La cultura della normalità
Nel 1997, un noto regista sperimentò una formula di particolare successo per la promozione di una bevanda energetica per sportivi. Un messaggio semplicissimo, che arrivava diretto e immediato. Richiamava un proverbio africano: ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia sapendo di dover correre più veloce di un leone, per avere salva la vita; ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole, un leone sa di dover correre più veloce di una gazzella, per non morire di fame. Che tu sia gazzella o leone, corri.
Trasmetteva un certo senso di resistenza, di coerenza, di forza di volontà. Ed ebbe un riscontro incredibile.
Spesso ci rifugiamo nella complessità delle affermazioni e non ci accorgiamo che la meraviglia di progetti come il nostro sta proprio nella capacità di arrivare a tutti grazie a un linguaggio pulito, umile.
Alcuni credono che tutto questo nostro dire sia inutile, tempo perso, fino a quando non decideremo di partecipare a una competizione elettorale. A dirlo è di solito chi, nella vita, non si sente né gazzella né leone. Chi si mette comodo davanti a un display, mani alla tastiera, a giudicare il lavoro altrui, senza riconoscere il merito della crescita di una squadra che ha tenuto costanza per anni.
Mi ritorna in mente il modo semplice con il quale don Luigi Sturzo sceglieva di lottare per la conquista della libertà, abbracciando un’idea semplice, ma anche tanto forte. La libertà, diceva, è l’unica cosa paragonabile all’aria, perché va respirata, non urlata o rivendicata a grossi paroloni.
Oggi si respirano tante cose tranne la libertà. In un tempo di assoluta omologazione, dei gusti, delle abitudini, dei pensieri. Nessuno spirito critico.
E purtroppo, che è peggio, l’omologazione è più nell’odio che nelle idee.
Ci si sente spinti ad affermare la propria esistenza con la rabbia. Lo fa anche chi si dichiara antifascista. Si fanno manifestazioni contro il fascismo, ma all’insegna del vandalismo e devastazione, cadendo nella stessa deriva dell’oppressione e dell’attacco indiscriminato.
Noi reagiamo oggi proponendo una soluzione semplice, quella dell’affermazione del merito, l’unica cosa capace di riportare a concretezza la libertà e di consentire di respirarla come l’aria. Perché vuol dire poter scegliere il percorso formativo più consono alle proprie inclinazioni e avere, a monte, percorsi formativi adeguati. Anche per evitare che le opportunità cambino in relazione alle particolari disponibilità economiche.
In questo modo, non sarà neppure necessario far mostra della propria ricchezza, per sentirsi migliori dell’altro. Quando si assiste, come capita, a gare tra genitori, a chi organizza la festa di compleanno più sfarzosa per il proprio figlio, proprio lì si mortifica il senso di libertà.
È così che si cede all’omologazione, alla base del fascismo e di qualunque potere dittatoriale. Questo porta al sopravvento del consumismo. La gran parte di quello che acquistiamo non ci serve davvero. Anche la spesa al supermercato va spesso oltre il necessario, vittime anche di insidiosi ed efficacissimi messaggi pubblicitari.
Come si combatte questo stato di cose?
Si combatte con la cultura della normalità, della semplicità. Quella cultura che ha sempre fatto la differenza, da Michelangelo ad Ariosto, passando per Dante e Petrarca. Abbiamo conquistato il mondo con l’umiltà del fare.
Con la stessa umiltà, vogliamo anche noi lasciare una traccia. Vogliamo scrivere un pezzo di storia nuovo, fatto di pensiero critico e voglia di coesione, parti di uno stesso progetto. Correndo per obiettivi importanti, altruistici. Perché la vera felicità è quella che appartiene a tutti.
