono le economie, soprattutto quelle più piccole, più povere, che schiacciate dalle tasse chiudono e sono costrette a lasciare i propri mercati a quelle più grandi, banche, multinazionali, finanza, è l'esatto contrario la tassazione serve a spostare direttamente e indirettamente il denaro dal 99% delle PMI al 1% delle grandi imprese, ed a spostare denaro dal 99% dei poveri al 1% dei più ricchi 5) Che le tasse servono a frenare l'economia, ritirare denaro dalla circolazione per evitare inflazione e svalutazione monetaria Abbiamo visto che con gli utili delle attività di Stato, principalmente i servizi, cioè tassazione a "scambio", e il gettito del contributo inps sui redditi del 20%, tutte le altre tasse non servono, perche lo Stato si garantisce in questo modo tutto il denaro necessario, senza pesare sui cittadini protandogli via quasi tutto il denaro, quasi tutta la ricchezza prodotta. Moneta Pubblica Marco Cristofoli

pubblicato il 06.25.19

L'Italia che Merita

Riuso di Immobili Pubblici
———————————————————-
In Italia una quota significativa di immobili, impianti, attrezzature, infrastrutture è oggi abbandonata, dismessa o largamente sottoutilizzata, questo perche’ sono mutate le esigenze in capo alla collettivita’ e il mondo immobiliare non e’ riuscito per sua stessa natura ad evolvere proporzionalmente alla velocita’ dei mutamenti socio economici. Gli attori di questo cambiamento, o meglio trasformazione, dovrebbero essere i soggetti pubblici, proprietari degli immobili e soprattutto fondazioni capaci di generare un forte e positivo impatto per la collettività.
Assume carattere primario tutto il processo di policy making, e cioe’ quel processo complesso che coinvolge molti soggetti con competenze, ruoli, interessi e risorse disponibili diverse. Il merito dei policy makers è la capacità di ottenere risultati senza ricorrere a innovazioni legislative, ma semplicemente attivando un migliore coordinamento delle risorse disponibili.
Emergono fenomeni nuovi: la nascita di un neo-manifatturiero urbano, il diffondersi di un artigianato digitale, il ritorno dell’agricoltura nelle cascine in città. Nuovi spazi ibridi, che ospitano professionisti, piccole imprese, startup, si diffondono nelle città e si qualificano come spazi di coworking. Scuole, centri civici, biblioteche tendono ad aprirsi ad una molteplicità di usi, per attività diverse da quelle istituzionali.
Si tratta di pratiche di riuso, riciclo e up-cycling o riuso creativo che investono ormai una parte non marginale del capitale fisso territoriale, generando, a volte, impatti non trascurabili in termini di valore sociale.
Sulla base di quali principi si possono immaginare percorsi efficaci e inclusivi di rigenerazione a fini sociali e culturali?
il primo è l’integrazione
il secondo principio è quello della prossimità: un progetto efficace di riattivazione richiede un esercizio di prossimità, che può essere garantito soltanto da una struttura radicata o che intenda radicarsi nel contesto.
il terzo principio è quello della co-creazione: la partecipazione alla costruzione di un progetto efficace di vari soggetti privati, i quali presentano delle istanze, evidenziano esigenze che la PA raccoglierà e trasformerà in dispositivi di policy; in effetti essi co-producono policy.
Il quarto principio è quello della publicness. Occorre tenere presente che il carattere pubblico delle pratiche di rigenerazione non è garantito dalla proprietà del bene e neppure dalla natura (pubblica o no profit) dei soggetti che le promuovono, ma soprattutto dagli impatti sociali positivi che sono in grado di generare.
Young Market Lab è un progetto di riutilizzo e recupero degli spazi del mercato comunale di Carbonara, perferia di Bari, rivolto ai giovani del territorio. Attraverso laboratori di consultazione, giovani dai 16 ai 35 anni sono stati invitati a definire le necessità della comunità locale, successivamente è stata indetta una Call to Solution al fine di rispondere a questi bisogni. Infine, cinque gruppi sono stati selezionati e, in seguito, sono stati coinvolti in workshop e attività di co-progettazione delle idee imprenditoriali; presto apriranno le loro sedi negli spazi del mercato, accanto ai banchi “tradizionali” rimasti attivi. Young Market Lab vuole essere un salotto urbano, aperto alla cittadinanza, per fornire risposte puntuali alle istanze del territorio.
Di LEONARDO ALLEGREZZA
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Riuso di Immobili Pubblici
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In Italia una quota significativa di immobili, impianti, attrezzature, infrastrutture  è oggi abbandonata, dismessa o largamente sottoutilizzata, questo perche’ sono mutate le esigenze in capo alla collettivita’ e il mondo immobiliare non e’ riuscito per sua stessa natura ad evolvere proporzionalmente alla velocita’ dei mutamenti socio economici. Gli attori di questo cambiamento, o meglio trasformazione, dovrebbero essere i soggetti pubblici, proprietari degli immobili e soprattutto fondazioni capaci di generare un forte e positivo impatto per la collettività.
Assume carattere primario tutto il processo di policy making, e cioe’ quel processo complesso che coinvolge molti soggetti con competenze, ruoli, interessi e risorse disponibili diverse.  Il merito dei policy makers è la capacità di ottenere risultati senza ricorrere a innovazioni legislative, ma semplicemente attivando un migliore coordinamento delle risorse disponibili.
Emergono fenomeni nuovi: la nascita di un neo-manifatturiero urbano, il diffondersi di un artigianato digitale, il ritorno dell’agricoltura nelle cascine in città. Nuovi spazi ibridi, che ospitano professionisti, piccole imprese, startup, si diffondono nelle città e si qualificano come spazi di coworking. Scuole, centri civici, biblioteche tendono ad aprirsi ad una molteplicità di usi, per attività diverse da quelle istituzionali.
Si tratta di pratiche di riuso, riciclo e up-cycling o riuso creativo che investono ormai una parte non marginale del capitale fisso territoriale, generando, a volte, impatti non trascurabili in termini di valore sociale.
Sulla base di quali principi si possono immaginare percorsi efficaci e inclusivi di rigenerazione a fini sociali e culturali?
il primo è l’integrazione
il secondo principio è quello della prossimità: un progetto efficace di riattivazione richiede un esercizio di prossimità, che può essere garantito soltanto da una struttura radicata o che intenda radicarsi nel contesto.
il terzo principio è quello della co-creazione: la partecipazione alla costruzione di un progetto efficace di vari soggetti privati, i quali presentano delle istanze, evidenziano esigenze che  la PA raccoglierà e trasformerà in dispositivi di policy; in effetti essi co-producono policy.
Il quarto principio è quello della publicness. Occorre tenere presente che il carattere pubblico delle pratiche di rigenerazione non è garantito dalla proprietà del bene e neppure dalla natura (pubblica o no profit) dei soggetti che le promuovono, ma soprattutto dagli impatti sociali positivi che sono in grado di generare.
Young Market Lab è un progetto di riutilizzo e recupero degli spazi del mercato comunale di Carbonara, perferia di Bari, rivolto ai giovani del territorio. Attraverso laboratori di consultazione, giovani dai 16 ai 35 anni sono stati invitati a definire le necessità della comunità locale, successivamente è stata indetta una Call to Solution al fine di rispondere a questi bisogni. Infine, cinque gruppi sono stati selezionati e, in seguito, sono stati coinvolti in workshop e attività di co-progettazione delle idee imprenditoriali; presto apriranno le loro sedi negli spazi del mercato, accanto ai banchi “tradizionali” rimasti attivi. Young Market Lab vuole essere un salotto urbano, aperto alla cittadinanza, per fornire risposte puntuali alle istanze del territorio.
Di LEONARDO ALLEGREZZA

pubblicato il 06.24.19

L'Italia che Merita

Il prestito tra privati (social lending)
————————————————
Quando le barriere all’ingresso del mercato del credito si fanno troppo alte, i risparmiatori decidono di far da sé. Di necessità virtù, aggirano l’ostacolo e avviano un processo di progressiva disintermediazione nei meccanismi di erogazione dei mutui.
Nel settore immobiliare, ci si è industriati nella tecnica negoziale del rent to buy.
Più interessanti sono le dinamiche del social lending. Banalizzando, i privati (prestatori e richiedenti) si incontrano in piazze virtuali; il credito deriva dalla raccolta di piccole somme messe a disposizione da gente comune a favore di sconosciuti aspiranti debitori in relazione al progetto che chiedono di finanziare. Una sorta di eBay del credito.
Lo strumento è utile per finanziare attività produttive, esigenze di consumo o programmi di attività di piccole e medie imprese.
La cooperazione tra privati che hanno un disagio comune si rivela utile a favorire l’inclusione sociale e finanziaria di persone che, per via di un profilo creditizio rischioso, sarebbero del tutto escluse dal mercato del credito. Il mezzo dà la misura di come un atteggiamento solidaristico e collaborativo possa contribuire al miglioramento della vita di tutti. Il social lending ha una vocazione etico-sociale, perché di solito i finanziatori, pur potendo farlo, non ricercano un vantaggio economico; dall’operazione ricavano soltanto la soddisfazione di far del bene, di aiutare qualcuno a realizzare i propri obiettivi conferendo piccoli importi (e, se del caso, rinunciando a ottenere degli interessi), comunque recuperabili allo scadere del prestito.
Pur lasciando da parte ogni valutazione su rischi di mercato, problemi di selezione avversa e limiti di regolazione, non è comunque certo quali possano essere gli sviluppi del social lending in Italia in un futuro prossimo. Il terreno è fertile, caratterizzato com’è da piccole e medie imprese in affanno nell’approvvigionamento del credito. Ma che il terreno sia fertile non basta. Serve anche essere pronti per la semina. E probabilmente non è ancora il tempo, perché non è certo che l’attuale livello di sviluppo tecnologico sia quello adeguato, né che lo sia il livello di educazione finanziaria diffusa.
Quel che sembra più sicuro, a uno studio del dato domestico, è che il social lending non sia destinato ad avere, sul modello tradizionale di banking, lo stesso impatto che hanno avuto Uber e AirBnB rispettivamente sul sistema dei trasporti e di hotel business. Non sembra ancora di poter scorgere all’orizzonte alcuno sconvolgimento radicale nel mercato del credito. È comunque verosimile che l’attuale sistema di prestito tra pari funga da stimolo per le banche e che queste vengano indotte a rivedere i propri modelli di business, per consentire l’accesso al credito anche a famiglie, associazioni non lucrative e piccole e medie imprese.
di A.F.
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Il prestito tra privati (social lending)
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Quando le barriere all’ingresso del mercato del credito si fanno troppo alte, i risparmiatori decidono di far da sé. Di necessità virtù, aggirano l’ostacolo e avviano un processo di progressiva disintermediazione nei meccanismi di erogazione dei mutui.
Nel settore immobiliare, ci si è industriati nella tecnica negoziale del rent to buy.
Più interessanti sono le dinamiche del social lending. Banalizzando, i privati (prestatori e richiedenti) si incontrano in piazze virtuali; il credito deriva dalla raccolta di piccole somme messe a disposizione da gente comune a favore di sconosciuti aspiranti debitori in relazione al progetto che chiedono di finanziare. Una sorta di eBay del credito.
Lo strumento è utile per finanziare attività produttive, esigenze di consumo o programmi di attività di piccole e medie imprese.
La cooperazione tra privati che hanno un disagio comune si rivela utile a favorire l’inclusione sociale e finanziaria di persone che, per via di un profilo creditizio rischioso, sarebbero del tutto escluse dal mercato del credito. Il mezzo dà la misura di come un atteggiamento solidaristico e collaborativo possa contribuire al miglioramento della vita di tutti. Il social lending ha una vocazione etico-sociale, perché di solito i finanziatori, pur potendo farlo, non ricercano un vantaggio economico; dall’operazione ricavano soltanto la soddisfazione di far del bene, di aiutare qualcuno a realizzare i propri obiettivi conferendo piccoli importi (e, se del caso, rinunciando a ottenere degli interessi), comunque recuperabili allo scadere del prestito.
Pur lasciando da parte ogni valutazione su rischi di mercato, problemi di selezione avversa e limiti di regolazione, non è comunque certo quali possano essere gli sviluppi del social lending in Italia in un futuro prossimo. Il terreno è fertile, caratterizzato com’è da piccole e medie imprese in affanno nell’approvvigionamento del credito. Ma che il terreno sia fertile non basta. Serve anche essere pronti per la semina. E probabilmente non è ancora il tempo, perché non è certo che l’attuale livello di sviluppo tecnologico sia quello adeguato, né che lo sia il livello di educazione finanziaria diffusa.
Quel che sembra più sicuro, a uno studio del dato domestico, è che il social lending non sia destinato ad avere, sul modello tradizionale di banking, lo stesso impatto che hanno avuto Uber e AirBnB rispettivamente sul sistema dei trasporti e di hotel business. Non sembra ancora di poter scorgere all’orizzonte alcuno sconvolgimento radicale nel mercato del credito. È comunque verosimile che l’attuale sistema di prestito tra pari funga da stimolo per le banche e che queste vengano indotte a rivedere i propri modelli di business, per consentire l’accesso al credito anche a famiglie, associazioni non lucrative e piccole e medie imprese.
di A.F.

pubblicato il 06.23.19

L'Italia che Merita

m.youtube.com/watch?v=si8fgWOvH1s&feature=youtu.beL'associazione Meritocrazia Italia ha riunito i suoi associati a Palazzo Beltrani TRM h24 - Su Sky al canale 519; Digitale Terrestre: Puglia e Basilicata can... ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 06.23.19

L'Italia che Merita

È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade... (L’attimo fuggente) www.meritocrazia.eu ... Continua a leggereCompatta testo

È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade... (L’attimo fuggente) www.meritocrazia.eu

pubblicato il 06.23.19

L'Italia che Merita

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pubblicato il 06.23.19

L'Italia che Merita

C’è un’Italia meravigliosa da vivere e raccontare;
Trani, 21 giugno 2019 - Il Made in Italy per l’Italia;
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È stato un convegno ricco di oratori🔝! L’ennesima conferma che l’Italia merita la salvaguardia del Made in Italy! Abbiamo il meglio! Grazie Meritocrazia.🚀👌🏼

pubblicato il 06.22.19

L'Italia che Merita

Trani 2019 - MADE IN ITALY per L'italia

Con la partecipazione di Amedeo Bottaro, Pasquale De Toma, Salvatore Liso, Antonella Battafarano, Walter Mauriello, Attilio Romita, Saverio Moschillo, Valeria Fazio, Alessandro Civati, Sergio Fontana, Savino Muraglia e Paolo Patrizio.
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Il Made in Italy è un valore intrinseco degli ITALIANI!!! Meritocrazia grazie di ricordarcelo. 🔝🔝🔝

🔝 Walter Mauriello 🤩

pubblicato il 06.21.19

L'Italia che Merita

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pubblicato il 06.21.19

L'Italia che Merita

Oggi a Trani alle 15.30 si parla del Made in Italy, la risorsa più grande, l’investimento in cui credere! ... Continua a leggereCompatta testo

Oggi a Trani alle 15.30 si parla del Made in Italy, la risorsa più grande, l’investimento in cui credere!

pubblicato il 06.20.19

L'Italia che Merita

La nuova via della seta - “Belt and Road”
——————————————————-
Iniziativa di cui si parla ormai da anni.
L'attenzione è fisiologicamente cresciuta in Italia, attesa l’adesione firmata dal governo Lega-MCS al memorandum di intesa con la Cina lo scorso Marzo durante la visita del Presidente della Repubblica popolare cinese.
Analizzando l’acronimo Bri, la cintura (Belt) rappresenta l’asse terrestre tra la Cina e l’Europa, mentre la via (Road) è la rotta marittima tra il Mare cinese meridionale ed il Mediterraneo, passando per l’Oceano indiano ed il Canale di Suez.
Questo mastodontico progetto della nuova via della seta, proposta da Pechino sin dal 2013, mira a ridefinire il sistema dei rapporti economici e politici a livello globale.
La Bri prevede la creazione di due corridoi, uno marittimo ed uno terrestre, con il precipuo obiettivo di trasformare la Cina nel perno di una rete di collegamenti estesa tra Europa, Africa orientale ed Estremo Oriente.
Il percorso terrestre è comprensivo di tre diverse rotte atte a connettere la Cina con Europa, Medio Oriente e sud-est asiatico.
Il percorso marittimo è diviso in due rotte, una che dalla Cina si snoda attraverso l’Oceano indiano, il Mar Rosso e infine si collega all’Europa, l’altra che connette Pechino con le isole pacifiche attraverso il mar di Cina.
Con la nuova via della seta, da un punto di vista diplomatico, la Cina si prefigge cinque obiettivi fondamentali: il coordinamento politico, l’incremento della connettività e dei flussi commerciali tra i paesi, l’integrazione finanziaria e culturale tra i diversi paesi.
Ed al fine di raggiungere questi obiettivi, la Cina deve cercare di applicare politiche volte alla stabilizzazione del proprio mercato ed evitare la svalutazione dello Yuan.
La Bri, dunque, secondo quanto dichiarato dal governo cinese è un progetto finalizzato ad integrare le singole strategie nazionali di sviluppo per sfruttare il potenziale dei mercati dei mercati in Eurasia, per creare domanda e posti di lavoro e per incoraggiare gli scambi culturali ed accademici, basandosi sul regime del libero scambio, presupponendo l’esistenza di una economia globale aperta (la stessa che ha consentito alla Cina di diventare la seconda economia mondiale).
Con la previsione di realizzare e gestire nuove infrastrutture (dalle strade alle vie ferroviarie ad alta velocità, dai porti ai gasdotti), la Bri diviene un progetto di modernizzazione collaborativa, basata sull’idea di uno sviluppo sostenibile in una cornice di partnership mutualmente vantaggiosa.
Sebbene il progetto sia ambizioso, già nel corso dei primi anni di attuazione della Bri si sono evidenziate criticità sia in termini di insostenibilità del debito pubblico e sia in relazione alla posizione strategica della Cina che pone questioni di non poco conto relative a norme, standard e pari opportunità di accesso ai mercati (è il caso della ferrovia Budapest- Belgrado, dove la Commissione Europea ha costretto Budapest a riconvocare l’appalto della sezione Ungherese dell’opera, poiché il primo bando sembrava violare le norme comunitarie sugli appalti pubblici, favorendo aziende cinesi).
Ma qual è la posizione del governo italiano?
Il governo italiano insiste nel definire il documento come un’intesa commerciale che aprirebbe nuovi spazi di mercato e di investimento per le imprese italiane in Cina, ricordando che probabilmente a differenza della Germania, della Francia e del Regno Unito (che commerciano più di noi senza aver firmato alcuna intesa), le difficoltà italiane sono dovute alla debolezze del nostro sistema produttivo (o incapacità a generare la domanda cinese).
Dunque, in questa ottica, con l’adesione al memorandum si spera di ricevere privilegi e condizioni più favorevoli degli altri.
Senza tralasciare un dato: i porti italiani sono un importante snodo commerciale e strategico per il progetto One Belt One Road, in particolare il Mediterraneo.
Ma già nel 2016 il porto di Venezia aveva assunto particolare rilevanza per il progetto cinese, in quanto la rotta marittima facente approdo a Venezia si configura come la più efficiente per via della possibilità di ridurre al minimo i tempi ed i costi relativi alla movimentazione delle merci.
Recentemente in occasione della visita ufficiale del governo cinese a fine marzo 2019, l’Italia ha assunto un ruolo ancora maggiore in quanto i porti di Palermo, Genova e Trieste potrebbero diventare importanti snodi del mediterraneo.
A tal proposito, preme evidenziare con rammarico come la Road map cinese non annoveri trai suoi punti di incontro la Calabria ed in particolare il porto di Gioia Tauro.
La via della seta senza la Calabria è un altro colpo mortale ai sogni di sviluppo della piana di Gioia Tauro, con ulteriori ripercussioni sul volume del traffico dei container e sui livelli occupazionali legati, per ora, alle attività di Transhipment.
Il nuovo accordo ha perso dunque un’occasione unica, la Calabria, perché avrebbe potuto generare un notevole valore aggiunto proponendosi come porta strategica sul Mediterraneo.
di AMALIA SIMARI
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La nuova via della seta - “Belt and Road”
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Iniziativa di cui si parla ormai da anni.
Lattenzione è fisiologicamente cresciuta in Italia, attesa l’adesione firmata dal governo Lega-MCS al memorandum di intesa con la Cina lo scorso Marzo durante la visita del Presidente della Repubblica popolare cinese.
Analizzando l’acronimo Bri, la cintura (Belt) rappresenta l’asse terrestre tra la Cina e l’Europa, mentre la via (Road) è la rotta marittima tra il Mare cinese meridionale ed il Mediterraneo, passando per l’Oceano indiano ed il Canale di Suez.
Questo mastodontico progetto della nuova via della seta, proposta da Pechino sin dal 2013, mira a ridefinire il sistema dei rapporti economici e politici a livello globale.
La Bri  prevede la creazione di due corridoi, uno marittimo ed uno terrestre, con il precipuo obiettivo di trasformare la Cina nel perno di una rete di collegamenti estesa tra Europa, Africa orientale ed Estremo Oriente.
Il percorso terrestre è comprensivo di tre diverse rotte atte a connettere la Cina con Europa, Medio Oriente e sud-est asiatico.
Il percorso marittimo è diviso in due rotte, una che dalla Cina si snoda attraverso l’Oceano indiano, il Mar Rosso e infine si collega all’Europa, l’altra che connette Pechino con le isole pacifiche attraverso il mar di Cina.
Con la nuova via della seta, da un punto di vista diplomatico, la Cina si prefigge cinque obiettivi fondamentali: il coordinamento politico, l’incremento della connettività e dei flussi commerciali tra i paesi, l’integrazione finanziaria e culturale tra i diversi paesi.
Ed al fine di raggiungere questi obiettivi, la Cina deve cercare di applicare politiche volte alla stabilizzazione del proprio mercato ed evitare la svalutazione dello Yuan.
La Bri, dunque, secondo quanto dichiarato dal governo cinese è un progetto finalizzato ad  integrare le singole strategie nazionali di sviluppo per sfruttare il potenziale dei mercati dei mercati in Eurasia, per creare domanda e posti di lavoro e per incoraggiare gli scambi culturali ed accademici, basandosi sul regime del libero scambio, presupponendo l’esistenza di una economia globale aperta (la stessa che ha consentito alla Cina di diventare la seconda economia mondiale).
Con la previsione di realizzare e gestire nuove infrastrutture (dalle strade alle vie ferroviarie ad alta velocità, dai porti ai gasdotti), la Bri diviene un progetto di modernizzazione collaborativa, basata sull’idea di uno sviluppo sostenibile in una cornice di partnership mutualmente vantaggiosa.
Sebbene il progetto sia ambizioso,  già nel corso dei primi anni di attuazione della Bri si sono evidenziate criticità sia in termini di insostenibilità del debito pubblico e sia in relazione alla posizione strategica della Cina che pone questioni di non poco conto relative a norme, standard e pari opportunità di accesso ai mercati (è il caso della ferrovia Budapest- Belgrado, dove la Commissione Europea ha costretto Budapest a riconvocare l’appalto della sezione Ungherese dell’opera, poiché il primo bando sembrava violare le norme comunitarie sugli appalti pubblici, favorendo aziende cinesi).
Ma qual è la posizione del governo italiano? 
Il governo italiano insiste nel definire il documento come un’intesa commerciale  che aprirebbe nuovi spazi di mercato e di investimento per le imprese italiane in Cina, ricordando che probabilmente a differenza della Germania, della Francia e del Regno Unito (che commerciano più di noi senza aver firmato alcuna intesa), le difficoltà italiane sono dovute alla debolezze del nostro sistema produttivo (o incapacità a generare la domanda cinese).
Dunque, in questa ottica, con l’adesione al memorandum si spera di ricevere privilegi e condizioni più favorevoli degli altri.
Senza tralasciare un dato: i porti italiani sono un importante snodo commerciale e strategico per il progetto One Belt One Road, in particolare il Mediterraneo.
Ma già  nel 2016 il porto di Venezia aveva assunto particolare rilevanza per il progetto cinese, in quanto la rotta marittima facente approdo a Venezia si configura come la più efficiente per via della possibilità di ridurre al minimo i tempi ed i costi relativi alla movimentazione delle merci.
Recentemente in occasione della visita ufficiale del governo cinese a fine marzo 2019, l’Italia ha assunto un ruolo ancora maggiore in quanto i porti di Palermo, Genova e Trieste potrebbero diventare importanti snodi del mediterraneo.
A tal proposito, preme evidenziare con rammarico come la Road map cinese non annoveri trai suoi punti di incontro la Calabria ed in particolare il porto di Gioia Tauro.
La via della seta senza la Calabria è un altro colpo mortale ai sogni di sviluppo della piana di Gioia Tauro, con ulteriori ripercussioni sul volume del traffico dei container e sui livelli occupazionali legati, per ora, alle attività di Transhipment.
Il nuovo accordo ha perso dunque un’occasione unica, la Calabria, perché avrebbe potuto generare un notevole valore aggiunto proponendosi come porta strategica sul Mediterraneo.
di AMALIA SIMARI

pubblicato il 06.19.19

L'Italia che Merita

Crediamo che il benessere sia anzitutto sinonimo di equità, perché solo il benessere diffuso è vero Benessere.
L’equità deve rappresentare una possibilità reale per tutti coloro che si dimostrano desiderosi di mettersi in gioco, con pari possibilità di riuscita: non medesimo punto di partenza ma identico punto di arrivo, perché il benessere non è l’interesse. L’interesse può anche essere privato, ma se si parla di benessere non può non esserci un forte richiamo alla nostra collettività.
Il Benessere, nell’Industria che chiamiamo Casa, è la serenità che si deve respirare per strada e nelle aziende, è la fiducia che si deve leggere negli avventori, nei negozi, è l’ambizione che deve correre sui banchi di scuola, è la premura e la preparazione ricevuta nel momento del bisogno. E dove rincorrerlo il Benessere, se non nell’Italia che conosciamo e che vogliamo risvegliare? Ed è questo il benessere che invochiamo ed invocheremo sempre per tutti.
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Crediamo che il benessere sia anzitutto sinonimo di equità, perché solo il benessere diffuso è vero Benessere.
L’equità deve rappresentare una possibilità reale per tutti coloro che si dimostrano desiderosi di mettersi in gioco, con pari possibilità di riuscita: non medesimo punto di partenza ma identico punto di arrivo, perché il benessere non è l’interesse. L’interesse può anche essere privato, ma se si parla di benessere non può non esserci un forte richiamo alla nostra collettività.
Il Benessere, nell’Industria che chiamiamo Casa, è la serenità che si deve respirare per strada e nelle aziende, è la fiducia che si deve leggere negli avventori, nei negozi, è l’ambizione che deve correre sui banchi di scuola, è la premura e la preparazione ricevuta nel momento del bisogno. E dove rincorrerlo il Benessere, se non nell’Italia che conosciamo e che vogliamo risvegliare? Ed è questo il benessere che invochiamo ed invocheremo sempre per tutti.

pubblicato il 06.18.19

L'Italia che Merita

In MERITO alla bonifica di Bagnoli
In questi giorni è stato approvato il Praru di Bagnoli, il Programma di bonifica e rigenerazione urbana relativa allo stralcio urbanistico degli interventi. Questo passaggio, ritenuto fondamentale per le opere di recupero, ha definito la destinazione d'uso delle aree.
La Regione Campania, però, dichiara di non essere nelle condizioni di esprimere il proprio parere favorevole, permanendo una serie di criticità, quali la mancata chiarezza sul progetto di recupero delle abitazioni, sulle modalità di indennizzo in caso di esproprio e sulle garanzie di rientro negli immobili. Mancanza nell’attuale stralcio urbanistico di sufficiente documentazione ed elaborati necessari a fornire consistenza al piano. Mancata esplicitazione della sostenibilità finanziaria del programma in relazione alle opere ed alle infrastrutture pubbliche. Aleatorietà e indeterminazione del ricorso alle fonti private rispetto alla mancata definizione dei processi espropriativi.
Si è trattato, a detta del ministro Lezzi, di una «giornata storica». È la stessa ministra officiante, però, a metterci in guardia: per quanto celere possa essere il suo governo del cambiamento, ciò che si è deciso venerdì produrrà, se tutto va bene, il completamento dei lavori di bonifica entro il 2024, cioè tra cinque anni, così la vicenda di Bagnoli eguaglierà il record di durata della Guerra dei Trent’anni, come dichiara il giornalista del mattino, Antonio Polito, nel commento che faccio mio.
L’esperienza, però, insegna che basterebbe una crisi di governo, un cambio di sindaco, le elezioni regionali, una sentenza del Tar, la protesta di un comitato, un’inchiesta della Procura, per allontanare ancora l’obiettivo.
Ciò che emerge dalla analisi di Polito, è che le classi dirigenti meridionali non sanno usare i finanziamenti, gli investimenti, i fondi, di cui pure disporrebbero. Decine di miliardi di fondi europei non spesi, che da soli, potrebbero produrre più crescita di tutte le manovre in deficit dei governi nazionali che si succedono.
E allora riscriviamo le regole! Nuove regole che consentano di spendere quel fiume di denaro per due, tre grandi progetti al massimo, che farebbero la differenza portando al Sud le infrastrutture materiali e immateriali, civili e sociali, di cui il nostro territorio manca. Usiamo i fondi per una politica fiscale «speciale» in questa area che è un terzo dell’Italia, che consenta di abbattere le tasse su imprese e persone che devono spendere il doppio del loro tempo e della loro fatica per competere con chi, altrove, dispone di asili nido e di treni, di porti e di information technology, di verde e di ritiro dei rifiuti.
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pubblicato il 06.18.19

L'Italia che Merita

Il Presidente: Walter Mauriello ... Continua a leggereCompatta testo

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Bravo Presidente 👏👏👏

Pienamente d'accordo con te 🍀

Meritocrazia prende sempre più forma! Grazie Presidente 😍🔝🔝🔝

Obiettivo interessante, ma utopistico!!

pubblicato il 06.18.19

L'Italia che Merita

Il mercato immobiliare: retroscena e risvolti
————————————————————
Partiamo dall’analisi di due aspetti del settore apparentemente lontani ma strettamente connessi: piccolo investitore e grandi gruppi bancari.
L’andamento del mercato immobiliare italiano, dipenderà molto, quest’anno, dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere.
L’espansione del mercato immobiliare degli ultimi anni si deve principalmente alle erogazioni di finanziamenti per l’acquisto di casa.
Senza un diffuso ricorso all’indebitamento non sarebbe stato possibile, nella maggior parte dei casi, colmare l’ingente gap tra disponibilità patrimoniali e valori di mercato. Ossia, se l’aumento delle compravendite legato alla maggiore facilità di ottenere mutui non è sostenuto da una reale crescita del valore del mattone, l’espansione del mercato immobiliare rischia di avere i giorni contati.
Per il 2019 non si prevedono inversioni di tendenza. Anzi, la paura dell’investimento nel mattone potrà essere solo rafforzata per effetto della decisione di interrompere quel blocco degli aumenti dei tributi locali (in primis Imu e Tasi) che era stato imposto negli ultimi tre anni dai precedenti governi. Per far sì che il settore si riprenda occorrono messaggi forti di riduzione fiscale, sia generale che sugli immobili.
Questa situazione del piccolo investitore genera ed ha generato problematiche rilevanti in capo agli istituti di credito che si sono ritrovati in portafoglio i cd. no performer lone. Da qui l’analisi del secondo tema.
A giugno 2018, secondo Bankitalia, i crediti dubbi netti ammontavano a 103 miliardi di euro, di cui 41 di sofferenze, appunto (npl), 56 di inadempienze probabili (utp) e 5 di scaduti, scesi sotto quota 100 miliardi a fine novembre.
Dal picco di 341 miliardi di euro toccato nel 2015, il sistema bancario italiano ha fatto molto per liberarsi degli Npl accumulati durante la crisi finanziaria. Alla fine del terzo trimestre 2018 ne restavano 211 miliardi.
Appare evidente come da una parte il piccolo investitore fatichi e continuera’ a faticare per gestire la necessita’ di avere un immobile di proprieta’ con relativi risvolti sulla microecnomia e dal’altra come le banche si stanno ormai adoperando per gestire il portafoglio sofferenze e limitare gli effetti della bolla immobiliare nata dal 2003.
I players di questo mercato che non vede il cittadino protagonista almeno in questa fase, sono i grandi fondi di investimento, i quali sono attratti dal nostro patrimonio immobiliare. L’ultimo caso riguarda Mps. Il Monte dei Paschi di Siena ha deciso di collocare sul mercato immobili per circa 600 milioni di euro.
La notizia ha subito suscitato l’interesse dei fondi di private equity.
Per dare un’idea più completa del fenomeno è bene uscire dalla stretta attualità. Secondo gli esperti del settore (analizzando i dati dal 2005 al 2017) i fondi d’investimento stranieri detengono asset per circa 24,5 miliardi di euro, I maggiori portafogli sono in mano al colosso americano Blackstone e al fondo sovrano del Qatar (Qia). Ciò che però dovrebbe far riflettere è la totale assenza di attori italiani in queste operazioni finanziarie. È triste constatare che anche in questo settore rimaniamo terra di conquista per i fondi d’investimento di ogni latitudine;
i mercati sono fatti da esseri umani, e questi presuppongono strutture politiche; e quindi la politica ha il primato, ERGO, una corretta scienza economica deve tenere in considerazione tutto: la politica, i mercati, gli sviluppi storici, le prassi commerciali.
Il professor Max Otte è uno dei più influenti economisti a livello mondiale. Tra i pochi ad aver previsto l’arrivo della crisi subprime, ed è stato definito dai media “il profeta del crash”.
Il suo giudizio complessivo sulla nostra economia appare molto chiaro, secondo OTTE: L’economia italiana e’ molto migliore della sua reputazione, ed è inquietante e paradossale che l’Italia, venga lo stesso considerata un caso problematico. Le sue preoccupazioni riguardano non tanto l’aspetto economico quanto il sistema politico, mutato in senso negativo negli ultimi vent’anni.
l’Italia ha sì un debito pubblico molto alto, ma lo detiene la sua popolazione, e non c’è una bolla immobiliare.
Ad esempio il mercato dei servizi di gestione e’ in forte evoluzione grazie alla tecnologia, ai canali web e alle applicazioni che hanno creato nuove professioni, nuove forme di property management, e anche nuove forme di fruizione degli immobili prima sconosciute, come il coworking e lo student housing.
Il nostro Paese è chiamato ad un atto di risveglio da potenziare con l’utilizzo di competenze funzionali e specifiche per ogni ambito d’interesse. Non ultimo quello immobiliare!
di LEONARDO ALLEGREZZA
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Il mercato immobiliare: retroscena e risvolti
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Partiamo dall’analisi di due aspetti del settore apparentemente lontani ma strettamente connessi: piccolo investitore e grandi gruppi bancari.
L’andamento del mercato immobiliare italiano, dipenderà molto, quest’anno, dall’efficacia delle misure di politica economica poste in essere.  
L’espansione del mercato immobiliare degli ultimi anni si deve principalmente alle erogazioni di finanziamenti per l’acquisto di casa.  
Senza un diffuso ricorso all’indebitamento non sarebbe stato possibile, nella maggior parte dei casi, colmare l’ingente gap tra disponibilità patrimoniali e valori di mercato. Ossia, se l’aumento delle compravendite legato alla maggiore facilità di ottenere mutui non è sostenuto da una reale crescita del valore del mattone, l’espansione del mercato immobiliare rischia di avere i giorni contati.
Per il 2019 non si prevedono inversioni di tendenza. Anzi, la paura dell’investimento nel mattone potrà essere solo rafforzata per effetto della  decisione di interrompere quel  blocco degli aumenti dei tributi locali (in primis Imu e Tasi) che era stato imposto negli ultimi tre anni dai precedenti governi. Per far sì che il settore si riprenda occorrono messaggi forti di riduzione fiscale, sia generale che sugli immobili.
Questa situazione del piccolo investitore genera ed ha generato problematiche rilevanti in capo agli istituti di credito che si sono ritrovati in portafoglio i cd. no performer lone. Da qui l’analisi del secondo tema.
A giugno 2018, secondo Bankitalia, i crediti dubbi netti ammontavano a 103 miliardi di euro, di cui 41 di sofferenze, appunto (npl), 56 di inadempienze probabili (utp) e 5 di scaduti, scesi sotto quota 100 miliardi a fine novembre.
Dal picco di 341 miliardi di euro toccato nel 2015, il sistema bancario italiano ha fatto molto per liberarsi degli Npl accumulati durante la crisi finanziaria. Alla fine del terzo trimestre 2018 ne restavano 211 miliardi.
Appare evidente  come da una parte il piccolo investitore fatichi e continuera’ a faticare per gestire la necessita’ di avere un immobile di proprieta’ con relativi risvolti sulla microecnomia e dal’altra come le banche si stanno ormai adoperando per gestire il portafoglio sofferenze e limitare gli effetti della bolla immobiliare nata dal 2003.
I players di questo mercato che non vede il cittadino protagonista almeno in questa fase, sono i grandi fondi di investimento, i quali sono attratti dal nostro patrimonio immobiliare. L’ultimo caso riguarda Mps. Il Monte dei Paschi di Siena ha deciso di collocare sul mercato immobili per circa 600 milioni di euro. 
La notizia ha subito suscitato l’interesse dei fondi di private equity.
Per dare un’idea più completa del fenomeno è bene uscire dalla stretta attualità. Secondo gli esperti del settore (analizzando i dati dal 2005 al 2017) i fondi d’investimento stranieri detengono asset per circa 24,5 miliardi di euro, I maggiori portafogli sono in mano al colosso americano Blackstone e al fondo sovrano del Qatar (Qia). Ciò che però dovrebbe far riflettere è la totale assenza di attori italiani in queste operazioni finanziarie. È triste constatare che anche in questo settore rimaniamo terra di conquista per i fondi d’investimento di ogni latitudine;
i mercati sono  fatti da esseri umani, e questi presuppongono strutture politiche; e  quindi la politica ha il primato, ERGO, una corretta scienza economica deve tenere in considerazione tutto: la politica, i mercati, gli sviluppi storici, le prassi commerciali.
Il professor Max Otte è uno dei più influenti economisti a livello mondiale.  Tra i pochi ad aver previsto l’arrivo della crisi subprime, ed è stato definito dai media “il profeta del crash”.
Il suo giudizio complessivo sulla nostra economia appare molto chiaro, secondo OTTE: L’economia italiana e’ molto migliore della sua reputazione, ed è inquietante e paradossale che l’Italia, venga lo stesso considerata un caso problematico. Le sue preoccupazioni  riguardano non tanto l’aspetto economico quanto il  sistema politico, mutato in senso negativo negli ultimi vent’anni.
l’Italia ha sì un debito pubblico molto alto, ma lo detiene la sua popolazione, e non c’è una bolla immobiliare.
Ad esempio il mercato dei servizi di gestione e’ in forte evoluzione grazie alla tecnologia, ai canali web e alle applicazioni che hanno creato nuove professioni, nuove forme di property management, e anche nuove forme di fruizione degli immobili prima sconosciute, come il coworking e lo student housing. 
Il nostro Paese è chiamato ad un atto di risveglio da potenziare con l’utilizzo di competenze funzionali e specifiche per ogni ambito d’interesse. Non ultimo quello immobiliare!
di LEONARDO ALLEGREZZA

pubblicato il 06.17.19

L'Italia che Merita

Le imprese e i crediti verso lo Stato
————————————————
Le PMI rappresentano oggi la realtà più significativa e trainante del nostro Paese, garantendo quasi il 60% dell’occupazione nel settore privato, sostanziando la più attiva fonte di crescita e progressione sociale ed economica.
Sono imprese sottoposte ad una rigida normativa volta a sanzionarne lo stato di insolvenza, la cd decozione. Una normativa che consente a chiunque vanti un credito - di qualsivoglia valore - di recarsi innanzi ad un Tribunale e chiedere la dichiarazione di fallimento della propria debitrice. Al Giudice fallimentare toccherà a quel punto effettuare poche valutazioni meramente numeriche e quindi se la società resistente abbia determinati requisiti dimensionali, ma si badi bene basta che ne abbia uno dei tre previsti, 300.000 euro di attivo, 200.000 euro di ricavi, debiti non scaduti per 500.000 euro. Insomma l’esenzione fallimentare è un collo di bottiglia che riguarda pochissime realtà azinedali. Per il secondo requisito: dovrà avere debiti scaduti superiore a 30.000 euro. Superate le predette valutazioni resterà al Giudice una valutazione cd. Oggettiva, ma che di oggettivo ha ben poco, e quindi: che la società non sia più nella possibilità di far fronte - regolarmente - alle proprie obbligazioni. Posta la normativa si comprende perché il numero di mortalità aziendale supera notevolmente la natalità imprenditoriale. Sono sempre più i casi di imprese in fallimento, sembrerebbe circa 27 realtà al giorno. Ma il dato sconcertante è che molte PMI falliscono con i pancia consistenti credit vantati vero la PA. È un paradosso.
Si tratta, di una piaga tutta italiana ove lo Stato concretizza il peggiore dei pagatori, che lascia impunemente imprese e lavoratori sul lastrico. Di storie di imprese che non sono state pagate dallo Stato e che sono ancora oggi in attesa di ricevere i crediti commerciali spettanti a seguito di lavori o forniture se ne sentono molte e ormai quotidianamente. Nel 2016 la pubblicazione del trend degli ultimi anni della Banca Ifis, ha certificato che lo Stato ha debiti arretrati pari ad oltre 30 miliardi di euro. Intanto, secondo i dati relativi ai fallimenti delle imprese, sono quasi 100 mila quelle che tra il 2009 e il 2016 hanno dovuto chiudere e tra queste 1 su 4 è stata costretta a chiudere non solo con crediti appostati in bilancio ma proprio a causa del numero uno dei cattivi pagatori: lo Stato. Numeri che preoccupano e che parlano di uno Stato dove fare impresa diventa sempre più difficile. Questa non è giustizia, questa non è equità, questa non è parità di trattamento, e sicuramente questa non è meritocrazia. Bisogna riformare un quadro così devastante, prevedendo delle tutele per tutte le imprese che sono soggette ad una pressione fiscale, che non conosce ritardi e sospensione, da parte dello stesso soggetto che ha determinato lo stato di insolvenza, di sofferenza e di incaglio. Talvolta si legge: “il bene si fa in silenzio tutto il resto è palcoscenico”, concetto condivisivisibile figlio di un senso di umiltà e riservatezza, ma non più attuale. Le cose buone, le buone azioni, i buoni esempi, vanno raccontati, tramandati, vanno conosciuti e vanno finanche urlati. Viviamo una vita che va troppo veloce, infarcita di fake news, e realtà virtuali, e chi oggi ne paga il prezzo sono i più giovani affogati in realtà falsate e bombardati da esempi sbagliati. Le guerre si fanno a parità di forza e allora con la stessa forza virale traghettiamo buone proposte, iniziative valide e principi etici. E quindi che sia anche un palcoscenico purché del MERITO.
di CHIARA ROMANO
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Le imprese e i crediti verso lo Stato
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Le PMI rappresentano oggi la realtà più significativa e trainante del nostro Paese, garantendo quasi il 60% dell’occupazione nel settore privato, sostanziando la più attiva fonte di crescita e progressione sociale ed economica.
Sono imprese sottoposte ad una rigida normativa volta a sanzionarne lo stato di insolvenza, la cd decozione. Una normativa che consente a chiunque vanti un credito - di qualsivoglia valore - di recarsi innanzi ad un Tribunale e chiedere la dichiarazione di fallimento della propria debitrice. Al Giudice fallimentare toccherà a quel punto effettuare poche valutazioni meramente numeriche e quindi se la società resistente abbia determinati requisiti dimensionali, ma si badi bene basta che ne abbia uno dei tre previsti, 300.000 euro di attivo, 200.000 euro di ricavi, debiti non scaduti per 500.000 euro. Insomma l’esenzione fallimentare è un collo di bottiglia che riguarda pochissime realtà azinedali. Per il secondo requisito: dovrà avere debiti scaduti superiore a 30.000 euro. Superate le predette valutazioni resterà al Giudice una valutazione cd. Oggettiva, ma che di oggettivo ha ben poco, e quindi: che la società non sia più nella possibilità di far fronte - regolarmente - alle proprie obbligazioni. Posta la normativa si comprende perché il numero di mortalità aziendale supera notevolmente la natalità imprenditoriale. Sono sempre più i casi di imprese in fallimento, sembrerebbe circa 27 realtà al giorno. Ma il dato sconcertante è che molte PMI falliscono con i pancia consistenti credit vantati vero la PA. È un paradosso.  
Si tratta, di una piaga tutta italiana ove lo Stato concretizza il peggiore dei pagatori, che lascia impunemente imprese e lavoratori sul lastrico. Di storie di imprese che non sono state pagate dallo Stato e che sono ancora oggi in attesa di ricevere i crediti commerciali spettanti a seguito di lavori o forniture se ne sentono molte e ormai quotidianamente. Nel 2016 la pubblicazione del trend degli ultimi anni della Banca Ifis, ha certificato che lo Stato ha debiti arretrati pari ad oltre 30 miliardi di euro. Intanto, secondo i dati relativi ai fallimenti delle imprese, sono quasi 100 mila quelle che tra il 2009 e il 2016 hanno dovuto chiudere e tra queste 1 su 4 è stata costretta a chiudere non solo con crediti appostati in bilancio ma proprio a causa del numero uno dei cattivi pagatori: lo Stato. Numeri che preoccupano e che parlano di uno Stato dove fare impresa diventa sempre più difficile. Questa non è giustizia, questa non è equità, questa non è parità di trattamento, e sicuramente questa non è meritocrazia. Bisogna riformare un quadro così devastante, prevedendo delle tutele per tutte le imprese che sono soggette ad una pressione fiscale, che non conosce ritardi e sospensione, da parte dello stesso soggetto che ha determinato lo stato di insolvenza, di sofferenza e di incaglio. Talvolta si legge: “il bene si fa in silenzio tutto il resto è palcoscenico”, concetto condivisivisibile figlio di un senso di umiltà e riservatezza, ma non più attuale. Le cose buone, le buone azioni, i buoni esempi, vanno raccontati, tramandati, vanno conosciuti e vanno finanche urlati. Viviamo una vita che va troppo veloce, infarcita di fake news, e realtà virtuali, e chi oggi ne paga il prezzo sono i più giovani affogati in realtà falsate e bombardati da esempi sbagliati. Le guerre si fanno a parità di forza e allora con la stessa forza virale traghettiamo buone proposte, iniziative valide e principi etici. E quindi che sia anche un palcoscenico purché del MERITO. 
di CHIARA ROMANO

pubblicato il 06.16.19

L'Italia che Merita

Chiunque ha un sogno dovrebbe andare in Italia. Non importa se si pensa che il sogno è morto e sepolto, in Italia, si alzerà e camminerà di nuovo. (Elizabeth Spencer)

Trani, 21 Giugno - “il Made in Italy per l’Italia”
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pubblicato il 06.16.19

L'Italia che Merita

La grandezza dell’Italia - il MADE IN ITALY
———————————————————-
Hanno tentato di farmi credere fosse una cosa banale…
Hanno provato a convincermi che nulla è impossibile…
Hanno ripetuto, e ripetuto, e ripetuto ancora che la normalità è semplicemente un dono di cui essere grati…
Hanno abusato del termine unicità, solo per trasformarlo in reale condivisione…
Hanno cercato di abituarmi all’idea che se al vizio della gola corrisponde il cuore pulsante di una mamma, o addirittura di una nonna, allora il peccato sa trasformarsi in autentica prova di fede…
Hanno reso di bellezza mito… e di mito realtà…
Hanno… Loro hanno… gli ITALIANI.
E, forse, anche per questo il Made in Italy è nel tempo diventato un Concetto: se l’Italia è, come è, un Paese meraviglioso da vivere e raccontare, allora il Prodotto Italiano deve essere espressione di quella qualità. Una qualità di vita che si trasformi in benessere diffuso.
La Grandezza dell’Italia si misura nel Merito degli Italiani, e l’esser un Prodotto Italiano deve sempre più essere sinonimo di garanzia, di passione, di qualità, di Storia declinata nelle sue arti e nei suoi millenari mestieri, come di Avvenire intravisto nella già dimostrata visione sempre avanguardista rivolta agli accadimenti del mondo.
Gli Italiani sono abituati alla straordinarietà, ma sanno bene che dietro l’obiettivo raggiunto esiste il dovere di ogni giorno, la scelta consapevole del sacrificio, la forza che garantisce una valida e motivata squadra. Una squadra che nell’era della globalizzazione necessita di una voce unisona per essere realmente più forte, una squadra che merita aiuto anche dal suo Stato perché, se è certo che mantenere la Produzione Italiana comporterà un sicuro maggior prezzo per l’imprenditore, allora questa certezza Merita di essere riequilibrata, anche da un fisco agevolato, anche da infrastrutture che garantiscano una logistica efficace ed efficiente.
Lo chiamiamo Made in Italy, ma non si dimentichi che chi ha reso celebre il made in, è stato l’Italy affiancatogli; mentre sono certo che aver globalizzato la nostra unicità abbia danneggiato nel tempo l’Italy, affianco al made in. Accolgo certamente il made in USA, convivo con il made in China, ma non trovo nella dicitura del Made in Italy la poesia che dovrebbe portare con sé… il retaggio proprio di quelle arti e di quei millenari mestieri…
Lo potremo chiamare Prodotto Italiano, tornare al Fatto in Italia… inventarci qualsiasi nuovo marchio distintivo… e non per nazionalismo: ma perché, nel nostro meraviglioso Paese, la bellezza di quel che crea l’Italia passa anche dal nome col quale la si definisce e dal trasporto con cui la si pronuncia.
La Grandezza dell’Italia è la sua Emozione, quel vibrare che risveglia i bimbi assopiti e che trasforma le mamme in Fate.
Benvenuti nella Penisola che non c’è, dove il prezzo da pagare non è l’illusione di rimaner Bambini, ma la consapevolezza che i secoli non si definiscono mai vecchi.
Benvenuti dove tutto è possibile, perché siamo il Paese in cui in fondo sappiamo riconoscerci sorelle e fratelli di un estraneo, in cui ci si priva con un sorriso, se è per dare, e in cui l’esser abituati ad avere meno della media ci ha reso immuni dall’essere mediocri.
Benvenuti dove la normalità l’abbiamo lasciata agli altri, dove ogni scoperta è valida se condivisa, dove ogni risultato esiste se urlato con orgoglio.
Benvenuti… là dove ogni poesia è una canzone e ogni finestra un quadro.
Il Prodotto Italiano non ha confini come non può averli un Concetto: l’Italia è un modo di essere, di credere di essere e di apparire… sino ad arrivare ad essere all’altezza di quel che si voleva diventare, e ben Oltre.
L’Italia è la genialità di inventarsi un metodo alternativo, è la costanza di sapersi applicare al proprio obiettivo, è la pigrizia combattuta nel realizzarlo, è la sana confusione che deriva dall’entusiasmo, almeno quanto è rispettoso agire davanti al bisogno improvviso.
Benvenuti nella nostra Industria, dove i reparti sono espressione del nostro Paese: il Paese dei balconi, delle terrazze e dei portici, delle sedie per strada e dell’odore del forno, dei fiumi che sfociano in lagune e di foreste che abbracciano vulcani, dei millemila dialetti e della competizione fraterna che portano con sé; il Paese dalle pinete che rinascono nel mare, di spiagge che abbracciano i monti e di colline che si tuffano nei laghi; di ghiacciai guardiani e isole accoglienti, il Paese del caffè sospeso, della fratellanza e del buon senso, il Paese della famiglia intesa per l’Amore e la tutela che sa offrire, dell’amicizia per quanto si sa donare.
Benvenuti nell’Industria del Prodotto Italiano, che noi chiamiamo Casa: il Paese dei nostri sogni, che siamo fieri di condividere, che ogni giorno è baciato dal Sole, da sorrisi troppo spesso nascosti o dai suoi mille diversi ma costruttivi controsensi.
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La grandezza dell’Italia - il MADE IN ITALY
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Hanno tentato di farmi credere fosse una cosa banale…
Hanno provato a convincermi che nulla è impossibile…
Hanno ripetuto, e ripetuto, e ripetuto ancora che la normalità è semplicemente un dono di cui essere grati…
Hanno abusato del termine unicità, solo per trasformarlo in reale condivisione…
Hanno cercato di abituarmi all’idea che se al vizio della gola corrisponde il cuore pulsante di una mamma, o addirittura di una nonna, allora il peccato sa trasformarsi in autentica prova di fede…
Hanno reso di bellezza mito… e di mito realtà…
Hanno… Loro hanno… gli ITALIANI.
E, forse, anche per questo il Made in Italy è nel tempo diventato un Concetto: se l’Italia è, come è, un Paese meraviglioso da vivere e raccontare, allora il Prodotto Italiano deve essere espressione di quella qualità. Una qualità di vita che si trasformi in benessere diffuso.
La Grandezza dell’Italia si misura nel Merito degli Italiani, e l’esser un Prodotto Italiano deve sempre più essere sinonimo di garanzia, di passione, di qualità, di Storia declinata nelle sue arti e nei suoi millenari mestieri, come di Avvenire intravisto nella già dimostrata visione sempre avanguardista rivolta agli accadimenti del mondo.
Gli Italiani sono abituati alla straordinarietà, ma sanno bene che dietro l’obiettivo raggiunto esiste il dovere di ogni giorno, la scelta consapevole del sacrificio, la forza che garantisce una valida e motivata squadra. Una squadra che nell’era della globalizzazione necessita di una voce unisona per essere realmente più forte, una squadra che merita aiuto anche dal suo Stato perché, se è certo che mantenere la Produzione Italiana comporterà un sicuro maggior prezzo per l’imprenditore, allora questa certezza Merita di essere riequilibrata, anche da un fisco agevolato, anche da infrastrutture che garantiscano una logistica efficace ed efficiente.
Lo chiamiamo Made in Italy, ma non si dimentichi che chi ha reso celebre il made in, è stato l’Italy affiancatogli; mentre sono certo che aver globalizzato la nostra unicità abbia danneggiato nel tempo l’Italy, affianco al made in. Accolgo certamente il made in USA, convivo con il made in China, ma non trovo nella dicitura del Made in Italy la poesia che dovrebbe portare con sé… il retaggio proprio di quelle arti e di quei millenari mestieri…
Lo potremo chiamare Prodotto Italiano, tornare al Fatto in Italia… inventarci qualsiasi nuovo marchio distintivo… e non per nazionalismo: ma perché, nel nostro meraviglioso Paese, la bellezza di quel che crea l’Italia passa anche dal nome col quale la si definisce e dal trasporto con cui la si pronuncia.
La Grandezza dell’Italia è la sua Emozione, quel vibrare che risveglia i bimbi assopiti e che trasforma le mamme in Fate.
Benvenuti nella Penisola che non c’è, dove il prezzo da pagare non è l’illusione di rimaner Bambini, ma la consapevolezza che i secoli non si definiscono mai vecchi.
Benvenuti dove tutto è possibile, perché siamo il Paese in cui in fondo sappiamo riconoscerci sorelle e fratelli di un estraneo, in cui ci si priva con un sorriso, se è per dare, e in cui l’esser abituati ad avere meno della media ci ha reso immuni dall’essere mediocri.
Benvenuti dove la normalità l’abbiamo lasciata agli altri, dove ogni scoperta è valida se condivisa, dove ogni risultato esiste se urlato con orgoglio.
Benvenuti… là dove ogni poesia è una canzone e ogni finestra un quadro.
Il Prodotto Italiano non ha confini come non può averli un Concetto: l’Italia è un modo di essere, di credere di essere e di apparire… sino ad arrivare ad essere all’altezza di quel che si voleva diventare, e ben Oltre.
L’Italia è la genialità di inventarsi un metodo alternativo, è la costanza di sapersi applicare al proprio obiettivo, è la pigrizia combattuta nel realizzarlo, è la sana confusione che deriva dall’entusiasmo, almeno quanto è rispettoso agire davanti al bisogno improvviso.
Benvenuti nella nostra Industria, dove i reparti sono espressione del nostro Paese: il Paese dei balconi, delle terrazze e dei portici, delle sedie per strada e dell’odore del forno, dei fiumi che sfociano in lagune e di foreste che abbracciano vulcani, dei millemila dialetti e della competizione fraterna che portano con sé; il Paese dalle pinete che rinascono nel mare, di spiagge che abbracciano i monti e di colline che si tuffano nei laghi; di ghiacciai guardiani e isole accoglienti, il Paese del caffè sospeso, della fratellanza e del buon senso, il Paese della famiglia intesa per l’Amore e la tutela che sa offrire, dell’amicizia per quanto si sa donare.
Benvenuti nell’Industria del Prodotto Italiano, che noi chiamiamo Casa: il Paese dei nostri sogni, che siamo fieri di condividere, che ogni giorno è baciato dal Sole, da sorrisi troppo spesso nascosti o dai suoi mille diversi ma costruttivi controsensi.

pubblicato il 06.15.19

L'Italia che Merita

- In MERITO all’Ambiente -

“LA MOBILITA’ SOSTENIBILE E’ QUANDO USI LE GAMBE OLTRE AL CERVELLO” (Luca Madiai)

La sfida è quella di saper ipotizzare e normare modelli di mobilità che possano contare su uno sviluppo tecnologico etico e consapevole, ma è anche quella di incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili per alimentare il cuore della mobilità sostenibile: la mobilità elettrica.

Anche il Pianeta Mobilità, all’apice del suo sviluppo tecnologico, ha iniziato a mostrare tutte le criticità di un sistema concentrato su consumo e velocità: traffico, inquinamento, difficoltà di spostamento nelle aree urbane. Innanzi alla necessità crescente di invertire la rotta verso politiche di diminuzione dell’impatto ambientale, sociale ed economico, la mobilità sostenibile trova la sua prima sistemazione normativa in ambito nazionale: il decreto interministeriale Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane del 27 marzo 1998.

Quanto all’Europa, si approccia solo nel 2009 con un Piano d'azione per la mobilità urbana, al fine di supportare gli Enti Pubblici nella realizzazione degli obiettivi di mobilità sostenibile. Deputate alla promozione e alla organizzazione della mobilità sostenibile, sono le amministrazioni pubbliche. Ad esse il compito di restituire gli spazi urbani alla mobilità alternativa, promuovendo quella pedonale e quella ciclabile, e favorendo l’uso dei mezzi di trasporto pubblici e di quelli di trasporto privato condivisi (car pooling e car sharing).

La ricetta è: trasporto pubblico, piste ciclabili, veicoli in condivisione e tanta fantasia da raccontare nei Piani Urbani di Mobilità (corsie riservate e preferenziali, sistemi di integrazione tariffaria, strumenti per l'infomobilità, eliminazione delle barriere architettoniche, realizzazione di percorsi sicuri casa-scuola, messa a punto di servizi di biciclette pubbliche condivise, politiche di pedaggio urbano, soste a pagamento).
Ma c’è una mobilità, che più di altre, è vocata a farsi carico di soluzioni ecosostenibili: quella elettrica.

Ad oggi, la tendenza alla mobilità elettrica è un dato registrato dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA): le stime più recenti danno per triplicata entro il 2020 la flotta dei nuovi veicoli elettrici. Sarà ancor più netto l’incremento delle vendite che supereranno i dieci milioni di veicoli l’anno (attualmente sono circa un milione e mezzo). Questa accelerata continuerà ancora almeno fino alla metà del secolo: entro il 2040 - stima l’IEA - la vendita dei veicoli elettrici costituirà il 55% del mercato. Una stima resa plausibile anche dai nuovi indirizzi produttivi delle case automobilistiche che hanno programmato, a breve termine, lo stop ai motori diesel.

È già stato calcolato che l’aumento vertiginoso dei veicoli elettrici entro 2030 genererà un risparmio di oltre due milioni e mezzo di barili di petrolio l’anno (oggi l’elettrico ci alleggerisce solo di 380 mila barili), con una importante ricaduta sul fabbisogno energetico totale. A stimarla ci ha pensato l’Energy outlook 2018 di Bloomberg: 2000 TWh nel 2040 e fino a 3400 TWh nel 2050. A metà secolo il 9% dell’energia prodotta nel mondo sarà destinato ad alimentare i veicoli elettrici.
Si tratta di un calcolo previsionale medio, perché in alcuni Paesi, come la Germania, il fabbisogno di energia elettrica per i veicoli sarà ancora maggiore: il 25% della domanda interna di energia.
La ricaduta sui conti pubblici sarà la prima conseguenza da affrontare: diminuiranno costantemente le entrate derivanti dalle accise sui combustibili fossili. La seconda e più importante, sarà l’aumentato fabbisogno di energia elettrica.
Un fabbisogno che costituisce una opportunità, e c’è da auspicarsi che la politica sappia coglierla e gestirla in termini di produzione di energia da fonti rinnovabili. Al contrario, l’up grade ambientale promesso dai veicoli elettrici sarebbe solo apparente.

Una opportunità che non merita d’esser disattesa.
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- In MERITO all’Ambiente -
 
“LA MOBILITA’ SOSTENIBILE E’ QUANDO USI LE GAMBE OLTRE AL CERVELLO” (Luca Madiai)

La sfida è quella di saper ipotizzare e normare modelli di mobilità che possano contare su uno sviluppo tecnologico etico e consapevole, ma è anche quella di incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili per alimentare il cuore della mobilità sostenibile: la mobilità elettrica.

Anche il Pianeta Mobilità, all’apice del suo sviluppo tecnologico, ha iniziato a mostrare tutte le criticità di un sistema concentrato su consumo e velocità: traffico, inquinamento, difficoltà di spostamento nelle aree urbane. Innanzi alla necessità crescente di invertire la rotta verso politiche di diminuzione dell’impatto ambientale, sociale ed economico, la mobilità sostenibile trova la sua prima sistemazione normativa in ambito nazionale: il decreto interministeriale Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane del 27 marzo 1998.

Quanto all’Europa, si approccia solo nel 2009 con un Piano dazione per la mobilità urbana, al fine di supportare gli Enti Pubblici nella realizzazione degli obiettivi di mobilità sostenibile. Deputate alla promozione e alla organizzazione della mobilità sostenibile, sono le amministrazioni pubbliche. Ad esse il compito di restituire gli spazi urbani alla mobilità alternativa, promuovendo quella pedonale e quella ciclabile, e favorendo l’uso dei mezzi di trasporto pubblici e di quelli di trasporto privato condivisi (car pooling e car sharing).

La ricetta è: trasporto pubblico, piste ciclabili, veicoli in condivisione e tanta fantasia da raccontare nei Piani Urbani di Mobilità (corsie riservate e preferenziali, sistemi di integrazione tariffaria, strumenti per linfomobilità, eliminazione delle barriere architettoniche, realizzazione di percorsi sicuri casa-scuola, messa a punto di servizi di biciclette pubbliche condivise, politiche di pedaggio urbano, soste a pagamento).
Ma c’è una mobilità, che più di altre, è vocata a farsi carico di soluzioni ecosostenibili: quella elettrica.

Ad oggi, la tendenza alla mobilità elettrica è un dato registrato dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA): le stime più recenti danno per triplicata entro il 2020 la flotta dei nuovi veicoli elettrici. Sarà ancor più netto l’incremento delle vendite che supereranno i dieci milioni di veicoli l’anno (attualmente sono circa un milione e mezzo). Questa accelerata continuerà ancora almeno fino alla metà del secolo: entro il 2040 - stima l’IEA - la vendita dei veicoli elettrici costituirà il 55% del mercato. Una stima resa plausibile anche dai nuovi indirizzi produttivi delle case automobilistiche che hanno programmato, a breve termine, lo stop ai motori diesel.
 
È già stato calcolato che l’aumento vertiginoso dei veicoli elettrici entro 2030 genererà un risparmio di oltre due milioni e mezzo di barili di petrolio l’anno (oggi l’elettrico ci alleggerisce solo di 380 mila barili), con una importante ricaduta sul fabbisogno energetico totale. A stimarla ci ha pensato l’Energy outlook 2018 di Bloomberg: 2000 TWh nel 2040 e fino a 3400 TWh nel 2050. A metà secolo il 9% dell’energia prodotta nel mondo sarà destinato ad alimentare i veicoli elettrici.
Si tratta di un calcolo previsionale medio, perché in alcuni Paesi, come la Germania, il fabbisogno di energia elettrica per i veicoli sarà ancora maggiore: il 25% della domanda interna di energia.
La ricaduta sui conti pubblici sarà la prima conseguenza da affrontare: diminuiranno costantemente le entrate derivanti dalle accise sui combustibili fossili. La seconda e più importante, sarà l’aumentato fabbisogno di energia elettrica.
Un fabbisogno che costituisce una opportunità, e c’è da auspicarsi che la politica sappia coglierla e gestirla in termini di produzione di energia da fonti rinnovabili. Al contrario, l’up grade ambientale promesso dai veicoli elettrici sarebbe solo apparente.

Una opportunità che non merita d’esser disattesa.