Contro le pericolose social challange, MI chiede una nuova e più adeguata regolamentazione

Contro le pericolose social challange, MI chiede una nuova e più adeguata regolamentazione

Tornano spesso tristemente alla cronaca fatti legati alle c.dd. social challenge, vere e proprie sfide e/o gare che intrappolano gli adolescenti in un circuito senza via d’uscita, conducendo sino a gesti estremi di violenza e/o autolesionismo.

La così diffusa partecipazione sottende un chiaro disagio adolescenziale e si riflette nella nota dispersione socio-culturale.
Minori in condizione di estrema fragilità, che, temendo l’emarginazione dettata da episodi di bullismo o cyber-bullismo, decidono di spingersi oltre i propri limiti.
E’ certo anche che le nuove generazioni crescono alimentandosi di esempi sbagliati, non correttamente filtrati, e si lasciano trasportare da correnti negative che non riescono ad arginare.

La prima sfida social è stata lanciata dall’nel 2014 Associazione ALS, la “Ice Bucket Challenge”: ai partecipanti veniva chiesto di versarsi addosso un secchio di acqua gelata e il fine ultimo era quello di sensibilizzare anche i più giovani sulla malattia della SLA. La prova ha poi visto i suoi confini estendersi irrimediabilmente sino a ricomprendere qualsivoglia comportamento e finalità, anche fortemente diseducative.
Si pensi anche soltanto elle competizioni che hanno ad oggetto il rapporto con il cibo: i giovani si sfidano a mangiare un quantitativo sempre maggiore di alimenti, nella “Food Challenge”, o sempre minore, nella “A4 Waist Challenge”, con risvolti psicologici importanti, fino a malattie delicatissime quali anoressia, bulimia e obesità.

Certamente non mancano challenge pro-sociali, seppur estremamente rare: la “Trash Challenge”, ad esempio, è una delle poche competizioni che ha ad oggetto la sensibilizzazione giovanile sull’inquinamento ambientale.

La preoccupante espansione del fenomeno ha sollecitato, di recente, l’intervento dell’AGCom, che, con un provvedimento dello scorso febbraio 2024, ha imposto alla piattaforma TikTok di eliminare e limitare la diffusione di contenuti suscettibili di minacciare la salute psico-fisica degli utenti, vietandone la diffusione e comminando una sanzione amministrativa. La sfida incriminata era, nel caso, la c.d. “French Scar”, il cui obiettivo era quello di auto-provocarsi una cicatrice.
Un provvedimento che sottende l’esigenza di riservare maggiore attenzione alle dinamiche dei social-media, profilando un livello di protezione più alto per i minori e per i soggetti vulnerabili, spesso “bersaglio” prescelto degli algoritmi, con il solo scopo di raggiungere più interazioni.

Le Linee Guida delle diverse Community non sono sufficientemente adeguate, né sono in grado di discernere le diverse fragilità o di comprendere i differenti meccanismi psicologici. Per questo, Meritocrazia Italia chiede una immediata revisione delle Linee Guida, che siano improntare a una maggiore responsabilità dei gestori e responsabilizzazione degli utenti. Occorre un intervento mirato, anzitutto, a filtrare i contenuti illeciti e diseducativi, raccogliendo tempestivamente qualsivoglia tipologia di segnalazione e prevedendo un tempestivo sistema di eliminazione e limitazione di contenuti giudicati inappropriati. Serve, poi, prevedere un sistema adeguato di offerta dei contenuti, parametrato all’età dell’utente, e consentendo la navigazione ai minori per un tempo limitato di un’ora al giorno, in uno a migliori campagne educative per l’uso responsabile del mezzo.
Meritocrazia insiste per l’introduzione di un Testo unico per la regolazione dell’uso dei social e delle responsabilità nella gestione delle piattaforme, secondo le linee già da tempo condivise.

Stop war.



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