SAPERE AUDE!

SAPERE AUDE!

‘Dove siamo finiti?’ è un’espressione che ricorre spesso. Segna la delusione per l’incapacità di essere Popolo, di metabolizzare le diseguaglianze e di farne tesoro, di combattere per l’equità sociale e per un ambiente sostenibile.
Nei momenti di maggiore scoramento, uno sguardo al passato restituisce fiducia.
Secondo la ricostruzione di Tsvetan Tsvetanov, quel cambiamento radicale che, più di ogni altro, ha tracciato le linee della nostra identità cultuale è concentrato nei primi tre quarti di secolo dell’800. Fu all’epoca che, per la prima volta nella storia, gli uomini decisero di prendere in mano le redini del proprio destino. A muoverli, il desiderio di migliorare il benessere collettivo. Il contagio fu rapido in tutt’Europa e trovò espressione nella filosofia politica, nelle scienze, nell’arte e nella letteratura. Il solco segnato è profondo e se ne scorge ancora traccia.
A seguire, l’audacia e la capacità di forzare i limiti del tempo e le resistenze degli scettici consentirono a Cristoforo Colombo di disegnare una nuova geografia terrestre. La mappa celeste cambiò sotto Copernico e Galileo. Kant rinnovò i meccanismi della conoscenza.
I grandi del passato insegnano che il coraggio della volontà consente sempre di traguardare l’obiettivo.
Sull’esempio, oggi occorre reagire al disfattismo. Con il garbo della competenza, serve combattere contro le difficoltà, non contro le persone.
Per tornare ai giorni nostri, aumento della pressione fiscale, controllo maniacale della contabilità di ogni attività, defiscalizzazione soltanto per i pagamenti a mezzo POS, privazioni vendute come utili riforme, sono le armi di uno Stato incapace di dare risposte adeguate ai bisogni. Uno Stato che non crea ricchezza è il motore propulsivo dell’autodistruzione. Gli ultimi interventi normativi sulla giustizia penale, che non garantiscono tempi adeguati alla decisione e fanno violenza ai principi fondamentali del giusto processo, completano il quadro.
Eppure il presente può cambiare.
Nel rispetto della storia e di chi ha consegnato al presente gli strumenti per essere Civiltà, è il momento di ricostruire. Bisogna prendere consapevolezza che proseguire nel percorso di crescita, interrotto da un po’, è possibile.
Ci sono persone che ci credono e hanno voglia di realizzare, a piccoli e grandi gesti, qualcosa di realmente importante per l’Italia. Desiderano gridare, col fare e non con la polemica, l’indignazione per le ingiustizie del quotidiano e per il cattivo sentimento che muove l’agire pubblico. Vogliono rispondere alla cattiveria collettiva, che trova mostra in ogni occasione. Non è un caso che a far notizia non siano le sentenze di assoluzione, ma quelle di condanna. E la stampa vi si adagia. Alimentando l’odio reciproco, in un pericoloso circolo vizioso.
Bisogna osservare le dinamiche sociali e politiche, per coglierne i limiti, individuare le possibilità di crescita e recuperare con la costruzione.
Abbandonare le consuete logiche egoistiche a favore del solidarismo di ispirazione costituzionale è il primo passo per la riconquista della Civiltà.
Più che attuale è la sollecitazione di Kant al coraggio di dismettere pigrizia e viltà: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e di coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!».



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