Impresa e famiglia

Impresa e famiglia

Per una nuova Cultura dello sviluppo e della crescita sociale

Una canzone popolare dei primi anni ‘90 raccontava che «gli altri siamo noi». A distanza di oltre 30 anni, non potrebbe essere più attuale.
Nella visione collettiva, la distanza tra il mondo delle imprese e l’universo della famiglia sostenuta dallo stipendio da lavoro dipendente è incolmabile. Nel vero, le due realtà sono indissolubilmente legate.

Quando un impianto natatorio chiude, non riuscendo a sostenere i costi di manutenzione che una piscina comporta, una piccola comunità di bambini non ha la possibilità di frequentare il corso di nuoto, il centro estivo e, potenzialmente, di esprimere la propria velleità agonistica.
Quando un’azienda è costretta a spostare o concentrare la sua attività nelle ore notturne, per risparmiare e non chiudere per sempre, ci sono lavoratori, magari non più giovani, che si trovano a dover lavorare di notte, e famiglie che devono rivedere i propri equilibri e le proprie abitudini di vita.
Quando un ristorante o un bar abbassano definitivamente la serranda, non ci sono solo dipendenti disoccupati, ma una comunità che perde un centro di aggregazione, incontro e confronto, ampliando lo spazio di degrado dei centri urbani, sempre più in stato di abbandono.

Gli esempi sarebbero infiniti.
Per questo, la cultura dello sviluppo e della crescita sociale deve essere la base delle linee programmatiche politiche.

In questo senso, apprezzabili sono molte delle misure contenute nella legge di bilancio 2023 approvate dalla commissione bilancio della Camera, ma gli imprenditori non vanno lasciati soli nella giungla di previsioni, bonus e agevolazioni che – in uno con gli innumerevoli adempimenti burocratici connessi – si sono stratificati in questi anni.
Lo sviluppo dell’impresa non può e non deve mai essere una preoccupazione secondaria rispetto al benessere delle famiglie, perché è a queste strettamente connesso, e del loro benessere è propulsore.

La legge di bilancio ha confermato l’eliminazione degli oneri impropri delle bollette e ha rifinanziato, fino al 30 marzo 2023, il credito d’imposta per le imprese piccole e per le attività come bar ristoranti ed esercizi commerciali, che salirà dal 30% al 35%, mentre per imprese energivore e gasivore sale dal 40% al 45%.
È stato disposto il rifinanziamento per un miliardo di euro del Fondo di garanzia PMI per il 2023: il Fondo garantisce tutte le operazioni finanziarie direttamente finalizzate all’attività di impresa concesse da un soggetto finanziatore, che sia istituto bancario o altro, ed è stato prorogato il bonus IPO, credito di imposta per favorire la quotazione delle PMI in Borsa.
Dal decreto Aiuti quater si ricava, infine, la possibilità per le imprese di rateizzare le bollette fino a 36 mesi.

La maggior parte delle disposizioni della nuova legge di bilancio inverno prolunga molte misure già in vigore, per cui il disegno complessivo appare ricalcare, per parte, i principi del precedente governo (non senza però aprirsi ad interventi in direzione opposta), che servono, per lo più, a contenere gli effetti dei rincari energetici. Tutto ciò tradisce la preoccupazione del Governo di apparire fiscalmente responsabile (per rassicurare gli investimenti internazionali).

Giusta la direzione, non si può non ricordare, tuttavia, che il credito di imposta segue un’anticipazione di liquidità a volte impattante, e che molti degli aiuti arrivano all’esito di uno sforzo burocratico estenuante e affrontabile solo da un professionista.
Considerata la manovra nel suo complesso e valutandola anche in relazione al ‘fattore tempo’, che non ha giocato a favore del Governo, questo sembra essersi sentito costretto più a contenere i danni derivanti alle PMI dall’attuale quadro economico che ad operare modifiche strutturali, come tali durature, per una progressiva ma sicura ripresa.
Per i prossimi mesi sarà necessario muoversi con coraggio. Non ci si può fermare qui nel percorso del sostegno energetico mirato alle imprese, come pure caldeggiato dall’Unione europea con la raccomandazione del 12 luglio 2022, e in quello delle riforme in tema di occupabilità e produttività.



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