L’occhio della democrazia

L’occhio della democrazia

La nascita della democrazia risale al 580 a.C. e si deve a un alto magistrato, attivamente impegnato nella politica. Solone. Un contributo importante fu dato anche da Clistene.
Dappoi la democrazia si è sviluppata assumendo forme diverse. Prima diretta, poi rappresentativa. Passando per fasi di alterno successo. Fino a oggi.
Atene, al tempo di Solone, viveva una grande instabilità, tra flussi migratori, lotte commerciali, conflitti per l’occupazione di vari territori. Non si riuscivano a tenere gli equilibri, né sul piano sociale né su quello economico.
Solone provò a riportare ordine, riorganizzando la società in classi con compiti diversi. Alcune potevano accedere alla magistratura, quindi alla carica elettiva. Una sola poteva partecipare all’assemblea, senza però partecipare alle cariche elettive. Insomma, figurò uno schema sociale nuovo.
Uno schema che, tutto sommato, non è troppo diverso da quello odierno. E neppure il contesto sociale ed economico cambia davvero tanto. Ovviamente relativizzando e tenuto conto dell’enorme divario temporale.
Ci troviamo ancora a dover rincorrere la democrazia, della quale abbiamo assoluto bisogno per evitare le diseguaglianze, l’iniqua distribuzione della ricchezza e delle opportunità di realizzazione di sé.
Come fa l’uomo ad avanzare culturalmente senza variare gli schemi di migliaia di anni fa?
Scegliamo la democrazia rappresentativa, superando le teorie di Rousseau, che, semplificando molto, attribuiva il potere di scelta direttamente al popolo.
Qualcosa però continua ad andare storto. I cittadini scelgono i propri rappresentanti, ma poi, nell’esercizio della funzione pubblica, i delegati fanno cose diverse da quelle promesse, e tradiscono il mandato. Un vulnus gravissimo alla democrazia.
Ma il problema vero non è neppure la mancanza di coerenza rispetto agli impegni presi. Il punto è che a votare è una percentuale sempre più ridotta dei cittadini. Questo vuol dire che chi siede al governo non rappresenta tutta la popolazione, ma soltanto quella parte molto piccola che ha scelto di votare. La maggioranza della minoranza, insomma.
Questo non importa a nessuno. Anzi la politica non fa altro che ingegnarsi per trovare soluzioni che portino alla elezione facile, senza l’impegno di mettersi davvero in gioco e di assumere responsabilità reali. Escludendo anche ogni possibilità alle piccole realtà politiche, ai nuovi gruppi, di guadagnare visibilità, di proporsi in maniera credibile.
Si alzano barriere all’accesso alla vera democrazia e ci si allontana dalla possibilità di avere candidati davvero validi.
Restano i soliti volti. Si trovano sempre gli stessi nomi, alternativamente dalla parte della maggioranza o della minoranza.
Questa non è democrazia. E stupisce che, di fronte a tutto ciò, nessuno dica nulla o faccia nulla.
Ci lasciamo andare, barca senza motore, in balia delle correnti. Senza conoscere la direzione.
Il fatto che tutto sia partito da Solone è davvero premonitore, fa capire che la democrazia non vive solo di regole. La democrazia si alimenta di cultura. È quella che consente al popolo di misurarsi su ogni scelta politica e di realizzare la massima inclusività possibile.
La democrazia non ha aggettivi. Non è diretta, rappresentativa, sostanziale, oggettiva; è solo nell’opportunità di affidare alla competenza di chi – di chiunque – voglia mettersi al servizio della causa comune il compito di rappresentare il popolo nei bisogni e nelle necessità. Altrimenti il tempo passa perché nulla cambi.
Negli anni le regole sono state sempre ritagliate suoi desideri di chi comanda e vuole conservare il potere. È tempo si invertire la rotta.