NON LA LIBERTÀ COME CULTO, MA IL CULTO DELLA LIBERTÀ
Ogni scelta compiuta, anche nel minimo del quotidiano, merita attenta riflessione.
La libertà è come l’aria, diceva Calamandrei. È una necessità assoluta.
Tutte le nostre idee, le nostre parole, le nostre azioni sono espressione di libertà. Una cosa così preziosa, alla base di tutto, che però diamo per scontata. Non sempre ne cogliamo davvero l’importanza. E anzi spesso sfugge che non basta che sia cristallizzata in una norma scritta, sia pure custodita nella Carta costituzionale. La libertà deve essere conquistata ogni giorno, nella concretezza della vita di tutti i giorni.
Praticare il culto della libertà significa anzitutto portare rispetto per le determinazioni altrui e non limitarsi a dare valore soltanto alle proprie convinzioni.
Non c’è libertà senza regole. L’anarchia delle azioni, che non riconosce il limite delle necessità altrui, è negazione della libertà.
È difficile ammetterlo oggi. Diventa complicato, a volte, anche riuscire a organizzare un incontro, trovare un momento in cui si è tutti disponibili a sedersi attorno a un tavolo e discutere insieme. Spesso non si riesce neppure a pranzare tutti insieme in famiglia, allo stesso orario.
Questa non è libertà, anche se pensiamo che lo sia. Non è autodeterminazione.
È soltanto svilimento delle regole.
Come lo è lasciare spazio all’espressione attaccando, offendendo, giudicando. Pratica ormai comunissima.
Quando ci comportiamo in questo modo, tradiamo la democrazia e abbracciamo un concetto di libertà destinato a rendere infelici, perché allontana, divide e genera odio.
Allora, serve diffondere una vera e propria cultura della libertà, quella cultura fatta di riflessione e approfondimento che porta sempre a scoprire la migliore versione di sé, anche nella relazione con l’altro.
La cultura è conoscenza, ma è anche e soprattutto azione. È saper comprendere dove sono i limiti, per riuscire a portare maggiore rispetto a se stessi e agli altri.
Questo interessa anche la politica, che non è cosa lontana e diversa da noi. La politica, quella vera, non ha solo il volto di chi vediamo urlare negli show televisivi. La politica è fatta dell’opera quotidiana di tutti, specie di chi ha il coraggio di dire la propria e di condividere idee e proposte, senza tirarsi indietro quando ha l’opportunità di farlo e aprendo al ragionamento e al confronto con molti altri.
Si ha il fallimento della politica ogni volta che rifuggiamo l’impegno e il sacrificio dello studio e cerchiamo conforto nell’ozio e nell’indifferenza.
La cultura della libertà è linfa vitale per ogni gesto e ogni parola. Si regge sulle basi del rispetto civico, del rispetto per le diversità, e della propensione a mettere in disparte autoreferenzialità e di mettersi in discussione e temperare le proprie rigidità, comprendendo di avere un ruolo importante nella costruzione del benessere individuale e condiviso.
Così è la politica buona, la politica della costruzione. Quella che dà la vera libertà.
Se non si metterà in pratica questo, la libertà sarà solo uno dei tanti slogan sbandierati tutti i giorni, quelli che non servono, e anzi portato a scoprire e vivere la parte peggiore di sé.
Einstein prevedeva che la terza e la quarta guerra mondiale sarebbero state condotte con le clave. Un mondo fatto solo di belle parole e proclami è un mondo che arretra progressivamente, che perde in civiltà, che non sa costruire libertà e non sa godere a pieni polmoni dell’aria che ha la fortuna di respirare.
Progetti come quelli di Meritocrazia servono proprio per assicurare alla società un’opportunità in più. Per coglierla serve essere disposti a darsi con costanza e con passione, con propensione al sacrificio e allo studio.
Quel limite che diamo alla nostra serenità sarà la migliore eredità che potremo lasciare ai nostri figli: invertire la rotta di una società fatta di nulla, di finto merito, di discriminazioni ed emarginazione, nella quale si pensa sbagliando di essere liberi, per essere soltanto molto infelici.
