Articolo su Haidt (‘Gente’): «Ragazzi, ribellatevi. Usate il telefono, non fatevi usare». Walter Mauriello per Meritocrazia Italia: «La nostra battaglia sul limite umano all’AI trova conferma scientifica. Lo porteremo al Congresso del Quirino»
L’articolo pubblicato dal settimanale Gente, che riprende le parole dello psicologo americano Jonathan Haidt, autore de ‘La generazione ansiosa’ e de ‘La generazione fantastica’, rappresenta una conferma autorevole della linea che Meritocrazia Italia porterà all’VIII Congresso Nazionale “L’Agenda Politica del Merito – U.T.I.L.E.” – Roma, Teatro Quirino, 16 e 17 ottobre.
Il servizio, dal titolo “Ragazzi, ribellatevi. Usate il telefono, non vi fate usare”, denuncia quello che il Presidente Nazionale Avv. Walter Mauriello definisce da due anni come “terrapiattismo digitale”.
L’infanzia è stata sostituita dallo schermo. Siamo passati dal gioco libero al gioco su schermo. Il risultato è dato da una pericolosa sintesi di ansia, solitudine, fragilità.
Si legge nell’articolo che
«Più tempo passiamo online, più le aziende guadagnano. L’utente non è il cliente, è il prodotto. Ogni momento passato a scrollare è sottratto a esperienze reali: gioco all’aperto, amicizie dal vivo, sonno e creatività».
I social promettono connessione e generano isolamento. Promettono divertimento e lasciano insoddisfazione.
Dalla denuncia alla proposta: mettere in pausa lo schermo.
L’articolo riporta le proposte pratiche di Haidt, che Meritocrazia Italia fa proprie e traduce in principio giuridico:
Mettere in pausa lo schermo. Rimandare l’uso dello smartphone, usare telefoni limitati a chiamate e messaggi, imporre pause di tre settimane per “resettare” il cervello. Disattivare le notifiche, tenere il telefono fuori dalla camera da letto, usare il bianco e nero per renderlo meno attraente. Stabilire momenti senza telefono con gli amici, telefonarsi invece di messaggiare, mettere tutti i telefoni in un cesto quando si è insieme per godersi il momento. Far provare ai ragazzi attività nel mondo reale senza supervisione degli adulti per sviluppare autonomia e sicurezza.
E la conclusione dell’articolo è il nostro manifesto:
«Essere ribelli significa scegliere. Scegliere amicizie vere invece di follower, esperienze invece di contenuti, libertà reale invece di quella apparente offerta dagli schermi. Significa riempire la propria vita di ciò che conta davvero. Perché, come suggerisce Haidt, il futuro di una generazione non dipende dalla tecnologia che usa, ma da come decide di usarla».
Questo articolo è la base scientifica del nostro Principio del Limite Umano all’Intelligenza Artificiale, che lanceremo al Quirino.
Non siamo contro la tecnologia. Siamo contro l’uso della tecnologia per cancellare l’uomo. Se non insegniamo ai ragazzi a mettere in pausa lo schermo, avremo una generazione di perfetti consumatori di algoritmi, ma di pessimi cittadini, professionisti e lavoratori. La nostra proposta è giuridica e chiara, e si inserisce perfettamente in U.T.I.L.E.:
U come Uguaglianza: per ritrovare la bellezza delle diversità, oltre la sterile omologazione
Trasparenza: come criterio di relazione tra utente e piattaforma social
I come Istruzione: a scuola si torna a vivere il reale, non il virtuale
L come Lavoro: il lavoro non può essere delegato a un algoritmo
E come Economia: un’economia che guadagna tenendo le persone incollate a uno schermo non è progresso, è sfruttamento.
Per questo al Congresso proporremo tre pilastri inderogabili:
1. responsabilità umana obbligatoria: ogni atto con effetti giuridici, sanitari, scolastici e lavorativi deve avere una firma umana tracciabile;
2. non surrogabilità del giudizio: l’AI assiste, non decide al posto del medico, del giudice, del docente;
3. valutazione umana del merito: un algoritmo non potrà mai misurare il talento, il sacrificio, il coraggio.
Essere ribelli oggi, come dice Haidt, significa riappropriarsi della propria attenzione. Per noi significa una cosa sola: tornare alla cultura della verità, oltre il politicamente corretto.
Stop war.
