Come una costellazione
Le costellazioni ricamano il cielo e tracciano sfumature che l’occhio umano riporta a figure immaginarie.
Un fenomeno che incuriosisce da sempre. L’Uomo ha sempre voluto guardare oltre se stesso, assecondando la fantasia e ricercando spiegazioni a volte originali all’imponderabile. Il tempo passa, ma non smette di sognare e di immaginare.
Questo perché, nella vita, bisogna sempre scegliere, se lasciare una traccia di sé o stare passivamente a osservare, stanchi e indifferenti.
È una riflessione che ha una fortissima valenza politica.
L’Uomo è animale politico per natura, lo diciamo sempre. Ma lo è anche per dovere.
Deve occuparsi di politica anche chi non ha tempo o voglia per farlo. Non si può sfuggire all’impegno relazionale, in nessun ambito. Ogni rapporto, ogni interazione, è tutto politica.
La politica si sviluppa come arte del compromesso. E nessuno può sottrarsi. Sarebbe falso affermare il contrario. Come sarebbe falso chiudere l’esistenza di ciascuno nella comodità della stasi, fermarla in un certo luogo.
La stanzialità non appartiene all’essere umano. Anzi, è stato il continuo spostamento dei popoli che ha favorito la crescita culturale, il divenire delle civiltà. E oggi sono centinaia di milioni le persone che vivono in un Paese diverso da quello di nascita.
Non è soltanto un fatto storico, fisico, è soprattutto un fatto di contaminazione identitaria.
Chi pretende di giocare la partita politica nella stasi, nella certezza delle proprie tradizioni, è destinato a perdere miseramente. Si vanta l’importanza delle radici, ma non si vede che il radicamento non impone di essere fermi. L’albero, così fissato al suolo, non è davvero immobile; le sue radici si muovono in continuazione, penetrano nel terreno ed esplorano aree anche lontane, ed è questo che consente di tenere verdi le foglie. E vivere.
Riconoscere le proprie radici, difendere le proprie origini, non vuol dire necessariamente negare l’importanza della circolazione delle persone nel territorio del mondo.
Ognuno di noi ha una missione, che può essere realizzata, qualunque essa sia, soltanto con determinazione, convinzione e passione. E non è un fatto soltanto individuale. Perché il modo di inseguire i propri sogni, le proprie ambizioni, vale come esempio e aiuta anche le persone vicine.
Questo per dire che la scelta più delicata che un politico può compiere è quella dell’esempio, dell’onestà di costruire qualcosa di meglio, di diverso. Invece, ultimamente non fa altro che tamponare le emergenze, senza uno sforzo di visione.
Serve pure verità. Perché, quando qualcuno vuole costruire qualcosa di valore, deve mettersi nella condizione di presentarsi come vero. E, quando si inizia a essere veri, molto spesso si diventa anche scomodi. La verità può essere un boomerang, può essere controproducente. Una cosa poco gradita in un momento in cui si cercano sempre sostegno e gradimento e si rivendicano diritti.
Faccio un esempio. Se dessimo ai dipendenti di un’azienda la possibilità di guadagnare di più lavorando meno, con uno stratagemma, aggirando il sistema, è probabile che sarebbero in parecchi ad accettare l’offerta. Questo perché l’interesse personale prevale molto facilmente su quello della comunità. Uno straordinario pagato senza che il lavoro sia stato davvero svolto danneggia l’azienda, e magari riduce le possibilità di concedere premialità a chi, invece, ha lavorato davvero. Così a dirsi per falsi invalidi, contributi non versati, risarcimenti creati ad hoc per erodere le casse dello Stato, evasione fiscale.
Non è soltanto la politica a sbagliare, quella che si fa nelle Istituzioni. L’errore appartiene a tutti, noi, quando dimentichiamo che i doveri sono l’altra faccia della medaglia e non viviamo solo di diritti.
Il cortocircuito delle responsabilità mancate è una piaga per l’intera società. Fa perdere la possibilità per riconquistare equità, migliorare i servizi, sviluppare infrastrutture, organizzare meglio sanità e regioni, allentare la pressione fiscale.
Dovremmo tornare a essere, politicamente, come una costellazione.
Dovremmo imparare a guardare le stelle, oltre al dito che le indica. A farci punti luminosi, dando l’esempio e dimostrando che possibile mettere l’altro prima di se stessi, rinunciare al guadagno facile per vivere la soddisfazione dei risultati meritati.
Questa è politica. Fare politica significa agire in maniera esemplare.
La politica esemplare non è quella del politicamente corretto di oggi, che si traduce in un ipocrita formalismo, del tutto inutile e che non ha nulla a che fare con la libertà. È una falsa attitudine alla verità, che costringe invece ad andare nella direzione apprezzata dai più ed esclude chi la pensa diversamente.
Dare l’esempio non è cosa semplice. Si può sbagliare, si possono fare tanti errori.
Meritocrazia Italia continua a osservare le costellazioni, a puntare sulle persone che hanno le qualità per far bene, con onestà e determinazione, ciascuna nel suo, ciascuna secondo le sue capacità.
