Il riciclo della mala-politica
In un vecchio discorso, Papa Wojtyla faceva un passaggio interessante ricollegando periodi storici molto diversi sul piano politico, passando dall’enciclica Rerum novarum all’enciclica Centesimus annus. Al centro di tutto c’erano la caduta del comunismo e le ragioni che la determinarono.
Con il crollo del muro di Berlino, il socialismo reale concluse la sua parabola discendente, con un esito che Papa Leone XIII aveva già ampiamente previsto. Prima della fine del tutto, vi era, tra l’altro, la folle ricorsa al solo armamento. Che poi era null’altro che una corsa per l’accaparramento del potere. Si perse del tutto di vista che le armi più forti dell’umanità sono, da sempre, la verità e la giustizia.
Il comunismo esaltava la persona a parole, ma ne faceva surrettiziamente uno strumento per l’acquisizione della maggior forza, specie nella gestione della cosa pubblica. La lotta di classe aveva stampo militarista ed era ispirata a un ateismo che poco ha a che fare con l’amore per la persona. Solo cieca prepotenza.
È incredibile quanto tutto questo sia ancora così attuale.
L’Unione europea ha appena deciso di investire nuovamente nel riarmo degli Stati, distraendo risorse preziose da investimenti di natura sociale, fondamentali per dare supporto a chi ne ha bisogno.
C’è da chiedersi se sia davvero questa la cultura che porterà al progresso della nostra civiltà. Se basti questa cultura fatta di sopravvento tecnologico, dello svilimento del mondo reale a favore di quello virtuale. Una cultura lontana da impegnativi percorsi formativi, collettivi e individuali.
È molto cambiata la sensibilità che lo Stato mostra ai cittadini. Troppo poco è l’impegno per rimuovere quegli ostacoli all’uguaglianza che sono dati dall’ignoranza e dalla sottocultura.
Ma, alla fine, nulla di nuovo.
Le cattive pratiche di governo sembrano riproporsi ciclicamente.
Qualcosa però cambia. Se prima armarsi serviva per condurre una lotta uomo contro uomo, sui territori, secondo strategie, oggi la guerra diventa una specie di videogame, un gioco che si può fare a distanza, con una velocità incredibile e con un impatto ancora più devastante. Questa facilità di colpire gli obiettivi e andare a segno non rappresenta certo un’opportunità, è piuttosto un pericolo per tutti. Attribuisce uno strapotere ai singoli, difficilmente controllabile.
Davanti a tutto questo, ci si chiede quale reazione debba avere la cittadinanza. Forse basterebbe partire dal momento elettorale. Basterebbe votare con più consapevolezza e responsabilità.
Serve un movimento che riesca a dirottare le energie verso sentimenti positivi e insegnare che l’insoddisfazione si può mutare in dialogo.
L’uomo realizza se stesso grazie alla sua intelligenza e al modo in cui sceglie di vivere le libertà. Le cose del mondo sono solo uno strumento nelle sue mani per realizzare obiettivi più importanti, legati al benessere individuale e condiviso.
Invece oggi esaltiamo la regola del più forte, inseguendo spasmodicamente il riconoscimento dell’eccellenza, nei percorsi scolastici e lavorativi. Pensiamo di poter dimostrare il nostro valore semplicemente scegliendo le università più prestigiose. Pensiamo di poter dimostrare di essere qualcuno ostentando auto di lusso o altri beni costosi. L’avere diventa componente essenziale dell’essere. La cosa prima della persona.
Siamo affamati di successo, di potere. Nulla ci ferma, a volte neppure le amicizie o i rapporti familiari.
A questa deriva valoriale, che si fa violenza a scapito dei più vulnerabili, dobbiamo opporre una reazione forte, che riporti l’attenzione di tutti su quello che conta davvero.
La nostra indifferenza e la nostra indolenza non faranno altro che alimentare la brama di potere di pochi, che si sentiranno legittimati a decidere per il destino di milioni di persone. Di leader indegni del loro ruolo purtroppo la storia, anche attuale, ne consegna molti.
Invertiamo la rotta, dal riciclo della mala-politica passiamo al ricircolo dei comportamenti virtuosi. Pratichiamo la politica sana, quella del confronto e non dell’attacco. Tendiamo la mano a chi ha bisogno di aiuto e restituiamo dignità alla persona.
