L’aquilone si solleva con il vento contrario

L’aquilone si solleva con il vento contrario

Di ‘new deal’ si parla oggi soprattutto a proposito della rivoluzione green, a segnalare una nuova strategia economica sostenibile. Un passaggio epocale e necessario, perché viviamo nel peggior momento storico quanto a sfruttamento del territorio e instabilità climatica. Assistiamo inerti alla distruzione di intere montagne e di zone rurali per ragioni di profitto economico. Tutto sempre per attrarre capitali. Devastazione per la ricchezza.
Quante le costruzioni incompiute o completate ma poi inutilizzate? Tantissime.

Se questo è, come fa l’economia a diventare sostenibile? Come si realizza un radicale cambiamento degli stili di vita? Come si cambia la direzione degli investimenti?

Petrolio e gas sono risorse di tutti sfruttate soltanto da alcuni. I Paesi che hanno la fortuna di averne grande disponibilità accumulano potere, a danno di chi ne è sprovvisto. Da qui, ad esempio, lo stato di dipendenza energetica di alcuni.
Sono proprio questi Paesi in posizione di forza a sedersi al tavolo per la conclusione di un nuovo accordo per la rivoluzione dell’economia; proprio gli stessi Paesi meno interessati al cambiamento. L’effetto è ovvio.

Si sa che non è semplice. Che non basta un nuovo lockdown per riportare ordine ed equilibrio.
Perché la rotta sia invertita bisogna anzitutto immaginare una nuova leadership. Leader, oggi, vuol dire saper impersonare i valori. Bisogna scegliere le persone che vogliono combattere questa battaglia con onestà e passione, e soprattutto con coraggio.
Aria, acqua, paesaggio sono beni importantissimi; danno tanto, ma chiedono in cambio dei sacrifici, e, di questo passo, tra pochi anni saremo costretti a rinunciare all’acqua, che sarà razionata già dalla prossima estate.
Eppure basterebbe così poco. La forza vera è nella responsabilità dei piccoli gesti quotidiani.

È un problema, quello della salvaguardia della natura, che non ha confini geografici. L’inquinamento di un Paese inevitabilmente si ripercuote anche sugli altri.

Di questo bisogna acquistare maggiore coscienza, e prevedere, ad esempio, dei veri e propri embarghi a carico di quei Paesi che sfruttano il territorio in maniera selvaggia e irresponsabile, che non sanno gestire i rifiuti e li accumulano in segreto.

«Il coraggio è l’abilità di riconoscere i propri limiti e impegnarsi a superarli».
Gli incendi si spengono con l’acqua, non si combatte il fuoco con il fuoco.
A questo devono essere pronte anche e soprattutto le generazioni più giovani, che domani dovranno affrontare le peggiori conseguenze degli errori di oggi. Forse dovranno stupirsi anche soltanto per una nevicata in montagna. Per cose che oggi diamo per scontate, ma che, purtroppo, così scontate ormai non sono più. I ghiacciai si riducono e la desertificazione è un processo avviato e molto vicino a noi.

Non bisogna disperare. Ogni difficoltà può essere trasformata in opportunità.
L’aquilone si solleva con il vento contrario.
Con questo spirito portiamo avanti l’azione di Meritocrazia. Mettendo passione in ogni cosa, con desiderio di iniziativa.
Vogliamo un nuovo patto per il benessere comune. Ci impegniamo a investire in umiltà, garbo e correttezza. Lo facciamo perché la vita è fatta di scelte, e chi non si mette in gioco, chi non si mette in discussione non ha neppure la possibilità di riuscire.
Il contributo di tutti è fondamentale per rendere questo mondo davvero vivibile, davvero unito. Ma serve un impegno vero, non di facciata, di proclama. Dobbiamo sentire il dovere di (re)agire, senza attendere sollecitazioni esterne, con intraprendenza. I problemi sociali sono agli occhi di tutti, e nessuno può voltarsi dall’altra parte.
«Se non sai quello che vuoi, finisci con un mucchio di roba che non vuoi». Se invece conosci la direzione dei tuoi desideri, non ci sono limiti ai sogni e alla felicità.

Tutti i comunicati di Meritocrazia si chiudono con l’espressione ‘Stop war’. Non è soltanto un’invocazione alla pace. È soprattutto un monito rivolto a tutti: smettiamo di travolgere l’essenziale per il superfluo.



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