La politica della cultura e la cultura della politica
Ha origini importanti il nostro Paese. Racconta una Storia che merita di essere conosciuta e valorizzata.
In questi giorni mi è capitato di leggere del Bernini, delle sue relazioni politiche e del suo stile di vita. Attraverso il suo genio, Papa Urbano VIII poté impreziosire l’architettura delle chiese. L’arte è in grado di unire umanità e spiritualità.
Erano anni difficili per la Chiesa, anche per via della forza trainante del pensiero di Martin Lutero, che conquistò l’intero nord Europa. Con l’avanzare del protestantesimo, la Chiesa perdeva gran parte dei territori di influenza.
Nel suo primo incontro con il Papa, Bernini si trovò a parlare di un disegno realizzato all’età di nove anni. Convocato al cospetto del pontefice, il giovanissimo artista, con ingenua sfrontatezza, chiese che cosa volesse. ‘Ma sei stato davvero tu a fare questo disegno?’, gli chiese. ‘Prendere foglio e matita’, ordinò. ‘Ne deve fare un altro’. Allora Bernini chiese maggiori indicazioni, sulla prospettiva, sul soggetto. Ma il Papa gli lasciò piena libertà, per capire poco dopo di avere di fronte il nuovo Michelangelo.
Bernini fu convocato anche da Luigi IV. Il re, con una lettera scritta di suo pugno, gli chiese di recarsi a Parigi e di valutare i progetti del Louvre, che, secondo la sua visione, stava nascendo in modo disallineato, tra stili contrapposti, senza una logica coerente di fondo.
Erano anni nei quali l’architettura serviva non soltanto la spiritualità, ma anche il senso del bello. E i sovrani non si lasciavano sfuggire chi potesse assecondare con talento queste esigenze.
Un popolo assuefatto alla banalità, alla scontata visione dell’oggi, senza prospettiva del domani, è un popolo che tende a chiudersi in se stesso, a specchiarsi, a credersi inutilmente infallibile.
La cosa peggiore è credersi incapaci di insuccesso. Il più grave reato per i greci era la hýbris, la tracotanza di chi si rendeva inutile alla collettività, richiudendosi nella propria autoreferenzialità.
Con Bernini, prese avvio, insomma, una specie di rigenerazione culturale-architettonica. Furono utilizzati nuovi marmi, colonnati, bronzi fusi. L’altare di San Pietro è stato realizzato da più architetti, compreso Bernini, utilizzando il bronzo del Pantheon, per meglio esprimere il culto dell’onnipotenza. Il barocco, poi, era il portato del bisogno di protezione che la Chiesa volle soddisfare, attraverso l’arte, la bellezza, la cultura, rispetto all’idea di distacco che stava attecchendo nel popolo.
Norberto Bobbio spiegava l’importanza di distinguere tra cultura della politica e politica della cultura, la prima calata dall’alto sull’attività dell’intelletto e la seconda sgorgante dal basso, dal popolo, per difendere indipendenza e autonomia di visione. La politica della cultura ha a che fare con la scelta della migliore forma di abbeveramento della socialità. A differenza della cultura della politica, nasce dal popolo e dalla sua quotidianità. Riguarda quello che la gente fa, tutti i giorni, per dimostrare, a se stessa, di meritare libertà, eguaglianza, democrazia.
Ciascuno di noi dovrebbe fare questa riflessione alla fine della giornata. Dovrebbe chiedersi che cosa ha fatto per la comunità, e non soltanto bearsi dei risultati utili a sé o alla propria famiglia. Invece si è felici quando si riesce ad acquistare auto, cellulari e altri beni di consumo. Il consumismo sfrenato oggi fa breccia nella politica culturale.
Basta chiedersi perché non si riesca ad avere una adeguata regolazione delle piattaforme social. La risposta è nel veto posto dagli Stati Uniti, che spingono per l’assenza di restrizioni.
Questo fa capire che la politica culturale è la politica dell’informazione. Attraverso i social, USA e Cina, dai due capi del mondo, controllano l’intero pianeta. I gusti, i desideri, le abitudini di tutti vengono monitorati, studiati, strumentalizzati.
Oggi, più che mai in passato, serve indipendenza di visione. Ci vuole una politica della cultura. Quella che Meritocrazia Italia costruisce ogni giorno.
Come Bernini, abbiamo iniziato nella spontaneità della giovinezza e oggi perseveriamo nei nostri intenti nella consapevolezza della maturità, cercando di convincere tutti a donare una parte di sé in quell’opera solidale, democratica, libera che sola può garantire di dare continuità a una Storia di grandezza e sacrificio.
Le libertà sono a rischio in un mondo abituato all’ovvietà del nulla, che rende impotenti i più e potentissimi pochi.
