ALFINE GIUNSE! – COMUNICATO 21.03.2020

ALFINE GIUNSE! – COMUNICATO 21.03.2020

La corrente emergenza ha colto il Paese impreparato e ha svelato debolezze inattese, accentuandone di già note. Per altro verso, ha consentito di far emergere risorse e virtù finora non adeguatamente valorizzate.

È certo che la contingenza avrà effetti determinanti sull’impostazione delle relazioni sociali ed economiche anche nel lungo periodo. Ed è quindi al lungo periodo che serve guardare.

Finalmente oggi l’Europa batte un colpo e tende timidamente la mano.

Gli Stati membri vengono autorizzati a sforare il c.d. ‘patto di stabilità’ in considerazione degli interventi economici da porre in essere per affrontare la più grande crisi sanitaria ed economica dopo la seconda guerra mondiale.

Questa è la notizia che si attendeva.

Nella sua immediatezza, l’idea alla base del ‘patto di stabilità’ è che, tenuti i conti in ordine, è possibile godere dei benefici di una moneta unica e di maggiori prospettive di sostenimento del debito pubblico. Eppure il concetto intimorisce da sempre. Risulta di difficile comprensione, specie in punto di risvolti applicativi e modelli di fattiva realizzazione.

In emergenza, anche l’Europa prende atto che, per la regolarità dei bilanci, è essenziale favorire la produttività.

Nella prospettiva della leale collaborazione delle parti, ispirata a quel principio di solidarietà che deve moralizzare anche i rapporti di natura economica, il creditore ha il dovere di contribuire al sostegno della buona salute del debitore. Se non altro nella prospettiva egoistica della garanzia della soddisfazione del proprio interesse.

E invece all’introduzione della moneta unica è sempre seguita attenzione soltanto per l’arido dato del contenimento del deficit, mero elemento di una frazione matematica, dimenticando ogni riguardo per la costruzione di una base di favore per il benessere interno dei Paesi.

Limitare il deficit in assenza di crescita costringe gli Stati ad intervenire sulla pressione fiscale. Ma questa strategia non è mai stata realmente d’aiuto.

Winston Churchill diceva che

‘Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico’.

Soltanto conservando livelli adeguati di Prodotto Interno Lordo i possessori di titoli di Stato italiano potranno avere vere garanzie di riscossione dei crediti. Diversamente, si rischia soltanto di procurare affanno al debitore, con le note disastrose conseguenze.
Da qui serve ripartire.

L’allentamento delle strettoie del ‘patto di stabilità’ è un’occasione da cogliere, nell’emergenza, per la ricostruzione e per il futuro.

È il momento giusto per disegnare misure di lungo periodo mirate a favorire la ripartenza del mondo produttivo, ammortizzando le perdite previste per l’immediato. Nell’obiettivo ultimo di realizzare sostenibilità non soltanto economica, verso un’esistenza realmente libera e dignitosa.

S’impongono, tra l’altro, una riorganizzazione della p.a. con tendenziale azzeramento della burocrazia; la definizione di nuovi meccanismi di tassazione sui redditi; e il miglioramento della certezze del diritto con particolare attenzione alle regole economiche, di chiara interpretazione e di immediata ed incontestabile applicazione per gli operatori.

Essenziali anche investimenti pubblici produttivi, con snellimento delle procedure autorizzative e superamento di inutili fardelli di carattere politico.

Soltanto intervenendo in maniera organica e con lungimiranza, a valle della revisione degli accordi europei, è possibile dare concretezza all’ottimismo di prospettiva per i prossimi decenni.

Meritocrazia Italia auspica la presta convocazione di un tavolo straordinario europeo per ridiscutere i termini della politica monetaria. Il momento impone uno studio mirato alla composizione di una rinnovata architettura di Paese. Meritocrazia intende avanzare una proposta di riforma per il contenimento delle principali criticità nei settori della produzione e delle relazioni sociali.

L’obiettivo, ambizioso, è ridisegnare l’Italia che tutti vorremmo trovare a burrasca cessata.



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