LA LEGGE DI BILANCIO 2020: LUCI E OMBRE DI UNA MANOVRA FINANZIARIA INCOMPIUTA – COMUNICATO 25.10.19

LA LEGGE DI BILANCIO 2020: LUCI E OMBRE DI UNA MANOVRA FINANZIARIA INCOMPIUTA – COMUNICATO 25.10.19

In data 15.10.2019 il CDM ha approvato, salvo intese, il testo della legge di bilancio 2020 per 8,5 miliardi di euro di interventi, unitamente al decreto fiscale collegato da 6,5 miliardi ed al documento programmatico di Bilancio da inviare all’UE.

Le novità inserite nella nuova manovra finanziaria di complessivi oltre 30 miliardi di euro sembrerebbero parecchie, ma non mancano neppure alcune conferme, in tutto o in parte, delle precedenti misure fiscali. Poiché la legge di bilancio, utilizzerà più dell’80% delle proprie risorse, pari a ben 23.1 miliardi, per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia di aumento IVA lasciate in eredità dai precedenti governi, con i residui 7 miliardi di euro il Governo ha limitato il proprio intervento di sostegno alle imprese, ai lavoratori ed alle famiglie, cercando di mantenere in piedi alcune delle costose misure che hanno caratterizzato il governo giallo-verde del primo Conte (ci riferiamo a quota cento ed al reddito di cittadinanza), oltre ai soliti interventi a pioggia.

Per le imprese si prevede l’estensione dell’iper-ammortamento con supervalutazione del 170% degli investimenti in beni nuovi strumentali, materiali e ad alto contenuto ICT, al fine di aumentare la competitività delle imprese italiane nonché un finanziamento di 700.000 euro al il Fondo Centrale per le PMI per dare sostegno all’accesso al credito, incluse le start up innovative e le imprese che acquistano beni tecnologici (hardware/software) e tecnologie digitali ad uso produttivo.

Tre miliardi di euro della prossima manovra saranno stanziati per finanziare il taglio del cuneo fiscale, a partire dal 1° luglio 2020, ai lavoratori dipendenti con un reddito tra gli 8.000 ed i 35.000 euro lordi l’anno, comportante un aumento medio delle buste paga di circa 40 euro al mese nonché l’introduzione del salario minimo.

‘Quota 100’ viene confermata fino alla scadenza del 31.12.2021 prevista dalla legge che l’ha istituita, ma potrebbero essere allungate di tre mesi le finestre di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione. Tra le misure previste figura anche una mini-rivalutazione delle pensioni tra i 1500 ed i 2000 euro al mese.

Per quanto concerne il popolo delle partite IVA composto da oltre 3,6 milioni di contribuenti, è stata confermata la flat tax con il tetto a 65.000 euro, sia pure con dei parametri più restrittivi, ma è stata cancellata l’estensione prevista dal 2020 della flat tax ai redditi fino a 100.000 euro, aggiungendo il divieto di cumulo, ai fini di poter beneficiare del regime di flat tax, sui ricavi da partita IVA dei lavoratori dipendenti con un reddito superiore a 30.000 euro.

Inoltre, la manovra introduce due fondi da 50 milioni di euro ciascuno da destinare al sostegno di progetti di rigenerazione urbana, riconversione energetica e utilizzo di fonti rinnovabili (il cosiddetto green new deal), compreso il bonus per la rottamazione di auto e moto. Infine, per le famiglie viene istituito un fondo unico da 2 miliardi nel triennio, con un assegno da un minimo di 80 ad un massimo di 160 euro al mese per ogni figlio a seconda del reddito della famiglia, oltre all’eliminazione del c.d. super ticket per le visite specialistiche da settembre 2020.

Premesso che più della metà delle coperture necessarie (16 miliardi di euro) sono in deficit, il decreto fiscale, con il contributo dei suoi 6,4 miliardi di euro, sarà l’asse portante dell’intera manovra 2020, di cui 3 miliardi di euro derivano dallo slittamento al 2020 del pagamento delle tasse 2019 di lavoratori autonomi e forfettari. Le norme per contrastare le frodi sui carburanti e le compensazioni tra crediti e debiti fiscali e previdenziali porteranno in dote complessivamente altri 2,4 miliardi cui si sommano i 600 milioni della Digital Tax sulle transazioni elettroniche, 200 milioni della stretta sui giochi, 120 dal Conto energia, 75 dall’autofattura IVA sugli appalti di manodopera e poco meno dal nuovo obbligo, in capo alle società, di versare le ritenute fiscali sulle retribuzioni dei lavoratori delle società in subappalto.

Ampio risalto è stata data, ancora una volta, alla lotta all’evasione fiscale sia nei confronti dei grandi evasori (chi evade dai 100.000 euro in su), mediante l’inasprimento delle pene da 4 ad 8 anni e la riduzione delle soglie di rilevanza penale delle violazioni fiscali nonché l’introduzione di misure preventive come il sequestro e la confisca per sproporzione dei beni, sia attraverso un pacchetto con cui far emergere l’economia sommersa, stimata in circa 211 miliardi di euro, che si articola nelle seguenti misure: abbassamento del tetto dei contanti ad 2.000 euro dal 1° luglio 2020; introduzione delle multe ai commercianti che non accettano il pagamento elettronico, ma non è chiaro se essa sarà integrata con commissioni ridotte per bancomat e carte di credito; introduzione di un premio commisurato alla spesa per chi effettua acquisti con moneta elettronica (cashback) nonché di una lotteria degli scontrini “parlanti” dove figura il codice fiscale dell’acquirente, con in palio 70 milioni di euro l’anno. Con la stretta sul contante e la tracciabilità dei pagamenti il governo auspica di recuperare 3 miliardi di euro nel 2020.

La manovra ha poi previsto l’introduzione di nuove tasse ‘etiche’ sulla produzione della plastica e delle bevande zuccherate che dovrebbero portare entrate per 1,3 miliardi nel 2020, scoraggiando i consumi di questi beni ritenuti dannosi per la salute e per l’ambiente nonché l’aumento delle tasse sul tabacco per 200 milioni. Da ultimo nel 2020 aumenterà al 12,5% la cedolare secca sugli affitti a canone concordato e cesserà quella per la locazione dei negozi valida solo per i contratti fatti nel 2019.

Orbene, se la summenzionata impostazione della finanziaria sarà confermata alla fine dell’iter che porterà alla sua approvazione, è evidente che ci troveremo di fronte all’ennesima manovra “tampone” di corto respiro, la quale oltre ad essere priva di qualsivoglia prospettiva futura e valenza riformatrice strutturale rischia di aggravare ulteriormente la situazione economica dell’Italia, la quale non si è mai effettivamente ripresa dalla crisi del 2009.

Per continuare a garantire misure molto onerose per le casse dello Stato come quota cento ed il reddito di cittadinanza si è nuovamente intrapresa la strada dell’aumento della pressione fiscale, sacrificando lavoratori ed imprese che costituiscono la base imponibile da cui attingere le risorse finanziarie per la sopravvivenza e la crescita del Paese. A ben vedere per entrambe le suddette categorie produttive la prossima manovra sembra aver destinato solo briciole, prevedendo un esiguo taglio del cuneo fiscale dal secondo semestre per i lavoratori dipendenti e destinando poche risorse alla PMI ed alle aziende innovative e tecnologiche.

Per contro, il pesante inasprimento delle pene, con una soglia di punibilità, fissata a soli 100.000 euro rischia di colpire non tanto la grande evasione prodotta dalle multinazionali, ma la piccola e media impresa e gli studi professionali strutturati che già stentano a sopravvivere, schiacciati dal peso di una pressione fiscale al 64%. Minacciare le manette agli evasori non è certo un modo per incentivare gli investimenti provenienti dall’estero, ma anzi continuerà a favorire la delocalizzazione delle imprese italiane al di là dei confini.

In conclusione, Meritocrazia Italia non può che auspicarsi che il Governo ed il Parlamento nei prossimi step che porteranno all’approvazione della finanziaria 2020 trovino il coraggio di assumersi la responsabilità di una manovra che inizi un percorso di una logica riforma strutturale ed ordinata stabilendo, da un lato il superamento di quota cento per destinare le risorse ad un serio taglio del cuneo fiscale, così ristabilendo un equo rapporto tra le generazioni, dall’altro investa molte più risorse a favore dela PMI e dei lavoratori autonomi che sono l’asse portante del sistema economico italiano, riservando il carcere e le dure misure preventive soltanto ai veri grandi evasori con l’innalzamento della soglia di punibilità a 500.000 euro.



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