Istituzioni vere, non “il primo che capita”
Dalle Istituzioni ci si attende serietà, rigore, indipendenza di giudizio e decisione.
A questo teniamo tutti particolarmente, perché ne riconosciamo il ruolo fondamentale nel vivere civile. Perché sappiamo che sono le Istituzioni a garantire gli equilibri sociali. E noi, degli equilibri sociali, non possiamo fare a meno.
L’Uomo è un animale sociale. Lo hanno sostenuto tantissimi filosofi, pur riconoscendo, quasi ossimoricamente, che, nella verità, l’Uomo non è in grado di custodire nel tempo i rapporti con gli altri, ma tende a rovinarli facilmente.
In una recente indagine, Forbes mostra che sono davvero in pochi a riuscire a tenere inalterati per anni le amicizie. Non è semplice gestire le relazioni neanche nel contesto familiare, che registra un tasso altissimo di litigiosità interna. Chi ha la pazienza di curare i legami familiari è anche più capace di vivere la comunità.
Alla fine, non è poi così vero che siamo vocati per natura alla socialità. Anzi, tendiamo al predominio, ad affermare la nostra individualità, a raggiungere il potere.
Più ne abbiamo, di potere, e poi ne vogliamo. Perché con il raggiungimento dell’obiettivo non si è mai davvero appagati. È proprio lì che inizia, piuttosto, l’insoddisfazione.
Cosa c’entra tutto questo con l’Istituzione?
L’Istituzione insegna, è un modo di agire, è quello che fa veramente comprendere il valore di dare qualcosa agli altri. Alla base di tutto ci sono le rinunce.
Se vuoi essere Istituzione, devi rinunciare a tenere condotte ambigue, relazioni incerte, attività sociali troppo spensierate. Essere Istituzione vuol dire essere punto di riferimento e impone di rispondere nella maniera adeguata alle aspettative altrui. Da una guida ci si attende sempre che non ceda agli eccessi, che sia umile e garbata. Che sappia essere esattamente come tutti dovrebbero essere.
Difficilissimo.
Un fallimento certo, se non ci si arriva con la struttura culturale adeguata.
Fare politica è un po’ come sciare.
Nello scii si è chiamati a movimenti controintuitivi. Non si può seguire l’istinto. Quando la pista è più ripida, si tende a tenersi indietro, ma così si va incontro a una caduta rovinosa; per trovare equilibrio bisogna assecondare il verso dell’inclinazione e spingere il bacino verso il basso.
È istintivo chiudersi in belle parole quando sembra troppo faticoso o rischioso darvi seguito con le azioni, ma soltanto mantenendo coerenza anche nelle opere è possibile vincere una società fatta di autoesaltazione e scarsa propensione al sacrificio.
In questi giorni in Campania si fa tanto parlare di un certo ex parlamentare che con ogni probabilità rivestirà il ruolo di assessore ma che non ha alle spalle un percorso serio di formazione, nessuna specializzazione, nessuna struttura. Dobbiamo assolutamente evitare che qualcuno occupi ruoli di responsabilità soltanto per ragioni di amicizia e non per competenza e merito. Non possiamo affidare le nostre sorti al ‘primo che capita’.
Questo non vuol dire che soltanto i ‘migliori’ possano diventare Istituzione. C’è spazio per tutti coloro che si impegnano, che vogliono, con onestà, aiutare nella gestione della cosa pubblica a beneficio di tutti.
Alla fine non c’è tutto questo divario tra pubblico e privato. Dovremmo trattare quello che è pubblico esattamente come trattiamo le nostre cose, con lo stesso rispetto. Perché tanto i danni causati dalla mancanza di cura ed educazione ricadono sempre su di noi.
Questo va insegnato ai giovani con l’esempio.
Bisogna dare uno scossone a questa società, che premia i meno meritevoli.
Più si agevolano le lobby e i rapporti amicali, più si vedranno i posti di comando occupati sempre dalle stesse persone.
Francis Fukuyama diceva una cosa bellissima: la democrazia può essere la migliore forma di governo soltanto se conserva dinamicità, e non è mai statica.
