Intelligenza Artificiale: Meritocrazia Italia chiede alla Politica un’attenzione severa ed una visione strutturata

Intelligenza Artificiale: Meritocrazia Italia chiede alla Politica un’attenzione severa ed una visione strutturata

Non c’è tempo da perdere su di un argomento che appare idealmente ancora lontano ma che di fatto sarà irruento nella sua affermazione negli spazi politici, lavorativi e sociali.
Se l’intelligenza artificiale non sarà velocemente incubata in idee chiare ed in visione organica potrebbe essere non più controllabile mandando in fumo anni di politiche del lavoro, di preparazione culturale, di spazi professionali e di occupazioni giovanili.
Non si può essere superficiali su qualcosa che spinge per sostituire l’umanità e l’umanesimo tra metaverso e scelte stereotipate, M.I. chiede con forza un tavolo Governativo che detti i tempi di queste innovazioni.
E’ di questi giorni la notizia che il pioniere della tecnologia Geoffrey Hinton ha lasciato Google cambiando idea sul rapporto tra cervello umano e macchine e rivolgendo un appello a Stati Uniti e Cina, affinchè intervengano per una più rigorosa regolazione. Solo un mese fa un migliaio di ingegneri, ricercatori e grandi imprenditori del settore tecnologico degli Stati Uniti, da Elon Musk a Steve Wozniak,, fino allo storico e saggista Yuval Noah Harari, si sono resi, nel giro di poche ore, firmatari di un appello per invocare una moratoria su tutte le nuove ricerche sull’IA.
Considerato, da una parte, che l’incedere della concorrenza selvaggia in atto tra i giganti della Silicon valley e anche a livello internazionale rende inverosimile una battuta di arresto, e, dall’altra, che statunitensi e cinesi, in piena guerra tecnologica, difficilmente troveranno un accordo sulle regole del gioco, è indispensabile aprire da subito una riflessione sulle conseguenze immediate e mediate di una tale rivoluzione mondiale.
I temi sul tavolo sono molteplici, dalla sorte dei lavoratori destinati ad essere sostituiti dall’IA, ai tempi di questo processo di transizione, a quello del potenziale di disinformazione che una tale raffinatezza tecnologica è perfettamente capace di sovrapporre al reale, al serio e concreto rischio che non si possa più parlare di libero arbitrio, ove la “scelta” e la “decisione finale” possano essere affidati alle macchine senza alcun meccanismo di controllo e regolamentazione (ipotesi pericolosissima, solo se consideriamo, ad esempio, le cd armi autonome in ambito militare, in grado di selezionare e di attaccare un obiettivo militare senza richiedere alcun intervento umano dopo l’attivazione).
La tecnologia non va demonizzata, per le innegabili utilità portate al progresso e per le opportunità che offre in ogni campo. Il mezzo, però, non si trasformi in fine esso stesso, ma resti al servizio dello sviluppo, senza compromessi a danno della dignità dell’uomo e delle libertà fondamentali, di espressione e di realizzazione delle personalità. In nome dell’interesse economico di pochi, non si legittimi la deriva sociale, emotiva ed economica che l’approfittamento nell’uso e nell’organizzazione del digitale rischia di portare con sé.
Meritocrazia Italia invoca una riflessione etica e culturale nella convinzione che l’intelligenza artificiale possa rappresentare una svolta epocale, ma soltanto se ancorata a scelte e comportamenti eticamente responsabili. Il digitale può fare di più che rispecchiare il dogma organizzativo del capitalismo sfrenato, può anche riflettere la nostra umanità.
Su questa convinzione, Meritocrazia avanza da tempo proposte volte al contenimento dei rischi connessi all’uso della tecnologia. Ha già sottoposto all’attenzione delle Istituzioni una proposta di T.U. sulla gestione delle piattaforme social, per la maggiore responsabilizzazione dei proprietari delle piattaforme e per la promozione di un’educazione all’uso consapevole della Rete, fra giovani e meno giovani. Insiste sulla necessità di promuovere nuovi percorsi formativi, per l’acquisizione delle competenze necessarie a un mercato del lavoro in progressiva evoluzione, perché il cambiamento è utile se si è davvero pronti ad affrontarlo.
Vi sia con urgenza un tavolo ministeriale, che coinvolga tutti i ministeri, per approntare uno schema di fattibilità ed ambiti di intervento di queste nuove forme di gestione del bene umano. Il lavoro facilitato diventerà, se non controllato, un NON lavoro per tantissima popolazione aprendo una fase di crisi sociale difficilmente gestibile.

Stop war.



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