Meritocrazia Italia: Attacco in Iran. Si è aperta una pericolosa crisi del diritto internazionale

Meritocrazia Italia: Attacco in Iran. Si è aperta una pericolosa crisi del diritto internazionale

Si lavori ad un piano di pace per la costruzione di un futuro di stabilità e cooperazione
creando una maggiore capacità di interlocuzione tra gli Stati

Ucraina, Venezuela, Iran, Palestina, e tanto altro sono la prova di una escalation senza fine dei conflitti senza che Organismi Internazionali nati per conservare la pace siano in grado di dettare i tempi.
Nell’era di maggiore civilizzazione appare scoordinato questo agire senza filtri diplomatici e soprattutto senza che si alzi un coro unanime per ambire ad una serie mediazione.
Le differenze tra Popoli, tra Culture ed Economiche ci saranno sempre ma nel frattempo stiamo amplificando la rincorsa agli armamenti e sempre meno la corsa al Dialogo.
MI chiede con forza al Premier Meloni e a tutti i leader internazionali di fare uno sforzo, il massimo sforzo, per costruire ponti di pace di integrazione politica.
Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una crisi dello scenario geopolitico mondiale che sta mettendo fortemente in discussione la tenuta del diritto internazionale. Il 28 febbraio scorso, Stati Uniti ed Israele hanno, infatti, dato seguito ad un massiccio attacco preventivo contro obiettivi militari e governativi in tutto il territorio iraniano. La guerra è in espansione: la rappresaglia iraniana ha infatti colpito anche la metropoli globale di Dubai ed altre regioni del Golfo. E se già il conflitto tra Russia – Ucraina o quello israelopalestinese hanno fatto emergere un vero e proprio disequilibrio permanente nelle relazioni internazionali, è anche vero che tra i soggetti coinvolti ci sono
sempre stati rapporti atavici e scontri più che millenari, dovuti molto spesso ad una vicinanza geografica, che ha portato all’inasprimento delle relazioni di vicinato e alla volontà di una comunità di prevalere sull’altra.
Negli attacchi che si stanno consumando negli ultimi giorni, per mano degli Stati Uniti e di Israele ai danni dello Stato iraniano, la matrice è invece totalmente diversa. Infatti, appare evidente che trattasi di azioni che rischiano inevitabilmente di compromettere le relazioni tra i diversi Paesi del panorama internazionale, che rifiutano l’intermediazione delle Nazioni Unite al pari del dialogo che negli anni è stato sempre attivo con l’ONU, con l’intento di creare un mondo dominato da rapporti di forza e politiche sovraniste, che trovano la loro matrice nella non accettazione di una cultura differente e nel caso de quo, del rifiuto della cultura di matrice islamica. Eppure, un dato resta incontrovertibile: l’inviolabilità del principio di autodeterminazione dei popoli e il diritto di ciascuno Stato di organizzarsi secondo le proprie logiche teocratiche. Nessuno Stato può essere costretto a vivere nel timore di invasioni o interferenze da parte di Paesi terzi che ne minaccino l’identità e la sovranità, salvo che l’esercizio di tale diritto non si traduca, a sua volta, in aggressioni o attacchi nei confronti di altri Stati.
D’altronde, l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite sancisce il divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, principio cardine dell’ordinamento giuridico internazionale contemporaneo, al pari della nostra Carta Costituzionale che sancisce un principio altrettanto fondamentale che è quello di ripudiare la guerra, disposizione normativa che impone di riconoscere limitazioni a fini di giustizia e di pace della propria sovranità, principi che debbono necessariamente continuare ad essere rispettati e tutelati.
Dinanzi a tale scenario di smarrimento generale, Meritocrazia Italia ritiene necessario dotarsi di uno sguardo autentico, in grado di generare un nuovo modo di stare al mondo e ritiene oramai improcrastinabile la scelta di creare relazioni internazionali fondate su un ritrovato dialogo, che istituisca la pace come vocazione istituzionale, e che abbandoni le logiche di autoaffermazione, autoreferenzialità e che sposi la cultura dell’umiltà e della diplomazia.
Il multilateralismo, se non vuole ridursi a mera diplomazia di facciata o a calcolo di veti, va inteso come architettura etica della corresponsabilità: non semplice coordinamento di interessi, ma disciplina della co-costruzione della casa comune. In un mondo strutturalmente interdipendente, la sovranità è autentica solo quando si fa responsabilità, e la sicurezza è credibile solo quando è condivisa. In questa luce, la Costituzione italiana conserva una singolare forza profetica. L’articolo 10 cristallizza un principio di civiltà giuridica: l’ordinamento della Repubblica si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
Non è clausola tecnica, bensì criterio ordinatore: la legalità internazionale non è un orpello retorico, ma la misura della legittimazione dell’agire pubblico, soprattutto quando la pressione geopolitica tenta di elevare la forza a diritto. Tale apertura affonda in un fondamento più radicale: la dignità ontologica della persona umana, valore indisponibile e non negoziabile, che esige tutela effettiva e promozione del pieno sviluppo integrale dell’umano, individuale e comunitario. La dignità, come diritto sussistente, fonda la possibilità di un diritto internazionale panumano, ancora del nostro futuro giuridico: un ordine relazionale, non egemonico, capace di custodire l’unità senza uniformare e la pluralità senza frantumare, orientato a un multilateralismo di pace e giustizia. In coerente continuità, l’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali e riconosce le limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Non è invito alla debolezza, ma alla maturità politica: la forza, lasciata a sé, degenera in dominio; convertita in diritto e servizio, diviene tutela della vita.

Perché questi principi non restino formule, occorre una cultura all’altezza:
dialogo come via, collaborazione come condotta, conoscenza reciproca come criterio. È la postura di una
diplomazia generativa, che potremmo chiamare “altissima umiltà”: non rinuncia, ma lucidità; non subalternità, ma etica del limite che rende possibile l’incontro, sottraendo popoli e istituzioni alla tentazione della demonizzazione e della supremazia. In un tempo segnato da escalation e polarizzazioni, la scelta è netta: ricondurre la politica internazionale alla lingua del diritto, custodendo insieme autodeterminazione dei popoli e rispetto dell’altro, e restituendo al multilateralismo la sua verità: non rituale, ma responsabilità condivisa. Meritocrazia Italia, alla luce degli ultimi eventi bellici che si stanno susseguendo, esorta, dunque, al cessate il fuoco, confidando in un’azione politica che privilegi, senza dubbio alcuno, la diplomazia, avendo già in precedenza ribadito la propria contrarietà ad ogni guerra. Occorre, dunque, investire nuovamente impegno ed energie nella creazione di nuovi tavoli internazionali che portino alla costituzione di una nuova visione geopolitica e geoculturale unitaria in grado di superare i sovranismi nazionali creando una maggiore capacità di interlocuzione tra Stati.
Alla luce di quanto sopra, appare evidente che deve garantirsi pieno sostegno all’autodeterminazione dei popoli, ivi compreso quello iraniano esortando, altresì, al rispetto e alla tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei cittadini.
Con l’auspicio, dunque, che l’Italia e l’Europa affermino una propria identità e una reale capacità di interlocuzione politica per rispondere alle sfide globali con autorevolezza e lungimiranza e che assumano un ruolo attivo nei processi decisionali contribuendo alla costruzione di un futuro di stabilità e cooperazione.
Stop war.