Il fanciullino della politica
Negli ultimi anni, molte delle città che si trovano sulla costa tra il sud degli Stati Uniti e il Messico hanno subito terribili devastazioni a causa di eventi climatici imprevedibili. Uragani senza precedenti, almeno nella forza di impatto.
Dal punto di vista scientifico, la cosa ha molto incuriosito e sono stati in tanti i ricercatori coraggiosi a volersi addirittura spingere fin dentro all’occhio del ciclone per capirne le origini e la portata, per capire le ragioni della rapidità nella crescita di velocità dei venti, prima possibile soltanto in periodi più lunghi.
Già i pescatori messicani avevano rilevato la presenza di un’anomalia nella temperatura delle acque del mare, fenomeno che avevano battezzato come ‘niño’. Si era sotto Natale e il riferimento era al bambino Gesù. Proprio da lì partivano gli uragani, perché, a causa del surriscaldamento, il vapore si sollevava molto velocemente verso l’alto.
Causa ed effetto. Da un fatto apparentemente innocuo un disastro ingestibile, costato la vita a molti.
Ho riletto di questo recentemente, e il mio pensiero è andato a un certo modo di fare politica dei nostri tempi.
Fu grazie all’intuizione del ‘fanciullino’ che Giovanni Pascoli consegnò alla storia i suoi capolavori. Esiste nel profondo di ciascuno di noi, diceva, una parte di spensieratezza, di disincanto. Vive in noi, in tutti noi, un fanciullino, umile, garbato ma anche istintivo e passionale.
A volte è molto marcata la differenza tra l’essenza di quel fanciullino, che nascondiamo, e quello che siamo in grado di percepire e pensare. Questo specie in età più avanzata. Fino a quando siamo giovani, diamo più spazio all’ingenuità di quella voce interiore. La maturità viene con il tempo, è il portato anche dei tanti problemi che siamo chiamati ad affrontare. Siamo spinti a maggiore lucidità. L’istinto e la passione sono messi un po’ in disparte.
Pascoli si accorgeva anche del cambiamento dei tempi e dell’incidenza di questo sulla crescita delle persone. Rispetto ai suoi giorni, in passato, quel fanciullino riusciva ad avere più spazio e più a lungo, perché era più lento l’avanzamento culturale. L’avanzare dell’età non basta per acquisire maturità.
Era un messaggio che serviva per dare maggiore forza alla poesia, specie nel mediare tra classi sociali e consegnare a tutti una bellezza che non ha nulla a che fare con la ricchezza. I sogni non si comprano, né sono in vendita. La poesia insegna che la felicità non è mai nell’inseguire l’affermazione personale, ma è sempre nella condivisione.
Se ricerchiamo il nemico in ogni cosa, non troveremo mai la soluzione. Anche noi dobbiamo farci promotori di coesione, e mediare tra le differenze.
Pensiamo ai fatti di Modena, e riscopriamo il vero senso della teoria del fanciullino.
Se continuiamo a essere divisivi, non ci sarà mai vera integrazione, e quindi equilibrio sociale. Chi viene accolto non si riterrà mai davvero parte della comunità. Se ogni volta che qualcuno sbaglia, ce la prendiamo con tutti coloro che ne condividono l’approccio culturale e le origini, anche con chi non ha mai fatto nulla di male, non troveremo la strada giusta per risolvere il problema. L’esclusione comporta sempre conflitto. È ovvio che chi commette un reato deve pagare. Ma deve essere altrettanto ovvio che i programmi di integrazione vanno migliorati.
Il fanciullino della politica è molto importante, perché deve restituire vigore al naturale istinto alla socialità, a trovare un punto di incontro per la convivenza pacifica e costruttiva.
Questi sono i valori che ispirano un movimento politico che non dà retta ai sondaggi, ma si concentra sulla formazione e sul dialogo, cercando di combinare la passionalità del fanciullino con la lucidità data dalla crescita culturale. Per un programma e un’azione diversi.
Fondamentale è riuscire a mantenere l’innocenza in un’azione completamente nuova rispetto al contesto, ragionando mai contro qualcuno e ricucendo gli strappi, per prendere il meglio dall’unione delle differenze.
