Un’unica arma, il sorriso
Nel sorriso alberga il segreto delle relazioni umane, perché, come sostenevano i filosofi dell’antica Grecia, nell’esternazione dei sentimenti è la capacità dell’Uomo di creare e conservare il contatto con l’altro.
Con un semplice sorriso si può creare empatia, connessione.
Certo, non sempre il sorriso ha un’accezione positiva. C’è il sorriso esitante, quello supplice, quello sciocco e quello imbarazzato. C’è il sorriso beffardo, che non avvicina e anzi allontana.
Dietro lo stesso termine si possono nascondere realtà molto diverse. Dipende.
Uso questa immagine, però, per riflettere su quanto possa essere semplice entrare in sintonia con altre persone e su quanti ostacoli invece incontriamo, in realtà, nel farlo.
In settimana leggevo un articolo di giornale sul modo in cui è cambiato nel tempo il senso della felicità.
Nell’immediato dopoguerra, superate le ansie, il terrore per i bombardamenti e le deportazioni, e il disagio nel dover vivere in modo precario, si avvertiva un certo sollievo nel poter tornare a condividere gli spazi comuni. A tutto era riconosciuto un grande valore, anche alle cose più semplici. Un piatto di pasta consumato in famiglia, una bella giornata di primavera. Bastava poco per dare felicità.
Lo abbiamo sperimentato, in misura forse diversa, durante il periodo dell’emergenza pandemica, quando speravamo di poter ritornare ad abbracciarci e recuperare il contatto con il mondo esterno e con la natura. Per noi però le cose sono andate diversamente. Passata la paura, si sono addirittura acuite le divisioni sociali. Pensiamo solo a noi stessi e poco ci importa degli abbracci.
Potremmo dividere la vita umana in due fasi, connesse tra loro. Quella privata, che si gestisce nella riservatezza del proprio spazio personale, si consuma nelle mura domestiche. E quella pubblica, che inizia quando si varca la soglia della propria abitazione e si fa un passo verso il mondo esterno.
Il punto è che, nello spazio privato, pesiamo tutto, calcoliamo le spese, dividiamo l’impegno per massimizzare il benessere. In quello comune, invece, a nessuno importa troppo del decoro urbano, di tenere le strade pulite, di conservare l’aria salubre.
Dalla presa d’atto di questo decadimento valoriale mi è venuta l’idea di partire, nel ragionamento, dal sorriso.
È come se vivessimo contemporaneamente in due dimensioni, una reale e una virtuale. Non ci rendiamo conto che passiamo molto più tempo fuori che dentro casa. E soprattutto non ci rendiamo conto che di questo noi abbiamo assolutamente bisogno. Ricordiamo quanto soffrivamo in tempo di pandemia. Allora capimmo davvero il valore della libertà, dei diritti, della democrazia, della vita di relazione. Quanto è pesato l’isolamento a livello psicologico per moltissimi di noi?
Meritocrazia Italia vuole dare un senso a queste considerazioni con l’opera quotidiana.
Con orgoglio promuoviamo idee che pensiamo possano cambiare il presente, e quindi anche il futuro.
Con senso pratico, partiamo dai bisogni dei territori, cogliamo i problemi (crisi idrica, carenza infrastrutturale, emergenze ambientali, spopolamenti) e ne facciamo un’esigenza di tutti risolverli. Sollecitiamo le Istituzioni, mettendoci a disposizione con fare collaborativo.
Siamo le stesse persone nella vita privata e in quella pubblica.
Facciamo del sorriso l’arma vincente nel creare empatia, nel trasmettere la voglia di essere parte attiva del cambiamento. Sono in tantissimi oggi a non andare neppure a votare, perché non si sentono parte del tutto. Sono proprio quelli che vanno stimolati, risvegliati dal torpore.
