Elezioni A.I.A. – Meritocrazia Italia indica in Carlo Pacifici la guida per la trasparenza e la riforma del sistema arbitrale

Elezioni A.I.A. – Meritocrazia Italia indica in Carlo Pacifici la guida per la trasparenza e la riforma del sistema arbitrale

Alla vigilia dell’Assemblea elettiva dell’Associazione Italiana Arbitri, Meritocrazia Italia riafferma la necessità impellente di restituire piena autonomia, trasparenza e meritocrazia al sistema arbitrale italiano.

In un momento di profonda transizione per l’Associazione, scossa dalle recenti vicende giudiziarie e amministrative che hanno interessato i vertici uscenti, il Movimento invita a una riflessione strutturale che metta al centro l’etica sportiva e la legalità.
Senza entrare nel merito delle vicende personali, per le quali restano fermi il rispetto del lavoro della magistratura e la presunzione di innocenza, Meritocrazia evidenzia come i fatti emersi dalle carte processuali e i recenti pronunciamenti del TAR – che ha respinto la richiesta di sospensiva della sanzione a carico dell’ex Presidente Zappi – impongano il superamento di logiche opache o di conflitto di interessi.
È prioritario eliminare ogni forma di subordinazione economica o gestionale tra controllanti e controllati, garantendo che le carriere, i passaggi di categoria e delle designazioni degli arbitri rispondano unicamente a criteri oggettivi e di valore tecnico.
In questo contesto, il rilancio della classe arbitrale richiede di ripartire dalla verità storica dei fatti ed esige una postura etica e istituzionale rigorosa.

Per attuare questa profonda riforma e favorire il necessario dialogo istituzionale con il CONI e con la FIGC, il futuro dell’A.I.A. deve necessariamente legarsi a un progetto caratterizzato da una straordinaria propensione all’unità e alla terzietà delle riforme.
Appare dunque imprescindibile valorizzare quel percorso programmatico che ha cercato fin dall’inizio di superare le frammentazioni interne, nato attorno al tavolo di confronto promosso e organizzato da Stefano Tedeschi proprio per verificare la fattibilità di una candidatura unica per il bene supremo dell’Associazione.

La scelta responsabile di scogliere la riserva e di fare sintesi, integrando profili trasversali per azzerare i dissidi del passato, rappresenta l’unica risposta concreta all’ingiustificata assenza e al rifiuto di partecipare a questo fondamentale momento di coesione istituzionale da parte delle altre opzioni in campo. Al contempo, la centralità futura di una figura di assoluta neutralità e indiscusse capacità strategiche come quella di Stefano Tedeschi a cui affidare la guida del percorso di riforma regolamentare, costituisce la reale garanzia di un sistema solido e rinnovato.

Questo modello offre una netta e necessaria postura etica improntata alla trasparenza assoluta, ponendosi in chiara e netta discontinuità rispetto a impostazioni, assetti o mozioni legati a passate criticità amministrative, a logiche di continuità gestionale o a procedimenti e inibizioni della giustizia sportiva.

Domani i delegati dell’A.I.A. saranno chiamati a compiere una scelta di grande responsabilità civica e sportiva.
Il voto non può essere una semplice preferenza elettorale, ma deve tradursi nell’adesione convinta a un solido patto di legalità e rinascita strutturale, premiando chi ha dimostrato nei fatti di voler unire e non dividere. Solo riaffermando la cultura del merito, condotte inappuntabili e un’autonomia forte, l’A.I.A. potrà ritrovare la propria autorevolezza interna e la serenità necessaria per scendere in campo.
Perché senza un arbitro terzo, autonomo e meritocratico, non c’è partita. E senza una partita regolare, non c’è sport.

Stop war.