Gli insegnamenti della storia

Gli insegnamenti della storia

Abbiamo da poco celebrato una ricorrenza importante, ricordando un pezzo fondamentale della nostra storia nazionale.
Quest’anno, il 25 aprile ha avuto una valenza diversa. Mai come oggi riusciamo a comprendere il peso della memoria, perché abbiamo la seria consapevolezza del rischio di perderla, quella libertà che troppo spesso diamo per scontata. Gli attacchi della Russia all’Ucraina, le aggressioni alla Palestina, l’incursione americana in Venezuela, la rottura tra Stati Uniti e Iran e i fatti di Israele e Libia danno l’immediata percezione della precarietà di equilibri che ci toccano da vicino.
Serve ripensare alle modalità con le quali si arrivò alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista. Mussolini fu destituito quando gli alleati attaccarono bombardando l’Italia dall’alto per indebolire i centri cittadini. Quello che davvero non ci si aspettava era che quegli attacchi arrivassero anche a Roma. Città eterna, dalla storia millenaria, sede del Pontefice, sembrava intoccabile. Era certo per tutti che sarebbe stata risparmiata, e molti si trasferirono lì proprio per sentirsi più sicuri.
Ma le cose andarono diversamente.
Quel simbolo di civiltà che era per noi Roma fu trattato come il resto del territorio italiano, senza riguardo. E questo convinse il potere esecutivo che era venuto il momento di reagire e mettere in minoranza il duce. Mussolini si rivolse a Vittorio Emanuele III, la cui presenza era stata fino ad allora del tutto inconsistente, e fu proprio il re a destituirlo, affidando il comando al generale Badoglio, che, come primo atto, sciolse appunto il partito fascista. A seguire, si trovò nell’incertezza di firmare un armistizio sul quale non aveva nessun potere di negoziazione. Non sapeva cosa sarebbe accaduto davvero e quale indicazione si dovesse dare al popolo.
Il disorientamento era palpabile e fu alla base di tante perdite importanti. Alcuni si sacrificarono per salvare molti, un gesto che oggi sarebbe impensabile. Anzi, oggi la situazione pare ribaltata, si vogliono eliminare tutti coloro che hanno evidenza, si pensa solo al proprio tornaconto personale e sarebbe un’assurdità immaginare di poter sacrificare qualcosa di sé a beneficio degli altri.
Non mi sembra che la storia si sia evoluta con continuità. Al contrario a un certo punto è sfumato il senso del pericolo dei conflitti e si è prestata poca attenzione alle conseguenze delle scelte politiche, piccole e grandi. Si è dimenticato quale ruolo possa avere il popolo nella costruzione del proprio destino.
Tutto questo va considerato, e ricordato con lucidità.
Il dato storico deve avere un peso anche nella gestione dell’oggi, per capire che, quando c’è un avanzamento dei totalitarismi, degli orientamenti più estremi, bisogna puntare alla moderazione e all’equilibrio. Non si deve reagire agli estremismi con gli estremismi. Non è possibile etichettare le singole posizioni come ‘assolutamente giuste’ o ‘assolutamente sbagliate’, perché le prese di posizione troppo nette non consentono di cogliere la complessità delle situazioni.
Lo stato attuale delle cose, il nuovo totalitarismo fatto di bombardamenti mediatici di informazioni costruite ad arte per orientare la volontà delle masse in un verso o nell’altro e fatto di strumenti che consentono di rimpiazzare la capacità di ragionamento con l’intelligenza artificiale, fa capire molto del tempo moderno. Paesi che hanno attraverso periodi di gravissima povertà sono riusciti in pochi anni a conquistare posizioni di leadership a livello mondiale, anche attraverso regimi di totalitarismo, ma costruiti su basi culturali solide. La Cina, in particolare, fornisce oggi competenze in comparti produttivi molto diversificati, ha creato un sistema scolastico aperto a tutti, e questo ha pagato subito; non c’è stato bisogno di attendere troppo per avere risultati significativi.
Anche noi vogliamo fare un investimento di questo tipo. Lavorare sulla cultura è l’unica strada per riacquistare forza, credibilità e competitività e tornare a essere un punto di riferimento per tutti.
Bisogna smetterla di ragionare in opposizione (a qualcuno, a qualcosa) e imparare a essere più costruttivi e propositivi, a mettere a disposizione di tutti le idee, quelle utili per la comunità.