L’intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva

Di molti termini si fa un uso troppo frequente e poco consapevole. Non si riescono a cogliere bene le sfumature, che sono importantissime.

Occuparsi di politica vuol dire saper affrontare le difficoltà che in concreto si possono verificare nell’ambito di un percorso di crescita. Bisogna anzitutto saper calibrare bene l’impegno per capire come meglio contribuire al progresso culturale del Paese, per dettarne le linee di evoluzione.
In questo, un passaggio chiave è dato dalla comprensione delle dinamiche di sviluppo dell’intelligenza emotiva dei ragazzi delle più recenti generazioni. I modelli seguiti sono molto incerti e spesso contraddittori, tra pretese delle famiglie, della scuola e della società. Tre mondi diversi nei quali si perdono le fragilità degli adolescenti, e le personalità finiscono in una specie di irrefrenabile centrifuga.
In politica, l’intelligenza emotiva è fondamentale. Dipende dal flusso di informazioni e dalla capacità di dialogo dei singoli con il resto della comunità. Ha un effetto decisivo nel processo democratico.
Pensare. Riflettere. Non agire d’impulso. Saper ammettere gli errori e fare un passo indietro, per rimediare.
Questo bisogna imparare a fare.

Fino a quando si resterà arroccati sui propri convincimenti, difendendo a tutti i costi la bontà delle proprie scelte, puntando il dito contro l’altro, in una malsana continua competizione e alla ricerca della migliore affermazione di sé, saremo destinati a perdere. In Civiltà e progresso.
Nel lavoro, nelle relazioni con l’altro, in famiglia, ovunque, l’intelligenza emotiva serve. È quello che fa cogliere i propri sbagli e che accende un riflettore sui propri limiti. Aiuta a migliorarsi grazie all’incontro con l’altro.

Il costruttore è colui che unire più componenti per realizzare un’opera nuova.
Come costruttori di civiltà dobbiamo agire anche noi, mettendo in disparte le nostre certezze e favorendo l’alchimia delle idee. Per questo Meritocrazia favorisce i momenti di discussione, su temi singoli o su ragionamenti di metodo, per dare spazio a una politica libera da logiche partitiche, ispirata solo a valori e principi.

Il pensiero politico moderno è rivolto soltanto a catturare i consensi, segue strategie di stampo elettorale. Il pensiero politico puro, invece, cresce sui bisogni dei cittadini ed è funzionale soltanto al migliore benessere dei singoli e della comunità.
La comunicazione, oggi, è affidata soltanto ai social, ed è pilotata da algoritmi. Non c’è nulla di davvero libero o democratico nell’anarchia espressiva di questo momento storico. Rifugiandosi nel virtuale e perdendo il senso del vero, si finisce in una vera e propria deriva emotiva, dalla quale non riusciamo a risalire.
Per vincere questa sfida difficilissima, dovremmo riconquistare curiosità, voglia di sapere, di approfondire, senza limitarci alle notizie riportate sui giornali, che non fanno altro che alimentare un deleterio giustizialismo. Nella caccia alle streghe, a finire sul rogo è sempre la nostra intelligenza emotiva. Tutto si complica e l’agire comunicativo diventa sempre più liquido, flebile. Ci si affida alle raccomandazioni, si cercano scorciatoie.
Riscopriamo invece le nostre emozioni e costruiamo un pensiero diverso. Fatto di vera libertà.



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