LA FORZA CONSERVATIVA DEL CAMBIAMENTO – 27.09.20

LA FORZA CONSERVATIVA DEL CAMBIAMENTO – 27.09.20

Esattamente una settimana fa, gli italiani sono stati chiamati a esprimere la propria preferenza rispetto alla proposta referendaria e, in alcune regioni, a scegliere il proprio candidato per le elezioni amministrative.

Propagande elettorali insincere, informazioni giornalistiche non ispirate a verità e completezza, prospettive di breve periodo, disillusione e disfattismo sono tra i fattori condizionanti. Oggi più che in passato.

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, tutto deve cambiare».

La citazione, richiamata da tanti e non sempre nella giusta direzione, conserva forte attualità. Non vale come nostalgica invocazione del passato, ma è una sollecitazione a intervenire sulla modernità nel modo più adeguato alle esigenze dei tempi. Perché gli equilibri possano essere salvaguardati e, meglio, rafforzati.

Accogliendo il monito, l’evoluzione del quadro sociale impone di puntare sulla redistribuzione delle competenze. Per rimuovere l’ostacolo di operazioni dirette a soddisfare interessi individuali o di partito, la costanza nello studio e l’impegno nell’opera sono l’unica strada possibile verso il miglioramento dell’esistente.

I cambiamenti dell’oggi rivelano uno scenario di devastazione sociale e culturale. Le incertezze e i timori che accompagnano la riapertura di scuole e Università sono indice della scarsa consapevolezza della centralità della formazione nella crescita del Paese. Il settore ha mostrato le sue fragilità e si è rivelato vulnerabile sotto il profilo organizzativo e dell’efficacia formativa.

Allargando la prospettiva, l’instabilità del sistema formativo non può non incidere negativamente sul livello di consapevolezza di un Popolo, destinato a essere estromesso dai processi partecipativi.

Il cambiamento passa per la Rivoluzione culturale.

Meritocrazia Italia dà il proprio contributo favorendo la coscienza informativa e rimuovendo le incrostazioni ideologiche da ogni riflessione. Restituire effettività alla libertà partecipativa è la missione di chi sa che il Popolo è sovrano soltanto quando ha accesso alla conoscenza, perché soltanto la conoscenza consente di dare risposte adeguate alle necessità.

L’impresa è ardua. E in pochi hanno il coraggio di intraprenderla. Più comoda e immediatamente remunerativa è la battaglia per la conquista dei consensi.

La funzione umanitaria di chi lavora quotidianamente per dar concretezza al desiderio di solidarietà ed equità sociale, invece, si svolge su un sentiero più lungo e accidentato. Non si esaurisce con la soluzione di problemi emergenziali e ha poco a che vedere con la mera sopravvivenza in momenti di difficoltà. Riguarda piuttosto la costruzione stabile di un benessere duraturo, l’attenzione per vecchie e nuove debolezze e la restituzione a tutti della speranza delle opportunità.

Per questo, servono politiche di promozione, che puntino su formazione e inclusione.

L’illegalità, per dirne una, non va combattuta con la sola repressione o con soli atteggiamenti punitivi, ma va sradicata con la diffusione della cultura e con la creazione di alternative a beneficio di chi pensa di non averne. Solo così è possibile un reale cambio di prospettiva.

Altro facile esempio, l’assistenzialismo senza progettualità non è di vero aiuto a nessuno. Il benessere precario procurato dal privilegio temporaneo è alla base della creazione di un anti-Stato, perché, perso il beneficio, il disagio si avverte amplificato.

Al fenomeno dell’immigrazione corrisponde un malessere diffuso che non può essere sanato con un’accoglienza fatta di spazi comuni dedicati, e che è destinato a crescere se non si investe in strategie di integrazione sociale e lavorativa. Per la realizzazione (non di gruppi distinti e non comunicanti, ma) di una comunità unitaria, nella quale ciascuno abbia la possibilità di trovare realizzazione alle aspirazioni.

Si può scegliere di aggirare l’ostacolo pilotando le scelte di un Popolo vittima del proprio disfattismo e della sfiducia. Oppure si può, con coscienza e responsabilità, puntare alla sostanza e sostituire agli slogan la verità.

Più complessa è la sfida, maggiore sarà la soddisfazione della riuscita.



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