A TESTA ALTA VERSO IL TRAGUARDO

A TESTA ALTA VERSO IL TRAGUARDO

La storia insegna che i passaggi generazionali avvengono sempre nel segno della continuità. Come se ci fosse un disegno nascosto che porta naturalmente in una certa direzione.
C’è da chiedersi come mai, nonostante l’evoluzione delle civiltà e la crescita (inter-)culturale, i meccanismi di decisione, però, alla fine restino sempre gli stessi.
La verità è che più si complicano le relazioni sociali e i modi di vivere, più alti diventano gli obiettivi che ci si propone di raggiungere. E sempre si dimentica che i propositi importanti si possono realizzazione solo con il gioco di squadra, con la capacità di essere uomini accanto ad altri uomini, di ascoltare, di cogliere e valorizzare i momenti, con la passione e la voglia di procedere sempre a testa alta per non perdere di vista la meta.
I sogni dell’uomo hanno di solito a che fare con l’affermazione in qualche specialità, di mettere a frutto le proprie abilità, seguendo l’istinto, che poi è alla base di ogni abilità.
Qualche volta i sogni sembrano davvero difficili da realizzare. Basti vedere quanto è complicato affermare la pace, tutelare l’ambiente, trovare una strategia economica comune evitando la prevaricazione dei Paesi più forti.
C’è molto da fare dal punto di vista culturale, e non solo a livello nazionale.
Per questo andiamo fieri della costituzione di un Ministero MI dell’Integrazione culturale nazionale e internazionale. Semplificherebbe tutto riuscire a definire una linea di comunicazione tra mentalità differenti, tra persone che hanno differente provenienza, con stili di vita diversi. Nessuno sarebbe solo in terra straniera e ci si capirebbe senza ostacoli.
È il momento giusto per imparare a parlare lingue nuove.
È il momento giusto per cambiare rotta, possibile anche solo con piccoli gesti di altruismo, di attenzione per l’altro.
È il momento giusto per superare gli stereotipi, fatti di incrostazioni ideologiche e sempre causa di contrapposizione e divisioni.
Serve trovare un collante, un sentimento comune a tutta la collettività, per eliminare del tutto le guerre e le tentazioni di sopraffazione. E, ritrovando unità, sarà possibile anche ridurre le distanze tra istituzioni e cittadini, tra politica e società. Per sua natura, la politica non può vivere lontana dai cittadini.
Lo dimostra la Storia. L’impero romano, quello ottomano, il Regno delle due Sicilie, il Regno d’Aragona. Lo dimostrano le vicende dei galli, dei visigoti, dei vichinghi, di tutti coloro i quali, attraverso giochi di forza e di potere, erano riusciti a raggiungere una larghissima espansione, per poi cedere quando si è creato un distacco tra governati e governanti.
La disaffezione per la politica oggi è conclamata. Ne è segno l’alta percentuale di astensionismo.
Proprio quella percentuale deve essere intercettata dalla politica, perché è espressione di un disagio che non può essere ignorato e che, invece, deve essere mutato in collante istituzionale.
Anche Meritocrazia vuole farsi collante istituzionale.
La prossima direzione nazionale sarà un’occasione per camminare a testa alta, nel senso che dicevo.
C’è chi ama stare sul palco, e chi il palco lo costruisce.
Chi sale sul palco senza aver contribuito a costruirlo e ad allestirlo dovrà accontentarsi della vana gloria del successo di una performance, magari anche ben riuscita.
Chi costruisce il palco non si preoccupa di chi salirà a prendere gli applausi. Penserà solo all’utilità che quel palco potrebbe avere per tanti.
Oggi, come ieri, noi vogliamo farci costruttori di palchi, a favore della società. Pronto ad accogliere chiunque abbia qualcosa da dire a beneficio della collettività.
Abbiamo sempre cercato il dialogo e tentato di fare da ponte fra i cittadini e le istituzioni. A Roma, per la direzione nazionale di dicembre, faremo qualcosa di più. Formalizzeremo la sinergia con tantissime altre associazioni. Perché siamo convinti che sia questa la vera visione. La strada giusta non è mai quella percorsa da chi vive di accuse, recriminazioni e sondaggi.