NON C’È FALLIMENTO SENZA POSSIBILITA’ DI RIPRESA

NON C’È FALLIMENTO SENZA POSSIBILITA’ DI RIPRESA

L’emergenza indebolisce un Paese già fragile. Piove sul bagnato. E una riflessione s’impone.
Le difficoltà portate dalla pandemia sono amplificate dalla superficialità mostrata dai popoli nel tempo. Il colpevole non ha nome. Ogni ricerca di responsabilità diretta è vana.
Negli ultimi anni, il populismo si è presentato come la migliore espressione possibile di democrazia. L’idea di un ‘Governo del Popolo e per il Popolo’ ha ammaliato tutti, indistintamente. Ha dato l’illusione che rompere con le inefficienze di un passato ancora prossimo fosse possibile.
A un certo punto, il Popolo, detentore della Verità e capace di soluzione a qualsiasi problema, ha ripreso la parola. Il pensiero di Rousseau ha d’un tratto recuperato attualità; si è radicata la convinzione che la volontà generale non possa essere rappresentata da altri che dal Popolo stesso. Il Popolo deve potersi esprimere per via diretta. Deve poter approvare ogni provvedimento normativo senza mediazione.
A conti fatti, però, l’attuazione dell’idea ha portato null’altro che profondo imbarazzo. E ciò che si è creato è un deleterio scollamento tra le esigenze dei cittadini e l’azione politica, che alle prime dovrebbe essere parametrata.
Il Popolo è capace di scegliere i propri rappresentanti, ma non sempre ha la competenza necessaria a far fronte a ogni problema.
La contingenza cristallizza proprio la presa di coscienza che la mancanza di competenze da parte delle istituzioni finisce per avere un impatto negativo irrimediabile anche sulla effettività del principio di democraticità. E rappresenta un vulnus inaccettabile al sistema di gestione.
Serve una rappresentanza diversa.
Serve maggiore consapevolezza, negli obiettivi e nelle scelte dirette a realizzarli.
Non è dubbio che il contributo dei cittadini sia fondamentale, ma in altra direzione.
Evitare di utilizzare l’auto per piccoli spostamenti, scegliere il vetro alla plastica, dedicare attenzione alla raccolta differenziata sono piccoli gesti che possono contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutti.
Eppure si assiste ancora a eclatanti offese al senso civico e si avverte una diffusa disaffezione nei confronti delle meraviglie ambientali.
Il gruppo di rappresentanza politica non reca che i segni della condizione sociale del momento.
Il quadro è desolante.
C’è, però, che i momenti difficili portano con sé anche opportunità. L’ambiente avvertiva da tempo il bisogno di uno stop delle attività umane e oggi riprende respiro. I mari si ripopolano di esemplari in estinzione. L’aria torna a essere salubre.
L’Uomo non è padrone del Mondo. Ne è soltanto una piccola componente. È servito un virus letale a darne la misura.
L’emergenza ha dato voce a debolezze nascoste e ha svelato il fallimento dell’Uomo.
Ma non c’è fallimento senza possibilità di ripresa. Il miglioramento delle condizioni di vita non passa soltanto per l’azione politica, ma, prima di tutto, da una responsabile gestione del quotidiano da parte dei singoli. Le nuove parole d’ordine devono essere ‘responsabilità’, ‘studio’ e ‘impegno’.
L’inerzia non aiuta alla costruzione di un Mondo diverso.
Che i cittadini siano non spettatori, ma motore attivo del benessere proprio e altrui.



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