La vera rivoluzione è fatta da chi soffre

La vera rivoluzione è fatta da chi soffre

Leggevo un libro, ‘La casa dei nuovi inizi’, e mi veniva in mente che ci sono cose, anche molto importanti, che diamo per scontate.
Ho ripensato al nostro percorso, costruito con il lavoro di tutti i giorni, sottraendo tempo agli hobby, al riposo, combinando lavoro e socialità.

Alcuni passaggi del Vangelo, che colpiscono e insegnano a prescindere dalla fede, rappresentano quasi la parte più rivoluzionaria della nostra letteratura, antica e moderna. Evidenziano che l’aiuto, il principale sostegno, deve andare ai poveri, ai meno fortunati. Abbracciate il vostro nemico, dicono. Amatelo. Perché abbracciando, amando il nemico, si finisce per non averne più, di nemici. Si avrà soltanto del bene seminato.

‘La casa dei nuovi inizi’ mi ha fatto ricordare di come abbiamo iniziato a confrontarci, a misurarci, a mettere a frutto potenzialità nascoste, a contagiarci con la voglia di fare, a scoprire i nostri limiti. Da allora, siamo tutti molto cambiati. Abbiamo un approccio diverso alle cose. Abbiamo imparato a rispettare di più le opinioni altrui, ad esempio. Abbiamo imparato a mettere da parte l’emotività, e a seguire la ragione.
In questi anni qualcuno ha scelto di abbandonare il progetto, ma Meritocrazia è sempre grata a tutti per l’apporto dato, anche piccolo, anche soltanto di poco tempo. Perché la costruzione è fatta di mattoncini, tutti preziosi, tutti essenziali.

Mi voglio soffermare anche sulla vita dei tanti premi Nobel che si sono susseguiti nel tempo, per la medicina, per la pace, per la letteratura. Un dato comune è nella sofferenza che hanno patito, per ragioni diverse. Solo attraverso la sofferenza, a volte l’umiliazione, si può raggiungere un obiettivo. Perseverando con forza, non perdendo la speranza.

La settimana scorsa è partito il tour di presentazione del mio libro, ‘Il Merito della Democrazia’. È stato un successo incredibile, per il quale sono molto riconoscente alla vicepresidente nazionale Manuela Lampitella, alla coordinatrice nazionale Paola Panza e alla Consigliera regionale Francesca Quaranta, che sono riuscite a organizzare un evento a larghissima partecipazione in poco tempo e nonostante la difficoltà che ancora si incontra nel coinvolgere e trasmettere entusiasmo. Hanno dimostrato quanto si può fare, grazie alla passione, per il proprio territorio, a vantaggio di tutti.

Incappare in una ‘casa dei nuovi inizi’ è una fortuna. A qualcuno capita e basta. Ma è un dovere di tutti costruirla.
Noi abbiamo deciso di costruirla, sapendo che l’impresa non è delle più semplici. La strada è lunga e non bisogna demordere.
Rita Levi Montalcini raccontava di non avere rimpianti, e di non averne soprattutto per il periodo in cui aveva sofferto, perché grazie alla sofferenza aveva potuto realizzare tutto quello che oggi sappiamo, in un tempo che metteva la donna ai margini. Diceva che, in quanto donna, aveva dovuto faticare più degli altri, fortunata di avere un compagno che credeva in lei.
Per noi, la ‘casa dei nuovi inizi’ è un gruppo di persone che credono nelle capacità le une delle altre, che si sostengono e si incoraggiano a vicenda. Senza la volontà forte di raggiungere risultati importanti, senza l’ambizione, non c’è ‘casa dei nuovi inizi’.
Sostenere, però, non vuol dire necessariamente elogiare e assecondare. Si può andare incontro ad attriti. Lo sprone può non essere accolto come tale, ma come un’offesa. La verità di alcune affermazioni può ferire e le difficoltà del momento possono portare agli scontri. Anche questi sono momenti di crescita.
Così si superano i propri limiti. Che è fondamentale per creare un mondo giusto, equo, e per ridurre l’odio e le divisioni sociali.

La vera rivoluzione, dice il vangelo, è fatta da chi soffre.
L’agio non ha mai portato alla vera felicità, anzi ha sempre generato isolamento e depressione.