Con l’arma della cultura

Con l’arma della cultura

La Cultura, quella vera, non ha nulla di individualistico. Non è mai ambizione del singolo, ma impegno della collettività.
È vero che oggi si alza il livello della cultura competitiva, ma spesso non ha nulla a che fare con il Merito del quale parliamo noi e che vorremmo si affermasse in ogni ambito della vita sociale. Meritocrazia non vuol dire che solo chi eccelle possa permettersi di accedere a occasioni di migliore crescita. Che, per intendersi, solo il primo della classe possa essere ammesso in Istituti prestigiosi.
Non è una meritocrazia fatta di premialità quella che attendiamo, perché non ha nulla a che fare con l’inclusività e con il bisogno di non lasciare nessuno indietro.
La Cultura, al contrario, serve per valorizzare le differenti capacità.
La vera sfida è capire e far capire che tutti, ma proprio tutti, possiamo essere utili alla comunità e rivestire il ruolo più consono alle particolari attitudini.
C’è stato un tempo, verso la metà dell’ottocento, di rottura rispetto al modello economico fino ad allora consolidato. Si avvertiva il bisogno che il mercato servisse a favorire il dialogo e le organizzazioni sociali. Da un impegno a favore di tutti si ricava sempre un tesoro prezioso; tutti riescono a sentirsi davvero responsabili del benessere proprio e altrui.
C’è anche che bisogna intendersi su quali talenti vadano valorizzati. Credo che nella formazione scolastica, ad esempio, il miglior merito non stia tanto nelle capacità di apprendimento, quanto nella qualità umana che si riesce ad acquisire, nella propensione alla collaborazione, al gioco di squadra, a dare sostegno a chi è più indietro nella preparazione.
È meritevole chi riesce a superare i propri limiti, a migliorare se stesso, ma è meritevole soprattutto chi riesce ad aiutare anche gli altri a fare lo stesso.
Lo spirito di solidarietà che si acquisisce a scuola resta nella vita, e si esprime in ogni ambito nel modo più giusto.
Il ragionamento vale anche nelle strategie di impresa. Lo scatto in avanti si ha quando non ci si preoccupa solo di arricchire gli azionisti, ma quando ci si preoccupa anche dei lavoratori e delle loro famiglie.
Questa è l’arma della Cultura, che consente di vincere davvero ogni battaglia.
Ogni volta che emergono nuovi leader, non è mai una circostanza improvvisa e inspiegabile. Sono sempre persone che provengono da un percorso strutturato di lobbying, che rafforza, potenzia. Per essere eletti, bisogna lavorare duro vivendo i territori, viaggiando continuamente, ma, per farlo, si devono anche risorse economiche a disposizione. Si immagini cosa possa essere spostarsi tra le vare aree di Paesi grandi come gli Stati Uniti. Non c’è nulla di democratico in tutto ciò. La democrazia vera consentirebbe a tutti di avere la possibilità di vivere questo tipo di competizione. E invece non è così.
Imporre un sistema culturale diverso vuol dire anche riuscire ad affidare a chiunque lo meriti l’opportunità di concorrere per la guida di un Paese.
Chi ha dato un reale contributo per la salvezza del Pianeta?
Nelson Mandela. Madre Teresa di Calcutta.
Persone provenienti dal basso, che hanno conosciuto le difficoltà della vita, hanno sperimentato la sofferenza vera. Persone che hanno saputo farsi portavoci attive della cultura dell’inclusione e della comprensione. La strada in salita è il migliore percorso di formazione.
Chi ha sempre combattuto, senza perdere mai la fiducia e senza paura del sacrificio, può godere a pieno di risultati che sa essere il frutto della propria costanza. Nessuna soddisfazione più grande.
Noi vogliamo una politica per tutti. Fatta solo di impegno nell’interesse comune. La democrazia merita un allargamento delle proposte e una valutazione più seria di quella fondata sui soli volti noti. Ci sono persone davvero capaci, che potrebbero essere di grande utilità alla società ma restano nell’ombra, non appartenendo all’élite promossa dalle lobby.
Noi facciamo la nostra parte, cercando di promuovere l’uso dell’arma più potente di tutte: la Cultura dell’integrazione, e dell’equità sociale.