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dai Social Media

pubblicato il 11.12.19

L'Italia che Merita

PLASTIC TAX: tassare o educare?
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Il Bilancio previsionale dello Stato per l’anno 2020, presentato dal ministro dell’Economiapresenta, all'articolo 79, l'introduzione della cosiddetta plastic tax – che riguarderà tutti i prodotti di plastica monouso e gli imballaggi, nella misura di €. 1 per kilogrammo, e dovrebbe portare nelle casse dello stato poco meno di 3 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021. L’obiettivo sarebbe quello di sviluppare un’economia circolare, ridurre la quantità di rifiuti e di conseguenza contenere l’inquinamento, tutelando così l’ambiente. Di fatto, recependo, quanto meno in parte, la direttiva europea su determinati prodotti in plastica monouso, adottata lo scorso maggio, ma d'altro canto rappresenta un rischio per l’industria del settore. Per questo, sempre nella bozza, sono previsti incentivi per le aziende che operano con la plastica e decideranno di produrre materiali biodegradabili e compostabili. Si parla per il momento di un credito d’imposta del 10 per cento sulle spese sostenute. Ma l'interrogativo è: siamo sicuri che a pagare siano le Aziende? Si tratta di una tassa che ha diviso i partiti, ma al di là delle logiche politiche, dubbi e perplessità permangono alimentati da recenti stime, soprattutto dal timore che le aziende possano scaricare il prezzo della tassa sul consumatore finale. Federconsumatori prevede, infatti, che l’aumento potrebbe aggirarsi intorno ai 138 euro per famiglia, mentre il Codacons porta la stangata della plastic tax sino a 165 euro. E quindi al netto del fine di tutela ambientale su cui ben poco c'è da discettare, rimane un'incertezza: davvero il miglior modo per insegnare al popolo le buone abitudine e ad amare questo splendido pianeta è colpirlo alla tasca, ma poi siamo convinti che tassare sia meglio che educare.
di CHIARA ROMANO
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PLASTIC TAX: tassare o educare?
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Il Bilancio previsionale dello Stato per l’anno 2020, presentato dal ministro dell’Economiapresenta, allarticolo 79, lintroduzione della cosiddetta plastic tax – che riguarderà tutti i prodotti di plastica monouso e gli imballaggi, nella misura di €. 1 per kilogrammo, e dovrebbe portare nelle casse dello stato poco meno di 3 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021. L’obiettivo sarebbe quello di sviluppare un’economia circolare, ridurre la quantità di rifiuti e di conseguenza contenere l’inquinamento, tutelando così l’ambiente. Di fatto, recependo, quanto meno in parte, la direttiva europea su determinati prodotti in plastica monouso, adottata lo scorso maggio, ma daltro canto rappresenta un rischio per l’industria del settore. Per questo, sempre nella bozza, sono previsti incentivi per le aziende che operano con la plastica e decideranno di produrre materiali biodegradabili e compostabili. Si parla per il momento di un credito d’imposta del 10 per cento sulle spese sostenute. Ma linterrogativo è: siamo sicuri che a pagare siano le Aziende? Si tratta di una tassa che ha diviso i partiti, ma al di là delle logiche politiche, dubbi e perplessità permangono alimentati da recenti stime, soprattutto dal timore che le aziende possano scaricare il prezzo della tassa sul consumatore finale. Federconsumatori prevede, infatti, che l’aumento potrebbe aggirarsi intorno ai 138 euro per famiglia, mentre il Codacons porta la stangata della plastic tax sino a 165 euro. E quindi al netto del fine di tutela ambientale su cui ben poco cè da discettare, rimane unincertezza: davvero il miglior modo per insegnare al popolo le buone abitudine e ad amare questo splendido pianeta è colpirlo alla tasca, ma poi siamo convinti che tassare sia meglio che educare.
di CHIARA ROMANO

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Qualsiasi intervento correttivo dovrebbe muoversi a mio avviso su un doppio binario parallelo: incentivi in una direzione e disingentivi nell'altra. A quanto sembra nel caso di specie gli incentivi sono a favore delle aziende (detrazione per investimenti) e i disingentivi (tassa) finiranno per essere a carico dei consumatori perché andranno a comporre la voce di costo con conseguente incidenza sul prezzo finale. Ma tant'è

Ci vuole equilibrio quando si decide. La tassazione è inevitabile ma deve essere sempre equilibrata. Inseguire e perseguitare il contribuente significa torturare i buoni propositi di ripresa economica....ed ambientale

La differenza tra tassare ed educare è come quella tra curare i sintomi di una malattia oppure la causa. Nel primo caso non avrò risolto veramente il problema, nel secondo, invece, l'avrò superato. Le tasse sono sicuramente giuste quando corrispondono a servizi erogati, altrimenti costituiscono un balzello per fare cassa, poco comprensibile e percepito per lo più come ingiusto.

Vista la difficile congiuntura economica, mi dà l'idea di una manovra per "fare cassa" (a danno dei cittadini), mascherata dal buon proposito di tutelare l'ambiente!!!

Assurdamente d accordo Carmen

pubblicato il 11.12.19

L'Italia che Merita

Save the date! ... Continua a leggereCompatta testo

Save the date!

pubblicato il 11.11.19

L'Italia che Merita

I MERCATI GLOBALIZZATI ED I PLAYERS EUROPEI
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In un sistema giuridico, come quello dell'Unione Europea, in cui il principio della libera economia di mercato ispira politiche e azioni, l'obiettivo del raggiungimento di una concorrenza sana e efficace, è di centrale importanza, soprattutto nell'ottica di realizzare un mercato unico.
Nell’affrontare le sfide della globalizzazione, mentre il gigante asiatico prosegue inesorabile la sua espansione internazionale e soffiano sull’Europa i venti avversi dei dazi statunitensi, l’UE ha il delicato compito di realizzare un mercato unico che, da un lato, tuteli l’interesse dei consumatori europei e dall’altro, favorisca la crescita della competitività delle imprese, in modo da selezionare quelle più efficienti per far nascere i cc.dd. “campioni europei”, gli unici in grado di affrontare la concorrenza globale. Tuttavia il capitalismo, nell'ultimo ventennio, sembra aver imboccato una strada lastricata di tentazioni monopolistiche e quando le imprese dominano i mercati, alterano la libera concorrenza. Questa la motivazione per cui, ad esempio, la Commissione europea ha bloccato la fusione tra Alstom e Siemens, da cui sarebbe nato il primo campione eurpoeo dei sistemi ferroviari. Vietare le mega-concentrazioni dell’offerta e, soprattutto, l’abuso di posizioni dominanti, è condizione irrinunciabile per promuovere la spinta innovativa delle imprese, la sostituzione sul mercato delle imprese meno efficienti con altre più performanti, la buona mobilità della manodopera e la crescita del capitale umano. Tuttavia, anche presso la Commissione europea è ben chiaro che i “campioni europei” sono necessari nei mercati globalizzati in cui la dimensione è il principale motore della competitività, solo i grandi Player, infatti, sono in grado di sostenere il rischio dei “sunk cost”, ma bisogna evitare che la crescita delle dimensioni delle imprese, anche con fusioni e acquisizioni, contrasti con i principi della politica di concorrenza.
In questa prospettiva, in 30 anni, l’Antitrust europeo ha autorizzato il 95% delle proposte di concentrazione, ma sarà presto chiamata a nuove cruciali deliberazioni a partire dagli accordi internazionali in tema di produzione delle batterie per auto elettriche e su cc.dd. “progetti di interesse comune europeo”.
Di MANUELA LAMPITELLA
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I MERCATI GLOBALIZZATI ED I PLAYERS EUROPEI
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In un sistema giuridico, come quello dellUnione Europea, in cui il principio della libera economia di mercato ispira politiche e azioni, lobiettivo del raggiungimento di una concorrenza sana e efficace, è di centrale importanza, soprattutto nellottica di realizzare un mercato unico.
Nell’affrontare le sfide della globalizzazione, mentre il gigante asiatico prosegue inesorabile la sua espansione internazionale e soffiano sull’Europa i venti avversi dei dazi statunitensi, l’UE ha il delicato compito di realizzare un mercato unico che, da un lato, tuteli l’interesse dei consumatori europei e dall’altro, favorisca la crescita della competitività delle imprese, in modo da selezionare quelle più efficienti per far nascere i cc.dd. “campioni europei”, gli unici in grado di affrontare la concorrenza globale. Tuttavia il capitalismo, nellultimo ventennio, sembra aver imboccato una strada lastricata di tentazioni monopolistiche e quando le imprese dominano i mercati, alterano la libera concorrenza. Questa la motivazione per cui, ad esempio, la Commissione europea ha bloccato la fusione tra Alstom e Siemens, da cui sarebbe nato il primo campione eurpoeo dei sistemi ferroviari. Vietare le mega-concentrazioni dell’offerta e, soprattutto, l’abuso di posizioni dominanti, è condizione irrinunciabile per promuovere la spinta innovativa delle imprese, la sostituzione sul mercato delle imprese meno efficienti con altre più performanti, la buona mobilità della manodopera e la crescita del capitale umano. Tuttavia, anche presso la Commissione europea è ben chiaro che i “campioni europei” sono necessari nei mercati globalizzati in cui la dimensione è il principale motore della competitività, solo i grandi Player, infatti, sono in grado di sostenere il rischio dei “sunk cost”, ma bisogna evitare che la crescita delle dimensioni delle imprese, anche con fusioni e acquisizioni, contrasti con i principi della politica di concorrenza.
In questa prospettiva, in 30 anni, l’Antitrust europeo ha autorizzato il 95% delle proposte di concentrazione, ma sarà presto chiamata a nuove cruciali deliberazioni a partire dagli accordi internazionali in tema di produzione delle batterie per auto elettriche e su cc.dd. “progetti di interesse comune europeo”.
Di MANUELA LAMPITELLA

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Analisi interessante e piena di spunti che sarebbe impossibile sviluppare su un social. Brava per aver citato la "sventata" fusione Alstom Siemens, che da "sole" già rappresentano un TRUST.

Siamo presto passati dalla illusione della globalizzazione alla cruda realtà del rafforzamento del monopolio

Il popolo dovrebbe essere informato sugli effetti

Argomento interessante!

E noi siamo qui per questo motivo

pubblicato il 11.10.19

L'Italia che Merita

30 ANNI E UN GIORNO DALLA CADUTA DEL MURO;
——————————-
Meritocrazia Italia si compone di anime provenienti da quattro angoli del globo: innegabile quindi che la ricorrenza di ieri sia stata sentita, vissuta, celebrata; soprattutto nell’intimità che alcuni ricordi richiedono, perché quelli che precedono il nove novembre 1989, per una parte del mondo oggi così vicina, allora così lontana, sono spesso i ricordi tristi propri di una separazione.
Meritocrazia si pone a favore, mai contro.
Nella sua discrezione, oggi, rende quindi omaggio al suo modo di affrontare il Tempo e i Cambiamenti ricordando, trent’anni e un giorno dopo quella serata straordinaria, che a volte accade di non svegliarsi dai sogni della notte precedente.
Il muro è caduto per un errore, perché un tizio che si chiamava Schabowski, incalzato da giornalisti e paladino di un’improvvisazione di regime, una sera ha detto in conferenza stampa che si poteva uscire dalla Germania dell’Est.
Perché quella conferenza stampa e perché alcuni giornalisti poterono incalzare un funzionario dell’Est (con orgoglio tutto italiano ricordando che tutto ebbe inizio dalla prima domanda del nostro concittadino Riccardo Ehrman)? Ma sopratutto perché l’errore di un portavoce non è stato semplicemente smentito? Se quel muro doveva essere garanzia di pace, per quanto sofferta, perché una sera si mise in discussione l’equilibrio che reganava da vent’anni?

Semplicemente perché il muro era caduto prima del dieci ottobre, perché il nostro mondo era pronto al cambiamento, si era preparato passando dal dopoguerra, dal boom economico filo americano, dal ‘68 e dagli anni di piombo europei... il mondo era pronto e, quando il mondo è pronto, basta solo un pretesto: come un portavoce un po’ distratto ed una guardia di frontiera armata di buon senso.

Meritocrazia si ricorda delle lacerazioni, delle separazioni sofferte, dei vincoli alle libertà e di un mondo diviso... rispetta quei ricordi.
In molti, ormai, non sanno più cosa sia significato nella quotidianità di tante famiglie europee il Muro di Berlino. Meritocrazia si impegna a tramandare quella memoria, a rispettare e far rispettare quei ricordi, rispettarli tanto da affrontare il presente forte degli insegnamenti del passato: quando il mondo è pronto, basta solo un pretesto. Meritocrazia Italia si impegna a dare un palco, a preparare il mondo al cambiamento. Perchè sa che quando ci sarà riuscita non sarà altro che questione di un pretesto.
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30 ANNI E UN GIORNO DALLA CADUTA DEL MURO;
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Meritocrazia Italia si compone di anime provenienti da quattro angoli del globo: innegabile quindi che la ricorrenza di ieri sia stata sentita, vissuta, celebrata; soprattutto nell’intimità che alcuni ricordi richiedono, perché quelli che precedono il nove novembre 1989, per una parte del mondo oggi così vicina, allora così lontana, sono spesso i ricordi tristi propri di una separazione.
Meritocrazia si pone a favore, mai contro.
Nella sua discrezione, oggi, rende quindi omaggio al suo modo di affrontare il Tempo e i Cambiamenti ricordando, trent’anni e un giorno dopo quella serata straordinaria, che a volte accade di non svegliarsi dai sogni della notte precedente.
Il muro è caduto per un errore, perché un tizio che si chiamava Schabowski, incalzato da giornalisti e paladino di un’improvvisazione di regime, una sera ha detto in conferenza stampa che si poteva uscire dalla Germania dell’Est.
Perché quella conferenza stampa e perché alcuni giornalisti poterono incalzare un funzionario dell’Est (con orgoglio tutto italiano ricordando che tutto ebbe inizio dalla prima domanda del nostro concittadino Riccardo Ehrman)? Ma sopratutto perché l’errore di un portavoce non è stato semplicemente smentito? Se quel muro doveva essere garanzia di pace, per quanto sofferta, perché una sera si mise in discussione l’equilibrio che reganava da vent’anni?

Semplicemente perché il muro era caduto prima del dieci ottobre, perché il nostro mondo era pronto al cambiamento, si era preparato passando dal dopoguerra, dal boom economico filo americano, dal ‘68 e dagli anni di piombo europei... il mondo era pronto e, quando il mondo è pronto, basta solo un pretesto: come un portavoce un po’ distratto ed una guardia di frontiera armata di buon senso.

Meritocrazia si ricorda delle lacerazioni, delle separazioni sofferte, dei vincoli alle libertà e di un mondo diviso... rispetta quei ricordi. 
In molti, ormai, non sanno più cosa sia significato nella quotidianità di tante famiglie europee il Muro di Berlino. Meritocrazia si impegna a tramandare quella memoria, a rispettare e far rispettare quei ricordi, rispettarli tanto da affrontare il presente forte degli insegnamenti del passato: quando il mondo è pronto, basta solo un pretesto. Meritocrazia Italia si impegna a dare un palco, a  preparare il mondo al cambiamento. Perchè sa che quando ci sarà riuscita non sarà altro che questione di un pretesto.

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Dovrebbe cadere ogni giorno un muro di qualunquismo, di cattiveria, di odio, di disparità e di errata giustizia... Per questo Meritocrazia Italia sarà sempre un nuovo modo di pensare 🇮🇹✅

Nessun muro che emargini esseri umani e limiti la libertà è così alto o largo da non poter essere abbattuto ... parole importanti, che ci fanno ricordare come di muri ce ne siano ancora tanti, troppi ... Non certo di mattoni, ma di limiti mentali ... E sono i muri più difficili da abbattere

Costruiamo il presente sugli insegnamenti del passato e prepariamo il mondo al cambiamento. Il pretesto non servirà neppure.

pubblicato il 11.10.19

L'Italia che Merita

IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE NAZIONALE;
La forza del pensiero che unisce i popoli e le generazioni;
———————————————
Il Nichilismo è l’ombra in un passaggio nell’Amleto di Shekspeare, quando parla di un uomo che tende a rimanere isolato, chiuso in sè stesso, incapace di riconoscere i passaggi storici, è la determinazione che alcuni uomini hanno messo per costruire quello che siamo oggi.
Questa determinazione si racchiude in due passaggi: uno introspettivo, trovare la motivazione in sè stessi, e l’altro di esternazione.
Il collante tra una comunità ed il senso politico deve essere profondo, la politica può essere narrata solo come storia traendo la memoria dalla tentazione della solitudine, perché gli eventi vengono conosciuti “realmente” quando la loro ricostruzione è frutto di un racconto collettivo.
Chi pensa da solo, scrive da solo, chi pensa con gli altri, fa politica.
È proprio il potenziamento del pensiero che crea quell’onda, quella forte ribellione nell’anima nelle cose che accomunano, generatrice di cambiamento.
La conoscenza dell’uomo nel suo essere e nei suoi valori, sono stati analizzati e descritti da Leopardi, Nietzsche, Dostoevskij, quest’ultimo quando descrisse la seconda metà dell’800 in Russia, l’antimoralismo e la libertà smodata che avevano determinato eccessi neutralizzati, poi, solo dal pensiero e dalla cultura.
Ciò che conta è la forza del pensiero nascente, programmato in ogni suo passaggio.
L’evoluzione di questo pensiero ci rende più forti nel rispondere agli altri, non solo di politica, ma di vita sociale, nelle difficoltà che devastano la vita e il lavoro.
La cultura è conoscenza di ciò che leggiamo e vediamo, la storia, la lettura, aiutano a sviluppare il pensiero. E senza fare chiasso come i grandi pensatori, bisogna creare omogeneità nelle persone.
Questo modo di pensare va esaltato perché c’è la coscienza dello studio e della formazione, ed è ció che rende questo progetto meraviglioso, soprattutto in un momento come questo, di odio e di incapacità nel trovare soluzioni.
Negli anni 40 c’erano pochissimi libri in circolazione, ma tra i saggi diffusi c’erano quelli di De Sanctis, la Divina Commedia, rappresentava un’illuminazione di genio improvviso, esaltavano la traduzione poetica, teologica e filosofica. Il nesso che avevano era la contrapposizione tra passato, presente e futuro, espressione visibile anche nelle opere d’arte, in cui sembra realizzarsi fusione e unificazione. Questo fascino che l’uomo ha nelle opere d’arte, che ci lascia esterrefatti, ci fa capire che ogni passaggio temporale può apparire diverso ma è sostanzialmente uguale.
L’unica differenza la fa il pensiero, è il solo a poter variare cercando di unificare quanto fatto fino ad oggi, nella prospettiva presente e futura e a vantaggio di tutte le generazioni.
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IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE NAZIONALE;
La forza del pensiero che unisce i popoli e le generazioni;
———————————————
Il Nichilismo è l’ombra in un passaggio nell’Amleto di Shekspeare, quando parla di un uomo che tende a rimanere isolato, chiuso in sè stesso, incapace di riconoscere i passaggi storici, è la determinazione che alcuni uomini hanno messo per costruire quello che siamo oggi. 
Questa determinazione si racchiude in due passaggi: uno introspettivo, trovare la motivazione in sè stessi, e l’altro di esternazione. 
Il collante tra una comunità ed il senso politico deve essere profondo, la politica può essere narrata solo come storia traendo la memoria dalla tentazione della solitudine, perché gli eventi vengono conosciuti “realmente” quando la loro ricostruzione è frutto di un racconto collettivo. 
Chi pensa da solo,  scrive da solo, chi pensa con gli altri, fa politica. 
È proprio il potenziamento del pensiero che crea quell’onda, quella forte ribellione nell’anima nelle cose che accomunano, generatrice di cambiamento. 
La conoscenza dell’uomo nel suo essere e nei suoi valori, sono stati analizzati e descritti da Leopardi, Nietzsche, Dostoevskij, quest’ultimo quando descrisse la seconda metà dell’800 in Russia, l’antimoralismo e la libertà smodata che avevano determinato eccessi neutralizzati, poi, solo dal pensiero e dalla cultura. 
Ciò che conta è la forza del pensiero nascente, programmato in ogni suo passaggio. 
L’evoluzione di questo pensiero ci rende più forti nel rispondere agli altri, non solo di politica, ma di vita sociale, nelle difficoltà che devastano la vita e il lavoro. 
La cultura è conoscenza di ciò che leggiamo e vediamo, la storia, la lettura, aiutano a sviluppare il pensiero. E senza fare chiasso come i grandi pensatori, bisogna creare omogeneità nelle persone. 
Questo modo di pensare va esaltato perché c’è la coscienza dello studio e della formazione, ed è ció che rende questo progetto meraviglioso, soprattutto in un momento come questo, di odio e di incapacità nel trovare soluzioni. 
Negli anni 40 c’erano pochissimi libri in circolazione, ma tra i saggi diffusi c’erano quelli di De Sanctis, la  Divina Commedia, rappresentava un’illuminazione di genio improvviso, esaltavano la traduzione poetica, teologica e filosofica. Il nesso che avevano era la contrapposizione tra passato, presente e futuro, espressione visibile anche nelle opere d’arte, in cui sembra realizzarsi fusione e unificazione. Questo fascino che l’uomo ha nelle opere d’arte, che ci lascia esterrefatti, ci fa capire che ogni passaggio temporale può apparire diverso ma è sostanzialmente uguale. 
L’unica differenza la fa il pensiero, è il solo a poter variare cercando di unificare quanto fatto fino ad oggi, nella prospettiva presente e futura e a vantaggio di tutte le generazioni.

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Alto profilo come sempre!

pubblicato il 11.08.19

L'Italia che Merita

ROMA - 18 Novembre ore 9.30
IL MERITO NELLE ISTITUZIONI
un processo necessario e consapevole verso l’equità sociale
#unItaliachecicrede #merito #equitàsociale #ambiente
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ROMA - 18 Novembre ore 9.30
IL MERITO NELLE ISTITUZIONI
un processo necessario e consapevole verso l’equità sociale
#unItaliachecicrede #merito #equitàsociale #ambiente

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Una sfida, un impegno, una promessa. 💪 Unica direzione, merito ed equità sociale!

Senza fretta ma senza sosta, con grandissimo orgoglio e immensa passione. C'è un'Italia meravigliosa da vivere.

Il merito come strumento per il raggiungimento dell’equità sociale, nelle istituzioni e ovunque!

Orgogliosa di essere in questa grande squadra❤️

Crederci è il primo passo ... discuterne è il normale prosieguo ... Sensibilizzare è una importante sfida ... Riuscirci è il vero traguardo ... Senza fretta ma senza sosta, insieme si può

Confronto e dialogo per ridare nuova luce alle nostre istituzioni

Un orgoglio lavorare quotidianamente per potenziare i diritti dei cittadini Senza polemica Solo con proposte

Le Istruzioni: un punto di arrivo e di partenza per l'Italia meritocratica che vogliamo 💪

Dalle parole ai fatti: un altro tassello a comporre il mosaico, verso il merito, verso i diritti, verso il Prodotto Interno Umano! W Meritocrazia Italia! Noi ci crediamo❤

Il cambiamento inizia con noi, il cambiamento inizia da noi, sentiamoci tutti responsabili. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!

Il Merito per potere entrare nelle Istituzioni deve entrare nella coscienza della maggioranza degli italiani e, quindi, deve passare prima per le piazze

È giunto il momento di smettere di chiedersi cosa possano fare le istituzioni per noi...ma cosa possiamo fare noi per le istituzioni!Meritocrazia Italia 🇮🇹

Questo è L'evento!... temi e relatori da non perdere!

Il merito nelle Istutuzioni: abbiamo proprio deciso di fare una Rivoluzione...

Meritocrazia prende sempre più forma e con questo evento daremo del nostro meglio... 🇮🇹Seguiteci. 💪🏻🔥🔥🔥

...quando soffia il vento del cambiamento, bisogna avere coraggio ed aggiustare le vele!🍀

Vorrei che l'associazione riflettesse sul fatto che il taglio dei parlamentari rende molto più difficile per i meritevoli raggiungere l'elezione in entrambi i rami del Parlamento. Spero che una volta che avrete riflettuto su questa questione importante potrete aderire e sostenere le iniziative del Comitato Per Il No Al Taglio Dei parlamentari. Buon lavoro e buon convegno a tutti voi !!

E importante

Meritocrazia Italia entra dalla porta principale per raccontare il suo modello di Istituzione. Da non perdere!!!

La rivoluzione culturale che prende forma anche nelle istituzioni. Merito, equità sociale e istituzioni, l'appuntamento da non perdere!

... Il nuovo Rinascimento

MeritiAMO

pubblicato il 11.08.19

L'Italia che Merita

youtu.be/QlnLPyAjE0EAnnamaria Bello ci parla del premio nobel ai tre economisti Michael Kremer, Abhijit Banerjee, Esther Duflo ... Continua a leggereCompatta testo

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Belle notizie!

😍

pubblicato il 11.08.19

L'Italia che Merita

Siamo partiti in 4, poco più di un anno fa.
Abbiamo trovato un varco, tracciato un percorso di speranza.
Abbiamo accolto tutti, aperto le porte a chiunque volesse entrare, spalancato le braccia a chiunque cercasse uno spazio, prestato loro occhi e orecchie, penne e calamaio.
Ci hanno chiamato illusi, sognatori, don Chisciotte.
Ma noi siamo ancora qui, e sempre di più.
Crediamo nell'Italia del Valore, del Merito e dell'Equità.

Ci sono sfide fatte per essere affrontate, altre che vale la pena vivere, altre ancora per cui sei disposto a sacrificare te stesso, poi ci sono quelle sfide che devono essere solo vinte, perché non coinvolgono solo te, ma l'eco di quella vittoria si ripercuote nel tempo al di fuori del tuo.

E se siamo in 10.000 non abbiamo lavorato invano!
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Siamo partiti in 4, poco più di un anno fa. 
Abbiamo trovato un varco, tracciato un percorso di speranza. 
Abbiamo accolto tutti,  aperto le porte a chiunque volesse entrare, spalancato le  braccia a chiunque cercasse uno spazio,  prestato loro occhi e orecchie, penne e calamaio. 
Ci hanno chiamato illusi, sognatori, don Chisciotte. 
Ma noi siamo ancora qui, e sempre di più. 
Crediamo nellItalia del Valore, del Merito e dellEquità.

Ci sono sfide fatte per essere affrontate, altre che vale la pena vivere, altre ancora per cui sei disposto a sacrificare te stesso, poi ci sono quelle sfide che devono essere solo vinte, perché non coinvolgono solo te, ma leco di quella vittoria si ripercuote nel tempo al di fuori del tuo. 

E se siamo in 10.000 non abbiamo lavorato invano!

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La bellezza, la felicità e la soddisfazione di sentirsi parte attiva del cambiamento!

Grandissima emozione ...❤️‼️

"Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile." E sempre forza MERITOCRAZIA ITALIA💓

Complimenti a chi decide di osare, a chi decide di mettersi in gioco, a chi ha voglia di cambiare e inizia a anche a farlo! Complimenti Meritocrazia Italia Senza fretta ma senza sosta 💪🏻💪🏻

Chi entra in un carrozzone in corsa sarà sempre e solo un numero. Chi costruisce un contenitore serio e perbene sarà il presente ed il futuro della ns nazione

Fiera e orgogliosa di essere un pezzo di voi e con voi e di essere Storia ragazzi.....😭😭😭

Nulla è impossibile se si crede fortemente... Noi ci crediamo e, senza fretta ma senza sosta siamo partiti da 4 ed arrivati a 10.000, perché MERITOCRAZIA ITALIA è realtà! 💪 ❤️

.... Perché c'è un'Italia meravigliosa da vivere e raccontare ..

meraviglia....bisogna andare avanti...senza sosta!

Complimenti!!!!!!!

L' unione fa la forza💪💪💪👏👏👏🔝

Incredibile!

#welldone #sinprisasinpausa

Vorrei farne parte,come?

pubblicato il 11.06.19

L'Italia che Merita

Meritocrazia Italia vuole esprime il proprio Cordoglio per i tre giovani Vigili del Fuoco, Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, che hanno perso la vita nella tragica esplosione verificatasi in provincia di Alessandria.
A loro tutta la nostra riconoscenza per la dedizione al servizio della collettività. Solidarietà e vicinanza ai familiari e a tutto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
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Meritocrazia Italia vuole esprime il proprio Cordoglio  per i tre giovani Vigili del Fuoco, Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, che hanno perso la vita nella tragica esplosione verificatasi in provincia di Alessandria. 
A loro tutta la nostra riconoscenza per la dedizione al servizio della collettività. Solidarietà e vicinanza ai familiari e a tutto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

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Perdono la vita nell'atto di proteggere, con coraggio e dedizione, la nostra. RIP

Il dispiacere e di più resteranno servitori dello stato

🌹

I veri supereroi di oggi.

pubblicato il 11.05.19

L'Italia che Merita

Ringraziamo il senatore Ostellari, Presidente della commissione giustizia, per il bellissimo momento di confronto odierno e per la sincera disponibilità mostrata nel recepire le istanze di Meritocrazia Italia. Nulla ci rende più orgogliosi di porre le nostre energie al servizio delle Istituzioni, convinti che c'è un'Italia meravigliosa da vivere e raccontare e che una proficua sinergia tra competenze pubbliche e private sia la chiave di volta per immaginare il cambiamento che vogliamo.
Avanti tutta, senza fretta ma senza sostaOggi ho incontrato Paolo Patrizio, dell'Associazione Meritocrazia Italia. Buon lavoro a lui e a tutti coloro che si impegnano, ciascuno con le proprie idee, per costruire un Paese migliore. Il confronto leale arricchisce, sempre.
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Ringraziamo il senatore Ostellari, Presidente della commissione giustizia, per il bellissimo momento di confronto odierno e per la sincera disponibilità mostrata nel recepire le istanze di Meritocrazia Italia. Nulla ci rende più orgogliosi di porre le nostre energie al servizio delle Istituzioni, convinti che cè unItalia meravigliosa da vivere e raccontare e che una proficua sinergia tra competenze pubbliche e private sia la chiave di volta per immaginare il cambiamento che vogliamo.
Avanti tutta, senza fretta ma senza sosta

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Bravissimi! Il dialogo oltre l’ideologia, solo soluzioni e dedizione al nostro meraviglioso Paese!

Meritocrazia Italia dialogherà con tutti senza schemi ideologici o preconcetti. Noi amiamo il ns paese ed il benessere di TUTTI i cittadini

Meritocrazia Italia sta dimostrando con i fatti che se la logica della sterile contrapposizione e dell’insulto cederà il passo a quella del dialogo costruttivo e delle proposte frutto di studio e di approfondimento, davvero le cose cambieranno

complimenti!

Il Nostro Paese necessita della partecipazione propositiva di chi é calato nella realtà del quotidiano, di chi lo ama veramente e ne soffre ogni giorno le difficoltà sulla propria pelle. Orgoglio

Bravi! Questo paese ha bisogno di risposte concrete ai problemi e non di slogan. Per fare questo occorre che le innumerevoli competenze di cui l’Italia è dotata tornino all’opera. Ma che soprattutto siano ascoltate. Senza pregiudizi ed unicamente nell’interesse della collettività.

pubblicato il 11.05.19

L'Italia che Merita

IL RUOLO DEI PARTITI POLITICI NELL’ERA DIGITALE: quali rischi?
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Ogni generazione ha la sua forma di organizzazione. Le nuove forme di interazione e cooperazione che avvengono attraverso le tecnologie digitali, oggi caratterizzano i nuovi movimenti e partiti politici. Dopo molti anni in cui, si parlava di partiti politici per registrare il declino o presagirne la fine, dobbiamo oggi fare i conti con una rinnovata vitalità di questa forma di organizzazione. Tale trasformazione digitale del partito politico è parte di un processo più generale, visibile anche in parti più tradizionali. Nella fretta di giudicare questa nuova forma di partito, da un punto di vista morale, può succedere di non dedicare sufficiente attenzione ad un’analisi della loro struttura e organizzazione, nonchè alle nuove forme di leadership, di partecipazione e ai nuovi rapporti di forza che essi manifestano. Non si può continuare a vedere i partiti digitali semplicemente come un’anomalia o una patologia, e neppure come un’impresa eroica. Piuttosto è necessario intravedere in essi un nuovo paradigma di partito che può essere inteso come l’equivalente contemporaneo a quello che nell’era industriale era il partito di massa. La sua dipendenza da interazioni digitali va, sicuramente, a svantaggio del suo radicamento fisico e territoriale. Il rischio di un’esasperazione della partecipazione digitale è che le decisioni vengono prese, sì collettivamente, ma a partire da una posizione di estrema individualizzazione e ciò va a scapito del confronto faccia a faccia, della partecipazione a riunioni e assemblee utili comunque a creare una comunità politica capace di radicare il partito nella quotidianità.
Di ANTONINO MARESCA
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IL RUOLO DEI PARTITI POLITICI NELL’ERA DIGITALE: quali rischi?
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Ogni generazione ha la sua forma di organizzazione. Le nuove forme di interazione e cooperazione che avvengono attraverso le tecnologie digitali, oggi caratterizzano i nuovi movimenti e partiti politici. Dopo molti anni in cui,  si parlava di partiti politici per registrare il declino o presagirne la fine, dobbiamo oggi fare i conti con una rinnovata vitalità di questa forma di organizzazione. Tale trasformazione digitale del partito politico è parte di un processo più generale, visibile anche in parti più tradizionali. Nella fretta di giudicare questa nuova forma di partito, da un punto di vista morale, può succedere di non dedicare sufficiente attenzione ad un’analisi della loro struttura e organizzazione, nonchè alle nuove forme di leadership, di partecipazione e ai nuovi rapporti di forza che essi manifestano. Non si può continuare a vedere i partiti digitali semplicemente come un’anomalia o una patologia, e neppure come un’impresa eroica. Piuttosto è necessario intravedere in essi un nuovo paradigma di partito che può essere inteso come l’equivalente contemporaneo a quello che nell’era industriale era il partito di massa. La sua dipendenza da interazioni digitali va, sicuramente, a svantaggio del suo radicamento fisico e territoriale. Il rischio di un’esasperazione della partecipazione digitale è che le decisioni vengono prese, sì collettivamente, ma a partire da una posizione di estrema individualizzazione e ciò va a scapito del confronto faccia a faccia, della partecipazione a riunioni e assemblee utili comunque a creare una comunità politica capace di radicare il partito nella quotidianità.
Di ANTONINO MARESCA

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Le giovani generazioni stanno crescendo in un'era nella quale i rapporti umani si sviluppano attraverso la rete. Non sentono il bisogno di aggregarsi materialmente perche' il loro spazio vitale spesso è fatto di condivisioni ed interazioni virtuali. Per avvicinarli alla politica è necessario creare loro un interesse che tendono a coltivare dapprima a livello mediatico e poi, quando esso è maturo, con il confronto diretto e con le aggregazioni partitiche. I giovani hanno quella marcia in piu' che puo' alimentare un nuovo modo di fare politica, piu' interattivo ed al passo con i tempi

Il partito "digitale" è una realtà con cui dover fare i conti e non va sicuramente demonizzato perché facilita lo scambio di informazione e l'interazione. Ma è impensabile pensare che un click possa sostituire il confronto, unico meccanismo attraverso il quale le singole posizioni possono dar vita ad una sintesi che non rappresenterà mai la loro somma ma piuttosto un nuovo pensiero in cui, però, come per magia tutti si riconosceranno.

Giacomo Papa concordo con la tua analisi. Il partito tradizionale è esiziale per una pianificazione strategica delle esigenze del Paese!

La soluzione, come la virtus, va cercata nel mezzo: l'interazione digitale non deve necessariamente essere intesa come alternativa al partito tradizionale.

pubblicato il 11.04.19

L'Italia che Merita

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.... Perché il merito ci salverà !

"... Con l'Italia si vive come con un'amante: oggi in furibondo litigio e domani in adorazione (Arthur Schopenhauer) ..." le Istituzioni, quando meritevoli, sono le nostre prime garanti, perchè garantiscono quel sistema di valori e di equilibri su cui si fonda una Nazione ... Meritocrazia Italia crede ad un futuro migliore, da costruire senza fretta, senza sosta, ma con competenza e positività poste al servizio del benessere collettivo .... perchè c'è un'Italia meravigliosa da vivere e raccontare

Bellissimo video Paolo , complimenti!!!

Il merito nelle istituzioni, una sfida su cui puntare!

Una nuova tappa, occasione di crescita per Meritocrazia e per l'Italia che vogliamo!

Solo chi mette energie in un percorso serio potrà dire ...ho costruito e non mi sono lamentato.. La vera costruzione è in ognuno di noi Forza sempre Meritocrazia Italia 🇮🇹

Un’occasione di condivisione e di crescita....

Sarà un'importante occasione di confronto sui temi di fondamentale rilevanza

Noi ci crediamo.

Il coraggio di vivere un sogno!

Meritocrazia in Italia? Siete i nuovi Don Chisciotte. In bocca al lupo!

Dopo la prima proposta di legge elaborata da Meritocrazia Italia, portiamo i nostri valori in Parlamento.

Bel video

pubblicato il 11.03.19

L'Italia che Merita

IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE NAZIONALE;
Da Moro a Guardiola: Comporre i sentimenti di tutti, il compito più difficile;
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Nel Marzo 1977 Aldo Moro si recò alla Camera dei Deputati e tenne un discorso storico, per i contenuti e lungimiranza, ma soprattutto alla luce della successiva scomparsa, a seguito del rapimento operato dalle BR.
Il caso che trattó Moro era quello della difesa d’ufficio dell’onorevole Luigi Gui, ex ministro della difesa del governo di quel momento. Ricorderà qualcuno del primo caso di corruzione politica, la società coinvolta era la Lockheed, operante nel settore dell’areonautica militare che avrebbe dovuto vendere all’Italia diversi aerei militari pagando enormi tangenti. Moro entró in Parlamento perché gli attacchi erano stati pesanti ed invasivi, con la sua risolutezza e compostezza tenne a precisare che le difese si svolgono nelle aule di Tribunale, la difesa fatta per strada è una sconfitta per lo Stato e due delle frasi più belle sono: “nelle piazze non ci faremo processare” e “non ci faremo considerare dei corrotti perché non lo siamo”. Lui tratta con intelligenza estrema gli eventi, difendendo la civiltà giuridica e la buona politica, rifiutando così ogni forma di giustizia sommaria, nel dire questo c’è stata una riflessione di fondo che Moro posiziona sull’età contemporanea, è un discorso universale.
A Moro va riconosciuto la riflessione sulle novità intervenute nel mondo giovanile quello femminile tra gli anni 60/70. Capì che il mondo femminile doveva subire uno scossone importante, era necessario iniziare una battaglia di emancipazione, c’era bisogno di giovani per realizzare una società completa. Nessuno doveva sentirsi escluso, bisognava comporre i sentimenti di tutti. Questa composizione ci porta ad un’altra intervista, quella di Pep Guardiola, un grande giocatore di calcio ma soprattutto un grande allenatore. Intervistato sul passaggio da giocatore ad allenatore, disse che la sua carriera era terminata e si era ritirato per riflettere sul futuro, ma si imbattè nell’intervista di Velasco che lo colpì profondamente tanto da invitarlo a cena, in quella cena nacque “l’allenatore” Pep Guardiola; quando Velasco gli disse che non tutti i giocatori sono uguali, non lo sarebbero mai stati perché, quando entri nello spogliatoio, c’è chi vuole essere esaltato in pubblico, chi preferisce un discorso a quattrocchi, c’è chi vuole parlare di tattica per ore o chi due minuti vuole pensare ad altro. Il mondo dell’ allenatore è bello, devi toccare ciò che vedi e non ciò che gli altri dicono. Solo così può costruirsi una grande squadra. Questo iter - da Moro a Guardiola - si riflette sul percorso di Meritocrazia Italia che è un modo di pensare dove si toccano le prospettive di tutti, se riusciamo a coglierne le sfumature il capolavoro sarà compiuto. Ma non sarà un capolavoro ad personam bensì un capolavoro della nostra civiltà. Va alimentato ogni giorno con la necessaria sensibilità, come quando l’allenatore coglie la sensibilità di tutti i suoi giocatori e solo se tutti hanno la sensibilità di toccare un capolavoro.
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IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE NAZIONALE;
Da Moro a Guardiola: Comporre i sentimenti di tutti, il compito più difficile;
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Nel Marzo 1977 Aldo Moro si recò alla Camera dei Deputati e tenne un discorso storico, per i contenuti e lungimiranza, ma soprattutto alla luce della successiva scomparsa, a seguito del rapimento operato dalle BR. 
Il caso che trattó Moro era quello della difesa d’ufficio dell’onorevole Luigi Gui, ex ministro della difesa del governo di quel momento. Ricorderà qualcuno del primo caso di corruzione politica, la società coinvolta era la Lockheed, operante nel settore dell’areonautica militare che avrebbe dovuto vendere all’Italia diversi aerei militari pagando enormi tangenti. Moro entró in Parlamento perché gli attacchi erano stati pesanti ed invasivi, con la sua risolutezza e compostezza tenne a precisare che le difese si svolgono nelle aule di Tribunale, la difesa fatta per strada è una sconfitta per lo Stato e due delle frasi più belle sono: “nelle piazze non ci faremo processare” e “non ci faremo considerare dei corrotti perché non lo siamo”. Lui tratta con intelligenza estrema gli eventi, difendendo la civiltà giuridica e la buona politica, rifiutando così ogni forma di giustizia sommaria, nel dire questo c’è stata una riflessione di fondo che Moro posiziona sull’età contemporanea, è un discorso universale.
A Moro va riconosciuto la riflessione sulle novità intervenute nel mondo giovanile quello femminile tra gli anni 60/70. Capì che il mondo femminile doveva subire uno scossone importante, era necessario iniziare una battaglia di emancipazione, c’era bisogno di giovani per realizzare una società completa. Nessuno doveva sentirsi escluso, bisognava comporre i sentimenti di tutti. Questa composizione ci porta ad un’altra intervista, quella di Pep Guardiola, un grande giocatore di calcio ma soprattutto un grande allenatore. Intervistato sul passaggio da giocatore ad allenatore, disse che la sua carriera era terminata e si era ritirato per riflettere sul futuro, ma si imbattè nell’intervista di Velasco che lo colpì profondamente tanto da invitarlo a cena, in quella cena nacque “l’allenatore” Pep Guardiola; quando Velasco gli disse che non tutti i giocatori sono uguali, non lo sarebbero mai stati perché, quando entri nello spogliatoio, c’è chi vuole essere esaltato in pubblico, chi preferisce un discorso a quattrocchi, c’è chi vuole parlare di tattica per ore o chi due minuti vuole pensare ad altro. Il mondo dell’ allenatore è bello, devi toccare ciò che vedi e non ciò che gli altri dicono. Solo così può costruirsi una grande squadra. Questo iter - da Moro a Guardiola - si riflette sul percorso di Meritocrazia Italia che è un modo di pensare dove si toccano le prospettive di tutti, se riusciamo a coglierne le sfumature il capolavoro sarà compiuto. Ma non sarà un capolavoro ad personam bensì un capolavoro della nostra civiltà. Va alimentato ogni giorno con la necessaria sensibilità, come quando l’allenatore coglie la sensibilità di tutti i suoi giocatori e solo se tutti hanno la sensibilità di toccare un capolavoro.

pubblicato il 11.02.19

L'Italia che Merita

Hanno tutti ragione. Libertà di espressione, rispetto delle regole, diritto all’autoregolazione dei fanciulli: principi sacri.
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Ma è morte cerebrale dell’allineamento pedagogico.
Il nostro ordinamento, sancisce con netta decisione la stretta interdipendenza tra genitori e scuola, in quel concetto antico di culpa in educando di ruolo solidale che oggi lapidiamo per non sentire il peso della missione immane di mantenere alte le difese immunitarie da suggestioni effimere e false informazioni.
Non ci accorgiamo più che quel concetto antico era in realtà un elogio di massimo valore, di stima e di possenza del ruolo educativo.
Ma l’Uomo per trasmettere, donare e tramandare deve per primo aver risolto i suoi nodi esistenziali, chiarire in cosa crede e dove vuole andare.
Lo sciame patologico di tale esitazione diviene vuoto storico, disordine, apatia, e oggi, le notizie di cronaca, che enumerano attacchi frontali tra genitori e scuola ci stringe le coscienze vedendo sbandierare intangibili principi per far da scudo al deficit della comunità educativa a rendersi custode dei bisogni giovanili.
E’ triste ma nessuno ha a mente di interpretare che questi ragazzini, con ribelle intercalare, in grande confusione, perché appunto sballottati, tra vuoto accudimento e dogmi da ingoiare, dicono solo “esistiamo! lasciateci parlare”.
E allora gli anatemi, lo sfoggio di principi, non sembrano centrare il vulnus del sistema aprendo all’evidenza di quanto troppo spesso lo spazio del confronto risulti assottigliato da futile e infruttuosa necessità di aver ragione.
Di ANNAMARIA BELLO
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Hanno tutti ragione. Libertà di espressione, rispetto delle regole, diritto all’autoregolazione dei fanciulli: principi sacri.
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Ma è morte cerebrale dell’allineamento pedagogico.
Il nostro ordinamento, sancisce con netta decisione  la stretta interdipendenza  tra genitori e scuola, in quel concetto antico di culpa in educando di ruolo solidale che oggi lapidiamo per non sentire il peso della missione immane di mantenere alte le difese immunitarie da suggestioni effimere e false informazioni.
Non ci accorgiamo più che quel concetto antico era in realtà un elogio di massimo valore, di stima e di possenza del ruolo educativo.
Ma l’Uomo per trasmettere, donare e tramandare deve per primo aver risolto i suoi nodi esistenziali, chiarire in cosa crede e dove vuole andare.
Lo sciame patologico di tale esitazione diviene vuoto storico, disordine, apatia, e oggi, le notizie  di cronaca, che enumerano attacchi frontali tra genitori e scuola ci stringe le coscienze vedendo sbandierare intangibili principi per far da scudo al deficit della comunità educativa a rendersi custode dei bisogni giovanili.
E’ triste ma nessuno ha a mente di interpretare che questi ragazzini, con ribelle intercalare, in grande confusione, perché appunto sballottati, tra vuoto accudimento e dogmi da ingoiare, dicono solo “esistiamo! lasciateci parlare”.
E allora gli anatemi, lo sfoggio di principi, non sembrano centrare il vulnus del sistema aprendo all’evidenza di quanto troppo spesso lo spazio del confronto risulti assottigliato da futile e infruttuosa necessità di aver ragione.
Di ANNAMARIA BELLO

pubblicato il 11.01.19

L'Italia che Merita

NON AVERE TEMPO: segno di regressione
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Oggi la mancanza di tempo è diventato un problema costante, sentiamo sfuggire ogni istante, come se non riuscissimo ad afferrarlo e così viviamo in un costante e caotico affanno, fino a perdere il piacere delle piccole cose. Chi nulla fa nulla ottiene! Bisogna essere previdenti e non pensare solo all'oggi ma, anche e soprattutto al domani. Non bisogna godersi la vita senza far niente ed essere in attesa che siano gli altri a "fare" per te!Dall'ozio nulla si ricava, è necessario impegnarsi per guadagnare ciò che si vuole ottenere. Solo chi si impegnerà di più avrà ciò che si merita.
Un momento si trasforma in opportunità!
Ed ecco l'opportunità che ci è stata data con Meritocrazia Italia, impiegare il tempo in modo fattivo e concreto, producendo idee attuandole, metterle al servizio della collettività per un nuovo modo di vivere, pensare e di intendere i rapporti sociali, con particolare attenzione ai "Valori" fondamentali per l'uomo.
Di ANTONELLA PANICO
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NON AVERE TEMPO: segno di regressione
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Oggi la mancanza di tempo è diventato un problema costante, sentiamo sfuggire ogni istante, come se non riuscissimo ad afferrarlo e così viviamo in un costante e caotico affanno, fino a perdere il piacere delle piccole cose. Chi nulla fa nulla ottiene! Bisogna essere previdenti e non pensare solo alloggi ma, anche e soprattutto al domani. Non bisogna godersi la vita senza far niente ed essere in attesa che siano gli altri a fare per te!Dallozio nulla si ricava, è necessario impegnarsi per guadagnare ciò che si vuole ottenere. Solo chi si impegnerà di più avrà ciò che si merita. 
Un momento si trasforma in opportunità! 
Ed ecco lopportunità che ci è stata data con Meritocrazia Italia, impiegare il tempo in modo fattivo e concreto, producendo idee attuandole, metterle al servizio della collettività per un nuovo modo di vivere, pensare e di intendere i rapporti sociali, con particolare attenzione ai Valori fondamentali per luomo.
Di ANTONELLA PANICO

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Una riflessione che spetta a tutti!

È vero, è così... Confermo!

pubblicato il 10.31.19

L'Italia che Merita

youtu.be/SUHBK3DG640Giuliana Albarella ci racconta di una bellissima iniziativa di una libreria di Roma ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 10.30.19

L'Italia che Merita

La ricchezza dell’integrazione. ... Continua a leggereCompatta testo

pubblicato il 10.29.19

L'Italia che Merita

Meritocrazia Italia Abruzzo
La storia che vi raccontiamo oggi è quella di tanti artigiani che ogni giorno, rimboccandosi le maniche, con sacrificio e la ricchezza di una forte esperienza, cercano di arrivare a fine giornata avendo prodotto qualità e valore sociale e preservando l'impresa e la famiglia. È la fotografia di un Abruzzo, e di un'Italia, che non si arrendono mai, e che chiedono solo che a livello centrale venga preservato e tutelato il Made in Italy, vero valore aggiunto in un panorama in cui cerchiamo di avere tutto, subito, spesso a discapito di qualità e sostenibilità.
Ai tanti Valentina e Franco va riconosciuto il merito della determinazione, della tenacia e non ultimo della professionalità.
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pubblicato il 10.29.19

L'Italia che Merita

Dov’e’ il limite, qual è il confine da non oltrepassare. Quando alle domande è difficile dare risposte, bisogna ritornare al nucleo dell’esistenza, al nostro impianto valoriale, sia come singoli che quali membri della collettività. Ed è proprio lì che si trovano il rispetto per la persona, la dignità, la solidarietà per chi vive un dramma e per chi gli sta accanto. Quando tutto ciò viene calpestato da chi cede a lusinghe di facile notorietà, è necessario reagire con la parola, il dialogo, l’esempio e l’amore, affinche’ chi porta il peso enorme sulle spalle, sappia che un grammo di quel peso è condiviso. Questo modo di pensare è la differenza tra chi è Meritocrazia e chi Meritocrazia non è.
Di MANUELA FERRI
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Dov’e’ il limite, qual è il confine da non oltrepassare. Quando alle domande è difficile dare risposte, bisogna ritornare al nucleo dell’esistenza, al nostro impianto valoriale, sia come singoli che quali membri della collettività. Ed è proprio lì che si trovano il rispetto per la persona, la dignità, la solidarietà per chi vive un dramma e per chi gli sta accanto. Quando tutto ciò viene calpestato da chi cede a lusinghe di facile notorietà, è necessario reagire con la parola, il dialogo, l’esempio e  l’amore, affinche’ chi porta il peso enorme sulle spalle, sappia che un grammo di quel peso è condiviso. Questo modo di pensare è la differenza tra chi è Meritocrazia e chi Meritocrazia non è.
Di MANUELA FERRI

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Condividere la sofferenza degli altri non dovrebbe avere limiti. Molti valori sono stati calpestati e dimenticati ma, prima o poi,, la coscienza rimordera'. La vita è come una ruota che gira....siamo tutti potenziali sofferenti.

Vero !Attenzione però a chi condivide il dolore di altri ad intraprendere questo difficile percorso con naturalezza,semplicità e autenticità

I condivido perfettamente innanzitutto sono dei valori importanti nella vita

pubblicato il 10.28.19

L'Italia che Merita

ABOLIZIONE DEL VOTO PER GLI OVER 65
—————————————
l'Italia è il paese con il più alto tasso di over 65, pari al 35% dell'intera popolazione, indicativo della più alta aspettativa di vita tra i Paesi Europei. Di recente il leader pentastellato ha lanciato - si spera - una provocazione, proponendo l'abolizione del diritto di voto agli over 65, e determinando così una riduzione dell'elettorato attivo pari a 13 milioni, quindi il 25% del dato complessivo. L'idea rilanciata da Grillo sul suo blog nasce dal presupposto che «una volta raggiunta una certa età, i cittadini sarebbero meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche».
Gli anziani sono la nostra più grande risorsa di saggezza, di sapienza e di esperienza, e loro dovrebbero essere i primi a saperlo. L'allungamento della vita media in realtà sostanzia una vera e propria opportunità sociale, gli anziani dispongono infatti di un inestimabile bagaglio conscitivo e relazionale, nonchè di maggior tempo, la vera ricchezza di questa epoca, da mettere a disposizione e al servizio delle generazioni più giovani che oggi più che mai hanno bisogno di buoni esempi da seguire e condividere. E quindi Meritocrazia ecco una sfida per te: puntare su un invecchiamento attivo, e su una crescente solidarietà integenerazionale. Creare un luogo dove il tempo e lo spazio non esistano e dove nessuno si senta nè troppo grande nè troppo piccolo per poter dare il proprio contributo attivo e fattivo ed interessarsi di quello che verrà.
Di CHIARA ROMANO
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ABOLIZIONE DEL VOTO PER GLI OVER 65
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lItalia è il paese con il più alto tasso di over 65, pari al 35% dellintera popolazione, indicativo della più alta aspettativa di vita tra i Paesi Europei. Di recente il leader pentastellato ha lanciato - si spera - una provocazione, proponendo labolizione del diritto di voto agli over 65, e determinando così una riduzione dellelettorato attivo pari a 13 milioni, quindi il 25% del dato complessivo. Lidea rilanciata da Grillo sul suo blog nasce dal presupposto che «una volta raggiunta una certa età, i cittadini sarebbero meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche».
Gli anziani sono la nostra più grande risorsa di saggezza, di sapienza e di esperienza, e loro dovrebbero essere i primi a saperlo. Lallungamento della vita media in realtà sostanzia una vera e propria opportunità sociale, gli anziani dispongono infatti di un inestimabile bagaglio conscitivo e relazionale, nonchè di maggior tempo, la vera ricchezza di questa epoca, da mettere a disposizione e al servizio delle generazioni più giovani che oggi più che mai hanno bisogno di buoni esempi da seguire e condividere. E quindi Meritocrazia ecco una sfida per te: puntare su un invecchiamento attivo, e su una crescente solidarietà integenerazionale. Creare un luogo dove il tempo e lo spazio non esistano e dove nessuno si senta nè troppo grande nè troppo piccolo per poter dare il proprio contributo attivo e fattivo ed interessarsi di quello che verrà.
Di CHIARA ROMANO

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Il leader 5* non ha lanciato una provocazione, ma un boomerang . Questo attrezzo,per sua natura, ha già fatto centro, colpendolo pesantemente. I sondaggi,le regionali in Sardegna, Abruzzo e Umbria ecc. ecc. Forse è vero, gli over 65 si preoccupano meno di loro stessi, ma tantissimo per il futuro di figli e nipoti.Tant'e'.

L'affermazione di Grillo in un paese normale sarebbe stata etichettata come una battuta riuscita male ma in Italia, come mi ha fatto notare una persona attenta, rischia di diventare un programma di governo

Non comprendo l'utilità di ridurre l'elettorato, anzi credo che bisogni elargirlo ai piu' giovani (16 anni) perché l'avvenire risiede sopratutto nelle loro mani.

pubblicato il 10.27.19

L'Italia che Merita

LA FINE DELLE PRIMA REPUBBLICA E LA NASCITA DELLA SECONDA: quando tutto è cambiato;
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D’un tratto si è immaginato che la democrazia fosse legittimata dalla demonizzazione dell’avversario e non più alla mera competizione.
Si è pensato che l’attacco morale all’uomo si anteponesse alla creazione politica, e questo è il momento in cui, si puó dire, sia nata la seconda Repubblica, fatta di suggestioni, mancata programmazione, leggi di comodo, ma l’etica è un’altra cosa, l’etica è Rinascimento, che si alimenta dell’Umanesimo così come accadde nel 500.
È valorizzazione dell’uomo, capacità di portare avanti un’idea, in un mondo dove ognuno convive con i propri scheletri nell’armadio. Tutti possono sbagliare!
Ma chi giudica è il più grande corrotto, conosce i suoi errori ma preferisce giudicare gli altri, creando un’invidia distruttiva.
Da mani pulite in poi tutti gioivano, il presupposto della moralità era preordinato al dibattito politico, questa è stata la sconfitta della nostra generazione. Si è creato una frattura incontrollabile tra l’utile e la suggestione, l’utile è stato accantonato in favore della suggestione che è diventata la prima arma politica.
Tutto questo, dimenticando di risolvere i problemi di una popolazione debole, dal punto di vista sociale economico civile ed istituzionale.
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LA FINE DELLE PRIMA REPUBBLICA E LA NASCITA DELLA SECONDA: quando tutto è cambiato;
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D’un tratto si è immaginato che la democrazia fosse legittimata dalla demonizzazione dell’avversario e non più alla mera competizione. 
Si è pensato che l’attacco morale all’uomo si anteponesse alla creazione politica, e questo è il momento  in cui, si puó dire, sia nata la seconda Repubblica, fatta di suggestioni, mancata programmazione, leggi di comodo, ma l’etica è un’altra cosa, l’etica è Rinascimento, che si alimenta dell’Umanesimo così come accadde nel 500. 
È valorizzazione dell’uomo, capacità di portare avanti un’idea, in un mondo dove ognuno convive con i propri scheletri nell’armadio. Tutti possono sbagliare!
Ma chi giudica è il più grande corrotto, conosce i suoi errori ma preferisce giudicare gli altri, creando un’invidia distruttiva. 
Da mani pulite in poi tutti gioivano, il presupposto della moralità era preordinato al dibattito politico, questa è stata la sconfitta della nostra generazione. Si è creato una frattura incontrollabile tra l’utile e la suggestione, l’utile è stato accantonato in favore della suggestione che è diventata la prima arma politica. 
Tutto questo, dimenticando di risolvere i problemi di una popolazione debole, dal punto di vista sociale economico civile ed istituzionale.

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Fin quando non si abbandonerà la cultura del sospetto e non si recupererà la presunzione di buona fede dell'interlocutore sarà difficile avere una società migliore

Il pericolo è nel fatto che si va delineando un nuovo paradigma di diritto e processo penale con declinazioni tipiche del populismo penale. Uno strumento sostanzialmente funzionale a chi lo propugna, avulso da ogni limite, criterio, vincolo; caratterizzato da un allontanamento progressivo dai principi di presunzione di innocenza, tipicità, offensività, ragionevolezza, proporzione. Un uso proteso a soddisfare pretese punitive opportunisticamente fomentate e drammatizzate per legittimare nuovi assetti del potere politico con sempre maggiore disarticolazione dalle premesse fondative liberali.

" L'etica è rinascimento!"

Il metodo sinistroide da sempre in Italia ha adottato la politica del sospetto parlando e alludendo a cose per sentito dire, ma d'altronde anche la magistratura e la macchina fiscale si basano sui sospetti in Italia sta a noi cittadini provare sempre la nostra innocenza.

pubblicato il 10.27.19

L'Italia che Merita

Oggi, 27 Ottobre 2019
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57 anni fa, l'aereo su cui volava Enrico Mattei, Presidente dell'ENI, precipitava nelle campagne intorno Bascapè.
Abbiamo guardato al suo coraggio, alla sua determinazione e al suo percorso di vita, trovando sempre un esempio di Italiano Meritevole.
Anzi, forse di più: forse quella era l’epoca (#Olivetti, #Ferrari, #Prada, #Del Vecchio per #Luxottica) in cui gli italiani si erano anche addirittura convinti poter esser d’esempio al mondo, mentre il mondo ne è convinto ancora e da sempre.
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pubblicato il 10.26.19

L'Italia che Merita

youtu.be/fT2zea48vZUyoutube.com ... Continua a leggereCompatta testo

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Finalmente prende vita un progetto finalizzato a dare risalto alle nostre migliori esperienze e consapevolezze .... Perché c'è davvero un'Italia meravigliosa da vivere e raccontare

pubblicato il 10.25.19

L'Italia che Merita

LA LEGGE DI BILANCIO 2020: Luci ed ombre di una manovra finanziaria incompiuta
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In data 15.10.2019 il CDM ha approvato, salvo intese, il testo della legge di bilancio 2020 per 8,5 miliardi di euro di interventi, unitamente al decreto fiscale collegato da 6,5 miliardi ed al documento programmatico di Bilancio da inviare all’UE. Le novità inserite nella nuova manovra finanziaria di complessivi oltre 30 miliardi di euro sembrerebbero parecchie, ma non mancano neppure alcune conferme, in tutto o in parte, delle precedenti misure fiscali. Poiché la legge di bilancio, utilizzerà più dell’80% delle proprie risorse, pari a ben 23.1 miliardi, per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia di aumento IVA lasciate in eredità dai precedenti governi, con i residui 7 miliardi di euro il Governo ha limitato il proprio intervento di sostegno alle imprese, ai lavoratori ed alle famiglie, cercando di mantenere in piedi alcune delle costose misure che hanno caratterizzato il governo giallo-verde del primo Conte (ci riferiamo a quota cento ed al reddito di cittadinanza), oltre ai soliti interventi a pioggia.
Per le imprese si prevede l’estensione dell’iperammortamento con supervalutazione del 170% degli investimenti in beni nuovi strumentali, materiali e ad alto contenuto ICT, al fine di aumentare la competitività delle imprese italiane nonché un finanziamento di 700.000 euro al il Fondo Centrale per le PMI per dare sostegno all’accesso al credito, incluse le startup innovative e le imprese che acquistano beni tecnologici (hardware/software) e tecnologie digitali ad uso produttivo.
Tre miliardi di euro della prossima manovra saranno stanziati per finanziare il taglio del cuneo fiscale, a partire dal 1° luglio 2020, ai lavoratori dipendenti con un reddito tra gli 8.000 ed i 35.000 euro lordi l’anno, comportante un aumento medio delle buste paga di circa 40 euro al mese nonché l’introduzione del salario minimo.
Quota 100 viene confermata fino alla scadenza del 31.12.2021 prevista dalla legge che l’ha istituita, ma potrebbero essere allungate di tre mesi le finestre di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione. Tra le misure previste figura anche una minirivalutazione delle pensioni tra i 1500 ed i 2000 euro al mese.
Per quanto concerne il popolo delle partite IVA composto da oltre 3,6 milioni di contribuenti, è stata confermata la flat tax con il tetto a 65.000 euro, sia pure con dei parametri più restrittivi, ma è stata cancellata l’estensione prevista dal 2020 della flat tax ai redditi fino a 100.000 euro, aggiungendo il divieto di cumulo, ai fini di poter beneficiare del regime di flat tax, sui ricavi da partita IVA dei lavoratori dipendenti con un reddito superiore a 30.000 euro.
Inoltre, la manovra introduce due fondi da 50 milioni di euro ciascuno da destinare al sostegno di progetti di rigenerazione urbana, riconversione energetica e utilizzo di fonti rinnovabili (il cosiddetto green new deal), compreso il bonus per la rottamazione di auto e moto. Infine, per le famiglie viene istituito un fondo unico da 2 miliardi nel triennio, con un assegno da un minimo di 80 ad un massimo di 160 euro al mese per ogni figlio a seconda del reddito della famiglia, oltre all’eliminazione del c.d.superticket per le visite specialistiche da settembre 2020.
Premesso che più della metà delle coperture necessarie (16 miliardi di euro) sono in deficit, il decreto fiscale, con il contributo dei suoi 6,4 miliardi di euro, sarà l’asse portante dell’intera manovra 2020, di cui 3 miliardi di euro derivano dallo slittamento al 2020 del pagamento delle tasse 2019 di lavoratori autonomi e forfettari. Le norme per contrastare le frodi sui carburanti e le compensazioni tra crediti e debiti fiscali e previdenziali porteranno in dote complessivamente altri 2,4 miliardi cui si sommano i 600 milioni della Digital Tax sulle transazioni elettroniche, 200 milioni della stretta sui giochi, 120 dal Conto energia, 75 dall’autofattura IVA sugli appalti di manodopera e poco meno dal nuovo obbligo, in capo alle società, di versare le ritenute fiscali sulle retribuzioni dei lavoratori delle società in subappalto.
Ampio risalto è stata data, ancora una volta, alla lotta all’evasione fiscale sia nei confronti dei grandi evasori (chi evade dai 100.000 euro in su), mediante l’inasprimento delle pene da 4 ad 8 anni e la riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali nonché l’introduzione di misure preventive come il sequestro e la confisca per sproporzione dei beni, sia attraverso un pacchetto con cui far emergere l’economia sommersa, stimata in circa 211 miliardi di euro, che si articola nelle seguenti misure: abbassamento del tetto dei contanti ad 2.000 euro dal 1° luglio 2020; introduzione delle multe ai commercianti che non accettano il pagamento elettronico, ma non è chiaro se essa sarà integrata con commissioni ridotte per bancomat e carte di credito; introduzione di un premio commisurato alla spesa per chi effettua acquisti con moneta elettronica (cashback) nonché di una lotteria degli scontrini “parlanti” dove figura il codice fiscale dell’acquirente, con in palio 70 milioni di euro l’anno. Con la stretta sul contante e la tracciabilità dei pagamenti il governo auspica di recuperare 3 miliardi di euro nel 2020.
La manovra ha poi previsto l’introduzione di nuove tasse “etiche” sulla produzione della plastica e delle bevande zuccherate che dovrebbero portare entrate per 1,3 miliardi nel 2020, scoraggiando i consumi di questi beni ritenuti dannosi per la salute e per l’ambiente nonché l’aumento delle tasse sul tabacco per 200 milioni. Da ultimo nel 2020 aumenterà al 12,5% la cedolare secca sugli affitti a canone concordato e cesserà quella per la locazione dei negozi valida solo per i contratti fatti nel 2019.
Orbene, se la summenzionata impostazione della finanziaria sarà confermata alla fine dell’iter che porterà alla sua approvazione, è evidente che ci troveremo di fronte all’ennesima manovra “tampone” di corto respiro, la quale oltre ad essere priva di qualsivoglia prospettiva futura e valenza riformatrice strutturale rischia di aggravare ulteriormente la situazione economica dell’Italia, la quale non si è mai effettivamente ripresa dalla crisi del 2009.
Per continuare a garantire misure molto onerose per le casse dello Stato come quota cento ed il reddito di cittadinanza si è nuovamente intrapresa la strada dell’aumento della pressione fiscale, sacrificando lavoratori ed imprese che costituiscono la base imponibile da cui attingere le risorse finanziarie per la sopravvivenza e la crescita del Paese. A ben vedere per entrambe le suddette categorie produttive la prossima manovra sembra aver destinato solo briciole, prevedendo un esiguo taglio del cuneo fiscale dal secondo semestre per i lavoratori dipendenti e destinando poche risorse alla PMI ed alle aziende innovative e tecnologiche.
Per contro, il pesante inasprimento delle pene, con una soglia di punibilità, fissata a soli 100.000 euro rischia di colpire non tanto la grande evasione prodotta dalle multinazionali, ma la piccola e media impresa e gli studi professionali strutturati che già stentano a sopravvivere, schiacciati dal peso di una pressione fiscale al 64%. Minacciare le manette agli evasori non è certo un modo per incentivare gli investimenti provenienti dall’estero, ma anzi continuerà a favorire la delocalizzazione delle imprese italiane al di là dei confini.
In conclusione, Meritocazia Italia non può che auspicarsi che il Governo ed il Parlamento nei prossimi step che porteranno all’approvazione della finanziaria 2020 trovino il coraggio di assumersi la responsabilità di una manovra che inizi un percorso di una logica riforma strutturale ed ordinata stabilendo, da un lato il superamento di quota cento per destinare le risorse ad un serio taglio del cuneo fiscale, così ristabilendo un equo rapporto tra le generazioni, dall’altro investa molte più risorse a favore dela PMI e dei lavoratori autonomi che sono l’asse portante del sistema economico italiano, riservando il carcere e le dure misure preventive soltanto ai veri grandi evasori con l’innalzamento della soglia di punibilità a 500.000 euro.
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LA LEGGE DI BILANCIO 2020: Luci ed ombre di una manovra finanziaria incompiuta
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In data 15.10.2019 il CDM ha approvato, salvo intese, il testo della legge di bilancio 2020 per 8,5 miliardi di euro di interventi, unitamente al decreto fiscale collegato da 6,5 miliardi ed al documento programmatico di Bilancio da inviare all’UE. Le novità inserite nella nuova manovra finanziaria di complessivi oltre 30 miliardi di euro sembrerebbero parecchie, ma non mancano neppure alcune conferme, in tutto o in parte, delle precedenti misure fiscali. Poiché la legge di bilancio, utilizzerà più dell’80% delle proprie risorse, pari a ben 23.1 miliardi, per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia di aumento IVA lasciate in eredità dai precedenti governi, con i residui 7 miliardi di euro il Governo ha limitato il proprio intervento di sostegno alle imprese, ai lavoratori ed alle famiglie, cercando di mantenere in piedi alcune delle costose misure che hanno caratterizzato il governo giallo-verde del primo Conte (ci riferiamo a quota cento ed al reddito di cittadinanza), oltre ai soliti interventi a pioggia.
Per le imprese si prevede l’estensione dell’iperammortamento con supervalutazione del 170% degli investimenti in beni nuovi strumentali, materiali e ad alto contenuto ICT, al fine di aumentare la competitività delle imprese italiane nonché un finanziamento di 700.000 euro al il Fondo Centrale per le PMI per dare sostegno all’accesso al credito, incluse le startup innovative e le imprese che acquistano beni tecnologici (hardware/software) e tecnologie digitali ad uso produttivo.
Tre miliardi di euro della prossima manovra saranno stanziati per finanziare il taglio del cuneo fiscale, a partire dal 1° luglio 2020, ai lavoratori dipendenti con un reddito tra gli 8.000 ed i 35.000 euro lordi l’anno, comportante un aumento medio delle buste paga di circa 40 euro al mese nonché l’introduzione del salario minimo.
Quota 100 viene confermata fino alla scadenza del 31.12.2021 prevista dalla legge che l’ha istituita, ma potrebbero essere allungate di tre mesi le finestre di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione. Tra le misure previste figura anche una minirivalutazione delle pensioni tra i 1500 ed i 2000 euro al mese.
Per quanto concerne il popolo delle partite IVA composto da oltre 3,6 milioni di contribuenti, è stata confermata la flat tax con il tetto a 65.000 euro, sia pure con dei parametri più restrittivi, ma è stata cancellata l’estensione prevista dal 2020 della flat tax ai redditi fino a 100.000 euro, aggiungendo il divieto di cumulo, ai fini di poter beneficiare del regime di flat tax, sui ricavi da partita IVA dei lavoratori dipendenti con un reddito superiore a 30.000 euro.
Inoltre, la manovra introduce due fondi da 50 milioni di euro ciascuno da destinare al sostegno di progetti di rigenerazione urbana, riconversione energetica e utilizzo di fonti rinnovabili (il cosiddetto green new deal), compreso il bonus per la rottamazione di auto e moto. Infine, per le famiglie viene istituito un fondo unico da 2 miliardi nel triennio, con un assegno da un minimo di 80 ad un massimo di 160 euro al mese per ogni figlio a seconda del reddito della famiglia, oltre all’eliminazione del c.d.superticket per le visite specialistiche da settembre 2020.
Premesso che più della metà delle coperture necessarie (16 miliardi di euro) sono in deficit, il decreto fiscale, con il contributo dei suoi 6,4 miliardi di euro, sarà l’asse portante dell’intera manovra 2020, di cui 3 miliardi di euro derivano dallo slittamento al 2020 del pagamento delle tasse 2019 di lavoratori autonomi e forfettari. Le norme per contrastare le frodi sui carburanti e le compensazioni tra crediti e debiti fiscali e previdenziali porteranno in dote complessivamente altri 2,4 miliardi cui si sommano i 600 milioni della Digital Tax sulle transazioni elettroniche, 200 milioni della stretta sui giochi, 120 dal Conto energia, 75 dall’autofattura IVA sugli appalti di manodopera e poco meno dal nuovo obbligo, in capo alle società, di versare le ritenute fiscali sulle retribuzioni dei lavoratori delle società in subappalto.
Ampio risalto è stata data, ancora una volta, alla lotta all’evasione fiscale sia nei confronti dei grandi evasori (chi evade dai 100.000 euro in su), mediante l’inasprimento delle pene da 4 ad 8 anni e la riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali nonché l’introduzione di misure preventive come il sequestro e la confisca per sproporzione dei beni, sia attraverso un pacchetto con cui far emergere l’economia sommersa, stimata in circa 211 miliardi di euro, che si articola nelle seguenti misure: abbassamento del tetto dei contanti ad 2.000 euro dal 1° luglio 2020; introduzione delle multe ai commercianti che non accettano il pagamento elettronico, ma non è chiaro se essa sarà integrata con commissioni ridotte per bancomat e carte di credito; introduzione di un premio commisurato alla spesa per chi effettua acquisti con moneta elettronica (cashback) nonché di una lotteria degli scontrini “parlanti” dove figura il codice fiscale dell’acquirente, con in palio 70 milioni di euro l’anno. Con la stretta sul contante e la tracciabilità dei pagamenti il governo auspica di recuperare 3 miliardi di euro nel 2020.
La manovra ha poi previsto l’introduzione di nuove tasse “etiche” sulla produzione della plastica e delle bevande zuccherate che dovrebbero portare entrate per 1,3 miliardi nel 2020, scoraggiando i consumi di questi beni ritenuti dannosi per la salute e per l’ambiente nonché l’aumento delle tasse sul tabacco per 200 milioni. Da ultimo nel 2020 aumenterà al 12,5% la cedolare secca sugli affitti a canone concordato e cesserà quella per la locazione dei negozi valida solo per i contratti fatti nel 2019.
Orbene, se la summenzionata impostazione della finanziaria sarà confermata alla fine dell’iter che porterà alla sua approvazione, è evidente che ci troveremo di fronte all’ennesima manovra “tampone” di corto respiro, la quale oltre ad essere priva di qualsivoglia prospettiva futura e valenza riformatrice strutturale rischia di aggravare ulteriormente la situazione economica dell’Italia, la quale non si è mai effettivamente ripresa dalla crisi del 2009.
Per continuare a garantire misure molto onerose per le casse dello Stato come quota cento ed il reddito di cittadinanza si è nuovamente intrapresa la strada dell’aumento della pressione fiscale, sacrificando lavoratori ed imprese che costituiscono la base imponibile da cui attingere le risorse finanziarie per la sopravvivenza e la crescita del Paese. A ben vedere per entrambe le suddette categorie produttive la prossima manovra sembra aver destinato solo briciole, prevedendo un esiguo taglio del cuneo fiscale dal secondo semestre per i lavoratori dipendenti e destinando poche risorse alla PMI ed alle aziende innovative e tecnologiche.
Per contro, il pesante inasprimento delle pene, con una soglia di punibilità, fissata a soli 100.000 euro rischia di colpire non tanto la grande evasione prodotta dalle multinazionali, ma la piccola e media impresa e gli studi professionali strutturati che già stentano a sopravvivere, schiacciati dal peso di una pressione fiscale al 64%. Minacciare le manette agli evasori non è certo un modo per incentivare gli investimenti provenienti dall’estero, ma anzi continuerà a favorire la delocalizzazione delle imprese italiane al di là dei confini.
In conclusione, Meritocazia Italia non può che auspicarsi che il Governo ed il Parlamento nei prossimi step che porteranno all’approvazione della finanziaria 2020 trovino il coraggio di assumersi la responsabilità di una manovra che inizi un percorso di una logica riforma strutturale ed ordinata stabilendo, da un lato il superamento di quota cento per destinare le risorse ad un serio taglio del cuneo fiscale, così ristabilendo un equo rapporto tra le generazioni, dall’altro investa molte più risorse a favore dela PMI e dei lavoratori autonomi che sono l’asse portante del sistema economico italiano, riservando il carcere e le dure misure preventive soltanto ai veri grandi evasori con l’innalzamento della soglia di punibilità a 500.000 euro.

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Davvero un lavoro di analisi eccellente se pur sintetico, che decifra le scelte salienti di un intervento tampone di corta veduta, che auspichiamo serva quale passaggio necessario per più coraggiose prospettive di rilancio dell'economia, che siano frutto della competenza posta al servizio del Paese

Un commento che vale un impegno serio Lo facciamo con passione e soprattutto a favore dell’Italia Meritocrazia Italia 🇮🇹

Esiste un modo di analizzare le cose lucido, critico, sereno, obbiettivo. Chi non sa fare autocritica in nome dell'appartenenza o della compattezza politica non ha il merito della "fedeltà" ma il limite del tifoso. La strumentalizzazione politica ha due facce quella della legittimazione a tutti i costi (anche di scelte obbiettivamente non efficaci) e quella della critica a tutti i costi (anche delle soluzioni obbiettivamente valide). Non si mettono in discussione gli uomini ed il lavoro che stanno facendo ma le idee e la loro efficacia fornendo spunti di costruttive proposte per migliorare. Questo è un modo gratuito e privo di interessi di trattare la politica, aperto al confronto su idee argomentate. L'altro è tifo; che non aiuta a vincere neanche una partita di calcio. Restiamo aperti sulle idee e la loro efficacia, non sulle "appartenenze".

pubblicato il 10.25.19

L'Italia che Merita

I COLORI DELLA NATURA: come incidono sullo sviluppo della persona;
———————————-
Non siamo abituati a valutare quanto le variabili dell’ambiente fisico possano influenzare lo sviluppo della personalità dell’individui.
Una coraggiosa infermiera dello stato dell’Ohio ci ha ricordato che “viviamo sulla terra come se ne avessimo un’altra su cui andare”. Ma il nostro luogo è unico ed è più prezioso di quanto noi possiamo immaginare.
Ogni nostro attimo ha un luogo, l’architettura studia in base allo stato mentale che deve stimolare, il lavoratore produce in proporzione alle condizioni dell’ambiente lavorativo e l’individuo interagisce diversamente se vive in una città inquinata.
Le malattie sono il triste capitolo a tutti noto ma non è esente dal degrado ambientale chi non subisce ripercussioni fisiche.
E’dimostrato che in condizioni di stress dell’habitat recede il livello di altruismo e di cooperazione tra gli individui e si registra un incremento delle condotte aggressive.
Negli ultimi decenni si è entrati in un circolo improduttivo in cui i cittadini, abituati a vivere in ambienti inquinati, mostrano abitudini ed atteggiamenti che mirano ad inquinarli ulteriormente.
Per questa indissolubile interazione tra l’uomo e l’ambiente è dovere politico e sociale imparare ad estrapolare la componente etica che conferisce centralità alla programmazione di soluzioni globali, che rivalutino i nostri luoghi come nucleo vitale ed emotivo imprescindibile.
Qualcuno un giorno disse che “le emozioni sono mute ma hanno colori meravigliosi” e non credo che alludesse a nero e al grigio delle nubi tossiche.
Di ANNAMARIA BELLO
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I COLORI DELLA NATURA: come incidono sullo sviluppo della persona;
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Non siamo abituati a valutare quanto le variabili dell’ambiente fisico possano influenzare lo sviluppo della personalità dell’individui.
Una coraggiosa infermiera dello stato dell’Ohio ci ha ricordato che “viviamo sulla terra come se ne avessimo un’altra su cui andare”. Ma il nostro luogo è unico ed è più prezioso di quanto noi possiamo immaginare.
Ogni nostro attimo ha un luogo, l’architettura studia in base allo stato mentale che deve stimolare, il lavoratore produce in proporzione alle condizioni dell’ambiente lavorativo e l’individuo interagisce diversamente se vive in una città inquinata.
Le malattie sono il triste capitolo a tutti noto ma non è esente dal degrado ambientale chi non subisce ripercussioni fisiche.
E’dimostrato che in condizioni di stress dell’habitat recede il livello di altruismo e di cooperazione tra gli individui e si registra un incremento delle condotte aggressive.
Negli ultimi decenni si è entrati in un circolo improduttivo in cui i cittadini, abituati a vivere in ambienti inquinati, mostrano abitudini ed atteggiamenti che mirano ad inquinarli ulteriormente.
Per questa indissolubile interazione tra l’uomo e l’ambiente è dovere politico e sociale imparare ad estrapolare la componente etica che conferisce centralità alla programmazione di soluzioni globali, che rivalutino i nostri luoghi come nucleo vitale ed emotivo imprescindibile.
Qualcuno un giorno disse che “le emozioni sono mute ma hanno colori meravigliosi” e non credo che alludesse a nero e al grigio delle nubi tossiche.
Di ANNAMARIA BELLO

pubblicato il 10.24.19

L'Italia che Merita

LA COERENZA: ieri, oggi e domani
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Se è vero che coerenza non significa non cambiare mai idea, aggiungerei che non significa nemmeno cambiarla troppo spesso e troppo velocemente! La parola coerenza sembra essere scomparsa dal panorama della politica italiana, tutto sembra legittimo, tutto può essere affermato e contraddetto nel giro di poco tempo. Ingiurie, offese, calunnie, accantonate nell’arco di pochi giorni, ma rimuovere la categoria della coerenza dalla dialettica politica non aiuta a ridare qualità alla democrazia, credibilità alle istituzioni e soprattutto diffonde una sfiducia nella capacità di affrontare i problemi. Un partito politico deve rappresentare una visione della società in cui coniugare i diritti con la responsabilità per il bene comune, deve farsi portavoce dei nuovi scenari sociali e culturali e ridare speranza a chi ha smesso di credere per le troppe promesse non mantenute. La politica è un terreno che nasconde insidie e tentazioni, ma è anche una missione che mette alla prova le motivazioni profonde, il valore dell’umiltà, del sacrificio personale, del fare squadra e della ricerca del bene comune, anche quando è scomodo.
Di MANUELA LAMPITELLA
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LA COERENZA: ieri, oggi e domani
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Se è vero che coerenza non significa non cambiare mai idea, aggiungerei che non significa nemmeno cambiarla troppo spesso e troppo velocemente! La parola coerenza sembra essere scomparsa dal panorama della politica italiana, tutto sembra legittimo, tutto può essere affermato e contraddetto nel giro di poco tempo. Ingiurie, offese, calunnie, accantonate nell’arco di pochi giorni, ma rimuovere la categoria della coerenza dalla dialettica politica non aiuta a ridare qualità alla democrazia, credibilità alle istituzioni e soprattutto diffonde una sfiducia nella capacità di affrontare i problemi. Un partito politico deve rappresentare una visione della società in cui coniugare i diritti con la responsabilità per il bene comune, deve farsi portavoce dei nuovi scenari sociali e culturali e ridare speranza a chi ha smesso di credere per le troppe promesse non mantenute.  La politica è un terreno che nasconde insidie e tentazioni, ma è anche una missione che mette alla prova le motivazioni profonde, il valore dell’umiltà, del sacrificio personale, del fare squadra e della ricerca del bene comune, anche quando è scomodo.
Di MANUELA LAMPITELLA

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La coerenza è l'unità di misura di ogni azione rispetto ad un obiettivo predefinito. Se quest'ultimo manca o è variabile anche la coerenza perde di significato

La coerenza è credibilità e fiducia 💪

pubblicato il 10.22.19

L'Italia che Merita

UGUAGLIANZA DI GENERE
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È piuttosto diffusa l’opinione secondo cui il problema della parità sarebbe ormai superato: le donne votano, hanno gli stessi diritti degli uomini, stesse opportunità di studio e di lavoro.
A livello giuridico, in effetti, molte discriminazioni sono cadute e nella maggior parte dei settori la condizione della donna è equiparabile a quella dell’uomo. Il problema della parità, tuttavia, appare ancora oggi non risolto del tutto.
È dimostrato, per esempio, come le donne continuino a guadagnare meno degli uomini. Nonostante le numerose innovazioni introdotte a livello legislativo, la maternità costituisce tuttora un freno per la carriera delle donne, intervenendo in una fascia di età che normalmente è quella più delicata per lo sviluppo delle carriere professionali.
L’articolo 3 (che sancisce il principio di eguaglianza), 29 (che prevede l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi), 37 (ai sensi del quale, la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e la stessa retribuzione dell’uomo lavoratore), 48 (secondo il quale sono elettori tutti i cittadini), 51 (per il quale tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive).Si tratta di principi e di diritti che richiesero molto tempo e lunghe battaglie da parte delle donne, per poter essere attuati.
Solo 15 anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione fu approvata la legge, che ha riconosciuto il diritto delle donne ad accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la Magistratura. Nel 1963 si sancì la parità contributiva; nel 1992 si riconobbe la parità tra uomo e donna per l’accesso alla cittadinanza e nel 1999 le donne furono ammesse al servizio militare.
Al livello legislativo il quadro è completo e le tutele esistono…ma può la legge eliminare il pregiudizio iniziale?
Di Maryna Vahabava
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UGUAGLIANZA DI GENERE
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È piuttosto diffusa l’opinione secondo cui il problema della parità sarebbe ormai superato: le donne votano, hanno gli stessi diritti degli uomini, stesse opportunità di studio e di lavoro. 
A livello giuridico, in effetti, molte discriminazioni sono cadute e nella maggior parte dei settori la condizione della donna è equiparabile a quella dell’uomo. Il problema della parità, tuttavia, appare ancora oggi non risolto del tutto. 
È dimostrato, per esempio, come le donne continuino a guadagnare meno degli uomini. Nonostante le numerose innovazioni introdotte a livello legislativo, la maternità costituisce tuttora un freno per la carriera delle donne, intervenendo in una fascia di età che normalmente è quella più delicata per lo sviluppo delle carriere professionali.
L’articolo 3 (che sancisce il principio di eguaglianza), 29 (che prevede l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi), 37 (ai sensi del quale, la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e la stessa retribuzione dell’uomo lavoratore), 48 (secondo il quale sono elettori tutti i cittadini), 51 (per il quale tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive).Si tratta di principi e di diritti che richiesero molto tempo e lunghe battaglie da parte delle donne, per poter essere attuati. 
Solo 15 anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione fu approvata la legge, che ha riconosciuto il diritto delle donne ad accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la Magistratura. Nel 1963 si sancì la parità contributiva; nel 1992 si riconobbe la parità tra uomo e donna per l’accesso alla cittadinanza e nel 1999 le donne furono ammesse al servizio militare.
Al livello legislativo il quadro è completo e le tutele esistono…ma può la legge eliminare il pregiudizio iniziale?
Di Maryna Vahabava

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Il pregiudizio esiste ma, proprio perché non si elimina con i precetti normativi, alcune norme introdotte nell'ultimo decennio hanno generato inesistenti risultati in tal senso e maggiori disfunzioni nel funzionamento delle istituzioni

Non può. Se non accompagnata da una campagna di sensibilizzazione e da politiche di inclusione efficaci nei fatti. Questa è la rivoluzione culturale che ci proponiamo di attuare. Avanti tutta! 💪

pubblicato il 10.21.19

L'Italia che Merita

LA MACCHINA DEL FANGO
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“La guerra ha delle regole, la lotta nel fango ha delle regole... La politica non ha regole" [Ross Perot Candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d'America 1998].
L’assenza di regole in politica è da sempre stata avvertita, come un campo neutro dove tutto è concesso e forse giustificato dal fine ultimo, ma oggi la deriva sembra inarrestabile figlia di un odio dilagante nei confronti delle istituzioni e dei loro rappresentanti ad ogni livello e grado. La discesa in politica viaggia a braccetto con l'attivazione della macchina del fango, che colpisce indistintamente, spostando l'attenzione su temi per lo più irrilevanti, e spingendo la collettività a concentrarsi su questione da riviste patinate piuttosto che su questione di cronaca o di politica economica e sociale. Gestire oggi l'alluvione di notizie è impossibile, ci raggiungono anche inconsapevolmente, ovunque ci sia rete, e la macchina del fango vuol dire delegittimare, attacco personale, screditare attraverso il gossip, gogna pubblica di fatti privati come un outfit cannato, una vecchia foto di vacanze reperita chissa dove, una tettoia non autorizzata del trisnonno. Il quadro fa paura, tutto - il fatto il non fatto - rimane miseramente affogato nel fango fino a scomparire. Meritocrazia, a lei l'arduo compito azionare un circolo virtuoso, di essere incorruttibile, di non piegarsi a notizie facili, concentrata su quello che fa e non su quello che non fanno gli altri, investire sulla formazione delle future generazioni affinchè si dimostrino forti, curiose e consapevoli, puntare sul diritto all'informazione miseramente scalzato dal diritto alla disinformazione. A CREA il nostro più grande in bocca al lupo perchè formi con i principi etici le nuove generazioni e possa ricucire questo strappo che ha diviso la società civile dalla politica.
di CHIARA ROMANO
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LA MACCHINA DEL FANGO
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“La guerra ha delle regole, la lotta nel fango ha delle regole... La politica non ha regole [Ross Perot Candidato alla Presidenza degli Stati Uniti dAmerica 1998]. 
L’assenza di regole in politica è da sempre stata avvertita, come un campo neutro dove tutto è concesso e forse giustificato dal fine ultimo, ma oggi la deriva sembra inarrestabile figlia di un odio dilagante nei confronti delle istituzioni e dei  loro rappresentanti ad ogni livello e grado. La discesa in politica viaggia a braccetto con lattivazione della macchina del fango, che colpisce indistintamente, spostando lattenzione su temi per lo più irrilevanti, e spingendo la collettività a concentrarsi su questione da riviste patinate piuttosto che su questione di cronaca o di politica economica e sociale. Gestire oggi lalluvione di notizie è impossibile, ci raggiungono anche inconsapevolmente, ovunque ci sia rete, e la macchina del fango vuol dire delegittimare, attacco personale, screditare attraverso il gossip, gogna pubblica di fatti privati come un outfit cannato,  una vecchia foto di vacanze reperita chissa dove, una tettoia non autorizzata del trisnonno. Il quadro fa paura, tutto - il fatto il non fatto - rimane miseramente affogato nel fango fino a scomparire. Meritocrazia, a lei larduo compito azionare un circolo virtuoso, di essere incorruttibile, di non piegarsi a notizie facili, concentrata su quello che fa e non su quello che non fanno gli altri, investire sulla formazione delle future generazioni affinchè si dimostrino forti, curiose e consapevoli, puntare sul diritto allinformazione miseramente scalzato dal diritto alla disinformazione. A CREA il nostro più grande in bocca al lupo perchè formi con i principi etici le nuove generazioni e possa ricucire questo strappo che  ha diviso la società civile dalla politica.
di CHIARA ROMANO

pubblicato il 10.20.19

L'Italia che Merita

IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE: la tassazione morale e il principio di inclusione
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Scrive George Steiner “una stanchezza profonda caratterizza lo spirito della nostra epoca, la cronologia interiore che segna il passaggio da generazione in generazione vive della forza culturale ed intellettuale di quella generazione. Ma noi in questa ci sentiamo perennemente in ritardo, un ritardo cronico. Ma abbiamo qualcosa che non possiamo fermare, il passaggio del tempo. E per questo è fondamentale avere un gruppo che segua questo tipo di passaggio, è fondamentale fare un lavoro intellettuale e culturale che può segnare il passaggio. Non c’è epoca che può nascere senza il sacrificio di qualcuno. Tutte le generazioni passate hanno sofferto ed hanno dato la vita per i propri ideali”
Sono frasi fatte che rispecchiano la verità, siamo noi i colpevoli del ritardo. Ci vuole, per far crescere l’individuo, un’auto tassazione morale, che L’individuo esca dalla propria base e si presti alla collettività. Il primo fondamentale livello di confronto è la capacità di riflessione collettiva, intuire le originali formule politiche ed istituzionali. Tutti i grandi processi globali cominciano ad elaborare proposte organizzative e talvolta neo istituzionali. Esse sono già di fatto, perché pensate, primitive ed imperfette. Ma incidono perché è un’attività esplorativa del nuovo e tutto ciò crea un ossimoro tra la mono-archia dello statalismo e la poli-archia dei centri di potere. Quando c’è un pensiero tutte queste equazioni vengono meno perché si tende a potenziare l’attività di più soggetti che chiedono attraverso un’opera di ingegno e culturale, la costruzione di un’idea diversa, un’idea migliore e quello che noi cerchiamo di fare. Meritocrazia è un modo di essere e di pensare.
Avrà lentezza e troverà ostacoli nella costruzione.
Chiunque si sposa con noi sa che deve dare qualcosa un più: L’auto tassazione morale. Il collante non puó l’amicizia o l’amore. Sono sentimenti che legano due persone. La politica è ciò che riguarda la fame e la sofferenza delle persone.
Ciò che vede: chi mangia tanto e spreca molto e chi non mangia nulla e tenta di mangiare qualcosa. Chi è malato e non può curarsi, chi non ha lavoro. Ma una persona non è degna se non ha un ruolo nel contesto sociale in cui opera. Il lavoro è un principio fondamentale della nostra costituzione. Lo Stato che non si preoccupa di dare a tutti un ruolo sociale, è uno Stato che non esiste. Esiste invece una differenza sostanziale per arrivare all’obiettivo finale, l’auto tassazione, la determinazione. Includere non significa ricevere all’interno di una casa e far sentire il soggetto un oggetto di completamento. Includere significa far sentire il soggetto parte attiva. Questa è l’inclusione sociale.
Oggi possiamo parlare di un nuovo ordine da costruire, elaborando un sistema di regole da rispettare e non da calpestare. È necessario acquisire che il processo di trasformazione ha dato luogo ad una realtà corporativa, dove la casta può essere individuato nei politici che sono l’emblema della difficoltà ma non la difficoltà stessa. Essi sono responsabili perché non la risolvono. Si riducono a slogan al consenso. Consenso che dura una legislatura.
Bisogna immaginare un nuovo corso, interpretando i sentimenti delle persone. Manca la politica e non i politici. Meritocrazia sta avendo una crescita importante. Questo deve presupporre che chi vi entra, si assume una responsabilità con se stesso in primis. Chi entra deve darsi per il gruppo. Auspichiamo la goccia di sudore sulla fronte. Un mondo senza regole, anarchico, può avere dei dazi, ma quelli contro le critiche sterili, lo scetticismo. Senza le barriere che fanno diminuire la forza di ogni individuo. La cosa da tutelare è il mondo con i suoi essere umani.
Senza distruzione!
Ciò che viene fatto attraverso un impulso e senza intelletto sarà controproducente per l’umanità. Siamo un gruppo di folli che vogliono convincere che esiste un modo diverso di pensare vivere e ragionare!
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IL MESSAGGIO DELLA DOMENICA DEL PRESIDENTE: la tassazione morale e il principio di inclusione
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Scrive George Steiner “una stanchezza profonda caratterizza lo spirito della nostra epoca, la cronologia interiore che segna il passaggio da generazione in generazione vive della forza culturale ed intellettuale di quella generazione. Ma noi in questa ci sentiamo perennemente in ritardo, un ritardo cronico. Ma abbiamo qualcosa che non possiamo fermare, il passaggio del tempo. E per questo è fondamentale avere un gruppo che segua questo tipo di passaggio, è fondamentale fare un lavoro intellettuale e culturale che può segnare il passaggio. Non c’è epoca che può nascere senza il sacrificio di qualcuno. Tutte le generazioni passate hanno sofferto ed hanno dato la vita per i propri ideali”
Sono frasi fatte che rispecchiano la verità, siamo noi i colpevoli del ritardo. Ci vuole, per far crescere l’individuo, un’auto tassazione morale, che L’individuo esca dalla propria base e si presti alla collettività. Il primo fondamentale livello di confronto è la capacità di riflessione collettiva, intuire le originali formule politiche ed istituzionali. Tutti i grandi processi globali cominciano ad elaborare proposte organizzative e talvolta neo istituzionali. Esse sono già di fatto, perché pensate, primitive ed imperfette. Ma incidono perché è un’attività esplorativa del nuovo e tutto ciò crea un ossimoro tra la mono-archia dello statalismo e la poli-archia dei centri di potere. Quando c’è un pensiero tutte queste equazioni vengono meno perché si tende a potenziare l’attività di più soggetti che chiedono attraverso un’opera di ingegno e culturale, la costruzione di un’idea diversa, un’idea migliore e quello che noi cerchiamo di fare. Meritocrazia è un modo di essere e di pensare. 
Avrà lentezza e troverà ostacoli nella costruzione. 
Chiunque si sposa con noi sa che deve dare qualcosa un più: L’auto tassazione morale. Il collante non puó l’amicizia o l’amore. Sono sentimenti che legano due persone. La politica è ciò che riguarda la fame e la sofferenza delle persone. 
Ciò che vede: chi mangia tanto e spreca molto e chi non mangia nulla e tenta di mangiare qualcosa. Chi è malato e non può curarsi, chi non ha lavoro. Ma una persona non è degna se non ha un ruolo nel contesto sociale in cui opera. Il lavoro è un principio fondamentale della nostra costituzione. Lo Stato che non si preoccupa di dare a tutti un ruolo sociale, è uno Stato che non esiste. Esiste invece una differenza sostanziale per arrivare all’obiettivo finale, l’auto tassazione, la determinazione. Includere non significa ricevere all’interno di una casa  e far sentire il soggetto un oggetto di completamento. Includere significa far sentire il soggetto parte attiva. Questa è l’inclusione sociale. 
Oggi possiamo parlare di un nuovo ordine da costruire, elaborando un sistema di regole da rispettare e non da calpestare. È necessario acquisire che il processo di trasformazione ha dato luogo ad una realtà corporativa, dove la casta può essere individuato nei politici che sono l’emblema della difficoltà ma non la difficoltà stessa. Essi sono responsabili perché non la risolvono. Si riducono a slogan al consenso. Consenso che dura una legislatura. 
Bisogna immaginare un nuovo corso, interpretando i sentimenti delle persone. Manca la politica e non i politici. Meritocrazia sta avendo una crescita importante. Questo deve presupporre che chi vi entra, si assume una responsabilità con se stesso in primis. Chi entra deve darsi per il gruppo. Auspichiamo la goccia di sudore sulla fronte. Un mondo senza regole, anarchico, può avere dei dazi, ma quelli contro le critiche sterili, lo scetticismo. Senza le barriere che fanno diminuire la forza di ogni individuo. La cosa da tutelare è il mondo con i suoi essere umani. 
Senza distruzione!
Ciò che viene fatto attraverso un impulso e senza intelletto sarà controproducente per l’umanità. Siamo un gruppo di folli che vogliono convincere che esiste un modo diverso di pensare vivere e ragionare!

pubblicato il 10.18.19

L'Italia che Merita

La società è ormai pervasa da un sentimento diffuso di rabbia: si urla contro chi si ritiene artefice della propria infelicità, si aggredisce chi non si riconosce uguale a sé e, con il tempo, la rabbia si cronicizza fino a diventare uno dei principali schemi comportamentali.
Le persone, piegate da mille difficoltà relazionali ed economiche, esprimono sentimenti di frustrazione e ribellione.
Ma è proprio su questo termine “ ribellione” che voglio focalizzare l’attenzione.
La rabbia è un’emozione fondamentale che ci consente di reagire situazioni insopportabili, evitando che la nostra parte emotiva sia anestetizzata da sentimenti di tristezza e dolore.
La rabbia, quella sana, può consentirci di stabilire con la realtà un contatto emotivo virtuoso, abbandonando il ruolo a volte fin troppo comodo di vittime sacrificali, per lasciare spazio alla nostra intelligenza emotiva, alla nostra voglia di fare piuttosto che criticare.
Una rivoluzione di pensiero verso il cambiamento, con la consapevolezza che coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, di solito lo fanno.
Di MANUELA FERRI
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La società è ormai pervasa da un sentimento diffuso di rabbia: si urla contro chi si ritiene artefice della propria infelicità, si aggredisce chi non si riconosce uguale a sé e, con il tempo, la rabbia si cronicizza fino a diventare uno dei principali schemi comportamentali.
Le persone, piegate da mille difficoltà relazionali ed economiche, esprimono sentimenti di frustrazione e ribellione.
Ma è proprio su questo termine “ ribellione” che voglio focalizzare l’attenzione.
La rabbia è un’emozione fondamentale che ci consente di reagire situazioni insopportabili, evitando che la nostra parte emotiva sia anestetizzata da sentimenti di tristezza e dolore.
La rabbia, quella sana, può consentirci di stabilire con la realtà un contatto emotivo virtuoso, abbandonando il ruolo a volte fin troppo comodo di vittime sacrificali, per lasciare spazio alla nostra intelligenza emotiva, alla nostra  voglia di fare piuttosto che criticare.
Una rivoluzione di pensiero verso il cambiamento, con la consapevolezza che coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, di solito lo fanno.
Di MANUELA FERRI

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Arrivi a proposito... ed io non credo al caso...

pubblicato il 10.17.19

L'Italia che Merita

L’ITALIA: CAMPIONE DI BIODIVERSITÀ
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L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità, prima per varietà di condizioni bio-geografiche, geo-morfologiche e climatiche, concentrazione di specie e di habitat, con punti di biodiversità di importanza planetaria, dimora della metà delle specie vegetali e di un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa, nonché di 8.760.000 ettari di foreste. Quello che sentiamo sempre è che questa ricchezza è seriamente minacciata e che pezzi di essa rischiano di essere irrimediabilmente perduti, ma quello su cui ci sarebbe da concentrarsi è che siamo il Paese più bello del mondo con il maggiore potenziale d'Europa grazie alle risorse che la natura ha messo lì a nostra disposizione.
Curare la biodiversità oggi significa garantire una migliore salubrità e fertilità del nostro territorio, e se questo non fosse sufficiente è stato dimostrato che questo impatta in maniera significativa nella crescita economica del Paese, rafforzando la produttività dell'ecosistema. La perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, diminuisce il livello di salute, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche ed impoverisce le tradizioni culturali, é stato sviluppato un algoritmo in grado di ponderare lo sviluppo socio-economico consentito dal mantenimento della biodiversità, che ha prodotto dati a dir poco confortanti.
Politica e Ambientalisti dovrebbero stringersi la mano, e dimostrare anche ai più scettici e reticenti, che le strategie di conservazione del territorio e di protezione ambientali conducono a vantaggi traversali e rivoluzionari.
di CHIARA ROMANO
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L’ITALIA: CAMPIONE DI BIODIVERSITÀ
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L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità, prima per varietà di condizioni bio-geografiche, geo-morfologiche e climatiche, concentrazione di specie e di habitat, con punti di biodiversità di importanza planetaria, dimora della metà delle specie vegetali e di un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa, nonché di  8.760.000 ettari di foreste. Quello che sentiamo sempre è che questa ricchezza è seriamente minacciata e che pezzi di essa rischiano di essere irrimediabilmente perduti, ma quello su cui ci sarebbe da concentrarsi è che siamo il Paese più bello del mondo con il maggiore potenziale dEuropa grazie alle risorse che la natura ha messo lì a nostra disposizione. 
Curare la biodiversità oggi significa garantire una migliore salubrità e fertilità del nostro territorio, e se questo non fosse sufficiente è stato dimostrato che questo impatta in maniera significativa nella crescita economica del Paese, rafforzando la produttività dellecosistema. La perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, diminuisce il livello di salute, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche ed impoverisce le tradizioni culturali, é stato  sviluppato un algoritmo in grado di ponderare lo sviluppo socio-economico consentito dal mantenimento della biodiversità, che ha prodotto dati a dir poco confortanti. 
Politica e Ambientalisti dovrebbero stringersi la mano, e dimostrare anche ai più scettici e reticenti, che le strategie di conservazione  del territorio e di protezione ambientali conducono a vantaggi traversali e rivoluzionari.
di CHIARA ROMANO

pubblicato il 10.16.19

L'Italia che Merita

Giacomo Giordano Barone Responsabile Privacy Meritocrazia Italia ... Continua a leggereCompatta testo

pubblicato il 10.16.19

L'Italia che Merita

il Mito della Caverna
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La Verità: agognata, invocata, acclamata e perennemente tradita e occultata da Sua Maestà l’Opinione, insuperabile nel tramutare credenze e illusioni in rappresentazioni della realtà.
Ma come possiamo relegare al ruolo di false credenze ciò che fin da bambini abbiamo visto come unica raffigurazione?
La storia del pensiero occidentale, vibra da secoli su questo emblematico interrogativo che nasce e si sviluppa attorno al mito platonico della Caverna.
Si narra, in questa cruda allegoria, che uomini incatenati fin dalla nascita nella profondità di una caverna fossero stretti nelle membra e bloccati testa e collo si da poter fissare solo il muro innanzi a loro. Mai usciti, né voltati indietro, né consci delle origini delle catene che li tenevano legati restavano impassibili a guardare una realtà fatta di ombre proiettate dall’esterno.
Ma un giorno uno di loro si voltò. E poi si liberò dalle catene. Rivoltosi all’uscita fu accecato dalla luce e vincendo poco a poco fatica, confusione e paura, vide ogni cosa dall’esterno.
E allora corse indietro a liberare i suoi compagni imprigionati ma questi, lo accolsero con burla e con disprezzo, convinti intimamente che lì, in quella caverna, fosse concluso il cerchio del sapere.
Perciò quell’uomo divenuto illuminato dovette caricarsi anche il dilemma se ascendere alla cima conquistata o sposare l’ardua impresa di tornare e sollevare il gruppo rimasto lì incapace di vedere.
E così, già nel IV secolo a.C. erano delineati i tre grandi nemici della Verità: la fuorviante educazione, la fatica del sapere, la rinuncia ad insegnare. Esattamente ciò che oggi continua a tenerci incatenati in finzione che rasenta la passività dei prigionieri platonici.
Diciamo di informarci e di comprendere, scambiando le notizie, capziose e populiste di cui ci inondano gli esperti comunicatori, per verità tascabili che paiono donarci la ragione, superba e presuntuosa nel dialogo, e neanche immaginiamo di quanta infelicità sia fonte la caverna immobile in cui impera l’Opinione.
Eppure la fiducia, quella vera nel futuro, la costruiamo noi riconsegnando l’animo all’intima intuizione dell’esistenza di quella Luce, girando il nostro sguardo e iniziando a camminare, cogliendo il grido autentico di chi rompe le catene, seguendo un solo ritmo, sofferto e solidale, poiché ogni altra regola è falsa informazione.
Di ANNAMARIA BELLO
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il Mito della Caverna
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La Verità: agognata, invocata, acclamata e perennemente tradita e occultata da Sua Maestà l’Opinione, insuperabile nel tramutare credenze e illusioni in rappresentazioni della realtà.
Ma come possiamo relegare al ruolo di false credenze ciò che fin da bambini abbiamo visto come unica raffigurazione?  
La storia del pensiero occidentale, vibra da secoli su questo emblematico interrogativo che nasce e si sviluppa attorno al mito platonico della Caverna.
Si narra, in questa cruda allegoria, che uomini incatenati fin dalla nascita nella profondità di una caverna fossero stretti nelle membra e bloccati testa e collo si da poter fissare solo il muro innanzi a loro. Mai usciti, né voltati indietro, né consci delle origini delle catene che li tenevano legati restavano impassibili a guardare una realtà fatta di ombre proiettate dall’esterno.
Ma un giorno uno di loro si voltò. E poi si liberò dalle catene. Rivoltosi all’uscita fu accecato dalla luce e vincendo poco a poco fatica, confusione e paura, vide ogni cosa dall’esterno.
E allora corse indietro a liberare i suoi compagni imprigionati ma questi, lo accolsero con burla e con disprezzo, convinti intimamente che lì, in quella caverna, fosse concluso il cerchio del sapere.
Perciò quell’uomo divenuto illuminato dovette caricarsi anche il dilemma se ascendere alla cima conquistata o sposare l’ardua impresa di tornare e sollevare il gruppo rimasto lì incapace di vedere.
E così, già nel IV secolo a.C. erano delineati i tre grandi nemici della Verità: la fuorviante educazione, la fatica del sapere, la rinuncia ad insegnare. Esattamente ciò che oggi continua a tenerci incatenati in finzione che rasenta la passività dei prigionieri platonici.
Diciamo di informarci e di comprendere, scambiando le notizie, capziose e populiste di cui ci inondano gli esperti comunicatori, per verità tascabili che paiono donarci la ragione, superba e presuntuosa nel dialogo, e neanche immaginiamo di quanta infelicità sia fonte la caverna immobile in cui impera l’Opinione.
Eppure la fiducia, quella vera nel futuro, la costruiamo noi riconsegnando l’animo all’intima intuizione dell’esistenza di quella Luce, girando il nostro sguardo e iniziando a camminare, cogliendo il grido autentico di chi rompe le catene, seguendo un solo ritmo, sofferto e solidale, poiché ogni altra regola è falsa informazione.
Di ANNAMARIA BELLO

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Sempre forza Meritocrazia Italia 🇮🇹

Noi desideriamo la luce per tutti

Una verità assoluta...la pigrizia e l’arrendevolezza si specchiano solo e sempre nella critica sterile

pubblicato il 10.16.19

L'Italia che Merita

Paolo Patrizio intervista Alfonso Quarto e Riccardo Resciniti, Presidente e Direttore Scientifico della scuola di formazione della politica di Meritocrazia I... ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 10.15.19

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Rispettiamo il desiderio dei cittadini ed amiamo un paese EQUO e Meriticratico

...GRANDE...MERITOCRAZIA....!

pubblicato il 10.15.19

L'Italia che Merita

Giornata della consapevolezza del lutto perinatale
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Il 15 ottobre si celebra, in tutto il mondo, il “Baby Loss Awareness Day”. Questa giornata, dedicata alla consapevolezza del lutto perinatale, è stata fortemente voluta, negli anni ottanta, da centinaia di genitori in lutto, che hanno dovuto affrontare non soltanto la perdita di uno o più figli desiderati, ma anche l’indifferenza della società.
Dal 2007 questa ricorrenza è conosciuta anche in Italia, grazie ad associazioni attive nel settore. È un’occasione per dare voce ad un dolore muto, spesso soffocato nel cuore dei genitori, perché non compreso da coloro che, fortunatamente, non lo hanno vissuto. A differenza di altre forme di lutto, infatti, questo tipo di perdita, pur essendo molto diffusa (complessivamente nel mondo riguarda 1 donna su 3 tra quelle che iniziano una gravidanza desiderata), non colpisce tutti. Molti di coloro che non l’hanno vissuta personalmente non riescono, quindi, a comprenderne la gravità.
I genitori che hanno attraversato questo dolore conoscono il senso di incomprensione e di solitudine legato alle espressioni «era soltanto un embrione» o «era soltanto un feto». Soltanto se il bambino nasce vivo si comincia a parlare di figlio. Ciò ferisce, nel profondo, l’animo di chi ha già dovuto affrontare una perdita dolorosissima. Perché un figlio è tale dal primo test di gravidanza positivo, dai primi sintomi, dalla prima ecografia. Per una madre e per un padre quel puntino sullo schermo è già il loro bambino.
Di là dalla sensibilità personale, si tratta di emozioni riconosciute e studiate in psicologia, sebbene l’attenzione sul tema sia aumentata soltanto negli ultimi anni. La situazione traumatica che interrompe in modo brusco il processo di genitorialità e il legame di attaccamento in costruzione comporta, infatti, uno shock emotivo intenso e un profondo vissuto di lutto. In queste situazioni, il mancato riconoscimento sociale e culturale del lutto, che spesso è totalmente negato o minimizzato, lascia la coppia e le famiglie nella solitudine e nel silenzio.
Tecnicamente, il lutto perinatale è il lutto che si sperimenta quando si perde un bambino durante la gravidanza, durante il parto o dopo la nascita. Le definizioni che si trovano su qualche testo di psicologia ancora in commercio, legate ad un’epoca in cui di lutto perinatale si sapeva poco o nulla, riprendono, erroneamente, la nozione clinica, in base alla quale «si definisce morte perinatale la perdita di un figlio che avviene tra la ventisettesima settimana di gravidanza e i sette giorni dopo il parto».
La «non legittimazione» del dolore, l’assistenza inappropriata, la mancanza di supporto socio-emotivo possono complicare l’elaborazione del lutto e provocare ripercussioni sulla salute psicofisica dei genitori e dei familiari.
A livello normativo, come è noto, l’attenzione è stata posta sulle interruzioni volontarie di gravidanza, delle quali non si intende parlare in questa sede. Cosa è previsto, invece, per gli aborti spontanei e per il lutto perinatale?
Ci sono alcune disposizioni nel «Regolamento di polizia mortuaria» e sono stati presentati alcuni disegni di legge, formulati su spinta delle associazioni attive nel settore nelle scorse legislature. Poco, troppo poco.
Questi genitori, queste famiglie e questi bambini non nati meritano attenzione. Meritano una normativa che disciplini in modo compiuto tutti gli aspetti del lutto perinatale, dalle definizioni (necessariamente diverse in ragione dell’ambito applicativo), ai profili medici, all’assistenza specifica, al diritto di scelta (ove possibile) sulle modalità di espulsione, all’autopsia, all’anagrafe, alla sepoltura, alla formazione del personale sanitario, all’assistenza psicologica dopo la perdita, al riconoscimento del lutto anche nella normativa sul lavoro.
L’assenza di regole o, meglio, la presenza di poche norme da adattare, sperse in vari testi, la mancanza di preparazione specifica, di zone nei reparti dove poter vivere questo evento drammatico in modo dignitoso, di assistenza per i genitori scioccati, riflettono la disattenzione verso un fenomeno per troppo tempo sottovalutato.
Quelle mamme e quei papà oggi cominciano ad organizzarsi, a condividere il dolore, a restituirgli dignità. Ma lo Stato e le istituzioni non possono abbandonarli.
La sera del 15 ottobre verranno accese, alle sette di sera in Italia, tante candele per ricordare quei bambini vissuti soltanto nel grembo della propria madre o morti poco dopo il parto. Sarà un’onda di luce, per arrivare fino a loro.
Come può inserirsi Meritocrazia in quest’onda di luce? Con una proposta di legge organica, che riconosca questo lutto ed assicuri lo stesso trattamento su tutto il territorio nazionale a chi deve vivere ad affrontare questo dolore.
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Giornata della consapevolezza del lutto perinatale
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Il 15 ottobre si celebra, in tutto il mondo, il “Baby Loss Awareness Day”. Questa giornata, dedicata alla consapevolezza del lutto perinatale, è stata fortemente voluta, negli anni ottanta, da centinaia di genitori in lutto, che hanno dovuto affrontare non soltanto la perdita di uno o più figli desiderati, ma anche l’indifferenza della società.
Dal 2007 questa ricorrenza è conosciuta anche in Italia, grazie ad associazioni attive nel settore. È un’occasione per dare voce ad un dolore muto, spesso soffocato nel cuore dei genitori, perché non compreso da coloro che, fortunatamente, non lo hanno vissuto. A differenza di altre forme di lutto, infatti, questo tipo di perdita, pur essendo molto diffusa (complessivamente nel mondo riguarda 1 donna su 3 tra quelle che iniziano una gravidanza desiderata), non colpisce tutti. Molti di coloro che non l’hanno vissuta personalmente non riescono, quindi, a comprenderne la gravità.
I genitori che hanno attraversato questo dolore conoscono il senso di incomprensione e di solitudine legato alle espressioni «era soltanto un embrione» o «era soltanto un feto». Soltanto se il bambino nasce vivo si comincia a parlare di figlio. Ciò ferisce, nel profondo, l’animo di chi ha già dovuto affrontare una perdita dolorosissima. Perché un figlio è tale dal primo test di gravidanza positivo, dai primi sintomi, dalla prima ecografia. Per una madre e per un padre quel puntino sullo schermo è già il loro bambino.
Di là dalla sensibilità personale, si tratta di emozioni riconosciute e studiate in psicologia, sebbene l’attenzione sul tema sia aumentata soltanto negli ultimi anni. La situazione traumatica che interrompe in modo brusco il processo di genitorialità e il legame di attaccamento in costruzione comporta, infatti, uno shock emotivo intenso e un profondo vissuto di lutto. In queste situazioni, il mancato riconoscimento sociale e culturale del lutto, che spesso è totalmente negato o minimizzato, lascia la coppia e le famiglie nella solitudine e nel silenzio.
Tecnicamente, il lutto perinatale è il lutto che si sperimenta quando si perde un bambino durante la gravidanza, durante il parto o dopo la nascita. Le definizioni che si trovano su qualche testo di psicologia ancora in commercio, legate ad un’epoca in cui di lutto perinatale si sapeva poco o nulla, riprendono, erroneamente, la nozione clinica, in base alla quale «si definisce morte perinatale la perdita di un figlio che avviene tra la ventisettesima settimana di gravidanza e i sette giorni dopo il parto».
La «non legittimazione» del dolore, l’assistenza inappropriata, la mancanza di supporto socio-emotivo possono complicare l’elaborazione del lutto e provocare ripercussioni sulla salute psicofisica dei genitori e dei familiari.
A livello normativo, come è noto, l’attenzione è stata posta sulle interruzioni volontarie di gravidanza, delle quali non si intende parlare in questa sede. Cosa è previsto, invece, per gli aborti spontanei e per il lutto perinatale?
Ci sono alcune disposizioni nel «Regolamento di polizia mortuaria» e sono stati presentati alcuni disegni di legge, formulati su spinta delle associazioni attive nel settore nelle scorse legislature. Poco, troppo poco.
Questi genitori, queste famiglie e questi bambini non nati meritano attenzione. Meritano una normativa che disciplini in modo compiuto tutti gli aspetti del lutto perinatale, dalle definizioni (necessariamente diverse in ragione dell’ambito applicativo), ai profili medici, all’assistenza specifica, al diritto di scelta (ove possibile) sulle modalità di espulsione, all’autopsia, all’anagrafe, alla sepoltura, alla formazione del personale sanitario, all’assistenza psicologica dopo la perdita, al riconoscimento del lutto anche nella normativa sul lavoro.
L’assenza di regole o, meglio, la presenza di poche norme da adattare, sperse in vari testi, la mancanza di preparazione specifica, di zone nei reparti dove poter vivere questo evento drammatico in modo dignitoso, di assistenza per i genitori scioccati, riflettono la disattenzione verso un fenomeno per troppo tempo sottovalutato.
Quelle mamme e quei papà oggi cominciano ad organizzarsi, a condividere il dolore, a restituirgli dignità. Ma lo Stato e le istituzioni non possono abbandonarli.
La sera del 15 ottobre verranno accese, alle sette di sera in Italia, tante candele per ricordare quei bambini vissuti soltanto nel grembo della propria madre o morti poco dopo il parto. Sarà un’onda di luce, per arrivare fino a loro.
Come può inserirsi Meritocrazia in quest’onda di luce? Con una proposta di legge organica, che riconosca questo lutto ed assicuri lo stesso trattamento su tutto il territorio nazionale a chi deve vivere ad affrontare questo dolore.

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Ecco quello che prima d'ora non avevo letto...

pubblicato il 10.14.19

L'Italia che Merita

Manuela Ferri Responsabile del Dipartimento Pari Opportunità ... Continua a leggereCompatta testo

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"la diversità è un Valore non una barriera" meritocrazia Italia propone di esaltare le diversità! 👏👏👏

Onorati di averti tra i dirigenti di Meritocrazia Italia 🇮🇹

Le diversità sono valori e non barriere ✅❤️🇮🇹

Manuela Ferri 🔝🔝🔝

pubblicato il 10.14.19

L'Italia che Merita

I NATIVI AMBIENTALI: sviluppo ecosostenibile
—————————————
L’educazione allo sviluppo sostenibile diventa oggi un obiettivo strategico per il presente e per il futuro del nostro Paese.
La sfida ambientale, legata alla conservazione delle risorse del nostro Pianeta, rappresenta una sfida non più eludibile per le future generazioni.
Ci troviamo in un’epoca che impone al mondo intero, ma in particolare all'Italia e all'Europa, scelte radicalmente diverse da quelle compiute in passato: lontane dal modello produttivo tradizionale, dirette verso un nuovo modello di economia che rispetti l'ambiente, orientate ad una società che non produca rifiuti ma sappia creare ricchezza e benessere con il riutilizzo e la rigenerazione delle risorse.
Perché questo accada, è necessario un profondo cambio di mentalità che coinvolga le istituzioni, le imprese e le singole persone.
Questa nuova consapevolezza nazionale non può che iniziare dalle scuole e dagli studenti, di tutte le età. Soprattutto dai più giovani, quelli che potremmo chiamare “nativi ambientali”: una generazione che nella quotidianità dei comportamenti trova già come prospettiva naturale il rispetto dell'ambiente in cui vive.
Educare gli italiani, i nostri figli e noi stessi, alla sostenibilità significa attivare processi virtuosi di cambiamento complessivo dei comportamenti e degli stili di vita.
l’istruzione è l’unica risposta alla nuova domanda di competenze espresse dai mutamenti economici e sociali ed è, quindi, necessario sviluppare curiosità per un costruttivo pensiero critico.
di ANTONINO MARESCA
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I NATIVI AMBIENTALI: sviluppo ecosostenibile
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L’educazione allo sviluppo sostenibile diventa oggi un obiettivo strategico per il presente e per il futuro del nostro Paese.
La sfida ambientale, legata alla conservazione delle risorse del nostro Pianeta, rappresenta una sfida non più eludibile per le future generazioni.
Ci troviamo in un’epoca che impone al mondo intero, ma in particolare allItalia e allEuropa, scelte radicalmente diverse da quelle compiute in passato: lontane dal modello produttivo tradizionale, dirette verso un nuovo modello di economia che rispetti lambiente, orientate ad una società che non produca rifiuti ma sappia creare ricchezza e benessere con il riutilizzo e la rigenerazione delle risorse.
Perché questo accada, è necessario un profondo cambio di mentalità che coinvolga le istituzioni, le imprese e le singole persone.
Questa nuova consapevolezza nazionale non può che iniziare dalle scuole e dagli studenti, di tutte le età. Soprattutto dai più giovani, quelli che potremmo chiamare “nativi ambientali”: una generazione che nella quotidianità dei comportamenti trova già come prospettiva naturale il rispetto dellambiente in cui vive. 
Educare gli italiani, i nostri figli e noi stessi, alla sostenibilità significa attivare processi virtuosi di cambiamento complessivo dei comportamenti e degli stili di vita.
l’istruzione è l’unica risposta alla nuova domanda di competenze espresse dai mutamenti economici e sociali ed è, quindi, necessario sviluppare curiosità per un costruttivo pensiero critico.
di ANTONINO MARESCA

pubblicato il 10.13.19

L'Italia che Merita

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pubblicato il 10.13.19

L'Italia che Merita

IL VERO CAMBIAMENTO NON LASCIA INDIETRO NESSUNO: Nasce C.R.E.A.
————————————
La nostra Associazione porta avanti un progetto di rivoluzione, soprattutto intellettuale, che mira non alle prossimo step ma alla prossima generazione. Così diceva Alcide De Gasperi.
Abbiamo affrontato varie tematiche, dalla sanità al welfare, dall’economia alle criptòvalute, dal Nord al Sud, dalle religioni e di tanto altro ancora. Attorno a Meritocrazia Italia si sono stretti giovani proveniente dalle più svariate parti d’Italia.
La rivoluzione dipende dal volere e dal potere, la volontà si nutre della determinazione, viene meno quando è sorretta da pressapochismo e superficialità. La rivoluzione è una cosa seria. Ci siamo dati un’organizzazione capillare. Abbiamo cristallizzato un impegno serio. Tentiamo ogni giorno di dare corpo e anima ad un’opera straordinaria.
Nell’attuare quanto già stabilito ad Ischia, abbiamo pensato di dare importanza alla formazione politica al fine di riavvicinare i cittadini alla vita pubblica. A tal fine è nata CREA presieduta dall’Avv. Alfonso Quarto, cui si affianca la direzione scientifica del professore Riccardo Resciniti, cui va al nostro profondo ringraziamento.
Da oggi ogni iniziativa di Meritocrazia Italia sarà accompagnata da CREA. Vogliamo offrire un servizio alla collettività e tutto ciò che faremo sarà spinto dalla voglia di cambiamento.
Come Neda, una ragazza di 26 anni uccisa da un miliziano a Teheran mentre manifestava con il padre per la libertà. Un video, ne mostra gli ultimi istanti mentre la vita le sfugge dalle mani, gli occhi si sgranano come a voler fotografare tutto quello che in un attimo le viene tolto. Muore con gli occhi aperti, facendo vergognare noi che viviamo con gli occhi chiusi. Porta la mente a tutti gli ultimi premi Nobel che hanno dato la loro vita per riprendersi un pezzo di libertà. La rivoluzione non è sedersi in Parlamento e farsi chiamare “Onorevole” ma essere protagonisti delle e nelle istituzioni. Uno sguardo privilegiato lo MERITANO gli anziani, il nostro tesoro “scomodo”. Vengono considerati superflui, un peso. Meritocrazia Italia li considera una ricchezza, un patrimonio inestimabile da custodire, pensare a loro, restituirgli un valore e autostima, un ruolo nella vita sociale e non solo aumentargli la pensione, devono essere parte del progetto, hanno esperienza, hanno forza mentale, proprio quella che serve per cambiare il mondo.
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IL VERO CAMBIAMENTO NON LASCIA INDIETRO NESSUNO: Nasce C.R.E.A.
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La nostra Associazione porta avanti un progetto di rivoluzione, soprattutto intellettuale, che mira non alle prossimo step ma alla prossima generazione. Così diceva Alcide De Gasperi.
Abbiamo affrontato varie tematiche, dalla sanità al welfare, dall’economia alle criptòvalute, dal Nord al Sud, dalle religioni e di tanto altro ancora. Attorno a Meritocrazia Italia si sono stretti giovani proveniente dalle più svariate parti d’Italia.
La rivoluzione dipende dal volere e dal potere, la volontà si nutre della determinazione, viene meno quando è sorretta da pressapochismo e superficialità. La rivoluzione è una cosa seria. Ci siamo dati un’organizzazione capillare. Abbiamo cristallizzato un impegno serio. Tentiamo ogni giorno di dare corpo e anima ad un’opera straordinaria.
Nell’attuare quanto già stabilito ad Ischia, abbiamo pensato di dare importanza alla formazione politica al fine di riavvicinare i cittadini alla vita pubblica. A tal fine è nata CREA presieduta dall’Avv. Alfonso Quarto, cui si affianca la direzione scientifica del professore Riccardo Resciniti, cui va al nostro profondo ringraziamento. 
Da oggi ogni iniziativa di Meritocrazia Italia sarà accompagnata da CREA. Vogliamo offrire un servizio alla collettività e tutto ciò che faremo sarà spinto dalla voglia di cambiamento. 
Come Neda, una ragazza di 26 anni uccisa da un miliziano a Teheran mentre manifestava con il padre per la libertà. Un video, ne mostra gli ultimi istanti mentre la vita le sfugge dalle mani, gli occhi si sgranano come a voler fotografare tutto quello che in un attimo le viene tolto. Muore con gli occhi aperti, facendo vergognare noi che viviamo con gli occhi chiusi. Porta la mente a tutti gli ultimi premi Nobel che hanno dato la loro vita per riprendersi un pezzo di libertà.  La rivoluzione non è sedersi in Parlamento e farsi chiamare “Onorevole” ma essere protagonisti delle e nelle istituzioni. Uno sguardo privilegiato lo MERITANO gli anziani, il nostro tesoro “scomodo”. Vengono considerati superflui, un peso. Meritocrazia Italia li considera una ricchezza, un patrimonio inestimabile da custodire, pensare a loro, restituirgli un valore e autostima, un ruolo nella vita sociale  e non  solo aumentargli la pensione, devono essere  parte del progetto, hanno esperienza, hanno forza mentale, proprio quella che serve per cambiare il mondo.

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CREA....uno spazio di formazione, confronto e costruzione...in bocca al lupo!🍀

"essere protagonisti nelle istituzioni è la vera rivoluzione"

pubblicato il 10.12.19

L'Italia che Merita

Micaela De Cicco Consigliere Regionale Meritocrazia Italia per l'Abruzzo ... Continua a leggereCompatta testo

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Complimenti a Micaela per la sua meritevole iniziativa, un dipartimento giovani per cominciare una rivoluzione culturale!

Brava Micaela e grande Abruzzo! 🤩

Il cambiamento inizia dai giovani.. Grande Micaela, complimenti Abruzzo per l’iniziativa meravigliosa: la PRIMAVERA DI MERITOCRAZIA...

Il cambiamento e la speranza per il futuro! Ottimo intervento della nostra coordinatrice regionale Abruzzo 👏

Superlativa iniziativa del consigliere regionale Abruzzo Micaela de Cicco l’Italia ti “merita”🇮🇹💯✅

Complimenti

Il cambiamento inizia dai giovani e pertanto nasce la primavera di meritocrazia .. Grazie Micaela 😘 grazie Abruzzo ❤️

I Giovani e la Politica, un interesse da stimolare. Consigliere Micaela de Cicco, ottimo il Suo intervento.

I giovani la nostra risorsa! C’è un’Italia che ci crede!

pubblicato il 10.12.19

L'Italia che Merita

COMUNICATO UFFICIALE
La fiscalità: strumento di sviluppo?
—————————
La tassazione degli strumenti di lavoro, in parte oggetto delle anticipazioni sulla legge di bilancio 2020, fa riflettere sulla vera finalità delle imposizioni fiscali e sull’obiettivo di promuovere lo sviluppo sociale.
Dagli inizi degli anni 70 fino agli anni 90 la classe media, impiegati, piccoli imprenditori e professionisti, è stata traino, al pari ed alleata della grande industria, dell’economia, da una parte garantendo investimenti in attività produttive e servizi, dall’altra sostenendo occupazione e consumi e, conseguentemente, la diffusione del benessere, in modo capillare e trasversale sul territorio.
La crisi degli anni 2000 ha interrotto la circolarità reddituale e sociale, creando un vuoto nel mezzo ed un livellamento verso il basso, con risorse allocate ormai sempre di più nelle mani di pochi.
Lo sviluppo sociale dovrebbe passare attraverso agevolazioni fiscali e finanziarie che consentano a tutti di accedere agli strumenti lavorativi in ogni ambito economico, dalla semplice simcard business, allo smartphone, ad attrezzatture di maggior valore.
L’imposizione fiscale attuale, che pare finalizzata solo ed esclusivamente a soddisfare esigenze di bilancio a breve termine, colpisce in misura prevalente coloro che potrebbero ancora oggi favorire una crescita occupazionale e reddituale del Paese, destinando le risorse, pretese od ipotizzate dal fisco, ad investimenti, assunzioni e consumi.
Viene così a mancare l’impulso del cittadino medio, privato della fiducia nel futuro, all’accrescimento del benessere sociale, al raggiungimento dell’equità e della premialità del merito.
Sarebbe auspicabile un cambio di paradigma: il passaggio dall’attuale contrapposizione tra le persone, che determina una frattura sociale, alla collaborazione ed al rispetto tra individui, i quali ciascuno secondo le proprie competenze, capacità ed inclinazioni, potrebbero concorrere tutti al miglioramento collettivo.
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COMUNICATO UFFICIALE
La fiscalità: strumento di sviluppo?
—————————
La tassazione degli strumenti di lavoro, in parte oggetto delle anticipazioni sulla legge di bilancio 2020, fa riflettere sulla vera finalità delle imposizioni fiscali e sull’obiettivo di promuovere lo sviluppo sociale.
Dagli inizi degli anni 70 fino agli anni 90 la classe media, impiegati, piccoli imprenditori e professionisti, è stata traino, al pari ed alleata della grande industria, dell’economia, da una parte garantendo investimenti in attività produttive e servizi, dall’altra sostenendo occupazione e consumi e, conseguentemente, la diffusione del benessere, in modo capillare e trasversale sul territorio.
La crisi degli anni 2000 ha interrotto la circolarità reddituale e sociale, creando un vuoto nel mezzo ed un livellamento verso il basso, con risorse allocate ormai sempre di più nelle mani di pochi.
Lo sviluppo sociale dovrebbe passare attraverso agevolazioni fiscali e finanziarie che consentano a tutti di accedere agli strumenti lavorativi in ogni ambito economico, dalla semplice simcard business, allo smartphone, ad attrezzatture di maggior valore.
L’imposizione fiscale attuale, che pare finalizzata solo ed esclusivamente a soddisfare esigenze di bilancio a breve termine, colpisce in misura prevalente coloro che potrebbero ancora oggi favorire una crescita occupazionale e reddituale del Paese, destinando le risorse, pretese od ipotizzate dal fisco, ad investimenti, assunzioni e consumi.
Viene così a mancare l’impulso del cittadino medio, privato della fiducia nel futuro, all’accrescimento del benessere sociale, al raggiungimento dell’equità e della premialità del merito.
Sarebbe auspicabile un cambio di paradigma: il passaggio dall’attuale contrapposizione tra le persone, che determina una frattura sociale, alla collaborazione ed al rispetto tra individui, i quali ciascuno secondo le proprie competenze, capacità ed inclinazioni,  potrebbero concorrere tutti al miglioramento collettivo.

pubblicato il 10.11.19

L'Italia che Merita

IN ITALIA VINCE IL PARTITO DELL’ASTENSIONISMO
———————————
Il concetto di democrazia non può prescindere da quello di sovranità popolare e dunque dalla partecipazione alla vita politica. Da anni però assistiamo inermi ad un progressivo disinteresse, un abbandono dell’agorà che rischia di creare un divario sempre più ampio tra chi ha scelto di fare politica e i cittadini. Anche i giovani sono lontani dalla politica perché la politica non si interessa dei giovani. Temi come scuola, università, mondo del lavoro sono poco affrontati. Fino agli anni 70 la partecipazione alle urne è stata superiore al 90%, oggi cresce il partito dell’astensionismo, alle elezioni europee in Italia l'astensione è arrivata al 43,7%; ma l’astensionismo è solo una spia della crisi della democrazia rappresentativa e partecipativa. La sfiducia, la delusione verso chi non riesce più a dare risposte, l’ingiustizia con cui la politica calpesta i diritti dei cittadini, genera insofferenza, disaffezione, ribellione verso un sistema nel quale non ci si riconosce più. I leader politici vengono scelti come testimonial per catalizzare voti, e non tra persone competenti per materia, che potrebbero realizzare iniziative legislative efficaci. Le proposte vengono lanciate attraverso dichiarazioni roboanti in totale assenza di un serio ed approfondito programma. Ecco allora che in tale vuoto prolifera il populismo, l’antipolitica che non fanno altro che alimentare la disgregazione del quadro sociale. Certo esiste a monte un problema formativo che investe famiglia, scuola, associazionismo, ma per la politica è necessario la ristrutturazione del concetto di partito politico che si ponga come strumento di mediazione, che svolga un ruolo di cerniera tra elettori e Parlamento, è necessario un partito che sia nuovo nei contenuti e che offra soluzioni valide e condivise.
DI MANUELA LAMPITELLA
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IN ITALIA VINCE IL PARTITO DELL’ASTENSIONISMO
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Il concetto di democrazia non può prescindere da quello di sovranità popolare e dunque dalla partecipazione alla vita politica. Da anni però assistiamo inermi ad un progressivo disinteresse, un abbandono dell’agorà che rischia di creare un divario sempre più ampio tra chi ha scelto di fare  politica e i cittadini. Anche i giovani sono lontani dalla politica perché la politica non si interessa dei giovani. Temi come scuola, università, mondo del lavoro sono poco affrontati. Fino agli anni 70 la partecipazione alle urne è stata superiore al 90%, oggi cresce il partito dell’astensionismo, alle elezioni europee in Italia lastensione è arrivata al 43,7%; ma l’astensionismo è solo una spia della crisi della democrazia rappresentativa  e partecipativa. La sfiducia, la delusione verso chi non riesce più a dare risposte, l’ingiustizia con cui la politica calpesta i diritti dei cittadini, genera insofferenza, disaffezione, ribellione verso un sistema nel quale non ci si riconosce più. I leader politici vengono scelti come testimonial per catalizzare voti, e non tra persone competenti per materia, che potrebbero realizzare iniziative legislative efficaci. Le proposte vengono lanciate attraverso dichiarazioni roboanti in totale assenza di un serio ed approfondito programma. Ecco allora che in tale vuoto prolifera il populismo, l’antipolitica che non fanno altro che alimentare la disgregazione del quadro sociale. Certo esiste a monte un problema formativo che investe famiglia, scuola, associazionismo, ma per la politica è necessario la ristrutturazione del concetto di partito politico che si ponga come strumento di mediazione, che svolga un ruolo di cerniera tra elettori e Parlamento, è necessario un partito che sia nuovo nei contenuti e che offra soluzioni valide e condivise.
DI MANUELA LAMPITELLA

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Condivisibile in toto. Per la rinascita dei partiti è necessario introdurre meccanismi di (s)elezione della classe dirigente realmente rappresentativi. Anche se non amo le "preferenze" attualmente sarebbero il male minore.

pubblicato il 10.11.19

L'Italia che Merita

Intervista al presidente dell'associazione nazionale Meritocrazia Italia, Walter Mauriello. ... Continua a leggereCompatta testo

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pubblicato il 10.10.19

L'Italia che Merita

Ischia 2019 Primo Congresso Nazionale Meritocrazia Italia ... Continua a leggereCompatta testo

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"Valorizzazione dei talenti per il Bene Comune"

pubblicato il 10.10.19

L'Italia che Merita

MARKET PLACE: la contrattazione nello spazio virtuale;
——————————-
Le statistiche ci raccontano che il commercio elettronico è in crescita: un volume d’affari passato da 2.300 miliardi di dollari registrati nel 2017 ai circa 2.800 del 2018 (Statista); e gli esperti di settore tracciano una prospettiva di sempre maggior penetrazione di questa tipologia di acquisto nella vita dei consumatori, che dovrebbe raggiungere i 4.500 miliardi di dollari nel 2021 (Shopify).
Nelle classifiche delle quote di traffico, gli Stati Uniti impongono il loro 43%, seguiti dal Regno unito con il suo 7% e via a scalare in Europa fino al 2.6% del nostro bel Paese: quote inferiori ma comunque in vertiginoso aumento (SEMrush), così come in frettolosa crescita, ci rivelano le fonti, sono le spese medie per ciascun consumatore ed ogni altro indicatore impegnato a registrare l’atteggiamento di venditori e acquirenti del mega cosmo Marketplace.
Pare che i benefici siano tanti: dal c.d. “effetto comunità”, cioè il prodotto di quelle interazioni di rete che arricchiscono di dati le piattaforme; alla globalizzazione dei mercati, con l’aumento delle economie di scala e quindi la riduzione dei prezzi a redditività immutata se non aumentata.
E pare anche innegabile che la strategia sia vincente per tutti i player: per il venditore, che a costi assai ridotti ha accesso ad un numero illimitato di acquirenti; per il cliente, che, affacciato su una vetrina ampia quanto i confini di mondi altrimenti irraggiungibili come India, Cina e America, soddisfa il suo bisogno a prezzi più ridotti, alla velocità di un clik sullo smartphone, con la garanzia del popolo delle recensioni e con la comodità di un servizio di consegna quando non gratuito certamente conveniente. Eppure siamo educati a pensare che nelle competizioni c’è qualcuno che perde.
Intanto c’è chi è fuori da questa partita, posto che il market place è il campo di gioco dei nativi digitali; ma la prospettiva di aumento del volume totale delle vendite on line, ad oggi al 12% circa, è un dato certamente destinato a crescere in concomitanza con il processo di maturazione tecnologica e ad esplodere al tramonto della generazione pre-digitale.
Solo allora sarà più semplice misurare lo share degli affezionati al mercato off line, che sia esso al dettaglio o alle più evolute forme di supermarket, ipermercati o centri commerciali.
Strutture distanti dalle piazze dei centri urbani, forze centripete di consumi compulsivi, ormai lontane dall’Agorà con i suoi portici, le fontane, le statue, le bancarelle affollate a tutte le ore di gente che oltre a vendere e a comprare discorreva di politica e società.
Signori, che l’analisi sia economica, finanziaria o sociologica, la nozione di Mercato include termini che evocano pluralità e spostamento: luogo di scambio, incontro di domanda e offerta.
Dunque “scambio”, “incontro” spazi semantici che si stanno perdendo nella stessa pericolosa misura in cui vanno crescendo le gloriose struttura dedicate al commercio per il commercio, e all’acquisto comodo e veloce.
Anch’essi dinosauri ormai, al cospetto di un Marketplace pronto ad eclissare non solo le piazze e la loro funzione sociale, ma a sostituire la realtà con il virtuale, con buona pace del “sacro incontro”, luogo del gesto, dello sguardo, del piacere e della ricchezza della condivisione, luogo di crescita sociale e culturale.
DI MICAELA DE CICCO E CHIARA ROMANO
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MARKET PLACE: la contrattazione nello spazio virtuale;
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Le statistiche ci raccontano che il commercio elettronico è in crescita: un volume d’affari passato da 2.300 miliardi di dollari registrati nel 2017 ai circa 2.800 del 2018 (Statista); e gli esperti di settore tracciano una prospettiva di sempre maggior penetrazione di questa tipologia di acquisto nella vita dei consumatori, che dovrebbe raggiungere i 4.500 miliardi di dollari nel 2021 (Shopify).
Nelle classifiche delle quote di traffico, gli Stati Uniti impongono il loro 43%, seguiti dal Regno unito con il suo 7% e via a scalare in Europa fino al 2.6% del nostro bel Paese: quote inferiori ma comunque in vertiginoso aumento (SEMrush), così come in frettolosa crescita, ci rivelano le fonti, sono le spese medie per ciascun consumatore ed ogni altro indicatore impegnato a registrare l’atteggiamento di venditori e acquirenti del mega cosmo Marketplace.
Pare che i benefici siano tanti: dal c.d. “effetto comunità”, cioè il prodotto di quelle interazioni di rete che arricchiscono di dati le piattaforme; alla globalizzazione dei mercati, con l’aumento delle economie di scala e quindi la riduzione dei prezzi a redditività immutata se non aumentata.
E pare anche innegabile che la strategia sia vincente per tutti i player: per il venditore, che a costi assai ridotti ha accesso ad un numero illimitato di acquirenti; per il cliente, che, affacciato su una vetrina ampia quanto i confini di mondi altrimenti irraggiungibili come India, Cina e America, soddisfa il suo bisogno a prezzi più ridotti, alla velocità di un clik sullo smartphone, con la garanzia del popolo delle recensioni e con la comodità di un servizio di consegna quando non gratuito certamente conveniente. Eppure siamo educati a pensare che nelle competizioni c’è qualcuno che perde.
Intanto c’è chi è fuori da questa partita, posto che il market place è il campo di gioco dei nativi digitali; ma la prospettiva di aumento del volume totale delle vendite on line, ad oggi al 12% circa, è un dato certamente destinato a crescere in concomitanza con il processo di maturazione tecnologica e ad esplodere al tramonto della generazione pre-digitale.  
Solo allora sarà più semplice misurare lo share degli affezionati al mercato off line, che sia esso al dettaglio o alle più evolute forme di supermarket, ipermercati o centri commerciali.
Strutture distanti dalle piazze dei centri urbani, forze centripete di consumi compulsivi, ormai lontane dall’Agorà con i suoi portici, le fontane, le statue, le bancarelle affollate a tutte le ore di gente che oltre a vendere e a comprare discorreva di politica e società.
Signori, che l’analisi sia economica, finanziaria o sociologica, la nozione di Mercato include termini che evocano pluralità e spostamento: luogo di scambio, incontro di domanda e offerta.
Dunque “scambio”, “incontro” spazi semantici che si stanno perdendo nella stessa pericolosa misura in cui vanno crescendo le gloriose struttura dedicate al commercio per il commercio, e all’acquisto comodo e veloce.
Anch’essi dinosauri ormai, al cospetto di un Marketplace pronto ad eclissare non solo le piazze e la loro funzione sociale, ma a sostituire la realtà con il virtuale, con buona pace del “sacro incontro”, luogo del gesto, dello sguardo, del piacere e della ricchezza della condivisione, luogo di crescita sociale e culturale.
DI MICAELA DE CICCO E CHIARA ROMANO

pubblicato il 10.09.19

L'Italia che Merita

La storia di una donna, vista da una donna;
——————————————-
Questa è la storia di Lidia Poët, donna di “rimarchevole esempio di fermo proposito, fortezza d’animo, perseverante operosità“, e fondamentale figura di riscatto femminile.

Lidia nasce nel 1855, nel Regno di Sardegna e a 23 anni intraprende gli studi di legge a Torino. Nel 1881 è tra le prime donne a laurearsi in giurisprudenza, e nell’intento di esercitare la professione di avvocato chiede ed ottiene, fatto singolare ed unico in Italia, la iscrizione all’ordine professionale.

Ma il solerte Procuratore del Re, sollecitato anche dalle baruffe dell’opinione pubblica che si chiedeva “dove andremo a finire di questo passo”, impugnò l’iscrizione all’ordine. Così, sia la Corte d’Appello di Torino sia la Corte di Cassazione, in memorabile sentenza, conclusero lapidariamente che la donna non può esercitare l’avvocatura.

E ciò perché seppure lo Statuto Albertino prevedesse che “tutti sono uguali davanti alla legge“, l’accesso alla vita pubblica e professionale del Regno era ben altra cosa e allo statuto certo non poteva chiedersi di eliminare “ le inegualità naturali“.

I sovrumani sforzi di Lida Poët vennero così frustrati. Ma ella continuò la sua attività di avvocato di fatto in un primario studio professionale, pur senza essere iscritta all’ordine, e proseguì le battaglie per il diritto di voto alle donne, ottenendo la presidenza in numerosi comitati internazionali che sempre più si andavano costituendo allo scavallar del secolo. All’indomani della Grande Guerra si distinse come volontaria tra le fila della Croce Rossa, e a distanza di 35 anni dalla pronuncia della Corte di Cassazione che aveva ostacolato il suo sogno, fu promulgata la legge che consentiva l’accesso alla professione forense.

Così, a ormai 64 anni la Nostra fu la prima vera donna avvocato.

Ma l’esserci di questa donna straordinaria, non ha nulla dell’autoaffermazione femminile, che nei suoi ISMI lapidari spesso ha amplificato un pregiudizio all’incontrario.

Quello che tocca, invece, è il varco immenso e fertile che apre all’individuo. Il suo essere donna non è in opposizione all’essere maschile è pensiero differente la cui tenace pratica, fedele all’intimo sentire, stravolge di fatto i canoni interpretativi mirando alla totalità dell’essere.

Non nega il postulato, espresso dal Supremo consesso, delle ineguaglianze naturali ma rifiuta l’anatema che porta all’esclusione trasformando l’inciampo storico di conclusioni miopi, in libertà dell’individuo di non fissarsi e farsi fissare in precostituita identità.

E allora, come donna, mi sento di annotare, da questo esempio solido di indomita perseveranza, che l’onere più grande per incarnare al meglio il vivere sociale lo abbiamo con noi stessi nel non tradire mai e inoltre perseguire la dimensione intima, la nostra unicità, la nostra inclinazione.
di ANNAMARIA BELLO
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La storia di una donna, vista da una donna;
——————————————-
Questa è la storia di Lidia Poët, donna di “rimarchevole esempio di fermo proposito, fortezza d’animo, perseverante operosità“, e fondamentale figura di riscatto femminile.

Lidia nasce nel 1855, nel Regno di Sardegna e a 23 anni intraprende gli studi di legge a Torino. Nel 1881 è tra le prime donne a laurearsi in giurisprudenza, e nell’intento di esercitare la professione di avvocato chiede ed ottiene, fatto singolare ed unico in Italia, la iscrizione all’ordine professionale.

Ma il solerte Procuratore del Re, sollecitato anche dalle baruffe dell’opinione pubblica che si chiedeva “dove andremo a finire di questo passo”, impugnò l’iscrizione all’ordine. Così, sia la Corte d’Appello di Torino sia la Corte di Cassazione, in memorabile sentenza, conclusero lapidariamente che la donna non può esercitare l’avvocatura.

E ciò perché seppure lo Statuto Albertino prevedesse  che “tutti sono uguali davanti alla legge“, l’accesso alla vita pubblica e professionale del Regno era ben altra cosa e allo statuto certo non poteva chiedersi  di eliminare “ le inegualità naturali“.

I sovrumani sforzi di Lida Poët vennero così frustrati. Ma ella continuò la sua attività di avvocato di fatto in un primario studio professionale, pur senza essere iscritta all’ordine, e proseguì le battaglie per il diritto di voto alle donne, ottenendo la presidenza in numerosi comitati internazionali che sempre più si andavano costituendo allo scavallar del secolo. All’indomani della Grande Guerra si distinse come volontaria tra le fila della Croce Rossa, e a distanza di 35 anni dalla pronuncia della Corte di Cassazione che aveva ostacolato il suo sogno, fu promulgata la legge che consentiva l’accesso alla professione forense.

Così, a ormai 64 anni la Nostra fu la prima vera donna avvocato.

Ma l’esserci di questa donna straordinaria, non ha nulla dell’autoaffermazione femminile, che nei suoi ISMI lapidari spesso ha amplificato un pregiudizio all’incontrario.

Quello che tocca, invece, è il varco immenso e fertile che apre all’individuo. Il suo essere donna non è in opposizione all’essere maschile è pensiero differente la cui tenace pratica, fedele all’intimo sentire, stravolge di fatto i canoni interpretativi mirando alla totalità dell’essere.

Non nega il postulato, espresso dal Supremo consesso, delle ineguaglianze naturali ma rifiuta l’anatema che porta all’esclusione trasformando l’inciampo storico di conclusioni miopi, in libertà dell’individuo di non fissarsi e farsi fissare in precostituita identità.  

E allora, come donna, mi sento di annotare, da questo esempio solido di indomita perseveranza, che l’onere più grande per incarnare al meglio il vivere sociale lo abbiamo con noi stessi nel non tradire mai e inoltre perseguire la dimensione intima, la nostra unicità, la nostra inclinazione.
di ANNAMARIA BELLO

pubblicato il 10.08.19

L'Italia che Merita

COMUNICATO UFFICIALE: il taglio dei parlamentari è legge;
—————————————-
Meritocrazia Italia, all’esito della approvazione del ddl n. 214-515-805-B che modifica la costituzione portando i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, ritiene che tale riforma, seppure condivisibile sul piano dei principi ispiratori, potrebbe essere incompiuta laddove non sia combinata, nell’immediato, con altre modifiche costituzionali riguardanti il ruolo e il funzionamento delle Camere e delle altre istituzioni democratiche decentrate.

La norma appena approvata potrà avere concreta valenza solo se essa verrà percepita e veicolata non come la formalizzazione di una istanza antiparlamentare, bensì come il primo passo di un organico percorso di riforme, volte a dare centralità al disagio del cittadino rafforzando il potere di gestione delle autonomie locali.

Il vero costo della politica da abbattere, difatti, non è costituito dagli emolumenti percepiti dai parlamentari – di impatto assolutamente risibile nel bilancio dello stato - bensì dagli ostacoli allo sviluppo del paese che una anacronistica suddivisone dei poteri comporta e che una errata rappresentanza democratica potrebbe peggiorare.

E’ evidente, difatti, che una mera riduzione dei parlamentari senza un contemperamento dei poteri delle altre istituzioni democratiche decentrate costituirebbe un grave ed inspiegabile vulnus alla possibilità di una parte cospicua del territorio nazionale di essere rappresentato.

C’è una netta differenza tra rappresentanza e rappresentatività, perché con il taglio dei parlamentari certamente non si scalfisce la prima ma si destabilizza la seconda. Soprattutto nelle macro aree si avrà una deformazione del concetto costituzionale posto alla base del numero dei parlamentari, ossia l’equazione tra il numero della popolazione ed il quoziente dei rappresentanti parlamentari (rispettando anche il requisito di equipollenza tra maggioranza ed opposizione).

Prova ne sono gli effetti della incompiuta riforma delle Provincie, che, mutate nel nome, oramai prive di risorse e pregne di compiti, gettano ancora scompiglio nelle realtà territoriali.

Meritocrazia Italia, pertanto, auspica che il provvedimento varato oggi non sia prodromico al perseguimento di istanze meramente demagogiche ma sia invece il primo passo verso una ricerca seria di equilibri costituzionali nuovi, condivisi e realmente volti allo sviluppo organico del paese.

La Maggioranza dovrebbe da subito curare gli interventi legislativi consequenziali atteso che il nostro paese non ha solo bisogno di tagli di spese ma di interventi invasivi ed organici sulla burocrazia che rendano efficienti e di facile apprensione i servizi per il cittadino.
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COMUNICATO UFFICIALE: il taglio dei parlamentari è legge;
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Meritocrazia Italia, all’esito della approvazione del ddl n. 214-515-805-B che modifica la costituzione portando i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, ritiene che tale riforma, seppure condivisibile sul piano dei principi ispiratori, potrebbe essere incompiuta laddove non sia combinata, nell’immediato, con altre modifiche costituzionali riguardanti il ruolo e il funzionamento delle Camere e delle altre istituzioni democratiche decentrate.
 
La norma appena approvata potrà avere concreta valenza solo se essa verrà percepita e veicolata non come la formalizzazione di una istanza antiparlamentare, bensì come il primo passo di un organico percorso di riforme, volte a dare centralità al disagio del cittadino rafforzando il potere di gestione delle autonomie locali.
 
Il vero costo della politica da abbattere, difatti, non è costituito dagli emolumenti percepiti dai parlamentari – di impatto assolutamente risibile nel bilancio dello stato - bensì dagli ostacoli allo sviluppo del paese che una anacronistica suddivisone dei poteri comporta e che una errata rappresentanza democratica potrebbe peggiorare.
 
E’ evidente, difatti, che una mera riduzione dei parlamentari senza un contemperamento dei poteri delle altre istituzioni democratiche decentrate costituirebbe un grave ed inspiegabile vulnus alla possibilità di una parte cospicua del territorio nazionale di essere rappresentato.
 
C’è una netta differenza tra rappresentanza e rappresentatività, perché con il taglio dei parlamentari certamente non si scalfisce la prima ma si destabilizza la seconda. Soprattutto nelle macro aree si avrà una deformazione del concetto costituzionale posto alla base del numero dei parlamentari, ossia l’equazione tra il numero della popolazione ed il quoziente dei rappresentanti parlamentari (rispettando anche il requisito di equipollenza tra maggioranza ed opposizione).
 
Prova ne sono gli effetti della incompiuta riforma delle Provincie, che, mutate nel nome, oramai prive di risorse e pregne di compiti, gettano ancora scompiglio nelle realtà territoriali.
 
Meritocrazia Italia, pertanto, auspica che il provvedimento varato oggi non sia prodromico al perseguimento di istanze meramente demagogiche ma sia invece il primo passo verso una ricerca seria di equilibri costituzionali nuovi, condivisi e realmente volti allo sviluppo organico del paese.
 
La Maggioranza dovrebbe da subito curare gli interventi legislativi consequenziali atteso che il nostro paese non ha solo bisogno di tagli di spese ma di interventi invasivi ed organici sulla burocrazia che rendano efficienti e di facile apprensione i servizi per il cittadino.

pubblicato il 10.08.19

L'Italia che Merita

Roma 4/5 ottobre Direzione Nazionale Dirigenti.
Da soli possiamo fare così poco; insieme possiamo fare così tanto. (Cit.)
#unitaliachecicrede #unitaliameravigliosa #unitaliadavivereeraccontare #merito #ambiente #EquitàSociale
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Unico il mio caro amico,gli voglio un mondo di bene

Grandissimo

pubblicato il 10.07.19

L'Italia che Merita

CYBERBULLISMO: Don’t feed the troll
——————————-
Nel film La notte del giudizio, per una notte all’anno ciascuno può purificare la sua anima dagli istinti più abietti. Per risolvere il problema della criminalità in crescita e del sovrappopolamento delle carceri, è concesso un intervallo di dodici ore nel quale nessun crimine può essere perseguito e i servizi di soccorso e di vigilanza sono sospesi.
La ricerca di una zona franca in cui dar sfogo a sentimenti non consentiti appartiene anche al reale. Personalità narcisistiche o machiavelliche, psicopatie, antisocialità, sadismo, razzismo e disagio per il diverso trovano spesso impunita espressione nello spazio virtuale della Rete, che, nel favorire la rimodulazione delle interazioni sociali e nel far apparire lecito l’illecito, apre anche a comportamenti distruttivi negativi.
Trolling, hating e cyberbulling si alimentano della disinibizione e dell’anonimia dissociativa, dell’invisibilità, che fa prender coraggio ed esplorare luoghi o fare cose altrimenti non creduti. Commenti aggressivi e violenza mediatica, però, non esauriscono il proprio potere lesivo nel mondo virtuale. Hanno una sollecitazione percettiva amplificata, perché l’interazione sensoriale è fatta anche di immagini e suoni ed è condivisa con tanto. La portata emozionale di ogni parola è più accentuata rispetto a quella resa dall’intimità del confronto fisico.
Lo sfogo virtuale dell’invisibile in Rete vince le barriere dell’irreale e procura ferite fisiche.
••••••••••••••••••••••••••••
26 Settembre 2019: Cesena, bullo a 16 anni chiede pizzo ed estorce denaro a coetaneo.
23 Settembre 2019: ventenne suicida a Cintolese. La procura apre un’inchiesta, si sospetta che alla base del folle gesto possa esserci un caso grave di bullismo.
24 Settembre 2019: bullismo a scuola, altro Prof. costretto ad andarsene.
Negli ultimi anni il bullismo ha assunto nuove forme. Se caratteristica tipica del bullismo era l’aggressione ripetuta contro la vittima, il mondo online sta offuscando questa sua veste.
Tuttavia la mescolanza di questi elementi tra bullismo e cyberbullismo ha spinto alcuni ricercatori ad accorparli in un unico tipo di comportamento sociale aggressivo.
Del resto, è di tutta evidenza che già da bambini si possiede un cellulare da portare in classe.
Secondo un nuovo sondaggio lanciato dall’Unicef e dal rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini, un giovane su tre in trenta paesi ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo online, mentre uno su cinque ha riportato di avere saltato la scuola a causa del cyberbullismo e della violenza.
Si è detto che nell’anno del trentesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dobbiamo assicurarci che i diritti dei bambini siano in prima linea, nella sicurezza digitale e nella politica di protezione.
La situazione in Italia a livello legislativo viene delineata dalla l. n. 71 del 2017, recante disposizione a tutela dei minori per la prevenzione del contrasto del fenomeno del cyberbullismo.
Se da un lato la sfida sottesa nel testo legislativo testè richiamato sia apprezzabile, dall’altro presenta profili che destano perplessità già dalla definizione di cyberbullismo all’art 1, comma 2, della medesima legge.
È doveroso che l’ordinamento si dimostri ricettivo e reattivo verso chi è esposto