IL MIO PAESE SI CHIAMA ITALIA

IL MIO PAESE SI CHIAMA ITALIA

Messa da parte per un po’, oggi la bandiera tricolore sventola fieramente nei tanti video d’incoraggiamento alla resistenza che circolano in Rete. È un modo per rispondere al nemico invisibile che continua ad attaccare. Non sembra esserci arma migliore del ricordo della capacità di sacrificio di un Paese che non si è arreso dinanzi ad avversità maggiori, ha conquistato l’unità contro forze secessioniste, e ha ricavato la libertà dal superamento di pregiudizi ideologici.
Ritorna viva la memoria di un Paese che ha avuto il coraggio di abbattere le proprie sovrastrutture e aprire al dialogo con altre comunità e, ciecamente convinto dell’importanza di dare concreta espressione al principio di solidarietà sociale, economica e politica, ha contribuito a dar forma all’Unione europea.
Purtroppo quel desiderio di costruzione che ha mosso l’Italia fin dal 1957 non sembra del tutto corrisposto. Il sogno di un’Europa solidale, equa e stabile è vinto dalla prepotenza di dinamiche puramente economiche. L’Europa dei Popoli sembra cedere il passo all’Europa dell’euro, con effetti deleteri sulla qualità dei cittadini italiani, che cercano risposte.
Gli Stati membri non viaggiano tutti alla stessa velocità e non mostrano tutti la stessa disponibilità al dialogo. Tra i più virtuosi, alla Germania va riconosciuto il merito di aver agito da subito nel verso della stabilità monetaria e della flessibilità fiscale, e di esser riuscita a risalire la china in momenti di grave dissesto economico puntando sul contributo di persone competenti. Ha sempre mostrato capacità politica e tecnica.
Nella convinzione della forza dei propri valori, anche l’Italia deve recuperare la consapevolezza delle proprie potenzialità. Deve recuperare la lungimiranza che ha saputo mostrare in passato, e promuovere una classe politica che abbia obiettivi chiari, punti alla ricostruzione e non alla sopravvivenza.
Per ripristinare l’equilibrio nei rapporti internazionali non basta sollecitare gli altri Paesi alla solidarietà, ma è essenziale credere e riaffermare la propria identità culturale, ridurre i punti di debolezza e valorizzare le risorse a disposizione.
In questo crede Meritocrazia Italia, pronta a dedicare tutte le proprie energie nel segno della ricostruzione e della concretezza.
«My Country, right or wrong» (Carl Schurz).



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