TUTTO DIPENDE DA NOI – 2 DICEMBRE 2021

TUTTO DIPENDE DA NOI – 2 DICEMBRE 2021

In una Società poco coesa, è facile cedere alla tentazione di rifugiarsi nel conforto delle categorie. E tracciare una linea netta tra buoni e cattivi, amici e nemici. Oggi, tra ‘pro vax’ e ‘no vax’.

Nel 1960, lo psicologo James Rotter distingueva gli individui in relazione alla scelta di collocare il proprio ‘locus of control’ (letteralmente, il luogo nel quale si esercita il controllo) dentro o fuori di sé.
Chi posiziona il timone della propria vita dentro di sé crede che il benessere personale dipenda soltanto dal modo in cui si pensa e si opera, dalla propria volontà, da quanta determinazione si è disposti a riporre nelle azioni mirate a raggiungere certi obiettivi. Chi, invece, lo posiziona all’esterno affida il proprio futuro a fattori che non può manovrare, al fato, alla sorte, al caso, agli dei, e attende passivamente che il destino si compia.

Tutto dipende soltanto dall’attitudine psicologica di partenza.

Si può pensare che il sacrificio non serva a nulla e così dismettere ogni impegno. E quel che deve essere sarà. Oppure si può credere di avere il potere di pilotare gli eventi e di scegliere la misura della propria felicità, e canalizzare le energie verso il traguardo che si preferisce.
Si può scegliere di guardare tutto da vicino e abbassare la prospettiva, coltivando con meticolosa attenzione il proprio orticello. Prestando cura soltanto al proprio lavoro e alla propria famiglia. Oppure si può abbracciare un orizzonte più ampio e capire che ogni esistenza è composta da una parte di individualità e da una di socialità. L’individualità trova davvero soddisfazione soltanto in un quadro di equilibrio sociale e benessere condiviso. Il disagio di molti non consente ai pochi fortunati di godere appieno del privilegio di una vita migliore soltanto a parole.
In questo senso, è estremamente interessante la riflessione svolta da Max Weber a proposito dello sviluppo del capitalismo industriale in Europa. Una vocazione protestante, di natura calvinista, che oggi potremmo dire contraddistinta da un ‘locus of control interno’, portò a cercare conferma della salvezza attraverso la realizzazione economica. Attraverso un profitto non inteso come valore in sé, ma come strumento utile a generare nuova ricchezza, grazie a continui re-investimenti. Una forte spinta all’impegno imprenditoriale condusse al consolidamento dell’era industriale in Occidente. Da una valutazione di natura soggettiva dell’esistenza dei singoli si raggiunse l’apice del progresso, che portò con sé anche una innegabile crescita democratica e la migliore affermazione dei diritti fondamentali.

Il punto è che chi è certo di avere talento ha il dovere di trovare il coraggio di esprimerlo, di affrontare la sfida della realizzazione delle proprie ambizioni.
Chi si rassegna e chi reputa di poter vivere bene ignorando il contesto sociale, dimenticando di essere parte di una Comunità, finisce per deturpare il quadro. Perché il mancato impegno civico di tanti e l’indifferenza rispetto al bene comune portano all’affermazione di una classe dirigente animata da interessi personali e incapace di contribuire alla costruzione di solidi equilibri.

Di fronte a una tela a strisce bianche e nere, Meritocrazia si propone di fare la sua parte stimolando la coscienza sociale, affinché si abbia la forza di non lasciarsi travolgere da quell’ovvio che porta a schierarsi dalla parte del sì o del no sulla base di notizie lette sui giornali, spesso incomplete e artatamente orientate ad accrescere il malcontento e fomentare l’odio nei confronti di qualcuno o di qualcosa.
La missione è nella riconquista della libertà.
Il sogno è quello di creare un Paese in cui l’informazione infedele e negativa, che oggi dilaga e non si arresta neppure in periodo di festa, non attecchisca facilmente e in cui ci si sappia concentrare sulle risorse a disposizione e sul successo al quale possono portare l’impegno e il sacrificio. Il sogno è quello di creare un Paese nel quale a prevalere siano sentimenti di ottimismo e fiducia. Fiducia nelle potenzialità della ricerca, nella possibilità di recupero ambientale, nella forza della cittadinanza attiva.

Che il quadro si faccia bianco. E il nero non sia d’arricchimento e bellezza.
Diversamente, ad avere il sopravvento sarà la depressione collettiva, che dalla negatività genera altra negatività.

Meritocrazia ha scelto di collocare il locus of control al proprio interno. E riprendere le redini di una felicità condivisa.



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