Può esserci meritocrazia senza pari opportunità ?

Può esserci meritocrazia senza pari opportunità ?

Secondo il Meritometro, l’Italia è un Paese senza meritocrazia. Così la pagella elaborata per l’anno 2018. Il Meritometro, l’indicatore europeo che misura il livello di meritocrazia di un Paese, è elaborato dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con l’Università cattolica di Milano. Si basa su 7 pilastri: libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza e mobilità sociale.
Analizzeremo, di seguito, il rapporto tra meritocrazia e pari opportunità.

Nel concetto di meritocrazia non si può non considerare come parte integrante e cruciale l’uguaglianza delle opportunità, così come non possiamo rinunciare all’idea che ciascuno possieda specifici talenti e che la società debba incentivare e promuovere chi si impegna a svilupparli, raffinarli e metterli a frutto. Questo va fatto con ancora più attenzione e sostegno pubblico verso chi parte da contesti svantaggiati.
È la mobilità sociale di questi ultimi che prima di tutto dovremmo promuovere fattivamente. La riduzione delle disuguaglianze non si ottiene facendo rallentare chi sta più avanti, ma aiutando ad avanzare meglio e di più chi parte più arretrato.
Il successo delle politiche pubbliche va misurato proprio sulla capacità di incentivare tutti a muoversi nella giusta direzione senza lasciare indietro nessuno. Le misure più efficienti sono, in particolare, quelle che consentono, a parità di costo, di far ottenere alle persone il maggior incremento relativo. E questo può essere fatto prima di tutto rimuovendo gli ostacoli di chi parte da più indietro ma ha le potenzialità per arrivare più avanti.
È questo il miglior investimento sociale possibile perché produce il maggior contributo alla crescita riducendo nel contempo le disparità di partenza.

Se l’Italia non cresce e vede le disuguaglianze aumentare è proprio perché questo tipo di mobilità sociale noi lo incentiviamo e sosteniamo di meno.
I dati Ocse ci dicono che siamo uno dei paesi in cui il reddito dei figli è più correlato a quello dei padri e, inoltre, uno di quelli in cui la spesa sociale è più inefficiente a ridurre il rischio di povertà. Di fatto facciamo solo assistenzialismo e poca azione di vero riscatto sociale.
In Italia chi è in alto riesce maggiormente a difendere le proprie posizioni per sé e per i propri figli, trovandosi spesso ad occupare posizioni che richiedono maggiori capacità di quelle che realmente possiede.
Chi parte da più in basso, a parità di potenziale, più difficilmente riesce invece a salire e raggiungere le posizioni che meglio possono valorizzarlo.
In Italia il sistema dei valori è molto meno meritocratico rispetto ad esempio a quello americano o scandinavo, dove le istituzioni si assicurano che la classe dirigente sia la migliore, preparata e qualificata.
Competenza e preparazione sono, infatti, elementi essenziali che dovrebbero essere trasmessi già nell’ambiente scolastico.
Nonostante questo assunto di base, i giovani del nostro paese si ritrovano a vivere in situazioni di disagio, impreparati da un punto di vista scolastico ed educativo e incapaci di inserirsi adeguatamente nel contesto lavorativo.
Un’altra tematica scottante quando si parla di pari opportunità e meritocrazia è quella della parità salariale tra uomini e donne: ancora oggi, in gran parte dei paesi di tutto il mondo, una donna ingegnere guadagna meno di un uomo ingegnere; questo fenomeno è conosciuto come “gender gap” e sta ad indicare una vera e propria discriminazione di genere.
Negli ultimi anni lo Stato Italiano ha cercato di garantire uguaglianza e di combattere ogni forma di discriminazione: la promozione e il sostegno per le pari opportunità sono fondamentali in un’era di progresso tecnologico e scientifico. Sarebbe opportuno che tutti questi concetti vadano di pari passo.
Sarebbe necessario investire maggiormente nell’istruzione scolastica prima, senza lasciare indietro nessuno, e nella formazione lavorativa poi, dando un concreto spazio a chi ha studiato per un determinato obiettivo e può diventare il valore aggiunto di una società che fonda le sue basi sulla competenza e sul merito.

Rosita Pepe



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