INIQUITÀ GLOBALIZZATE – 18 DICEMBRE 2022

INIQUITÀ GLOBALIZZATE – 18 DICEMBRE 2022

Grande attenzione è rivolta al dramma della povertà nel mondo, dovuta, si sa, a fattori diversi. Proprio in questi giorni l’ONU ha sollecitato a nuovi e più decisi interventi di contrasto alle iniquità sociali.

La pressione migratoria proveniente dal continente africano e dai Paesi sud-orientali è il sintomo di un disagio ormai fuori controllo. Nel disordine di esodi di massa si confondono storie diverse, si disperdono le esperienze. Elemento comune a tutti, la sfortuna di essere nati in un contesto di profonda sofferenza.
Dal grave malessere di tanti alcuni ricavano opportunità di arricchimento e visibilità. Perché la solidarietà non è apertura incondizionata all’ingresso, ma capacità di creare le condizioni per la vera integrazione, per garantire a tutti, ma davvero a tutti, di vivere una vita libera e dignitosa.

Il consumismo globalizzato, alla base, tra l’altro, del diffuso disastro ambientale, disvela tutta l’ipocrisia dei moderni proclami contro la povertà. L’acquisto compulsivo di prodotti molto economici, dalla grande distribuzione, incentiva produzioni a bassissimo costo. E risparmiare nella produzione vuol dire anzitutto ridurre le spese per sicurezza e previdenza, e intensificare le attività, con turni di lavoro massacranti. Vuol dire anche sacrificare le garanzie ambientali, con le conseguenze note in termini di inquinamento dell’aria e delle acque.

Tutto questo non può lasciare indifferenti né i cittadini né la politica.

Dovremmo pensare di più all’importanza di ogni gesto compiuto, anche del più piccolo. Dietro l’acquisto di un abito in più può nascondersi il dramma di chi non ha neppure di che vivere.
Per altro verso, tornano gli ammonimenti di Weber, che incitava a puntare sulla competenza e, aggiungeremmo, sulla onestà. Per governare al meglio un territorio, non basta affidare il potere a un’Istituzione scelta dal Popolo, in maniera formalisticamente democratica. È fondamentale che la scelta del Popolo sia consapevole, e ricada su persone realmente intenzionate ad agire per il bene collettivo e non inclini alla tentazione di dare prioritaria attenzione agli interessi propri o partitici.
Il politico è chiamato a svolgere una missione quotidiana per conto di chi lo elegge. L’impegno non sia rivolto alla conservazione del potere conquistato grazie a vuoti proclami, ma a ripristinare l’equità sociale dimenticata. Quello che serve è un’opera costante di ristrutturazione del sociale, anche a costo di scelte nell’immediato impopolari.
È per questo che nasce la politica.
Quella che alimenta le differenze tra fasce sociali o tra Popoli è una politica infedele, che tradisce la propria funzione.

Se ancora oggi in India e Cina lo sfruttamento del lavoro anche minorile è la normalità, se questo porta un forte arricchimento ad altri Paesi, per certo qualcosa non sta funzionando. Il sistema di distribuzione della ricchezza è falsato.

È la politica il punto d’equilibrio dei territori e tra i territori. Ma è un errore credere che la politica non sia questione dei cittadini. La crescita sociale è affare di tutti. Condividere idee e proposte è dovere di tutti, di ciascuno nel suo.
La cittadinanza attiva non è un’opzione. È una necessità.
Cambiare la rotta è possibile solo grazie al confronto. Il dialogo va coltivato con cura a tutti i livelli, tra i singoli, tra i cittadini e la politica istituzionale, tra i Paesi.
Perché dove c’è vera democrazia non possono attecchire disuguaglianza e sfruttamento. La cattiva politica, invece, genera disagio e quindi humus fertile per l’antistato.



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