Immigrazione: Meritocrazia Italia propone nuove strategie a livello nazionale ed europeo

Immigrazione: Meritocrazia Italia propone nuove strategie a livello nazionale ed europeo

In cerca di migliori occasioni di vita e in fuga da guerre, povertà e disagio sociale, sono in migliaia i migranti che si riversano in Europa. L’Italia, in particolare, registra un flusso di entrate illegali in crescente aumento, sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale dove afferiscono i flussi dall’Africa e dal Medio Oriente, e sulla frontiera Est dove afferiscono le rotte migratorie dei Balcani.

Non è un fenomeno temporaneo, non è neppure un’emergenza. È una questione complessa, che merita un impegno fatto di competenza, cooperazione e pianificazione per essere gestita in modo adeguato.
I Trattati europei e in particolare gli accordi di Schengen dettano già le regole per la gestione delle frontiere esterne e per i controlli da effettuare per chi arriva in Europa. Prevedono le procedure per i visti di ingresso, per la protezione dei richiedenti asilo e per i rimpatri di coloro che non hanno diritto a permanere nell’Area Schengen.
Evidentemente non basta. Sono indispensabili una risposta comune e normative europee in grado di fornire risposte integrate e omogenea valide in tutta l’area Schengen.

Meritocrazia Italia è convinta che i piani di azione debbano essere due: uno nazionale, per la gestione degli arrivi, e uno per garantire i controlli degli arrivi per accedere all’area Schengen, come previsto dai trattati.

Sul fronte interno, sono necessari interventi che garantiscano da un lato accoglienza e dall’altro la sicurezza.
È necessario:
– incrementare il numero di Commissioni e organico che valutano le richieste di asilo, riducendo i tempi di valutazione a due settimane, come avviene in molti altri Paesi europei;
– fornire ai migranti ospitati nei centri di accoglienza percorsi formativi sia per l’acquisizione di competenze nella lingua italiana sia per attività professionali, che potranno essere utilizzate per lavorare in Italia se saranno autorizzati a rimanere, sia per lavorare nel loro paese se saranno rimpatriati.

Sotto il secondo profilo, serve concordare azioni finalizzate alla gestione del fenomeno migratorio con un approccio comune che preveda:
– la fornitura di personale e sistemi di supporto ai Paesi Schengen esposti in prima linea ai flussi migratori;
– campagne informative nei Paesi da cui originano i flussi migratori, per sollecitare giovani e famiglie a non ascoltare le ‘sirene’ dei trafficanti di esseri umani che promettono ricchezza solo per sottrarre loro il pochissimo che hanno;
– il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e tutte le ONG che operano in Africa, in Pakistan in Bangladesh e nei vari Paesi asiatici da cui originano i flussi migratori, affinché pongano in essere azioni sinergiche che tutelino i migranti dai trafficanti di esseri umani;
– l’apertura presso le Rappresentanze dell’Unione presenti in tutti gli Stati extraeuropei di canali ufficiali al fine di coordinare l’immigrazione legale in Europa.

Infine, potrebbe essere utile ragionare sull’opportunità di definire principi comuni europei per l’attribuzione della cittadinanza.
Stop war.



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