L’alchimia della politica
Ogni volta che diciamo, facciamo, decidiamo, inseguendo ideali e propositi, ogni volta, in quel momento, stiamo ‘facendo politica’.
La politica non passa necessariamente per una candidatura.
Fare politica vuol dire mettersi in gioco, tracciare relazioni, sottoporsi a prove sempre nuove.
Lo facciamo continuamente. Siamo spinti a uscire dalla nostra zona di conforto molto spesso, mossi dal desiderio di emergere, affermarci nelle nostre capacità, in ambito lavorativo, sociale, familiare.
Alla fine, ogni scelta che ci riguarda è politica. Ogni gesto è atto politico.
Eppure siamo ancora convinti che la politica non riguardi il nostro essere di tutti i giorni. Che sia altro da noi. Qualcosa alla quale non vale interessarsi poi troppo.
Se guardiamo bene, c’è un legame fortissimo tra l’affermazione di sé e la cura di ciò che è pubblico.
Non penseremmo mai di presentarci a una festa malvestiti, perché abbiamo interesse a emergere, vogliamo essere protagonisti, alle volte anche mettendoci più in evidenza del festeggiato. Tutto questo porta con sé, potenzialmente, un grande senso di frustrazione, che può tradursi in rabbia, verso se stessi, prima di tutto, e poi verso gli altri.
Viviamo una morbosa dipendenza dal giudizio altrui, esattamente come l’affermazione di un partito dipende dall’approvazione di molti. Dagli esiti dei famosi sondaggi.
Così alle volte ci troviamo particolarmente performanti, altre ci sentiamo in imbarazzo e non all’altezza della situazione. Uguale in politica. Uno stesso leader alle volte ha forte appeal e altre ha un rincontro pessimo, giudicato, com’è, anche nei modi, nell’atteggiamento.
Ma è proprio quel sentimento di insoddisfazione a mutarsi spesso in voglia di riscatto e a stimolare a trovare la giusta soluzione. Serve forza per non deprimersi e trovare la via d’uscita.
Bisogna saper mantenere la giusta distanza dalle proprie scelte. Non bisogna mai restare arroccati sulle proprie posizioni, perché quella stessa decisione può andare bene in certe circostanze ed essere molto sbagliata in altre.
Vi è mai capitato di arrabbiarvi per qualcosa di oggettivamente insignificante e di restare indifferenti di fronte a qualcosa che invece è davvero importante? Immagino di sì.
Questo succede perché l’emotività può far perdere i punti di riferimento. E sfumare gli obiettivi.
Me lo ha insegnato in questi anni l’esperienza in Meritocrazia. Tante persone partecipano saltuariamente, senza continuità. Non riescono a tenere la rotta in un percorso tracciato all’insegna del garbo, dell’onestà e della voglia di costruire, perché non sempre riescono a trovare il tempo per farlo. E poi però ne trovano in abbondanza per cose futili, ma che impegnano meno emotivamente, che non fanno arrabbiare, perché non espongono e non mettono alla prova, costringendo fuori, dicevo, dalla zona di conforto.
Questo è la politica.
La politica è studio, approfondimento. È alchimia.
Consente di mescolare incertezze, forza delle idee, abilità e limiti.
Quello che premia di più nella politica è l’altruismo. Quando, cioè, una certa azione va a beneficio di un numero molto alto di persone.
È uno sforzo di personalità che andrebbe compiuto. Come, prima di noi, hanno fatto tanti grandi.
La Divina commedia, opera letteraria forse senza eguali in ogni tempo, non fu subito riconosciuta come tale, e Dante Alighieri si vide sorpassare, in alcuni riconoscimenti, da un altro autore che poi però restò sconosciuto, non sopravvisse alla sua epoca. Ma non ebbe mai l’arroganza di dirsi il migliore. Si mise in discussione e continuò a crescere, donando al mondo la parte più bella di sé.
Jannik Sinner non ha iniziato vincendo tutte le partite. Il successo è venuto quando è riuscito a dimostrare, a se stesso prima che agli altri, che quella rabbia, quell’ansia di riuscire, la poteva canalizzare verso risultati importanti, utilizzandola in maniera positiva.
Un campione che insegna molto. È stato bellissimo il gesto fatto qualche giorno fa, quando, nonostante la tensione per la prima partita degli internazionali di Roma, è corso ad abbracciare l’amico Bocelli, nel timore di non poterlo fare prima della sua partenza. Anche lo scambio di battute tra i due ha regalato a tutti un prezioso esempio di umiltà. Quell’umiltà che è dei grandi veri. Di quelli che il tempo per fare la cosa giusta lo trovano sempre.
