Oltre la polpa, il nocciolo, fonte di vita
Quando parlo della missione di Meritocrazia, mi piace fare degli esempi che hanno a che fare con la natura, perché mi aiutano a spiegare facilmente il senso del nostro impegno.
La vita scorre tra incomprensioni, contestazioni, invidie, rancori, false amicizie, rapporti familiari compromessi. A un certo punto bisogna fermarsi a capire se tutto questo vada bene, sia sopportabile oppure no.
E qui mi è venuto in mente quello che si dice delle funzioni del nocciolo.
Il nocciolo è la parte più interna e nascosta del frutto. Quella più dura, da scartare. Eppure è proprio dal nocciolo che viene la vita.
Quello che tutti buttiamo via è l’elemento più utile e prezioso.
Voglio dire che, nella vita di ogni giorno, si valutano le persone e i rapporti con molta superficialità. Si generalizza. A volte è l’invidia che porta a sbagliare nel giudizio. Il desiderio di primeggiare a prescindere dalle proprie effettive capacità porta a sminuire i successi altrui.
Molto dipende dal rapporto che si instaura con il potere, con la politica.
Smith descriveva con molta accuratezza la relazione tra individuo, società e potere. Quando gli venne chiesto perché mai avesse partecipato al potere, rispose di essersi trovato nella posizione del giurista che sa che non esiste volere senza positivismo, senza diritto vivente. La legalità era associata alla gestione del potere, non all’uguaglianza tra i cittadini.
La gestione del potere spinge tutti gli uomini verso l’alto e a dimenticare che c’è anche un altro livello, più in basso, che va supportato. E soprattutto che va supportato non con il semplice sostegno economico, ma mediante la creazione di un adeguato substrato culturale.
La cultura si crea anche e soprattutto con l’esempio.
Il connubio tra legalità, potere e socialità è come il legame che esiste tra il frutto – la parte più morbida, succosa e profumata, che regala gusto e sapore – e il nocciolo.
Il gusto è uno dei cinque sensi dell’essere umano, legato alla sopravvivenza.
L’Uomo mangia per necessità e per piacere. Le nostre percezioni sono parte fondamentale dei nostri bisogni.
Odori, sensazioni, gusto. Tutto porta alla polpa. Nulla spinge al nocciolo, che pure ha tante proprietà.
Questo dimostra quanto sia necessario riportare la cultura tra gli elementi istintivi, sensoriali.
L’unica cosa che porta a prestare attenzione anche al nocciolo è la cultura. La cultura della pace, dell’integrazione, dello stare insieme. Quella cultura che porta a rimuovere odio e invidia.
Cito spesso a questo proposito l’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, del 1891. Specialmente i passaggi nei quali si parla della relazione tra l’Uomo e il potere, tra potere, socialità, eguaglianza ed equilibrio. Un’opera, attualissima, che merita di essere riletta.
Meritocrazia Italia è per tutti ma non da tutti, perché deve essere percepita nella sua utilità, come il nocciolo. Non è scontato quanto sia importante riflettere sulle cose e quanto la riflessione possa aiutare a trovare la soluzione giusta, fuori da ogni stereotipo.
Viceversa, l’atrofia dei pensieri, questa abitudine a non ragionare renderanno impossibile riconoscere il valore del nocciolo. Sarà tutta polpa. Tutto potere. Solo inaridimento dei rapporti umani e guerre, frequenti e durature.
La costruzione del nuovo deve iniziare ora, anche e soprattutto a beneficio delle generazioni future, dalle quali nasceranno i leader del domani.
La cultura della pace è l’unica cosa che può restituire serenità. Se, dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo goduto di tanti anni di pace, è perché ci sono stati movimenti culturali, anche di estrazione religiosa, che hanno lavorato alla conservazione degli equilibri.
Oggi dobbiamo spingere ancora di più.
