Educare al merito

Educare al merito

Il termine ‘educare’ deriva dal latino ‘educere’.
Allevare, aiutare a crescere, insegnare. Educare vuol dire anzitutto condurre attraverso la scoperta di soluzioni diverse da quelle suggerite dall’istinto.
Si registra un generale disfattismo. Accade spesso di sentire che qualcuno sia deluso da qualcosa che comunque è convinto di non poter cambiare, e che si accanisca contro la società, così, genericamente, come se fosse un’entità astratta, estranea a sé e alla propria famiglia. Accade, cioè, che un gruppo indistinto di persone sia incolpato per il comportamento scorretti di singoli.
La società di oggi è malata, si dice.
Noi chiediamo di prendere le distanze dai luoghi comuni e cominciare a cercare la soluzione ai problemi dove effettivamente va cercata, in noi stessi.
Chiedo alla dirigenza di Meritocrazia Italia un cambio di passo.
Chiedo di spostare lo sguardo dall’indistinto della società, per capire piuttosto che cosa ciascuno possa fare davvero per dare il buon esempio, ed educare gli altri ai meriti.
Il termine meritocrazia non ha necessariamente un’accezione positiva. La acquista se fatta veicolo di equa distribuzione delle opportunità di raggiungere obiettivi importanti, secondo le personali ambizioni.
La meritocrazia è mortificata dall’assistenzialismo, dalla tendenza a cercare scorciatoie, dalla furbetteria tutta italiana che proietta ad aggirare l’ostacolo e ottenere il massimo con il minor sacrificio.
Perché si affermi la meritocrazia serve non soltanto competenza, ma soprattutto personalità e propensione all’aiuto.
Se andassero avanti soltanto i ‘più bravi’, ci sarebbero opportunità soltanto per una fetta piccola di popolazione. E questo sì, sarebbe il fallimento della politica.
Ritorno al concetto di educazione.
L’educazione è servita all’umanità per fare passi in avanti importanti in termini di migliore vivibilità ed equilibrio sociale, e superare conflitti e attacchi individuali. La storia ha consegnato fasi molto diverse, il pensiero si è evoluto passando dal forte condizionamento religioso, alla riscoperta del valore dell’etica, alla contaminazione dell’ascetismo. Un ruolo importante l’ha giocato l’arte, come punto di contatto tra l’umanità e il metafisico. Con l’industrializzazione qualcosa è cambiato irrimediabilmente; siamo diventati quelli che hanno tutto, vogliono tutto ma non sono capaci di costruire nulla. E invece chi ci ha preceduto ha dato un contributo incredibile alla crescita della civiltà pur avendo pochissimo.
Una contraddizione che deve far pensare.
Dobbiamo unire le nostre forze per rieducare al valore dei meriti.
Per farlo, dobbiamo farci esempio di sacrificio, senza cercare alibi alla nostra indolenza e senza dismettere la responsabilità, per affidarla ad altri.
Con la forza della volontà, ognuno di noi può contribuire a cambiare le regole di un gioco che non ci piace e reimpostare gli obiettivi. Dobbiamo rieducare, e rieducarci, all’etica, alla correttezza, alla serietà e all’impegno. In modo da non lasciare spazio alle solite scappatoie, oggi consentite da una mentalità non corretta che purtroppo permea anche le Istituzioni e impedisce di dare respiro al merito e all’equità sociale.
Mi viene in mente la figura del Don Rodrigo di Manzoni, circondato da persone sottomesse, che lo assecondano a prescindere dalla reale giustezza delle sue decisioni, soltanto per timore.
Meno capacità critica si ha, più cresce il potere di chi segue logiche di mera autoreferenzialità.