Come l’impronta sulla sabbia

Come l’impronta sulla sabbia

Ogni ragionamento su temi complessi come la guerra o un’altra emergenza globale porta, nella scelta della soluzione, a capire anche qualcosa di se stessi, a scoprire le proprie concrete abilità costruttive.

In tanti si lamentano del fatto che il progetto di Meritocrazia Italia sia molto impegnativo, richieda tempo ed energie, senza neppure ricevere in cambio la percezione dell’immediato raggiungimento dell’obiettivo. Sono in tanti anche a suggerire scorciatoie, per velocizzare.
Molte critiche distruttive, poca propensione al sacrificio.
È importante, invece, che, nelle fasi più delicate, quando si dà un giudizio sul percorso seguito dagli altri, magari all’interno dello stesso progetto, si sappia anche mettere in discussione il proprio io. Non si possono dispensare giudizi se non si conosce bene anzitutto se stessi.
Analizzare il problema. Trovare le effettive storture. Non essere mai superficiali e approssimativi, ma andare sempre in profondità nelle cose.
Così si trovano le soluzioni.
E i problemi si guardano, si rilevano, solo per risolverli. Non per dolersene.

Bisogna saper accettare le critiche come si accettano gli elogi. Bisogna saper accettare i momenti meno fortunati come si vivono appieno quelli più belli. Soprattutto bisogna acquisire maggiore sensibilità, imparare a essere empatici.
L’empatia, fondamentale nei rapporti interpersonali, è proprio come un’orma nella sabbia.
Se ci fate caso, camminando sulla sabbia, si tende sempre a seguire le ombre o, al contrario, a cercare di evitarle. È più o meno così anche nell’esistenza di tutti i giorni. Si può essere se stessi o cercare di imitare gli altri.

Ci sono momenti in cui non ci si deve guardare troppo attorno. Meglio spegnere le luci, e cercare solo il proprio vero io interiore. Per riuscire, rifacendo luce, a vedere meglio tutto il resto, a prendere le giuste distanze, a valutare con lucidità. Senza arroganza.

Quando un milionario statunitense cercò di creare il famosissimo brand ‘Denny’s’, nel settore della ristorazione, scelse di investire cambiando il modo di affrontare le cose. Giocò sull’innovazione puntando contro l’odio razziale del tempo. Un investimento imprenditoriale con radici nel cambiamento sociale. Un marchio nuovo capace di farsi punto di riferimento.
Non sono imprese semplici, ma neppure così difficili da realizzare come si vuol credere.
È un fatto di approccio personale.

Si può sempre scegliere come vivere il proprio quotidiano, se con superficialità o con intensità. Così si può vivere Meritocrazia semplicemente condividendo un’idea, oppure lo si può fare con una partecipazione maggiore, dedicando più tempo e risorse. I progetti ambiziosi richiedono energie.
Lo scatto in avanti che dovremmo fare è proprio in questo, nel cercare di incedere senza guardarci indietro, senza lasciarci sopraffare dal dubbio e dalla sfiducia.
Il passato alle spalle, il futuro sempre all’orizzonte.
Il nostro progetto è bello, affascina, e consente una dialettica istituzionale completa e continuativa. Ma, perché tutto riesca al meglio, è essenziale che ciascuno di noi si faccia interprete, tutti i giorni, di questo miracolo.
Sì, quello che stiamo costruendo è proprio un miracolo. Nell’età delle lobby, della sopraffazione economica, è un miracolo che tante persone comuni scelgano di comporre un mosaico così multicolore, senza ambizioni altre se non quella di rendere il mondo più bello, per sé e per tutti.

Il traguardo è davvero raggiunto acquistando ancora maggiore coraggio, rinunciando alla tranquillità della propria zona di conforto, per uscire a osservare il panorama nella sua vastità.
L’azione è sempre più importante del pensiero, perché è l’azione che genera quel cambiamento che tanto desideriamo. Contro i valori negativi, a favore dell’ambiente, della socialità, dell’equità sociale, del merito e della competenza.



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