I LIMITI DELLA MOBILITA’ INTERNA IN SICILIA

I LIMITI DELLA MOBILITA’ INTERNA IN SICILIA

Emerge, dagli ultimi dati a disposizione, che la condizione di insularità costa alla Sicilia 8 miliardi l’anno.

I collegamenti interni dell’isola, oltre alla complessità del sistema fisico e morfologico del territorio, devono fare i conti con una visione politica adeguata alle esigenze moderne di sviluppo.

Occorre intervenire su fronti diversi, mediante investimenti in infrastrutture e provvedimenti normativi che consentano di dotarsi di progetti efficaci, con tempi certi di realizzazione, investendo anche nel partenariato locale.
La sfida della continuità territoriale è prioritaria nell’agenda nazionale, nonostante l’autonomia del governo regionale stenti ad allineare lo Statuto siciliano ai parametri dell’innovazione dell’Unione (coesione e convergenza).
È necessaria una nuova programmazione, che porti anche ad agevolazioni delle tariffe per le tratte da e verso la Sicilia e alla velocizzazione delle linee di comunicazione tra i poli significativi.
Con i decreti recentemente firmati dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, per la Sicilia sono stati stanziati, nel quadro del PNRR, fondi per treni Intercity e autobus di ultima generazione, a emissioni zero. A tale scopo saranno assegnati a Trenitalia (Gruppo Fs) fondi per l’acquisto di nuovi treni elettrici o a idrogeno, in sostituzione dei mezzi obsoleti e inquinanti in uso, per migliorare la qualità del servizio e ridurre l’impatto ambientale e l’inquinamento acustico.
Il decreto per lo sviluppo della filiera green degli autobus prevede inoltre l’assegnazione di altre risorse per la realizzazione di progetti di trasformazione industriale per la produzione di autobus non inquinanti attraverso lo strumento dei ‘contratti di sviluppo’.
Anche quello della mobilità carbon neutral è invero un tema da affrontare subito con correttivi adeguati a colmare il deficit infrastrutturale, e con l’obiettivo di agevolare la ripresa nella fase post pandemica, con impatti significativi e/o positivi in termini di ricaduta economica e conseguente realizzazione di nuovi posti di lavoro.

Accanto a queste indispensabili iniziative, si potrebbe altresì pensare alla formazione di tre Enti di Gestione Aerea che raggruppino gli scali aeroportuali esistenti: settentrionale occidentale sicula, orientale sicula, e sud isola e Mare Nostrum aperto al nord-Africa.
Ciò ridurrebbe, nel breve periodo, i disagi diffusamente avvertiti, in attesa che il sistema di comunicazione e scambio regionale raggiunga un livello minimo di efficienza media.

Per quanto riguarda il trasporto su ferro, sono già in corso lavori di ammodernamento ed efficientamento delle linee esistenti, anche a mezzo del ricorso a varianti strategiche. Tuttavia ciò non basta poiché i tempi sono rallentati dall’eccessiva burocrazia.

Nel breve e medio periodo, la Sicilia deve dotarsi di almeno due grandi assi ferroviari efficienti (media e alta velocità), considerato che per l’alta velocità occorrerebbe la realizzazione di diversi trafori e ponti non immediatamente sostenibili dal punto di vista economico e del rapporto costi benefici, nelle tratte Messina-Palermo-Trapani e Messina-Catania-Siracusa-Gela.

La Sicilia ha oggi la grande opportunità offerta dalle risorse messe a disposizione con il PNRR, al fine di elaborare, in ottica sinergica che coinvolga tutti i protagonisti interessati, un progetto e/o piano quadro interprovinciale volto a raccogliere le istanze provenienti dalle diverse realtà locali, dal privato cittadino all’impresa, anche mediante la programmazione di Open Talks itineranti per il territorio, avendo sempre di vista il principio della coesione economica, sociale e territoriale, quale valore fondamentale dell’ordinamento europeo.



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