QUARANTUNO ANNI DI SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

QUARANTUNO ANNI DI SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

Siamo ancora sostenibili?

La salute deve essere intesa come bene comune di cui prendersi cura attraverso una partecipazione responsabile. Il Sistema Sanitario Nazionale è nato nel 1978 a garanzia del diritto costituzionale. Oggi, in relazione ai cambiamenti socio-demografici, all’aumento della cronicità, alla disponibilità di nuove tecnologie e alla richiesta di salute e qualità di vita della popolazione è diventato prioritario il tema della sostenibilità del tale sistema. In uno Stato in continua evoluzione è necessario riflettere su quello che il SSN è stato e continua ad essere oggi, per poter pianificare un rilancio propositivo a garanzia delle future generazioni.
La sostenibilità della sanità pubblica non è solo un problema economico ma il ‘diritto alla salute’ è un problema culturale e politico ed è indispensabile considerare la Sanità non come un costo ma come un investimento.

 

La necessità dell’intervento pubblico in materia sanitaria è implicita nella definizione del ‘bene salute’ inteso come diritto inalienabile del cittadino ed è fondamentale data la complessità e le specifiche peculiarità di tale settore. L’articolazione delle norme che regolamentano il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e che si riferiscono anche a fonti normative trasversali è comparabile alla complessità dei livelli di governance: nazionali, regionali, comunali e aziendali.

La legge n. 833 ha istituito, in Italia, nel 1978 il Servizio Sanitario Nazionale in attuazione dell’art. 32 cost. Tale modello è da sempre ispirato a principi di equità, uguaglianza e universalità e tutte le relative modifiche strutturali, organizzative e gestionali sono dovute sottostare a determinati vincoli, che risiedono, in larga misura, in tali principi, legati alla generalità dei destinatari, alla globalità delle prestazioni di cura, di prevenzione e di riabilitazione e all’uguaglianza di trattamento. La complessità delle regole istituite nel tempo, se da un lato ha garantito il diritto costituzionale sul territorio, ha, dall’altro, limitato l’utilizzo di tutti gli strumenti necessari affinché accadesse quanto dichiarato.

L’offerta incondizionata di salute, supportata dalla non consapevolezza della reale disponibilità di risorse, ha limitato per molto tempo la visione della domanda, diversa sul territorio nazionale e regionale e legata a fattori epidemiologici, economico-sociali, geografici e culturali.

L’assetto organizzativo è cambiato con il d.lg. n. 502 del 1992 che ha avviato la regionalizzazione della Sanità, ha istituito le Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere e per rispondere alla crescente pressione finanziaria, ha introdotto una concezione di assistenza pubblica in cui la spesa sociale deve essere proporzionata alla effettiva realizzazione delle entrate. La Riforma Ter ha confermato l’evoluzione in senso aziendale e ha istituito i fondi integrativi sanitari per le prestazioni che superano i livelli di assistenza garantiti.

La non totale sostenibilità di tale sistema è emersa sia con la l. n. 56 del 2000 relativa al Federalismo Fiscale, sia con la Riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta con la l. n. 3 del 2001, che hanno affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, delineando un sistema caratterizzato da un pluralismo di centri di potere ed ampliando il ruolo e le competenze delle autonomie locali. Nel tempo, però, si è evidenziato un divario regionale e si è accumulato un disavanzo complessivo a cui diversamente concorrono le diverse Regioni. Con d.P.C.M. del 29 novembre 2001 sono stati definiti stati definiti i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che regolamentano le prestazioni che il SSN è tenuto ad erogare sul territorio nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di compartecipazione, con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale. Nel gennaio 2017 sono stati aggiornati e ridefiniti i LEA lasciando invariati i tre macrolivelli di assistenza: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. L’erogazione dei LEA avviene attraverso singole prestazioni, episodi di cura all’interno dei quali vengono erogate differenti prestazioni e Percorsi Terapeutici Assistenziali (PDTA).

Dopo quarantuno anni di SSN, il tema della sostenibilità è diventato prioritario in relazione all’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle cronicità, all’offerta di nuove tecnologie e alla richiesta di salute e qualità di vita della popolazione e al definanziamento dello stesso sistema.

La sostenibilità della sanità pubblica non è solo un problema economico ma il ‘diritto alla salute’ è prima di tutto un problema culturale e politico.

Non è corretto focalizzare l’attenzione esclusivamente su indicatori di natura finanziaria, ma considerare l’estrema variabilità nell’utilizzo dei servizi e delle prestazioni sanitarie, la non totale efficacia delle strategie di prevenzione, l’eccesso di medicalizzazione, le diseguaglianze legate al sottoutilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato value e il consumo di beni sanitari non adeguato ai risultati.

Come emerge dal rapporto GIMBE (evidence for heath) di giugno 2019, uno dei limiti di tale Sistema è stato considerare la Sanità come un costo e non come un investimento per il benessere delle persone, nella consapevolezza dell’importanza della salute sociale per la crescita economica del paese, inoltre non sempre i decisori hanno agito secondo il principio dell’Health in all policies che impone di orientare tutte le decisioni politiche, non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali, mettendo sempre al centro la salute dei cittadini.

In uno Stato in continua evoluzione socio-demografica ed epidemiologica è necessario riflettere su quello che il SSN è stato e continua ad essere oggi, per poter pianificare un rilancio propositivo a garanzia delle future generazioni.

Fondamentale è valorizzare il servizio socio-sanitario nazionale, riducendo gli sprechi e reinvestendo le risorse recuperate nei servizi essenziali e nell’innovazione, perché i bisogni sociali condizionano la salute e il benessere delle persone.

Risulta inoltre, necessario, ridefinire politiche di investimento per il personale e programmare adeguatamente il bisogno dei professionisti della salute, stimolando una maggiore compenetrazione tra la mission dell’Università e quella del SSN.

È indispensabile regolamentare l’integrazione pubblico-privato e la libera professione secondo i reali bisogni di salute. È auspicabile aumentare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni sempre nel rispetto delle loro autonomie e peculiarità ed effettuare una robusta revisione degli strumenti di verifica dei LEA in tutte le Regioni con particolare attenzione in quelle sottoposte a Piano di Rientro. Inoltre per aumentare la consapevolezza del cittadino è necessario promuovere l’informazione istituzionale per favorire decisioni informate e per ridurre il consumismo sanitario.

Nella tutela della salute le diseguaglianze fra regioni e all’interno di una stessa regione non sono accettabili, pertanto devono essere superate, attraverso l’adozione di specifici programmi di intervento a livello locale, regionale e nazionale.

L’obiettivo di una diffusa sanità di buon livello, in cui le eccellenze non si contrappongo alle manchevolezze ma spiccano su una generale buona qualità a disposizione di tutta la popolazione, deve essere considerato una delle priorità per i prossimi anni.

È opportuno uno specifico sforzo volto a promuovere un sistema organico di strumenti di governance per l’uniformità degli standard dell’offerta sanitaria all’interno del Paese nei diversi aspetti dell’accesso, della completezza e della qualità dell’offerta, degli oneri a carico dei cittadini, degli esiti in termini di salute.
Di MICAELA SPATARELLA



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