L’OPPORTUNITÀ È VITA – 7 MARZO 2021

L’OPPORTUNITÀ È VITA – 7 MARZO 2021

Ore spese nel traffico nell’impresa di rientrare in città. Ortaggi insapori e aria irrespirabile. Inquinamento marittimo. Ghiacciai in scioglimento. Specie in via di estinzione. Deforestazione selvaggia. Preoccupante crescita del livello di sofferenza di categorie già in debolezza.

Si avverte il disagio, ma non la responsabilità.

Gli impegni familiari e lavorativi dettano i ritmi del quotidiano e sottraggono tempo alla riflessione. Sopravvivere è la missione. O, per altri, lottare per mantenere un tenore di vita all’altezza delle ambizioni.
E così sfugge che, intanto, il mondo intorno cambia irreversibilmente. Nella corsa affannosa verso il traguardo della felicità personale, si finisce per dimenticare che il benessere individuale è in legame inscindibile con la qualità della vita comune.

La crescita di ognuno è data dell’avvicendarsi di sensazioni e stati d’animo. Le esperienze personali insegnano e il tempo porta cambiamenti essenziali alla maturazione delle coscienze. I momenti di mancata serenità e le inquietudini interiori portano a ricercare nuovi equilibri.
Ugualmente, la civiltà si evolve con il passaggio attraverso epoche diverse. Ed è sempre la cura dello spazio condiviso il principale momento di arricchimento, proprio e altrui, e di realizzazione dello star bene collettivo.

Ogni miglioramento muove dall’evidenza di criticità da superare. Di vuoti da colmare.
La parte più importante di ogni cosa è sempre quella che manca.
Il bicchiere pieno serve meno di quello vuoto, che è sempre pronto a essere riempito e che deve poi essere vuotato per ritornare alla sua utilità funzionale.
Se non potesse esser vuoto, un bicchiere non sarebbe un bicchiere. Come un vaso non sarebbe un vaso.
«Trenta raggi convergono nel mozzo. Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità della ruota. Si plasma l’argilla per farne un recipiente. Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità del recipiente. Si aprono porte e finestre per fare una stanza. Ma è dove non c’è nulla che sta l’utilità della stanza. Così il “c’è” presenta delle opportunità, che il “non c’è” trasforma in utilità» (Lao Tze).

A sollecitare la ricerca del meglio è, di solito, il desiderio di qualcosa che non si ha, di quello che non c’è. Si riesce ad apprezzare la bellezza di ciò che si ha soltanto quando lo si perde. È allora che ci si concentra sul vuoto lasciato da ciò che era e non è più.

E invece, in un momento di evidente liquidità, nella battaglia contro il nemico invisibile ma tenace che piega il mondo da oltre un anno, serve tenere la vista sulle risorse da valorizzare. Perché l’unica soluzione, quella definitiva, è nella strategia d’approccio.

È il tempo della concretezza, che impone di superare le logiche dell’Io e l’ostacolo del fare individualista, e di dirigere ogni sforzo nel verso della causa comune, che è causa di ciascuno.

Meritocrazia è il vuoto pronto ad accogliere ogni moto di libertà partecipativa, il desiderio di verità e l’altruismo dell’impegno collettivo e della cittadinanza attiva. Spazio di convergenza delle idee e motore della Rivoluzione dei valori. La Persona al centro di ogni opera.

Senza disperdere le energie in disutili battaglie per il potere, Meritocrazia conserva il focus sui bisogni, con attenzione per ogni aspetto della realtà, apprezzandola e lavorando per migliorarla. La priorità resta dar risposta adeguata alle fragilità, che si presentano con sfumature differenti e che, quindi, meritano sostegno diversificato.

Occorre cogliere le opportunità offerte dall’esistente, per creare utilità nuove.
Il progresso sta nella capacità di riempire con saggezza i vuoti e forgiare il nuovo sui bisogni del vecchio.
L’evoluzione delle Civiltà è nella sapienza della scrittura di una pagina bianca.



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