IL VALORE DEGLI ULTIMI – COMUNICATO 20.01.2020

IL VALORE DEGLI ULTIMI – COMUNICATO 20.01.2020

Con la sentenza emessa lo scorso 15 gennaio, il TAR Lazio ha rigettato la richiesta del Colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, di conservare la scorta per la sua sicurezza e quella della sua famiglia.

Le sentenze si rispettano.

Quando, però, hanno anche una valenza simbolica, una riflessione è d’obbligo.

Ciò che sconforta non è soltanto il provvedimento, il merito del quale non si discute in questa sede, ma anche l’iter che ha portato alla sua emissione. Al Capitano Ultimo è stata revocata la scorta su decisione di Alti Ufficiali delle Forze Armate. De Caprio non correrebbe più alcun grave rischio; la misura e il relativo dispendio di energie non sarebbero più giustificati.

Non si è in grado di valutare la fondatezza di questa affermazione. Ma una valutazione occorre farla lo stesso.

È opportuno un provvedimento che abbadona a sé l’uomo che arrestò Totò Riina, il capo dei capi, il mandante della morte di Falcone e Borsellino e la mente della strategia del terrore che ha insanguinato il nostro Paese non molti anni fa?

È opportuna la revoca nei confronti del Capitano Ultimo, mentre nei confronti di ben meno commendevoli burocrati vengono conservati scorte e privilegi che spesso nulla hanno a che fare con la sicurezza e che sembrano invece servire ad una mera ostentazione di status?

È vero che l’adozione di misure non strettamente indispensabili implica un dispendio inutile di risorse, anche economiche. Ma il problema della sana gestione del patrimonio comune andrebbe affrontato sotto altro profilo. Non ultimo, facendo fronte al fenomeno, di ben più vasta portata, di modelli di illegalità tanto radicati da scomparire agli occhi dei più. La decisione del TAR Lazio giunge, ad esempio, proprio quando si ‘scopre’, dopo anni, che circa 3.600 alloggi di servizio del Ministero della Difesa ubicati nelle zone più prestigiose delle città italiane sono a disposizione di persone del tutto sprovviste di titolo.

La scorta ad un obiettivo sensibile, di là dal dato giuridico e/o economico, è la dimostrazione della rilevanza di ciò che quell’obiettivo rappresenta. Bene ha fatto lo Stato Italiano a concederla alla Senatrice Liliana Segre, immagine vivente della resistenza all’odio razziale. Insensato revocarla al Capitano Ultimo, simbolo della capacità dello Stato di vincere le mafie.

Dismettere un simbolo, qualunque sia la pericolosità del suo destino, è sintomo di una indifferenza dannosa.

Solo gravissime circostanze, che in questo caso non sembrano esistenti, potrebbero fare da contraltare ad un messaggio così avvilente che viene inviato all’antistato ma, soprattutto, al Paese. Non ci può essere posto per il dato formale quando in gioco è la difesa dei principi fondanti la nostra identità culturale.

Il nostro dovrebbe essere, a giusta ragione, il Paese della Memoria e dovrebbe tener vivo il ricordo di quanto fatto da tanti al servizio della Nazione e delle Istituzioni. Eppure alcune scelte, pur coperte da legittimità formale, hanno il sapore del pubblico disconoscimento del Merito di chi ha contribuito a dare lustro al nostro popolo, con impatto negativo sulla sensibilità dei singoli e pericolosa sovversione della priorità dei valori. Meritocrazia Italia esprime ammirazione per il coraggioso amore per la giustizia e la legalità mostrato dal Capitano De Caprio e ne condivide la rispettosa fiducia nel valore dell’Arma dei Carabinieri.



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