LEGGE ELETTORALE: MERITOCRAZIA ITALIA «NON BASTA RESTITUIRE LA MATITA AGLI ELETTORI. SE IL PALAZZO RESTA CHIUSO
Nella mattinata di giovedì 8 ottobre la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale ribattezzata con il nome di Stabilicum.
Su tale Riforma elettorale Meritocrazia ha espresso a più riprese e con diversi comunicati le proprie forti perplessità e le evidenziate contrarietà ad una legge che appare caratterizzata da alcuni dubi di legittimità sul piano costituzionale e da una doppia blindatura, non solo della maggioranza rispetto alle opposizioni, ma anche rispetto all’elettorato.
Già dal Congresso del 2025, invero, Meritocrazia aveva sollevato l’attenzione sulla necessità di approdare a una riforma della legge elettorale, proponendo a tutte le forze politiche la proposta del “Meritocraticum”, come tentativo di dare voce al corpo elettorale, restituendo la prerogativa di scegliere, con l’introduzione di un sistema elettorale a base integralmente proporzionale, con voto di preferenza plurimo, senza liste bloccate, con soglia di sbarramento fissata al 5% in coalizione ed al 2% per la singola lista e con premio di governabilità scalare all’esito del computo di voto, in favore del partito o coalizione che ha raggiunto una determinata soglia proporzionale di rappresentatività.
Abbiamo, infatti, rimarcato con forza come la determinazione ad escludere il voto di preferenza dal Parlamento nazionale abbia inciso in modo decisivo sulla formazione della rappresentanza, bruciandone le radici territoriali, esaltando il metodo della cooptazione da parte dei capi e ledendo fortemente al principio di autonomia del parlamentare, in contrasto con l’art. 67 della Costituzione.
Ora prendiamo atto del ritorno al voto di preferenza, nella consapevolezza che, con tale sistema, però, l’elettorato potrà scegliere solo una minoranza dei parlamentari, perché la maggioranza rimarrà nelle mani delle segreterie di partito grazie al meccanismo dei capi lista bloccati, in ogni caso evidenziando come, alla luce della riduzione del numero dei parlamentari, decisa con la legge costituzionale del 2019 e confermata dal referendum del 20 e 21 settembre 2020, nell’ottica di garantire che il diritto di voto dei cittadini si traducesse in corretta divisione dei seggi parlamentari, il ritorno alle preferenze era un atto dovuto.
Ora che il passo è stato fatto, per Meritocrazia Italia è necessario fare quello successivo.
Resta l’amarezza per l’imposizione di un vero e proprio blocco d’accesso per le nuove forze politiche, alle quali viene chiesto di raccogliere un numero esorbitante di firme per potersi presentare alle elezioni, così frapponendo per legge una montagna insormontabile per chiunque non sia già dentro il Palazzo, visto che, al contrario, vige l’esenzione totale della raccolta firme per chi ha già un gruppo parlamentare costituito al 31 dicembre 2025.
Il rischio è di realizzare una vera e propria denigrazione della rappresentatività nel rapporto tra eletti e territori, in considerazione del combinato disposto della proposta elettorale con il taglio dei parlamentari, visto che già con la riduzione dei seggi parlamentari la rappresentanza è stata dimezzata ed oggi con liste bloccate e sbarramenti di firme si tenta di completare l’opera: meno eletti, più nominati, meno scelta.
Questa non è stabilità, questa è conservazione, non è una lotta alle “liste di disturbo” come dicono, è una lotta al dissenso ed è la paura della politica di aprire le porte del castello dorato che si è costruita, mentre appare invece necessario abbattere le mura di questo castello.
Una democrazia realmente competitiva deve consentire anche a chi oggi non siede in Parlamento di poter chiedere il consenso degli elettori. Altrimenti si rischia di trasformare la rappresentanza già acquisita in un privilegio destinato ad autoalimentarsi: chi è dentro resta dentro, chi è fuori deve superare ostacoli sempre più difficili.
È un principio che va oltre gli schieramenti politici e che non riguarda la destra, il centro o la sinistra, ma riguarda il diritto dei cittadini di organizzarsi politicamente e di proporre un’alternativa.
Una democrazia sana non dovrebbe temere una nuova formazione politica, ma dovrebbe temere, piuttosto, l’assenza di alternative reali.
Perché la democrazia è partecipazione e non recinzione e Noi siamo a sostegno di una politica aperta, partecipata e contendibile, nella convinzione che il pluralismo non sia un problema da arginare, ma una ricchezza da tutelare.
Stop war.
