La nuova vulnerabilità dei giovani, tra precarietà lavorativa, instabilità emotiva e solitudine
In un tempo caratterizzato da rapidissimi cambiamenti sociali, economici e culturali, i giovani si trovano sospesi in un territorio incerto, dove i punti di riferimento vacillano e le opportunità appaiono sfumate.
È in questo scenario che occorre ribadire la necessità di mettere al centro delle politiche giovanili un tema fondamentale: la vulnerabilità, che non significa debolezza, ma condizione umana da riconoscere, proteggere e trasformare in una leva per la crescita.
I giovani vivono oggi forme nuove e complesse di vulnerabilità: precarietà lavorativa, instabilità emotiva e relazionale, difficoltà di accesso allo studio e ai servizi, disuguaglianze territoriali, dipendenze digitali e un diffuso senso di solitudine. Questi elementi non possono essere ignorati da chi disegna il futuro del Paese.
Ed è indispensabile anche un cambio di paradigma: non bastano interventi frammentari o misure emergenziali. Occorre una strategia sistemica che recepisca le istanze dei giovani, ne riconosca i bisogni reali e promuova percorsi che restituiscano fiducia, competenze e dignità.
Parlare di vulnerabilità significa prima di tutto accettare che nessuno sia lasciato indietro, e che la tutela del suo potenziale è un investimento non negoziabile.
In questa prospettiva, sarebbe opportuno puntare su servizi di supporto psicologico e orientamento accessibili, continuativi e diffusi sul territorio, per prevenire isolamento e disagio emotivo; percorsi di formazione mirata e aggiornamento delle competenze, capaci di rispondere alle reali esigenze del mercato del lavoro ma anche di valorizzare i talenti individuali; sostegno concreto all’autonomia, con politiche abitative e strumenti economici pensati non come assistenzialismo, ma come trampolino verso un’indipendenza responsabile; spazi di partecipazione attiva, dove i giovani possano esprimersi, confrontarsi, incidere sulle scelte pubbliche e percepirsi realmente parte del tessuto comunitario; tutela delle fragilità digitali, con programmi educativi su consapevolezza online, benessere digitale e prevenzione delle dipendenze.
La vulnerabilità giovanile è la fragile crepa attraverso cui può passare la luce del cambiamento.
Trascurarla significa compromettere l’equilibrio sociale.
Riconoscerla e affrontarla significa costruire una società più giusta, inclusiva e meritocratica.
Istituzioni, scuole, famiglie e mondo produttivo sono chiamati a fare fronte comune, perché la responsabilità verso i giovani non può essere delegata né rimandata.
Solo proteggendo e valorizzando chi oggi si sente esposto o in difficoltà sarà possibile garantire al Paese un futuro stabile, innovativo e capace di crescere.
Per una società che non abbia paura di guardare alla vulnerabilità come alla prima forma di forza collettiva.
