L’OSSIGENO DELLA CITTADINANZA ATTIVA – 23 GENNAIO 2022

L’OSSIGENO DELLA CITTADINANZA ATTIVA – 23 GENNAIO 2022

Gli alberi sono il polmone della Terra.
La nostra vita dipende dalla loro capacità di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno. Dalla qualità dell’aria che respiriamo dipende la qualità della nostra vita.
Si sa. Lo si studia fin da bambini. Ma poi non ci si fa caso. Lo dimostrano gli ettari di foreste disboscate e distrutte.
Non si fa caso neppure al fatto che il verde è fondamentale anche per quello che può insegnare con la sua costanza e la sua resilienza.

Un insieme di cittadini che sceglie di voltarsi dall’altra parte, di negare la mano a chi è in difficoltà e di non combattere contro le diseguaglianze, facendo la propria parte nel vivere comune, è come un bosco di alberi secchi. Non svolge la sua funzione. Non produce ossigeno.

L’Uomo tende alla ricerca del benessere. È nella sua natura. Ma in questo deve essere supportato dallo Stato, chiamato a rimuovere le barriere all’equa distribuzione delle opportunità, a promuovere l’unione e lo spirito di cooperazione, e assicurare libertà reali, non fittizie.
Nel 1776, Thomas Jefferson scriveva «Noi sosteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal Creatore di diritti inalienabili, tra i quali sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini i governi, che derivano i loro poteri dal consenso dei governati; che, ogni qualvolta una forma di governo diventi perniciosa a questi fini, è nel diritto del popolo di modificarla o abolirla, e creare un nuovo governo, che si fondi su quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quel modo che gli sembri più idoneo al raggiungimento della sua sicurezza e felicità».
Un passaggio della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti sull’abolizione di tutto ciò che è negazione della libertà e della felicità.

La gestione non ragionevole delle emergenze, la dismissione delle responsabilità e la disattenzione rispetto alle priorità generano disillusione. A lungo andare, alimentano la disaffezione e le divisioni e scoraggiano anche chi desidera fortemente avere fiducia e avverte il senso di responsabilità della cooperazione.
I cittadini meritano che le Istituzioni creino le condizioni per il raggiungimento di livelli adeguati di felicità sociale, nel rispetto della dignità di ciascuno e mediante un sistema di comunicazione che crei consenso consapevole, che consenta al Popolo di comprendere.
Sviste ed errori di valutazione possono avere giustificazione in situazioni di prima straordinarietà, ma nel tempo devono trovare un correttivo. A distanza di anni dall’avvio della crisi pandemica, è necessario andare oltre a riflessioni di pura emergenza, puntare a equilibri stabili, di lungo periodo, mostrare coerenza, serietà e responsabilità.

Diversamente, è facile che il cittadino finisca per sentirsi suddito.

Riprendendo le parole di Thomas Jefferson, però, è il cittadino che sceglie il proprio governo. E quando il cittadino è chiamato a esprimere la propria preferenza in sede elettorale deve scegliere con ragione e consapevolezza, sulla base delle qualità personali e non sulla base di rapporti di amicizia o parentela o nell’attesa che vengano mantenute promesse di agevolazioni e favori.
Questo vale oggi più di ieri, in un contesto nel quale chi fa politica combatte in nome di ideali che è pronto a tradire per interessi individuali, economici o anche solo di autoaffermazione di sé. Basti pensare al gioco continuo di alleanze mutevoli.

Vivere davvero la politica spetta a tutti e vuol dire dare il proprio contributo alla costruzione di una Cultura del rispetto e della partecipazione. Questo genera l’ossigeno e porta al raggiungimento di un benessere collettivo.

Un insieme di cittadini che non è in grado di vivere la cittadinanza attiva è come un bosco che manca di verde.



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