L’orgoglio della bandiera

L’orgoglio della bandiera

Sotto una comune bandiera si riuniscono popoli, si nascondono speranze, si raccolgono culture.
E ogni bandiera è sempre frutto di conquista.
Nella Storia le terre occupate, al prezzo di pesanti battaglie, sono sempre state segnate mediante l’apposizione del nuovo vessillo.
In nome delle bandiere e per le bandiere si sono fatte guerre, si sono costruiti equilibri economici nazionali e internazionali.

Ma la bandiera resta un simbolo.
Vale molto di più quello che c’è dietro. Vengono prima i bisogni, le sofferenze, le delusioni, i progetti.
Nel proprio personale percorso di vita, ciascuno di noi assiste a cose che non vanno, vede altri arrivare prima soltanto perché conoscono delle scorciatoie. Sono cose che tradiscono l’identità rappresentata dalla bandiera. Ne tradiscono i valori.

I colori della nostra bandiera, in particolare, li dobbiamo al genio, tra gli altri, di Dante, di Petrarca, di Boccaccio, che, ben prima del Risorgimento, diedero un contributo prezioso alla realizzazione di un’Italia unita. Ben prima dell’impresa garibaldina.
Un progetto, quello dell’unificazione nazionale, costato fatica e sacrificio e che ha richiesto tempo, tanto tempo.
Ci sono state persone che ci hanno creduto davvero, fin dal principio. E persone che hanno partecipato all’impresa sulle prime ma poi hanno desistito, arrendendosi alle prime difficoltà.
E anche oggi, sono in tanti a dire ‘io ci sono’ o ‘io ci credo’, prendendo parte a un progetto, e poi a rinunciare a fare quello sforzo in più, trovando la scusa di piccoli o grandi impedimenti.

Soltanto chi combatte senza resa può poi vivere la soddisfazione della riuscita. Servono passione, costanza, capacità di osservazione.

Una settimana fa Meritocrazia Italia incontrava più di trenta tra le più rappresentative associazioni operanti a livello nazionale e locale. Si metteva in ascolto, con spirito di servizio, e senza pretese di protagonismo. Senza dettare i tempi. Ha riunito sensibilità molto diverse attorno allo stesso tavolo, agli stessi propositi. Con umiltà, ha chiesto aiuto, offrendo a tutti la propria bandiera. Alla quale non rinuncerà mai.
È comodo lasciare una bandiera per abbracciarne una più fortunata, o con la quale si può ottenere di più nell’immediato. Ma non è possibile farlo se quella bandiera è stata colorata di sacrificio, di impegno, di storia.

Il Rinascimento ha impresso al Paese una spinta importante dal punto di vista culturale, grazie al valore di punti di riferimento che resteranno fermi nei secoli, Giotto, Michelangelo, Caravaggio, Antonello da Messina, Piero della Francesca, Signorelli, Bellini, Tiziano. I papi sceglievano di arricchire e abbellire le chiese con i dipinti di quegli artisti che hanno saputo vedere oltre e hanno rappresentato e reso lustro al tricolore, che sarebbe poi stato consacrato con l’Unità d’Italia, ma molti anni dopo.
In un progetto in crescita non ci può essere chi gioca la partita e chi fa da spettatore, chi tifa a distanza quando ha l’opportunità di essere in campo a dare una mano ai compagni. Se è un progetto di concretezza, nella concretezza, bisogna esserci.

L’affermazione del Merito non è un impegno altrui. È anzitutto un nostro compito, una nostra responsabilità.
La bandiera va portata con orgoglio. Sempre, in ogni circostanza.Ma